di Alessandro Pini In questi primi giorni dell’anno stiamo assistendo – come spettatori di un pessimo film – all’avanzata di quello pseudo-esercito islamico chiamato ISIS ed armato (come da copione) dal giudeo-americanismo, nemico della Verità e della (vera) pace. Pax Christi. Prima di procedere oltre, esaminiamo – seppur a grandi linee – questa “filosofia”, poiché ci aiuterà a capire la situazione odierna oltreché scorgere la luce al di là delle dense nubi. Questa “via” (giudeo-americanismo) si può sommariamente definire come un miscuglio di gioachimismo, protestantesimo puritano e giudaismo post-biblico, correnti unite dall’odio per la vera Chiesa di Cristo ed in particolare per il Papato. Tale inclinazione ha peraltro prodotto una nuova religiosità; soggettivista, adogmatica ed immanentista, decisa a conciliare la religione con le “esigenze” dell’uomo moderno (pragmatismo), senza rinunciare all’escatologia, sebbene ribaltando la visione cattolica e sposando quella spuria (cabalistica). Scimmiottando la vera Religione e memori della loro “origine puritana”, gli Stati Uniti d’America “interpretano” San Giovanni Battista, il precursore del Cristo, rappresentato dal “vero” Messia (Israele), intento ad instaurare il proprio regno, preceduto dalla caduta di Roma, “penultimo impero sulla terra”.

Gli USA stanno conducendo una "guerra" contro la Russia . Per il momento, non si tratta di una guerra convenzionale con armi e bombe, ma a colpi di sanzioni, ritorsioni e soprattutto cercando di minare la sua economia alla base. La Russia è il principale produttore mondiale di petrolio (con oltre 10 milioni di barili al giorno) per cui – nei propositi degli USA – un crollo del prezzo del petrolio le avrebbe inferto un colpo mortale, come era successo con la ex Unione Sovietica . Gli USA, in alleanza con le monarchie arabe, grandi riserve e grandi produttori di petrolio, hanno fatto crollare i prezzi del petrolio ; contemporaneamente, assieme ai paesi europei hanno imposto sanzioni ed impedito l'esportazione di prodotti agricoli verso la Russia con la scusa della crisi creata ad hoc in Ucraina. Insomma, gli USA ed i suoi alleati contano di stroncare la Russia, attaccandola políticamente, economicamente e mediaticamente.

di Attilio Di Sabato Smentita la notizia della discesa in politica di Maurizio Landini, la decisione è posticipata al 2018: anno delle (possibili) elezioni. La funzione sindacalista ha subito duri colpi e stenta a rialzarsi, dalla capital-borghesia arrivano risposte mentre dai sindacati le soluzioni si esprimono sottovoce e non reggono il confronto Georges Sorel sarebbe inorridito dai timidi accenni politico-elettorali di Maurizio Landini. Il padre del sindacalismo rivoluzionario rifiutava una conquista politica del potere da parte del sindacato e preferiva, ad essa, una gestione della società condotta da sindacati di lavoro e di settore. I tempi sono cambiati, il sindacato è stato svuotato del suo peso politico ed assiste al suo declino. Maurizio Landini cerca di fare quel che può, molti sono i simpatizzanti della sinistra PD che lo vogliono in campo, ma il segretario della Fiom rimanda al 2018, un uomo diviso tra la voglia di rappresentare i suoi lavoratori (nonché elettori) e il senso di colpa che accusa nel tradire i valori del sindacato vecchio stampo.

di Miroslav Lazanski La guerra che devasta l’Ucraina s’internazionalizza. Le divisioni che compaiono nei Balcani non sono nuove, c’erano durante la disgregazione della Jugoslavia e in precedenza durante la Seconda Guerra Mondiale. Per Miroslav Lazanski, una vecchia divisione si riproduce. Lav Tolstoj scrisse in Guerra e Pace, che "alla vigilia del 1812 c’era una concentrazione di potere in Europa occidentale, dall’ovest all’est, ai confini della Russia". Non so cosa questo grande scrittore e pensatore direbbe oggi se vedesse i primi anni del 21° secolo. E’ come se avesse già previsto l’attuale accerchiamento NATO della Russia e la pressione politica e psicologica sugli Stati neutrali per aderire all’alleanza, avviate in Europa nel 1999, con i bombardamenti della Repubblica Federale di Jugoslavia, e che prosegue oggi con la tragedia ucraina. Le immagini di edifici e ponti distrutti sono incredibili; case bruciate, cadaveri per le strade. Tutto nel 21° secolo! e non è un film, ma la cruda realtà. L’Europa politica rimase in silenzio sulle stesse immagini in Jugoslavia nel 1999, e oggi è indifferente alla sofferenza umana in Ucraina.

