di Costanza Lopez Per analizzare un fenomeno, ossia ciò che appare (ma che non necessariamente può corrispondere alla realtà del fatto in se), occorre ripercorrere e risalire alle cause che lo hanno generato al fine di avvicinarsi quanto più possibile al vero. Relativamente al tragico evento di Parigi, il tema sul quale opinione pubblica, esperti, accademici e operatori mediatici stanno insistendo maggiormente, è il terrorismo. Poco importa il retroscena e l’analisi della realtà politica e geopolitica, sociale e culturale che lo ha generato, l’importante è insistere, appunto, sul fenomeno, cioè sul fatto intuito secondo il nostro modo di intuirlo. Perchè insistere sul fenomeno nello stesso modo e nella stessa direzione in cui è stato fatto fino ad ora? Perché battere sistematicamente sempre e solo sullo stesso tasto? La risposta, a mio parere, va individuata nella necessità di interpretare il fatto attraverso delle lenti ideologiche, anzi, attraverso una sola lente ideologica che (mal)cela il vero obiettivo che è quello di trovare una soluzione repressiva e unilaterale che vada ben oltre il fatto in se. In che modo?

Press Tv I combattenti yemeniti Ansarullah del movimento sciita Houthi avrebbero preso pieno controllo del palazzo presidenziale a Sana'a, la capitale del paese. Secondo Saleh al-Jamalani, il comandante della Forza di Protezione Presidenziale, i combattenti sono penetrati nel palazzo martedì pomeriggio. Pare anche abbiano disarmato due unità delle guardie presidenziali. La notizia fa seguito a resoconti precedenti secondo i quali il presidente yemenita Abd Rabbuh Mansur Hadi stava consultando un consigliere Houthi. Secondo il portavoce del gabinetto Rageh Badi, le due parti si sono incontrate martedì per negoziare la composizione di una commissione composta da 85 persone, che dovrebbe delineare la futura federazione del paese. Gli Houthi hanno stabilito punti di blocco a Sana'a e vicino all'abitazione del premier. Inoltre pattugliano le strade a piedi e su furgoncini dotati di cannoni anti-aereo.

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Franco Soldani in risposta all'articolo di Carlo Frabetti *  ("Io non sono Charlie" ) sulle origini del terrorismo islamico, articolo tradotto e pubblicizzato da Marina Minicucci. Cara Marina, ti ringrazio prima di tutto del materiale. In effetti, era da alcuni giorni che meditavo di scrivere qualcosa sugli avvenimenti parigini, ma ho sempre rinviato perché impegnato in altre cose. Ora mi hai costretto a venire allo scoperto e te ne sono grato. Ecco le mie impressioni. Ho subito letto, nella tua traduzione, l’indignata lettera di Frabetti a proposito dei fatti di Parigi. Dico subito che indignarsi è giusto, ma risulta oggi del tutto insufficiente. L’indignazione per essere efficace e non rimanere solo un moto dell’animo, per quanto comprensibilissimo sia chiaro, soprattutto se s’indirizza contro la sceneggiata pubblica a cui abbiamo assistito, deve riuscire ad additare le cause profonde del suo erompere. Deve, in altre parole, documentare le ragioni del suo essere qualcosa di più di un semplice soprassalto etico e trasformarsi così, se possibile, in una qualche iniziativa consapevole.

di Marco Cedolin Diciamocelo in tutta franchezza, quanti di noi credevano seriamente che i camerieri posti a dirigere la colonia Italia, per conto delle grandi banche internazionali, della cricca Usraeliana e di un'altra dozzina di entità sovranazionali, avrebbero permesso la cancellazione della riforma Fornero, una delle pietre miliari su cui si regge l'intero progetto UE di riduzione in schiavitù di chi in Italia ci vive? Spero pochi, magari molto giovani e ancora refrattari alla disillusione, oppure scarsamente informati sulle dinamiche attraverso le quali il potere protegge e preserva sè stesso ad ogni costo..... L'istituto del referendum, in Italia, ha cessato di avere un senso (ammesso che l'abbia mai avuto) dopo le consultazioni degli anni 70/80 su divorzio, aborto ed energia nucleare. Consultazioni che (a prescindere da come la si pensi) affrontavano temi di grande peso, pur proponendosi, almeno nei primi due casi, di ratificare un qualcosa che ormai stava prendendo piede a livello internazionale.

