Si chiama Spirale della Deflazione Economica Imposta. Ne ho scritto per la prima volta 4 anni fa ne “Il Più Grande Crimine”», ricorda Paolo Barnard. «Dissi che la Germania e la Francia avevano progettato la distruzione dei paesi industrializzati del sud Europa con l’adozione dell’euro, in particolare dell’Italia, perché era la Piccola Media Impresa italiana che aveva stroncato quella tedesca, al punto che nel 2000, prima dell’euro, l’Italia era il maggior produttore e la Germania l’ultimo (dati Banca d’Italia)». Oggi lo scenario si è ribaltato, puntualmente. E le imprese tedesche vengono a fare shopping da noi, perché «in quel comparto industriale abbiamo il miglior sapere al mondo». E, grazie alla trappola dell’euro, che ha «deprezzato l’economia italiana a livello albanese», i tedeschi comprano le aziende italiane a prezzi stracciati. Lo conferma un recente report del “Financial Times”: «Le piccole medie imprese tedesche si sono gettate in un’abbuffata trans-alpina, rendendole le più attraenti acquirenti straniere in Europa di aziende italiane».

di Salvatore Antonaci Uno schiaffone in piena faccia all’Unione Europea. Questa l’immagine, un poco a tinte forti, con la quale potremmo sintetizzare l’esito dell’odierno referendum svizzero in tema di immigrazione. Si trattava  dell’iniziativa popolare del partito della destra nazional-conservatrice UDC dal titolo, come al solito concreto fino alla brutalità, “contro l’immigrazione di massa”. In realtà, l’obiettivo dei promotori è meno draconiano di quel che potrebbe apparire: nessuna espulsione di massa o revoche di cittadinanza alle viste, ma una reintroduzione del controllo confederale sulla materia attraverso il meccanismo delle “quote” e la contestuale rinegoziazione del trattato di libera circolazione delle persone  al quale anche la Svizzera aveva aderito, dopo laboriose trattative ed un altro voto referendario nel 2002.

di Mihin Victor Traduzione: Fractions of Reality Gli eventi in Medio Oriente e in particolare in Siria stanno costringendo la comunità internazionale a girare la testa in direzione delle due città principali degli Stati Uniti: New York e Washington. New York è principalmente associata con le attività delle Nazioni Unite che mirano a un ampio spettro di questioni internazionali, e il più importante di tutti è la risoluzione dei conflitti armati. Washington DC - la capitale degli Stati Uniti, una bella città che è notevole per la concentrazione di agenzie federali statunitensi e numerose missioni diplomatiche. Per questo motivo Washington è la cucina della grande politica, le "ricette" locali vengono successivamente distribuiti a diverse regioni della parola dalla Casa Bianca. Purtroppo, l'ultimo decennio è stato caratterizzato da una nuova tendenza - oggi Washington è universalmente associata dai membri della comunità internazionale ad una costante aggressione militare. Gli americani proprio non si fermeranno. Se tutto sembra essere tranquillo nel mondo, si sforzano di gettare nella mischia alcune idee, che possono portare a nuovi conflitti militari, che dovrebbe porre fine alle "nuove sfide" che presumibilmente stanno minacciando il mondo (per non parlare della minaccia degli Stati Uniti stessi! ).

di Eugenio Orso Schiavitù o disoccupazione, prendere o lasciare. Nel passaggio da “Fabbrica Italia” al “modello Electrolux”, accusa Eugenio Orso, si compie «la privatizzazione della disperazione sociale – fra le masse immemori dell’antica ed estinta lotta di classe – con il supporto decisivo dei media, di economisti e intellettuali, della politica collaborazionista nel semi-Stato italiano e dalle centrali sindacali al servizio del neocapitalismo». E si compie il passaggio dal lavoro ancora umano, oggetto di tutele e rapportato alla persona, al mero fattore-lavoro neocapitalistico, che non può avere alcun diritto «perché concepito come un qualsiasi bene e servizio nel circuito produttivo». Un bene «disgiunto dal suo prestatore», perché «i lavoratori, in quanto tali, diventano delle non-persone. Non-persone come lo furono gli schiavi del mondo antico». “Oggetti animati” di cui è possibile liberarsi «chiudendo interi stabilimenti produttivi, se non si accettano inaccettabili (in altre epoche) riduzioni di paga».