Il premio nobel per la pace 1980, l'argentino Adolfo Perez Esquivel, (*)  ha sostenuto, in una intervista lo scorso Martedì, che indipendentemente da quale amministrazione si trovi al governo di Washington, la politica degli Stati Uniti non cesserà di essere una minaccia per l'umanità. Perez Esquivel ha indicato che qualsiasi paese che voglia  avere una certa indipendenza, viene attaccato dagli USA e che questi sono stati i responsabili nell' aver imposto dittature in tutto il continente Latino Americano. Ha ricordato che durante l'ultimo golpe contro Manuel Zelaya, vi era un contingente di 800 militari statunitensi nella base di Palmerola in Honduras.

di Luciano Lago Da quando Obama ed i suoi alleati europei hanno varato le sanzioni contro la Russia ed hanno puntato all'isolamento internazionale di questo paese (il più esteso del mondo) non si contano più i nuovi accordi di cooperazione che la Russia è riuscita a sottoscrivere in questi mesi con una infinità di paesi, di grandi dimensioni, come la Cina, l'India, l'Argentina, l'Egitto, l'Iran, il Brasile e di interesse strategico come il Nicaragua, il Venezuela, l'Ecuador, ecc.. Si può tranquillamente dire che il tentativo di Washington di isolare la Russia  è miseramente fallito e Mosca  non ha mai avuto tanti paesi amici e cooperanti di quanti ne ha annoverati negli ultimi tre mesi.

“Il saccheggio non costituisce un debito legittimo”. Lo afferma Lyndon LaRouche in una dichiarazione in cui chiede il pieno sostegno internazionale della Grecia e della sua richiesta che il debito venga sensibilmente ridotto. Il debito, aggiunge LaRouche, è illegale, è impagabile “ed è il frutto di un’impresa criminale guidata da Londra che va soffocata del tutto, se il mondo vorrà sopravvivere nei prossimi mesi senza l’eruzione di una guerra generale nel centro dell’Europa“.

di Antonio Maria Rinaldi Il caso greco, ma sarebbe più opportuno chiamarla direttamente la tragedia greca, ha definitamente fatto intuire che dall’euro si può uscire solo con una rivoluzione o una guerra come la Storia ha sempre insegnato ci si libera da una dittatura. Nulla poteva il giovane Alexis Tsipras contro il muro di gomma con cui si è confrontato, anche lui abile ma inutile illusionista per poter minimamente cambiare il potere oligarchico che si divide fra Bruxelles, Francoforte e Berlino. I greci hanno creduto in lui ed hanno creduto ancor di più come la forza del proprio voto potesse ancora determinare cambiamenti in un sistema che ancora in troppi credono erroneamente sia fondato su principi democratici.

Nei corso dei dibattiti che si sono svolti nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri della Russia, Serguei Lavrov, ha richiamato tutti i paesi associati a "prendere misure drastiche immediate per ristabilire la giustizia e disfarsi del doppio standard nella politica internazionale". In questo contesto si è riferito, tra gli altri, alle crisi che attraversano l'Ucraina e la Siria. Nel corso del suo discorso, Lavrov ha stigmatizzato il fatto che, quanto accade oggi nel mondo, affossa i principi fondamentali delle nazioni Unite. In questo senso, ha parlato circa i numerosi esempi di violazioni dei principi fondamentali della carta delle Nazioni Unite, come l'indipendenza e l'eguaglianza sovrana degli Stati, la non ingerenza nelle questioni interne degli Stati, la soluzione pacifica delle controversie.

I cristiani rapiti in Siria sono stati «abbandonati» nelle mani dai terroristi: è pesante l’accusa di Jacques Behnan Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassakè-Nisibi. «Voglio dire chiaramente – riferisce l’arcivescovo – che abbiamo la sensazione di essere stati abbandonati nelle mani di quelli del Daesh (Isis, ndr). Ieri i bombardieri americani hanno sorvolato più volte l’area, ma non sono intervenuti. Abbiamo cento famiglie assire che hanno trovato rifugio ad Hassakè, ma non hanno ricevuto nessun aiuto dalla Mezzaluna Rossa e dagli organismi governativi siriani di assistenza, forse perchè sono cristiani. Anche l’organismo per i rifugiati dell’Onu è latitante».