Del prof. Michel Chossudovsky La decisione della Crimea di unirsi alla Federazione Russa ha implicazioni strategiche e geopolitiche. L'unione ridefinisce sia la geografia che la scacchiera geopolitica nel bacino del Mar Nero. Costituisce un serio ostacolo per il fronte USA-NATO, il cui obiettivo di lunga data è di integrare l'Ucraina nella NATO per indebolire la Russia ed estendere la presenza militare occidentale nel bacino del Mar Nero. Con il trattato del 18 marzo 2014 firmato da Russia e Crimea, la Federazione Russa estenderà il suo controllo sul Mar Nero così come sul Mar d'Azov, la cui costa occidentale confina con l'Ucraina orientale e la regione di Donesk. In virtù dell'accordo tra la Russia e la Crimea annunciato dal presidente Putin, saranno due le "regioni costituenti" che si uniranno alla Federazione Russa: la "Repubblica di Crimea" e la "Città di Sevastopoli". Entrambe avranno lo status di "regioni autonome".

di Luciano Lago Una seria preoccupazione inizia a serpeggiare negli uffici di Bruxelles dell’Unione Europea: la situazione di crisi e la recessione economica che dura da circa 5 anni e le politiche di austerità imposte dalla Commissione Europea hanno determinato un forte scetticismo e ripulsa verso le istituzione europee nelle opinioni pubbliche di vari paesi europei attanagliati dalla crisi.  Questo disincanto di una gran massa di cittadini potrebbe far arrivare al Parlamento Europeo una maggioranza di partiti anti euro ed anti UE, come ad esempio il Front National di Marine Le Pen in Francia, come l’FPO di Heinz Christian Strache (erede diretto di Haider) in Austria, il Freedom Party di Geert Wilders in Olanda.

Il giornalista britannico Robert Fisk si è recato in visita in Siria nella città di Yabrud, appena liberata ad opera dell’Esercito Nazionale siriano ed è stato a parlare con i residenti ed a contemplare la distruzione causata dai miliziani integralisti , appoggiati dall’estero. In un suo articolo, pubblicato dal giornale “The Independent “ lo scorso Lunedì, Fisk ha parlato a proposito delle distruzioni dei luoghi di culto cristiani esistenti nella città.

di Luciano Lago Gli Stati Uniti, dopo il rovescio diplomatico subito per effetto della decisione russa di annessione della Crimea, passano alle minacce contro la Russia .  A Vilnius, Lituania, Joe Biden, vicepresidente degli Stati Uniti, ha dichiarato che il governo Usa e' disponibile ad  inviare le sue truppe nei Paesi baltici per rassicurare le ex repubbliche sovietiche, preoccupate dall'annessione della Crimea alla Russia. "Stiamo studiando una serie di misure supplementari per accrescere il ritmo e la portata della nostra cooperazione militare, tra cui una rotazione delle forze americane nella regione del Baltico per esercitazioni terrestri e navali e per delle missioni di addestramento.  Gli USA difenderanno la sicurezza degli Stati baltici." Ha detto.

Riportiamo una interessante intervista al prof. Claudio Mutti, direttore della rivista EURASIA NS- Qual è la sua idea sull’odierno ordine mondiale/sistema internazionale? Lo considera giusto? Se si, allora perchè? Se no, come pensa che possa essere cambiato? Sta già accadendo? CM- Se, come eredi della cultura Greca, accettiamo il punto di vista aristotelico e pensiamo che l’ordine è una disposizione armonica (tàxis) la cui causa è l’Intelletto universale (noûs), allora dobbiamo per forza dire che l’attuale sistema internazionale non solo non è un sistema giusto, ma non può nemmeno essere chiamato un ordine. Non è un ordine, perché non è fondato sul noûs, ma sull’epithymía, ovvero sull’immoderato appetito che storicamente si è manifestato nell’imperialismo usurocratico ed è rappresentato al più alto livello dagli Stati Uniti d’America. L’attuale sistema internazionale non è un sistema giusto, perché la giustizia vuole assegnare a ciascuno il suo (suum cuique tribuere), mentre questo sistema non solo si rifiuta di dare il dovuto ai Popoli, ma prende anche terra e acqua da loro, come ad esempio in Palestina sotto il giogo israeliano. Inoltre il sistema unipolare appare come una tirannia mondiale. Ma questa tirannia comincia a vacillare, perché l’emergere di altre potenze continentali sta annunciando la nascita futura di un mondo meno sbagliato di quello attuale.

