Il Ministero degli esteri russo ha denunciato giovedì scorso che le ami inviate dagli Stati Uniti ai denominati "ribelli moderati" in Siria sono finite nelle mani dei gruppi terroristi dell'ISIS. Secondo l'agenzia di informazioni siriana SANA, il portavoce della Cancelleria russa, Alexander Lukashevich, per dimostrare le accuse, ha assicurato che il gruppo terrorista di Al-Nusra, collegato con Al-Qaeda, ha ottenuto le armi statunitensi dopo aver condotto una recente offensiva contro la base del gruppo rivale Hazm, appoggiato da Washington. Lukashenko ha anche deplorato il fatto che molti dei denominati "combattenti moderati" (secondo la classificazione americana) di Hazm si siano in realtà uniti con il Fronte Al-Nusra dopo la dissoluzione della loro cellula.

Gli USA ed Israele cercano di simulare dei disaccordi in relazione alla questione iraniana per "giustificare un attacco unilaterale di Israele" contro la Repubblica islamica dell'Iran, lo sostengono alcuni esperti. L'analista indipendente Tony Cartalucci ha affermato in un suo articolo, pubblicato nel portale Activist Post, che un documento dell'istituzione Brookings (Brooking Instituition), un importante centro di ricerche statunitense, già nel 2009 aveva descritto tutti gli aspetti della strategia di Washington per "indurre l'Iran ad un conflitto" e in questo modo realizzare gli interessi occidentali nella regione.

di Federico Dezzani In questo primo scorcio di 2015 si susseguono gli allarmi di un possibile attacco terroristico dell’ISIS contro l’Italia e la Santa Sede. In un Paese come l’Italia, insanguinato dall’eversione nera poi rossa ed infine mafiosa, terrorismo è sinonimo di strategia della tensione. Ma la stagione del terrorismo di Stato si è conclusa nell’ottobre 1993 con la mancata esplosione dell’autobomba parcheggiata in Via Gladiatori, Roma, a due passi dallo stadio Olimpico? Crediamo di no ed è per questo motivo che ci focalizziamo sull’omicidio di Marco Biagi, tornato alla ribalta in questi giorni dopo l’iscrizione nel registro degli indagati di Claudio Scajola e Gianni De Gennaro, accusati dai pm di omicidio per omissione.

di Luciano Lago Beppe Grillo rilascia per la prima volta una intervista al massimo organo di stampa del sistema italiano: Il Corriere della Sera e si lascia andare ad importanti dichiarazioni. "Forse ho sbagliato........................ Mattarella mi è sembrato una persona gentile, sensibile ai temi del Movimento, dalla lotta alla corruzione alla mafia - che ormai è cambiata, è diventata quasi a norma di legge, 2.0 -, al reddito di cittadinanza, su cui sembrava molto d’accordo. Abbiamo speso tempo per far capire al presidente che non sono come mi descrivono, quello che urla, e credo sia rimasto piacevolmente sorpreso». Alla domanda dell'intervistatore: "Ora la vostra battaglia è il reddito di cittadinanza, in commissione Lavoro al Senato". Grillo risponde: «Sì, il reddito di cittadinanza è vedere il mondo del lavoro in un altro modo, è un diritto civile. Ed è anche uno dei nostri due punti cruciali in economia insieme al referendum sull’euro. Si tratta di dare una occasione alla gente». La vostra proposta costa 15,5 miliardi. Domanda l'intervistatore, In tempi di crisi e di tagli dove pensa possiate trovare le coperture? Chi ne potrà usufruire?

I negoziatori iraniani non accetteranno mai un accordo sul nucleare che violi i diritti della nazione. Lo ha detto il presidente Hassan Rohani, nel corso di una seduta del governo. Teheran «è pronta a mostrare un’ulteriore trasparenza, ma se i negoziati la depriveranno dell’inalienabile diritto ad una tecnologia nucleare, non accetterà mai» l’accordo. L’esito dei negoziati, ha aggiunto, «aiuterebbe a risolvere le crisi causate dall’estremismo nella regione e nel mondo. La reazione di Rohani non è stata l’unica. Il presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani, ha detto che se l’Iran venisse attaccato militarmente, Israele finirebbe “su una sedia a rotelle”. Secondo Larijani, le affermazioni di Netanyahu provano che i rappresentanti del regime sionista sono “disperati” e temono l’influenza della Repubblica islamica nella regione.

