Attacchi a ripetizione in Iraq contro le truppe occupanti

Il 22 gennaio, cinque convogli che trasportavano rifornimenti e attrezzature per la coalizione guidata dagli Stati Uniti sono stati attaccati in diverse parti dell’Iraq.
Secondo Sabereen News, un canale di telegram con collegamenti a gruppi armati sciiti in Iraq, gli attacchi sono avvenuti come segue:

Il primo attacco è avvenuto nella città meridionale di Nassiriya. Cinque dei 18 container, che venivano spostati dai camion del convoglio, sono stati completamente distrutti a seguito dell’attacco. Anche un veicolo 4 × 4 è stato danneggiato. Tre appaltatori militari privati ​​iracheni, che stavano a guardia del convoglio, e un’ingegnere donna delle forze spagnole della coalizione sarebbero rimasti feriti.
Il secondo attacco ha avuto luogo nella provincia centrale di Babilonia. Non sono stati forniti dettagli sull’attacco.
Il terzo attacco è avvenuto nella città centrale di al-Diwaniyah. Alcuni consiglieri militari delle forze spagnole della coalizione sarebbero rimasti feriti.
Anche il quarto attacco ha avuto luogo a Babilonia. Non sono stati forniti dettagli sull’attacco.
Il quinto attacco è avvenuto nei pressi di Abu Ghraib, a ovest della capitale Baghdad. Non sono stati forniti dettagli sull’attacco.

Il gruppo di resistenza islamica sciita in Iraq – “Ashab al-Kahf, ha rivendicato la responsabilità di tutti e cinque gli attacchi, ha promesso di svolgere ancora più operazioni contro le truppe della coalizione guidata dagli Stati Uniti in Iraq.

Convogli USA sotto attacco delle forze di resistenza irachene

“Abbiamo piazzato ordigni esplosivi lungo la strada sud e sulla strada che va da Baghdad settentrionale a Ninive”, ha detto il gruppo in una breve dichiarazione. “Quando il conteggio totale sarà completato, emetteremo una dichiarazione in cui rivendicheremo la responsabilità di tutto. Renderemo la vita impossibile agli occupanti americani e loro alleati fino a quando non lasceranno il nostro paese”, hanno aggiunto nel comunicato.

‘Ashab al-Kahf è uno dei numerosi gruppi armati filo-iraniani che hanno iniziato a sferrare attacchi contro le truppe statunitensi in Iraq dopo l’assassinio di Abu Mahdi al-Muhandis, vice comandante delle Unità di mobilitazione popolare (PMU) e del Magg. Gen. Qassim Soleimani, Comandante della forza iraniana Quds più di un anno fa.

Finora, la coalizione guidata dagli Stati Uniti non è riuscita a identificare e affrontare questi gruppi, che si suppone siano incorporati nei ranghi del PMU.
Aggiornamento
Razzi contro la base americana di Victory.
Almeno 3 razzi sono stati sparati contro la base militare USA in Iraq.
Secondo l’agenzia iraniana VJC , citando al-Arabiya, il Victor Base Complex degli USA in Iraq è stato colpito dai razzi lanciati da alcuni uomini armati non identificati. Il Victor Base Complex è un gruppo di installazioni militari statunitensi che circondano l’aeroporto internazionale di Baghdad. Per ora non ci sono notizie sugli evetuali danni e vittime.

Fonti: Al Mayadeen – Al Arabiya.net

Traduzione: Fadi Haddad

7 Commenti

  • Teoclimeno
    23 Gennaio 2021

    “ATTACCHI A RIPETIZIONE IN IRAQ CONTRO LE TRUPPE OCCUPANTI”. Ma che bella sinfonia…vorrei poterla ascoltare anche in Italia.

    • Ubaldo Croce
      23 Gennaio 2021

      Caro Teoclimeno, difficilmente in Italia potremmo arrivare ai livelli irakeni. Gli italioti (prima italiani, almeno fino al 1945) sono troppo occupato a svolgere le mansioni del beota sottomesso e di scimmia inglese.