La" Presidenta" dell’Argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, a Roma,  ha criticato lo scorso Lunedì la posizione dell’Occidente davanti alla crisi dell’Ucraina ed ha paragonato il recente referendum in Crimea.  circa l'annessione alla Russia, con quello delle isole Falklands/Malvinas. "Si è appena realizzato un plebiscito in Crimea, quando  anche in Ucraina vi era stato un plebiscito in precedenza dove si era manifestato contro l’ingresso nella UE e qui viene fuori quello che io sempre indico: il doppio standard dell'Occidente"; ha affermato la mandataria argentina nella conferenza stampa che ha offerto dopo del suo incontro con il Papa Francesco in Vaticano.

di Vladimir Evseev La comunità internazionale entra in un periodo d’instabilità globale. Il mondo unipolare emerso dal crollo dell’Unione Sovietica è tornato al passato. Ovviamente, tutto questo sarebbe successo un po’ più tardi, ma gli Stati Uniti hanno accelerato in modo significativo i processi internazionali interferendo piuttosto rudemente negli affari interni dell’Ucraina. E’ stata Washington a spingere  questo Paese alla disintegrazione, quando ha puntato sugli estremisti. Ciò ha permesso di rovesciare Viktor Janukovich che, come tutti i suoi predecessori, era interessato solo al proprio benessere. Nello stesso tempo, l’Ucraina non ha nuove prospettive. Il Paese si dirige fiducioso verso il completo collasso. Non può essere salvato né dall’associazione con l’UE, né dai crediti occidentali a condizioni invalidanti, né dalle prossime elezioni presidenziali. Solo la federalizzazione dell’Ucraina ha la possibilità di salvarla come Stato unito.

Nel mondo globalizzato, ogni conflitto è legato all’altro. Pertanto, quel che succede ora in Ucraina si riflette in altre regioni. Per Thierry Meyssan, le rodomontate di Washington non sono destinate a fare la guerra a Mosca, bensì a spingere gli europei ad automutilarsi per il  sommo profitto degli USA. Allo stesso modo, l’abbandono del processo di Ginevra può essere un modo per far cadere gli interessi sauditi e concentrarsi su una qualche regolamentazione  in Palestina. di Thierry Meyssan Tre eventi hanno appena sconvolto la scena internazionale: da un lato, la crisi che oppone gli occidentali alla Russia in merito all’Ucraina, dall’altro, la guerra segreta che gli Stati del Golfo hanno dichiarato l’uno contro l’altro, e infine l’adozione da parte del Consiglio del popolo siriano di una legge elettorale che esclude di fatto la candidatura di cittadini fuggiti dal paese durante la guerra.

di Sheikh Abdul Karim Paz L'offensiva imperiale morbida in Ucraina e Venezuela, rivela molte cose sul tavolo per gli analisti internazionali. Una di queste è che l'impero, dietro a tutte queste manovre, ha dovuto impiegare come esecutori nel peggiore dei casi gli estremisti violenti e i terroristi, per esempio, Al-Qaeda, il sempre pronto sionismo e le truppe neonaziste. Il sionismo sembra facilmente dimenticare, quando gli fa comodo, il male del nazismo e dell'estremismo "islamico".Non è 'difficile scoprire qual è il denominatore comune di tutte queste forze apparentemente sparse ma oggi ricongiunte con il loro vero padre, l'imperialismo mondiale: il dominio con la forza, niente di più. Nessun diritto, nessuna democrazia, nessun dialogo, nessuna razionalità, niente umanità, senza nulla, tranne l'interesse. L'esempio si può vedere anche in Siria e l'utilizzo di queste forze del terrore per cercare di raggiungere i propri obiettivi è raccapricciante.

di  Alfredo Serrano Non si tratta di uno sceneggiato tipo fiction né di un film di Hollywood. Neppure si tratta di paranoia cospirativa della guerra fredda: Oggi gli Stati Uniti manifestano chiaramente la loro intenzione di farla finita con il governo venezuelano. La democrazia che non vota il candidato dell’ambasciata USA è una democrazia che non serve agli Stati Uniti. Il Nord America non ha mai voluto accettare Chavez come presidente appoggiato dai popoli del sud; adesso tanto meno può ammettere che il chavismo senza Chavez debba seguitare a edificarsi secondo il lascito di Chavez in Venezuela ed in America Latina.