Avanza inarrestabile l'ideologia relativista  dalla TV alle scuole  per "educare" le nuove generazioni al "pensiero unico" dominante Roma/Parigi,  – L’allievo ha superato il maestro: mentre in Francia l’iniziativa di boicottaggio dei programmi di socializzazione di massa all’ideologia gender  innestati nelle scuole, ottiene i suoi risultati con il ritiro dei suddetti programmi, che non procederanno oltre la sperimentazione, in Italia la fiaba gay-friendly per gli asili “Il segreto di papà” è già diventato un best seller. L’ex militante dell’estrema sinistra francese di origine algerina Farida Belghoul, oggi leader del Movimento Antigender e promotrice del progetto “Journée de Retrait de l’Ecole” che prevede di tenere i propri figli a casa senza scuola un giorno al mese per protesta, si ritiene soddisfatta di questa prima vittoria. Farida inoltre esorta tutti gli europei a mobilitarsi contro questo tentativo dei governi, a livello mondiale, di «destrutturazione dell’identità sessuale» dei bambini che, secondo lei, porterebbe alla barbarie provocando nei bambini la perdita di tutti i punti di riferimento.

Valentin Mândrăşescu Prima della cruciale visita a Berlino la settimana prossima, la governatrice della Banca Centrale Russa, Elvira Nabiullina (nella foto sopra), ha incontrato Vladimir Putin per riferirgli sul progresso del prossimo accordo di scambio rublo-yuan con la Banca Popolare Cinese, e il Cremlino ha usato l'incontro per rendere noti al mondo i dettagli tecnici della sua alleanza internazionale anti-dollaro. Il 10 giugno, il consigliere economico di Putin Sergey Glaziev aveva pubblicato un articolo dove spiegava la necessità di stabilire un'alleanza internazionale di paesi disponibili a sbarazzarsi del dollaro nel commercio e nelle loro riserve valutarie, con lo scopo di fermare la stampa di dollari che alimenta il complesso militare-industriale di Washington e gli consente di diffondere il caos attraverso il globo, scatenando guerre civili in Libia, Iraq, Siria e Ucraina.

Paul Craig Roberts intervistato da Voice of Russia VOR: I media statunitensi indicano una crescente insoddisfazione verso la politica estera del presidente Obama, sia tra i repubblicani che i democratici. Alla conferenza di Washington della Coalizione per la Fede e la Libertà, il senatore Ted Cruz ha affermato: "All'estero vediamo la nostra politica estera crollare, e ogni regione del mondo sta diventando sempre più pericolosa." L'ultimo sondaggio di New York Times/CBS ha registrato una crescente mancanza di fiducia nel presidente e nella sua leadership, con il 58% degli americani che disapprovano il modo in cui Obama sta gestendo la politica estera. Cos'è che rende gli americani scontenti? PCR: Be', penso che forse gli americani si stiano rendendo conto di tutte le bugie. Ci sono nuove fonti di informazione, oltre ai media occidentali in lingua inglese. E il resoconto dato dagli USA, per esempio, sull'Ucraina è chiaramente una bugia. Ci vuole un po' prima che la gente venga al corrente delle bugie. Non credo che la maggioranza lo sarà mai, ma abbastanza persone sì. Poi, molti degli americani insoddisfatti lo sono per ragioni di economia interna. Vorrebbero che le risorse sprecate per le guerre fossero destinate ai bisogni interni, e non usate per finanziare ulteriori guerre. Per esempio, è tornata la crisi in Iraq e si parla molto di inviare truppe ai paesi baltici e in Europa orientale a difesa dalla "minaccia russa".

Il presidente dell'Ucraina Petro Poroshenko ha fatto un errore drammatico, rompendo la tregua nel Paese. Questo errore porterà nuove vittime, su cui dovrà assumersi la propria responsabilità. Ha scritto queste parole il primo ministro russo Dmitry Medvedev sulla sua pagina Facebook. Ha inoltre richiamato l'attenzione sulle decine di migliaia di profughi fuggiti dall'Ucraina in Russia. "La propaganda americana sostiene che vanno “a riposare dalle nonne". E' un cinismo senza limiti, "- ha rilevato Commentando i dati dell'ONU, che ha stimato il numero di rifugiati a 110mila, il Dipartimento di Stato americano aveva suggerito che non si trattava di profughi, ma di semplici turisti che non fuggono dalla guerra, ma vanno a fare visita in Russia alle "proprie nonne".

di Luciano Lago Nonostante le vuote sceneggiate recitate dai partiti “europeisti” in occasione dell’insediamento del nuovo Parlamento Europeo e la retorica ripetitiva enunciata  ossessivamente dai media sul “progetto europeo” e sul sogno degli “Stati Uniti d’Europa”, quello che oggi non si può più nascondere è il fallimento conclamato delle politiche europee dominate dall’ideologia neoliberista che ha trascinato buona parte dei paesi europei ad un disastro economico e sociale mai visto prima. Risulta evidente che tali  politiche neoliberiste, frutto dell’ideologia dominante made in USA ed impiantata in Europa, portate avanti dai vari governi degli Stati europei senza differenze di colore politico, neo conservatori in Spagna, liberali o cristiano democratici in Germania, democratici di sinistra (in Italia), socialisti (in Francia), politiche promosse ed incentivate dall’asse Bruxelles (Commissione Europea)  Berlino (governo Merkel) e Francoforte (BCE) , quello che viene  denominato “asse del rigore”, hanno prodotto in questi anni una caduta del redditi delle popolazioni, hanno aumentato enormemente le differenze sociali, affossato le economie di paesi come Spagna, Italia, Grecia e Portogallo, Francia inclusa, oltre a far arretrare tutte le garanzie e diritti sociali conquistati dai lavoratori, famiglie e pensionati nei decenni precedenti.