      • atlas
        23 Gennaio 2021

        beh quì c’è un’articolo che ritengo interessante, tutto italiano. Che credo provochi spunti di riflessione anche alla redazione un pò in tante parti di visioni di cose, compreso anche l’argomento specifico di questo articolo

        ” Weltanschauung Italia
        quale verità per Giulio Regeni? (sarà vero? C’è un magistrato che verifichi ?)
        “… domanda alla signora Regeni, madre di Giulio, attivista numero uno nell’esecrazione dell’Egitto, al cui dolore per la scomparsa del figlio rendiamo sincera partecipazione: “perchè, cara signora Regeni, ha sottratto dall’abitazione del figlio al Cairo ai legittimi inquirenti, il suo computer e cosa ne ha fatto ?” by Leopoldo Salmaso, da comedonchisciotte
        Italia fuori dai mercati e dai giacimenti. Grazie Giulio
        L’allievo dell’Università di Cambridge, dalla quale riceve un mandato da attuare al Cairo, mai rivelato agli inquirenti, sparisce il 25 gennaio 2016 e viene ritrovato morto, con segni di tortura, su una strada poco fuori dalla capitale, il 3 febbraio. E’ il giorno in cui una delegazione italiana di alto rango incontra i suoi equipollenti egiziani e il presidente Al Sisi per concludere e firmare una serie di trattati commerciali di elevato valore che comprendono ZOHR, il più vasto giacimento di idrocarburi del Mediterraneo affidato all’ENI. L’incontro salta alla notizia del ritrovamento del corpo di Regeni, che dell’annullamento è evidentemente la causa, con conseguente danno per entrambi i contraenti. Grossi sono invece i vantaggi che si aprono a concorrenti meno disposti a inchinarsi alle trovate dei servizi occidentali.
        La logica ci dice che un regime che tortura, uccide, e poi fa ritrovare in strada la vittima, è un regime di puffi dediti alla baldoria lisergica. Cosa che quello egiziano, anzi, i suoi servizi segreti, non sono mai stati. La logica aggiunge che, con l’Italia fuori dai piedi, perchè alla mercè di governanti e media che curano gli interessi propri e dei loro poteri di riferimento e non, sia mai, quelli della nazione, il vasto mercato e i vastissimi giacimenti egiziani finiscono alla portata di altri.
        Storia di una giovane promessa
        I fatti ci dicono che la formazione di Regeni è iniziata negli USA presso istituti legati all’Intelligence. E’ proseguita con la collaborazione, poco prima di recarsi in Egitto, a Oxford Analytica, società multinazionale di spionaggio diretta da un trio di specchiata esperienza: John Negroponte (squadroni della morte in Nicaragua e Iraq), Colin McColl, ex-capo del MI6 britannico, e David Young, caposquadra dell’operazione Watergate di Nixon. La sua base operativa al Cairo era la American University, da sempre santuario, come quella di Beirut, di personale vicino ai servizi occidentali.
        Un investimento in progetti “colorati”
        A questo punto i fatti davvero successi possono sorprendere solo i boccaloni e i commentatori per partito angloamericano preso. Ci dicono di un Regeni che gira per il Cairo alla ricerca di contatti con esponenti dell’opposizione al governo. Ha una dotazione di denaro da offrire. Incontra il capo del sindacato che raggruppa tutta l’enorme economia informale egiziana, ne diventa amico, non sospetta che gli avrebbe potuto essere messo alle costole da un governo giustamente sospettoso. Alla richiesta provocatoria di Mohamed Abdallah, ripresa dalla sua telecamera, di un aiuto finanziario per la madre ammalata di cancro, Regeni risponde di no, ma offre “10.000 dollari per un progetto”. Lo offre a chi pensa sia uno che vuole abbattere il governo. Vale a dire uno che, sotto mentite spoglie, agisce contro le istituzioni. In qualsiasi stato questo è considerato spionaggio e sabotaggio e viene punito con la massima pena. Abdallah, dati i suoi rapporti col ragazzo, capisce che la proposta è di un lavoro di destabilizzazione del paese e ne dà comunicazione ai suoi referenti nella Sicurezza. Fa il suo dovere di cittadino. Del “progetto” nessuno degli inquirenti romani si chiede mai il cosa, come, perchè.
        Un flop pagato con la morte
        A questo punto, e qui siamo in area ipotesi, logiche peraltro, i mandanti di Regeni si rendono conto che il gioco è stato scoperto, l’operazione è fallita, l’inviato è bruciato. Rientra nelle tradizioni di tutti i servizi disfarsi di un operativo ormai controproducente. Tutto questo non è stato mai minimamente preso in considerazione dai nostri magistrati, dai media sputafuoco, capeggiati da un Giuseppe Giulietti, presidente FNSI, visibile nelle centinaia di presidi di Amnesty pro-Giulio (mai in quelli per Julian Assange), da Luigi Manconi, immancabile dove vi sia da sostenere il politicamente abietto, da un personaggetto come Roberto Fico, che arriva al nonsenso di “rompere i rapporti tra i parlamenti dei due paesi”.
        Una Procura al di sopra di ogni sospetto