Dal Blog del WSJ "Real Time Brussels" la Storia del "Salvataggio" Greco, con il link ai Verbali (strettamente confidenziali) della riunione del 9 maggio 2010 in cui si decise, a ragion veduta,  di salvare le banche tedesche e francesi e buttare a mare il popolo greco.  Grazie a Sergio Cesaratto che nel suo blog ne ha dato la segnalazione. Certo, lo sapevamo già, ma vedere i verbali che dimostrano nero su bianco lo stato effettivo della collaborazione e del coordinamento  all'interno dell'"unione", forse seminerà il dubbio in chi non ha bisogno di  credere al "più Europa" a tutti i costi...

Non è da sottovalutare la possibilità che questo revival militaristico sia imputabile alla volontà tedesca di ottenere un posto come membro permanente nell’ambitissimo consiglio di sicurezza dell’ONU che, qualora dovesse consentire un suo ingresso , vedrebbe paurosamente sbilanciati i suoi rapporti di forza di Alessio Caschera La Germania, che dalla fine della seconda guerra mondiale aveva ridimensionato il suo militarismo in politica estera, ha deciso di cambiare rotta. E dopo aver “conquistato” l’ Europa, esportando il suo modello di rigore, è ora intenzionata a far sentire forte la sua voce anche nelle questioni più spinose di politica internazionale, come quella delle missioni all’estero. Per alcuni, insomma un “sinistro ritorno”.

Quando il mondo occidentale si copre di ridicolo di Gabriele Adinolfi Sono iniziati i giochi olimpici invernali di Sochi. Dappertutto è questione di gay. Il governo russo viene presentato come dittatoriale perché si oppone al matrimonio omosessuale e alle adozioni di minori da parte di coppie delle stesso sesso. I tedeschi, che sembrano degli ignari coglioni che non si rendono conto come tutto sia messo in opera proprio per indebolire la Germania e per ridurre il potenziale economico ed energetico dell'intesa russo-tedesca, sfilano con pagliaccesche tenute arcobaleno. Il governo di Putin viene trattato qui da noi come un regime oscurantista e liberticida.

  SARAJEVO -  In Bosnia i senza lavoro raggiungono il 46% della popolazione ed esplode la maxi protesta dei lavoratori: palazzi del potere dati alle fiamme, scontri con le forze dell'ordine nella capitale Sarajevo e in diverse altre città. Almeno 250 i feriti, decine di arresti. Un anno intero senza stipendio, 14 anni senza un solo giorno di contributi versati, lavoratori per 15 anni pagati con un salario di soli 25 euro al mese. Sono queste le tremende condizioni che hanno spinto i manifestanti a scendere in piazza, contro la crisi politica e la mancanza di interventi nel lavoro e in campo sociale. I tumulti erano cominciati mercoledì nella cittadina di Tuzla, dove 100.000 persone sono senza lavoro a fronte di 80 mila occupate. Sotto accusa diverse aziende locali sull'orlo del fallimento per colpa, secondo i manifestanti, di sospette politiche di privatizzazioni. In 48 ore la protesta è dilagata, portando migliaia di persone nelle piazze del Paese.

di Yusuf Fernandez Traduzione di Luciano Lago Il 5 gennaio , Mitt Romney , l'ex candidato presidenziale repubblicano degli Stati Uniti ha accusato la Russia , in un'intervista a Fox News , "di minare lo spirito dei Giochi Olimpici" per allontanarsi dalle riforme " e mantenere un rapporto con i paesi condannati dalla "comunità internazionale " (cioè dagli USA e dagli stati occidentali ) " . Romney ha aggiunto che se fosse stata  sua la scelta , avrebbe votato contro la Russia che ha tenuto le Olimpiadi invernali . " Ma non è stata una mia scelta ", ha detto Romney,  come citato da AP . Ronney è andato oltre ed ha paragonato le Olimpiadi di Sochi con Giochi di Berlino del 1936, che si realizzarono sotto la direzione di Adolf Hitler . "La presenza di Hitler in quel caso aveva certamente minato il messaggio dei Giochi ", ha detto Romney . " E sicuramente questo può accadere di nuovo nel nostro tempo , in teoria o nello specifico " .

analisi di Joseph E. Stiglitz La sofferenza sociale delle popolazioni è il frutto di politiche precise. Ma esistono alternative Non appena è esplosa la crisi finanziaria globale nel 2008, il rischio di un malessere giapponese – bassa crescita e redditi stagnanti per anni – era molto probabile. I leader delle due sponde dell'Atlantico avevano per questo affermato a più riprese che non avrebbero commesso gli stessi errori di Tokyo, ma, scrive Joseph Stiglitz nel suo ultimo articolo per The Project Syndicate, lo hanno fatto a tal punto che l'ex Segretario del Tesoro americano Larry Summers ha avvisato il mondo di una possibile stagnazione secolare.