di Charles Hugh Smith Quando muore l'illusione che lo status quo sia in grado di soddisfare tutte le sue promesse per tutti, lo status quo inizia a precipitare definitivamente verso il tracollo reale. Tra le molte lezioni che possiamo imparare dall'arduo cammino della Grecia verso il rifiuto di un debito da schiavi, la più importante è forse la più ovvia: nessun vero cambiamento è possibile prima del momento in cui lo status quo non può più mantenere le sue promesse, ossia quando di fatto implode. Il crollo dello status quo ha due caratteristiche distinte: il processo è molto variabile, il processo colpisce le classi sociali in modi diversi.

Una delle differenze più evidenti tra i media russi e quelli occidentali è che il tema di una possibile guerra è costantemente discusso dai russi e quasi mai dagli occidentali. In Russia, gli articoli piu’ importanti discutono i rischi di guerra, come del resto lo fanno molti personaggi noti, e nei talk-shows il tema è altrettanto ricorrente. Anche Putin ha recentemente dichiarato di non ritenere probabile una guerra. È come se la Russia e l’Occidente fossero due treni sugli stessi binari, che vanno a tutta velocità l’uno verso l’altro, con una differenza sostanziale: il “treno” occidentale procede con gli occhi chiusi, mentre il treno russo tiene gli occhi spalancati.

di Sebastiano Caputo Costretta dagli accordi di Yalta del 1945 a rientrare nella sfera d’influenza statunitense e ridotta a laboratorio internazionale della strategia della tensione. Eppure in quegli anni l’Italia non hai mai nascosto la volontà di ritagliarsi uno spazio geopolitico. Amintore Fanfani, Aldo Moro, Giorgio La Pira, Giulio Andreotti, Enrico Mattei, Bettino Craxi rientrano tutti in quella tradizione culturale che auspicava un’Italia indipendente e autonoma sul piano internazionale, libera di tutelare i propri interessi e pronta ad assumere il naturale ruolo di timoniere del bacino Mediterraneo sulla base di una politica estera filo-araba. Crollata l’Unione Sovietica e avviatosi il processo giudiziario soprannominato “Mani Pulite”, il Paese si è rinchiuso su sé stesso, diventando un attore profondamente marginale, privo di una visione del mondo.

di Immanuel Wallerstein Visitare la Russia, cosa che ho fato di recente, è una strana esperienza per qualcuno che proviene dal "Nord Globale". Come sappiamo, la maggior parte dei russi possiede una lettura della storia recente che è del tutto diversa da quella che hanno la maggior parte delle persone di questo Nord Globale. Inoltre, nonostante questo, i russi si preoccupano per cose diverse da quelle che i visitatori supporrebbero fossero preoccupati. L'unico presupposto comune che trascende queste differenze è il fatto che quanto avvenuto con la brusca caduta dei prezzi del petrolio e del gas, combinata con le sanzioni imposte da alcuni paesi sulla Russia, ha creato uno strangolamento economico sulla spesa pubblica della Russia e sul consumo individuale.

BERLINO - Nel dibattito sulla posizione da adottare nei confronti di Atene, Lars Feld, uno dei cinque esperti economici consulenti del governo di Berlino, si e' detto contrario al compromesso con il governo di Atene. "Ci sono situazioni in cui il risultato politico della trattativa non deve essere un compromesso tra due posizioni ma solo la conferma della situazione giuridica vigente", ha dichiarato al quotidiano "Handelsblatt" il membro del Consiglio dei saggi. "Il nuovo governo greco deve riconoscere che la sola via percorribile e' la prosecuzione dell'attuale politica di salvataggio con i partner europei e che diversamente il paese dovrebbe rifinanziarsi da solo, con le sue forze", ha commentato Feld, il quale ha diffidato la Grecia da una possibile uscita dall'euro ("Grexit").