Trascrizione dell'intervista di RT a Mahdi Darius Nazemroaya RT: Abbiamo con noi da Montreal Mahdi Darius Nazemroaya, analista geopolitico. Innanzi tutto, guardando agli scontri che stanno avvenendo per controllare un punto di transito sul confino iracheno, ci chiediamo qual è l'obiettivo dell'ISIS. Hanno detto di voler creare uno stato islamico, o califfato, come lo definiscono, e vogliono crearlo in Iraq e Siria. Ci parli prima di tutto di questo progetto, di cosa significa per la regione; e anche di quanti affermano che la colpa è dei paesi occidentali, compresi gli USA, anzi in particolare gli USA, che supportano questi gruppi e permettono loro di arrivare a questi punti.

di Massimiliano Greco La situazione nel Donbass è migliorata. Adesso gli aerei e gli elicotteri della Junta atlantista precipitano in fiamme come meteore durante la notte di San Lorenzo. Donesk e Lugansk si sono unite in un’unica repubblica, e hanno promulgato una costituzione. E i mezzi ucraini restano bloccati per la mancanza di carburante. Le diserzioni, nell’esercito di Kiev, hanno ormai assunto carattere endemico, così come le fucilazioni di tutti quei soldati – e sono parecchi – che si rifiutano di sparare sui civili. Tuttavia, la guerra civile continua. I massacri, i bombardamenti indiscriminati, le rappresaglie, gli arresti e le violenze, perpetrate dalle milizie nazialantiste di Right Sektor, su ordine di Washington e di Kiev, non si placano. Nonostante le mistificazioni vergognose della cosiddetta stampa “libera” e dei rappresentanti degli altrettanto “liberi” Paesi occidentali, è ormai evidente a tutti i normodotati che nell’Ucraina orientale si è compiuto un bagno di sangue di proporzioni tali che, in altre circostanze, avrebbe fornito il casus belli per i democratici bombardamenti NATO.

Se vivete in Nord America o in Europa, i media vi stanno riempiendo di notizie sulla destabilizzazione dell'Iraq, e lo fanno per preparare il pubblico a qualche grande annuncio che arriverà presto. La funzione dei media in questo caso è di dipingere l'Iraq come uno stato fallito in disperato bisogno di un intervento militare occidentale, da parte degli USA o della NATO. "ISIS ha preso il controllo e minaccia di stabilire un califfato islamico nella regione", e "La frattura tra sunniti e sciiti non è mai stata così profonda", o cose del genere. Ieri il Dipartimento di Stato USA ci ha detto: "Vogliamo lavorare con il governo di Maliki", domani ci diranno che il primo ministro Maliki deve dimettersi. Ieri ci hanno detto che gli USA invieranno in aiuto 300 "consiglieri speciali", oggi ci dicono che droni stanno volando sopra Baghdad, domani ci diranno che i caccia statunitensi si uniranno al conflitto. Per fortuna, non ci sono dichiarazioni da parte dei burloni dell'ONU e della NATO riguardo a presunte armi di distruzione di massa, almeno non ancora.

  Violenta rappresaglia delle forze armate di Israele sulla striscia di Gaza con bombardamenti aerei e lancio di missili aria terra contro obiettivi di Hamas  non meglio definiti,  per vendicare l'assassinio dei tre ragazzi giudei, figli di coloni, sequestrati e ritrovati morti  ieri dalla polizia israeliana. I bombardamenti hanno già provocato più di una vittima e diversi feriti, alcuni gravi. Nel frattempo tutti i valichi sono bloccati (lo erano già da alcuni giorni) e ci sono difficoltà per far arrivare rifornimenti di prima necessità per la popolazione e medicinali per gli ospedali di Gaza, già strapieni di feriti. Sembra che il governo israeliano, dalle dichiarazioni fatte nelle ultime 24 ore, voglia  arrivare ad una resa dei conti con Hamas, coinvolgendo ancora una volta tutta la popolazione civile che vive nella striscia (un milione e mezzo di persone circa) che già vive da molti anni in condizioni di assedio e di blocco costante da parte delle autorità israeliane.

di Ugo Gaudenzi L’avanzata delle forze nazionaliste e indipendentiste nell’Europa della cosiddetta “Unione” europea sta provocando una controffensiva su più fronti dei regimi liberaldemocratici di destra e di sinistra delegati da Washington (e - soprattutto - dal centro reale, la grande finanza, del potere mondialista) ad amministrare “il mercato” europeo. Tale reazione puo’ essere identificata in tre essenziali direttrici. L’immediata firma del Ttip, il trattato transatlantico di libero commercio che gli Stati Uniti vogliono imporre alla “loro” Europa già colonizzata per eliminare gli ultimi brandelli di sovranità economica, sociale e nazionale (con l’adozione di tribunali di arbitrato in grado di fare tabula rasa di ogni norma, legge o consuetudine emanata per la tutela e la protezione di lavoro, sanità, ambiente o imprese strategiche, da parte delle nazioni europee). L’immediata rivisitazione istituzionale, dall’interno stesso degli Stati nazionali europei, della loro organizzazione nazionale. Con la parcellizzazione degli Stati unitari e con una loro forte regionalizzazione e decentramento delle decisioni in grado di annullare ogni sostanziale potere sovrano di programmazione e autotutela economica, sociale, militare e culturale.