di Luciano Lago L'Italia, paese centrale del Mediterraneo, in un momento di grande instabilità dei paesi che si trovano di fronte alle nostre coste, con una situazione di guerra e di caos in Libia, di guerra in Siria che perdura da 4 anni, di invasione dal mare verso le coste siciliane di migliaia di emigranti e profughi provenienti dai paesi destabilizzati, per effetto delle sciagurate operazioni fatte dalla NATO (vedi Libia), di cosa si preoccupa in questo momento? Il governo italiano si preoccupa naturalmente di inviare proprie navi nel Mar Nero per "sorvegliare" le manovre della flotta russa, considerata la flotta di un "paese aggressore" da parte della NATO e da tenere sotto costante sorveglianza, in base alle direttive che arrivano da Washington.

di Luciano Lago "La sceneggiata teatrale svolta dal primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu è stata poco convincente", così ha commentato il discorso, tenuto al Congresso USA , dal premier israeliano, l'influente quotidiano statunitense The New York Times. "Persino Washington non è abituato ad assistere a questo livello di teatro politico che è stato anche peggiore in quanto aveva la pretesa di sfidare la politica estera del presidente Obama", ha spiegato in un editoriale il giornale, esprimendo un commento a caldo relativo al discorso tenuto dal premier israeliano presso il Congresso USA. "Ci viene detto - ha sostenuto Netanyahu - che l'unica alternativa a questo cattivo affare è la guerra. Ma non è vero. L'alternativa a questo cattivo accordo è un accordo molto migliore". Si fa affidamento, ha aggiunto, sui controlli internazionali, "mentre l'Iran gioca a nascondino con gli ispettori delle Nazioni Unite". Molto applaudito dai parlamentari presenti - mancavano alcune decine di democratici e alcuni repubblicani - Netanyahu ha concluso con forza che "Israele è pronto a stare da solo, se necessario, per difendere l'esistenza del popolo ebraico".

di Giuliano Augusto La destabilizzazione della Libia da parte degli “atlantici” e l`invasione del nostro Paese sempre più indifeso e al traino di interessi esteri La guerra in corso in Libia ha evidenziato ulteriormente l'irrilevanza dell'Italia in campo internazionale. Una irrilevanza che le chiacchiere di Renzi e della sua fida Mogherini, all'insegna delle buone intenzioni, ovviamente in chiave “atlantica”, non possono certo nascondere. Non solo non contiamo niente ma negli ultimi anni ci siamo mossi contro i nostri stessi interessi economici. E il grave è che l'Italia non ha operato soltanto al traino degli Stati Uniti ma anche di Paesi come Francia e Gran Bretagna che non sognavano altro che sostituirsi a noi nei dintorni di Tripoli bel suol d'amore (più che altro bel suol di petrolio) e che sono, da sempre, i nostri principali avversari in campo energetico.

di Enrico Galoppini Quella del morto ammazzato da addebitare sulla coscienza dell’uomo che regge le redini di una nazione è una tattica che in Italia conosciamo bene. Perché l’immagine dell’imbarazzante cadavere “gettato tra i piedi” fu usata proprio da Benito Mussolini quando ebbe contezza del decesso, per mano di alcuni “sicari”, del deputato socialista Giacomo Matteotti. Che poi le cose non siano affatto andate come le vuole la vulgata ufficiale antifascista (che fa comodo a tutti, compresa l’opposizione di ‘Sua Maestà’ dei cosiddetti “antagonisti”) è un altro paio di maniche. Dal primo all’ultimo sono solo dei falsari, dei felloni (nella migliore delle ipotesi, degli sprovveduti) che si fanno scudo – imponendoci le loro leggende storiche – delle baionette dell’occupante anglo-americano. In Italia, fin dall’immediato dopoguerra, sono comunque circolati fior di libri[1], riviste ed articoli, anche su internet, che documentano altre e ben più approfondite verità. Che prima o poi, quando finirà il nostro settantennale assoggettamento, passeranno anche sui banchi di scuola[2].

Il Parlamento iracheno ha chiesto spiegazioni a Londra dopo che due aerei britannici sono stati abbattuti dall’esercito iracheno nella provincia di al-Anbar, il 22 febbraio 2015. Il legislatore iracheno ha inoltre rilevato la causa di tali aiuti occidentali al gruppo terroristico, ed ha spiegato che gli Stati Uniti preferiscono avere una situazione di caos nella provincia di Anbar, che si trova vicino alla città di Karbala ed alla stessa Baghdad, questo perché gli USA non vogliono che la crisi creata dall' ISIS giunga alla fine .