ASSIMILAZIONE, INTEGRAZIONE, MULTICULTURALISMO

di Marco Della Luna

L’Italia è fatta, ora facciamo gli italiani.
L’Euro è fatto, ora facciamo gli europei.
L’immigrazione è fatta, ora integriamo gli immigrati.

Queste sono le formule dell’ingegneria sociale applicata dalla politica ai popoli.

Ma le cose non funzionano così, e i fatti sono argomenti molto più forti delle formule ideologiche. Perlomeno alla lunga, perché fintanto che dura l’effetto emotivo dell’ideologia, i fatti possono anche non vedersi. Ma ormai si vedono. L’integrazione e l’assimilazione non avvengono, nel mondo reale, se non per casi individuali. E il multiculturalismo causa guai, non arricchimento, dappertutto nel mondo.

Le differenze di mentalità e comportamento, con tutti loro problemi, sono rimaste, anzi sono peggiorate, dalle unificazioni come pure dalle immissioni di popoli diversi. Ciò si nota anche su scala italiana, nella quale esse hanno prodotto e mantengono, anzi ampliano, differenze pure dei sistemi economici.

In questo paese già diviso in due, Nord e Sud, l’affaristica politica dell’accoglienza di massa finanziata con le tasse dei cittadini sta costruendo una gigantesca bomba, che aspetta solo l’arrivo della guerra santa o di un crollo economico per esplodere.
Certo, una classe politica e religiosa (con annessi “intellettuali”) che ha investito molto nella costruzione nell’impianto di una ideologia dell’accoglienza (anche a supporto dei propri affari), non può permettersi di ammettere la realtà, di parlare dei costi economici, sanitari, criminologici delle sue scelte, né di trarre le conseguenze, nemmeno in un frangente di concreto pericolo di infiltrazioni jihadiste. Perderebbe completamente credibilità.
Gli appartenenti a una data cultura, parità sensibilità se non hanno una formazione antropologica, implicitamente pensano che la mente (la sensibilità, il comportamento, le reazioni…) di tutti gli uomini, anche di quelli che vengono da altre culture, fondamentalmente sia come la loro. Non sanno che esistono diversità tali da rendere assurdo o controproducente il trattamento progettato per l’accoglienza e l’integrazione. Non sanno che molte popolazioni non hanno un’etica interiorizzata, cioè non hanno la coscienza morale, e rispettano le regole solo in quanto queste sono imposte da una costante vigilanza e minaccia esercitata da una struttura tribale. Il familismo amorale e feudale spesso rimproverato ai meridionali è una pallida approssimazione a questa struttura psichica, che non consente l’integrazione, a meno di riprodurre un sistema di controllo di quel tipo – cosa ovviamente non fattibile né accettabile. D’altronde, siccome i vari gruppi etnici di immigrati formano comunità (dai cinesi ai sikh agli islamici), essi mantengono e tendono spesso a rafforzare le loro rispettive mentalità-identità, non già ad assimilarsi. Imparano ad adattarsi, ad apparire integrati senza esserlo (da qui le sorprese degli integrati che, d’un botto, fanno la strage). Per sviluppare negli immigrati nati in Occidente una psiche capace della suddetta interiorizzazione, bisognerebbe poter separare i bambini dalle loro famiglie, cosa pure non fattibile.

Multiculturalismo, integrazione o assimilazione degli immigrati da altre culture, sono falliti. Non riescono, nemmeno alla seconda e terza generazione, che sono quelle col più altro tasso di devianza. Lo dimostrano nel modo più radicale e definitivo le differenze, soprattutto i deficit, che permangono negli statunitensi di origine africana, sebbene siano nati e cresciuti in America, come spiega l’articolo che segue.

How Africans may differ from Westerners

 

Fonte: Marco Della Luna.info

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