di Nino Galloni Sta passando senza grandi commenti o come un fatto positivo che la BCE, Banche Centrali e governi, favoriscano e spingano banche di piccole e medie dimensioni verso la trasformazione in Spa per essere quotate in borsa ovvero altri tipi di aggregazioni e concentrazioni. È solo una parte dell’ultimo previsto passo della grande finanza internazionale verso il controllo totale iniziato nella seconda metà degli anni ‘70 e che ha visto, nell’ordine:

Dopo l'attacco lanciato Domenica  da Israele ad una postazione degli Hezbollah nella località di Quneitra, sul Golan siriano, che ha causato la morte di sei militanti Hezbollah fra i quali un alto ufficiale iraniano, in Israele serpeggia un certo nervosismo in particolare tra la popolazione residente nella Galilea che teme una reazione militare degli Hezbollah che potrebbero raggiungere, con i loro missili, obiettivi presenti sia in Galilea che in altre località del paese. Non più tardi di Lunedì, il vicepresidente del Consiglio Politico di Hezbollah, Mahmud al Qamati, ha rilasciato una intervista in cui ha affermato che non è costume di Hezbollah lasciare impunita una aggressione, scegliendo il luogo ed il momento in cui rispondere.

di Amedeo Maddaluno Il fatto: il cosiddetto “Stato Islamico” (“SI”) Come si finanzia il sedicente “Califfato”? Si può rispondere: in buona parte grazie a traffici illeciti tra cui quello di petrolio. Per simili traffici servono i canali per esportare greggio dalle aree di conflitto ai mercati di sbocco, una rete costituita da contrabbandieri, ricettatori, acquirenti, con la complicità o l’attivo supporto delle forze di sicurezza e di intelligence dei paesi che circondano le aree di conflitto (1). L’intelligence occidentale – inclusa la nostra – ritiene che la fonte dei finanziamenti diretti allo “SI” si trovi in massima parte nel Qatar (con fondi diretti) e in Turchia (attraverso la quale passano i traffici di greggio). L’informazione è controintuitiva: Qatar e Turchia sono gli sponsor storici della Fratellanza Musulmana e delle sue filiazioni. Per quale motivo i due principali concorrenti dell’Arabia Saudita (sospettata di essere l’originario sponsor dello “SI”) per l’egemonia nel mondo sunnita sarebbero tra i principali sostenitori di un gruppo di ispirazione wahabita – e quindi culturalmente affine proprio all’ambito saudita? Il Califfato costituisce per la monarchia saudita una minaccia potenziale ma il motivo è a monte e sta nelle rivalità regionali che contrappongono potenze sciite e sunnite ed in quelle globali.

di Edoardo Beltrame E’ una partita rischiosa: forse bluffano o forse no, ma loro hanno il gas e noi no. Dopo averlo annunciato in dicembre, Gazprom ha confermato al commissario europeo Maros Sefcovic che entro due anni chiuderà i gasdotti ucraini; consiglia quindi l’Europa di avviare i lavori per la costruzione di un gasdotto che unisca la Grecia alla Turchia perché, così ha deciso, in futuro il suo gas passerà dalla Turchia e il nuovo gasdotto intercetterà quello che dovrebbe portarci il gas azero. Per noi europei, che dobbiamo scaldarci con il gas di quelli che abbiamo messo sotto embargo, non è una buona notizia. Se poi non saremo pronti a pagare ai Russi il gas degli Ucraini, potremmo patire il freddo anche quest’inverno e molte industrie potrebbero interrompere la produzione.

di William  Engdhal Oggi in molti paesi c'è battaglia per decidere se permettere o proibire gli Organismi Geneticamente Modificati (OGM). In Russia il governo ha per mesi dibattituto con forza una loro possibile messa al bando. La Cina ha rifiutato le consegne statunitensi di mais in quanto contenevano OGM illegali della Syngenta. Il Brasile sta abbandonando la coltivazione della soia OGM per passare a quella non-OGM certificata. Anche il governo indiano sta battagliando sulla materia. A volte trovo piacevole riportare gli sviluppi positivi per noi, e questo è il caso per ciò che potrebbe sembrare un piccolo sviluppo ma in realtà indica un cambiamento importante che potrebbe avere effetti profondi sulla nostra sicurezza alimentare. Ha a che fare con i polli, i polli venduti in Germania. Forse è una pietra miliare nella guerra globale per la salubrità del nostro cibo futuro.