        Dopo ripetuti incontri e scambi tra la magistratura del Cairo e la procura romana (quella di Pignatone e di altri trascorsi indimenticabili), gli inquirenti romani hanno un fugace pour parler con la tutor di Regeni all’Università di Cambridge, caratterizzato da silenzio-assenso e poi morta lì. Per quattro anni i togati romani hanno pestato nel mortaio qualsiasi cosa il Cairo gli fornisse. Ma ora la Procura impeccabile dell’ex-Pignatone ora uomo-giustizia del Papa, ti pareva, e del successivo Palamara, ha tagliato la testa al toro. Quello immaginario, tipo Creta.
        L’uovo di Colombo degli eredi di Pignatone: li processiamo noi, tanto sono in contumacia, e li mandiamo dritti all’inferno, almeno a quello della riprovazione universale. Vengono scelti e accusati, del tutto a casaccio, quattro dirigenti della sicurezza cairota. Per i quali di prove, documenti e testimonianze, ce ne sono quante per il leggendario Gesù davanti a Ponzio Pilato. Ma media e politici volano all’apogeo della soddisfazione, “per giustizia fatta o, almeno, in vista”. Salta fuori, dopo quattro anni, anche “il testimone”, tipo Kafka, che giura di aver visto (glielo hanno fatto vedere apposta perchè li incastrasse) il povero Giulio, maltrattato, con segni di percosse, ammanettato in una stanza della Sicurezza del Cairo. E ciliegina sulla torta risolutiva per la damnatio di uno di cui non sai un cazzo, che ha fatto il sindacalista-spia, Abdallah dopo l’incontro dei 10.000 dollari per un “progetto” ? Colpo di scena del “sicario degli assassini”: ha telefonato nientemeno che all’ispettore della Sicurezza che lo aveva incaricato di seguire un Regeni ingiustamente caricato, nonostante i trascorsi nobili, di bruttissimi sospetti. E cosa gli aveva rivelato circa il complotto contro l’italiano ? Nientemeno che lui, Abdallah, non riusciva a spegnere il videoregistratore e gli si dicesse come fare. Che altro occorreva alla Procura di Roma per dichiarare chiuse le indagini, ineludibili le accuse, da iniziare il processo. Impeccabili giuristi. Come con Virginia Raggi.
        Al Sisi mostro, costi quel che costi
        Ci vuole qualcosa, per quanto indegno di qualsiasi procura seria, per almeno mettere alla gogna per un altro pò Al Sisi e tutto il paese “con tutte le sue pratiche di tortura e incarcerazione di massa ?” Non le attestano Amnesty e HRW e “il manifesto”, testimoni inconfutabili, benchè lontani, delle efferatezze e degli gli abominii dei paesi che l’Occidente deve abbattere ? Non ci sono forse 60.000 prigionieri politici in Egitto. E se sono quasi tutti malfattori e, soprattutto, terroristi ISIS dei ‘fratelli musulmani’, che hanno massacrato migliaia di poliziotti e civili, i diritti umani valgono anche per loro no ? Dopotutto, ci hanno reso dei favori contro il “tiranno” amico dei russi. Liberiamo anche quelli
        Qui non si tratta di fare le lodi del presidente egiziano. Io le condizioni vere del popolo egiziano non le conosco ed è giusto che sia più preciso una volta che ci sarò stato. Ma delle demonizzazioni di leader e governi praticate in Occidente mi fido meno dei diritti umani come propalati dal pensiero unico. Intanto so che i fondamentali dell’economia egiziana sono migliorati enormemente rispetto al passato. Che si è ridotta la disuguaglianza sociale. Che sono state costruite infrastrutture utili alla società. Che Al Sisi sta con i giusti: Assad e Haftar. Che di rivolte di massa non ce ne sono. Dirai che è perché le reprimono. Le reprimeva anche Morshi, che faceva bruciare le chiese copte, massacrava gli scioperanti e imponeva la ‘sharìa’, ma le rivolte c’erano eccome.
        C’è qualcosa che accomuna Al Sisi a Vladimir Putin. Non sono le nequizie che gli attribuisce ogni due per tre “il manifesto”. Si tratta di due governanti che, dopo coloro che avevano demolito, screditato e svenduto il loro paese (Gorbaciov, Eltsin, Mubaraq e Morshi), l’hanno rimesso in piedi. Di più, si sono alleati tra loro, contrastano il Krakken turco in Libia, sono schierati con la Siria aggredita e massacrata. Non basta per provocare l’ossessione compulsiva-diffamatoria che manifestano coloro per i quali la svendita del proprio paese è pratica familiare ?
        Non solo Regeni. Sequestrato anche il suo computer. Dalla mamma.
        Alla Procura del Cairo che, per i nostri razzisti e colonialisti di ritorno, non è che il foro di un regime di subumani, ma che ha illuminato di fatti, logica e ironia quella di Roma, va sollecitata una domanda. Una domanda alla signora Regeni, madre di Giulio, attivista numero uno nell’esecrazione dell’Egitto, al cui dolore per la scomparsa del figlio rendiamo sincera partecipazione: “Perchè, cara signora Regeni, ha sottratto dall’abitazione del figlio al Cairo ai legittimi inquirenti, il suo computer e cosa ne ha fatto ? Non potrebbe essere un formidabile elemento di prova ? In un senso o nell’altro ? La vogliamo la verità ?” O no ? “