Angela Merkel è arrivata a Washington per discutere il nuovo piano di pace per risolvere il conflitto ucraino e la fornitura di armi a Kiev. L'eventuale invio delle armi a Kiev, una delle questioni essenziali, ha già provocato dissensi tra gli USA e gli europei. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, che è arrivata a Washington in visita ufficiale, farà conoscere il nuovo piano di pace elaborato con il presidente francese F. Hollande, nel corso dell'incontro con il presidente americano Obama. Si attende che la cancelliera chiarisca l'impostazione della Germania circa la fornitura di armi a Kiev, quella che ha causato molti disaccodri tra gli USA e  Bruxelles, così come all'interno della UE. Secondo varie fonti, se Angela Merkel si pronuncia contro l'iniziativa, anche  Obama dovrà rinunciare alla fornitura di armi letali a Kiev. Yekaterina Timoshenkova, analista e collaboratrice scientifica del Centro Studi di Germania dell'Istituto dell'Europa dell'Accademia delle Scienze Russe, considera che la Merkel non è arrivata negli USA per ricevere istruzioni ma piuttosto per arrivare ad un accordo sulla situazione in Ucraina.

di Luciano Lago Risulta evidente che trionfo di Syriza nelle elezioni in Grecia ha segnato una prima grave sconfitta per il neoliberismo in Europa. Di fronte alle richieste di rinegoziare il debito, fatte dal nuovo governo di Atene, La Troika di Bruxelles e Francoforte si è trovata nella situazione di dover scegliere tra un atteggiamento di intransigenza che potrebbe essere il primo passo verso la disintegrazione dell'Europa o una forma di pragmatismo con una soluzione che implicherebbe la necessità di doversi allontanare dai rigidi schemi del programma economico neoliberista. Dai colloqui avuti fino ad oggi, da parte di Tsipras e del suo ministro delle finanze,Yanis Varoufakis, nel corso del rapido tour fatto presso le capitali europee, sembra ormai evidente che si sia scelta la seconda strada, quella dell'intransigenza, la via scelta dalle autorità di Bruxelles e Francoforte. C'è stata infatti la decisione presa da Mario Draghi, per conto della BCE, di non accettare più in garanzia i titoli del debito pubblico greco, una chiusura di fatto alle possibilità di finanziamenti al nuovo governo di Atene.

Tra i militari ucraini, bloccati nella sacca di Debaltsevo, assediata dalle forze separatiste della RPD, ci sarebbero un numero imprecisato di mercenari stranieri, lo ha denunciato il comandante in aggiunta delle forze separatiste, Eduard Basurin. "Per adesso abbiamo soltanto intercettato le voci dei messaggi in quattro lingue diverse", ha detto. Nello stesso tempo le milizie non dispongono ancora di oggetti personali che permettano di assicurarsi della presenza di mercenari stranieri, ha precisato. In precedenza Basurin aveva affermato che i miliziani separatisti hanno trovato nell'aeroporto di Donetsk ricetrasmettitori portatili e carte di credito SIM che non vengono utilizzate nel territorio ucraino. Le milizie della RPD denunciano che i militari ucraini cercano di eliminare i testimoni della presenza di mercenari stranieri nelle loro file.

Disgraziatamente oggi stiamo vedendo come "il Partito della guerra" a Kiev, appoggiato direttamente dall'estero, stia spingendo il popolo ucraino verso l'abisso di una catastrofe nazionale", ha dichiarato il presidente Russo Vladimir Putin. Il presidente russo ha concesso una intervista al giornale egiziano "Al Ahram", dove ha affrontato, fra gli altri argomenti, la crisi ucraina, il problema del terrorismo, il programma nucleare iraniano e la situazione nel mercato petrolifero. La crisi in Ucraina Putin ha voluto ricordare ai lettori del giornale che la crisi ucraina non è scoppiata per colpa della Russia, ma che è venuta fuori come risultato dei tentativi degli Stati Uniti e dei suoi alleati occidentali di imporre la propria volontà in tutte le zone del mondo.