di Luciano Lago Una domanda inizia a circolare in Europa negli ambienti diplomatici ed in quelli finanziari: l’Europa vorrebbe “comprarsi l’Ucraina? L’interrogativo deriva dall’ultima mossa fatta dai componenti della Commissione Europea, cioè precisamente da quel gruppo di burocrati della oligarchia tecno finanziaria europea che si è reso responsabile del disastro economico dei paesi europei nel sistema euro e che adesso vorrebbe intromettersi nella questione ucraina per avallare la richiesta di una parte della popolazione (soltanto una parte) di associarsi all’Unione Europea. Questi ineffabili oligarchi hanno dato la loro disponibilità nel richiedere, per conto del nuovo governo di Kiev, l’intervento del FMI per un finanziamento straordinario al governo ucraino, vista la situazione catastrofica dell’economia di quel paese. (vedi scenari economici).

Riceviamo e pubblichiamo di Marco Della Luna I giornali, tolti alcuni più fedeli a Renzi e alla Merkel, si diffondono in esempi di clamorosi fallimenti del nuovo ministro dell’economia come economista. Citano le sue marcatamente erronee previsioni, ripetute, sulla fine della crisi. Citano la sua fedeltà al principio della austerità fiscale e quello bella alta pressione tributaria, fedeltà che resiste all’evidenza del fallimento di questi due principi che stanno, nel mondo reale, producendo effetti contrari a quelli che dovevano produrre. Cioè più indebitamento, più deficit, più recessione. Citano Paul Krugman,  che di lui dice che la sua regola è: bisogna colpire l’economia finché non si riprende. Lo dipingono, insomma, come un dogmatico ottuso che rifiuta di vedere i fatti, cioè come un perfetto cretino. Io però non credo che Padoan sia un cretino.

di  Irene Sabeni La Bundesbank vuole che il prossimo governo Renzi introduca una tassa patrimoniale. Con la spread a 195 punti ci fate la birra, dicono i crucchi.  Avete un debito pubblico al 134% e continua ad aumentare perché non volete o non potete tagliare la spesa pubblica per non colpire gli interessi delle varie lobby e clientele. Questo dato spiega da solo che i vostri titoli pubblici decennali sono poco più che dei pezzi di carta e che la loro solvibilità ed affidabilità è molto più che bassa. Le società di rating vi hanno da tempo collocato al penultimo gradino della scala delle valutazioni, sotto il quale vi è soltanto quello di “titolo spazzatura”. E non vi potete consolare o compiacervi del fatto che Standard&Poor's abbia portato da “negativo” a “stabile” il giudizio sulle progressive sorti economiche dell'Italia.

Michel Chossudovsky La JPMorgan Chase è l’architetto – del quale non si fa mai il nome – di frodi, corruzioni e del più grande Schema Ponzi della storia. Il suo fine è di rubare ed appropriarsi del benessere altrui attraverso la manipolazione dei mercati Lo scorso mese, la JPMorgan Chase ha riconosciuto di averfacilitato la più grossa truffa della Storia, realizzata secondo il noto modello del Ponzi Scheme, chiudendo gli occhi mentre Bernie Madoff operava in modo spudorato sul proprio conto alla JPMorgan in una azione senza precedenti di riciclaggio di denaro sporco che in qualsiasi altra banca avrebbe fatto scattare tutti gli allarmi. Il Dipartimento di Giustizia USA ha permesso alla JPMorgan di sistemare il tutto pagando 1,7 miliardi di dollari e firmando un accordo grazie al quale – ancora una volta – nessuno dei loro è finito in prigione.

di Eugenio Orso Questi che stiamo vivendo con apprensione non sono gli Ultimi giorni di Cinecittà, versione surreale della fine di Pompei, come sostiene Beppe Grillo con un esplicito riferimento ai Palazzi del potere dove avviene la recita [Gli ultimi giorni di Cinecittà, . Semmai sono gli ultimi giorni di speranza che l’Italia possa sopravvivere, come potenza manifatturiera e come paese capitalisticamente definito “ricco”. Sono gli ultimi residui del benessere perduto, dei diritti ridimensionati per i lavoratori, di una tensione verso l’integrazione del produttore/ consumatore nel sistema e delle speranze di “pieno impiego”.

di Luciano Lago La strategia americana di destabilizzazione ha investito in pieno l’Ucraina ed il Venezuela e viene sviluppata secondo piani precisi. Quale potrebbe essere il sottile filo che collega gli avvenimenti di questi giorni in Ucraina con quanto accade dall’altra parte del mondo, in Venezuela? Non a caso si possono cogliere notevoli analogie dietro avvenimenti in contesti totalmente diversi: ambedue i paesi si trovano sull’orlo di un baratro, crisi economica e pericolo di una guerra civile.

di Luciano Lago Mentre la scena internazionale è scossa da fortissime tensioni e dal pericolo di una guerra anche nel continente europeo (questione Ucraina) con sviluppi imprevedibili, in Italia va in scena il varo del nuovo governo Renzi, fortemente voluto dai poteri finanziari d’oltre Atlantico, appoggiato da Bruxelles e dalla Merkel, governo questo che viene anticipato rispetto ai tempi previsti in origine, viste le esigenze finanziarie pressanti e le scadenze internazionali. D’altra parte Napolitano è stato irremovibile nel non concedere alcuna possibilità di andare ad elezioni, “i mercati non gradirebbero”, sembra abbia commentato a chi gli proponeva questa eventualità e soprattutto non gradirebbe l’oligarchia di Bruxelles e Francoforte che non contempla la possibilità di un ricorso al voto da parte dei cittadini che potrebbero mettere in questione le politiche di austerità imposte dalla Troika.

scritto da  Dr. Paul Craig Roberts Global Research La gente chiede soluzioni, ma non sono possibili soluzioni in un mondo disinformato. Le popolazioni quasi ovunque sono insoddisfatte, ma pochi hanno una qualche comprensione della situazione reale. Prima che ci possano essere soluzioni, la gente deve sapere la verità dei problemi. Per quei pochi inclini ad essere dei messaggeri, è in gran parte un compito ingrato. L’ipotesi che l’uomo sia un animale razionale non è corretta. È una creatura emotiva, non il dr. Spock di Star Trek.

Ultimi avvenimenti in Ucraina Le province del sud e dell’Este dell’Ucraina e la repubblica autonoma di Crimea (che fa parte dell’Ucraina) i cui rappresentanti si sono riuniti nella città di Jarki, hanno annunciato di voler assumere la pienezza dei poteri fino a quando non si ristabilisca l’ordine costituzionale a Kiev.

E' ufficiale: la Francia è in deflazione. Un secondo "grande malato" dell'Europa dell'euro si affianca all'Italia Gli italiani illusi dalle proposte miracolistiche di Renzi appena insediatosi a Palazzo Chigi quanto quelli scettici che non vedono vie d'uscita dal disastro di questo Paese devastato dall'euro e dalle politiche errate della UE improntate all'austerità, se pensano che sia l'Italia il vero malato d'Europa, si sbagliano.