    • atlas
      24 Gennaio 2021

      sinfonia teoclimeno ? I Napolitani nel 1799 li cacciarono eccome gl’invasori francesi atei e giacobini. Furono i Lazzari e i Sanfedisti (cristiani)

      “20-21-22
      Gennaio 1799
      REGNO delle DUE SICILIE
      《 in hoc signo vinces 》
      Fu nel segno della croce che il Popolo Napolitano si ritrovò unito e compatto a cacciare gli invasori atei e giacobini francesi che si erano imposti a casa nostra al posto della nostra SOVRANITÀ è dei nostri LEGITTIMI SOVRANI NAPOLETANI.
      A riunire le anime del popolo Napolitano sotto la croce di cristo fu
      SUA EMINENZA
      di Santa Romana Chiesa
      CARDINALE RUFFO
      Ci vollero un paio di giornate per cacciare gambe all’aria gli atei invasori francesi e la loro repubblica del 1799.”

      in ricordo. Questa non è storia italiana ma è sempre storia ed esempio per la libertà dai liberisti. I Lazzari in particolare combatterono sino all’ultimo sangue, vicolo per vicolo

      https://www.youtube.com/watch?v=xlcMoFdrFE8&list=PLXx63gsMaOKfuTG6PuTjZNt-TW9nx53MO&fbclid=IwAR1-k860ZUehHd7Pwakol7f2fXCAy4_qa6IqOtEZxOAtHjTj0HWPH3gMSRA

  • Michele
    23 Gennaio 2021

    Sanno tutto….i diretti interessati, o fa comodo non sapere, purtroppo x lui,regeni é stato usato e forse non ne era ben consapevole…la fase preparatoria per attuare una riv.colorata finita male sul nascere.

    • atlas
      23 Gennaio 2021

      perchè. Perchè l’Egitto è una NAZIONE. L’italia non lo è più. E le Due Sicilie nemmeno, anche se noi a dire il vero, non abbiamo perso ancora tutte le speranze

      Napoli, la Famiglia Reale dei Borbone in città

      https://www.youtube.com/watch?v=vqtTSqwHNss

  • giorgio
    24 Gennaio 2021

    Regeni pedina dei servizi anglo sionisti ! e se è stato eliminato dal “nemico” o più probabilmente dai mandanti per addossarne la responsabilità all’Egitto e far saltare gli accordi sulle concessioni petrolifere ….. non cambia molto ….

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