Arabia – Jeddah crivellata di missili, La resistenza in azione dallo Yemen all’Iraq contro gli occupanti

Questa è la fine di questa “pazienza strategica” della resistenza che ha governato i legami con il campo opposto per tutto il mandato di Trump: con un Biden che sta cercando di rilanciare Daesh e impiantare Israele nel Golfo Persico e di schierare truppe nello Yemen meridionale. , per collocare il Libano sotto il capitolo 7 e per perpetuare il blocco contro Gaza, e per innestare la NATO in Iraq e Siria, e tutto questo sotto l’aspetto di una pseudo apertura verso l’Iran, non c’è bisogno di essere d’accordo.

Appena 24 ore dopo che il capo di stato maggiore saudita è atterrato a Baghdad, riecheggiando l’ormai reale paura che la Resistenza irachena renderebbe al-Anbar una nuova piattaforma per il lancio di missili e droni contro la prospettiva del regno, perfettamente plausibile dato che i petrodollari sauditi continuano a piovere dal Pentagono per finanziare il progetto Daesh bis e per colpire Iraq e Siria. Così il movimento Yemenita di Ansarallah ultimamente ha preso di mira il porto strategico con due missili balistici “Quds 2” da Jeddah. L’ultima volta che il porto è stato preso di mira, il 23 novembre, Ben Salman e Netanyahu erano in luna di miele a Neom.

A quel tempo, un singolo missile Quds-2, sparato contro la struttura silos n.9 della raffineria di Jeddah, interruppe il flusso delle esportazioni di petrolio in Europa, spingendo Sua Maestà Elisabetta II a inviare il Royal Army per garantire la sicurezza dei siti petroliferi e questo, contro sullo sfondo delle diserzioni di massa delle aziende occidentali. Ricordiamo anche la carenza di benzina che ha colpito il sud saudita all’indomani, ovvero Jizan, Najran e Asir, questa regione dove Ansarallah ha forti legami con le tribù e dove sta attualmente conducendo operazioni missilistiche e droni di incredibile precisione e potenza.

Comandante forze Houthy dello Yemen

Non sono disponibili informazioni sull’entità dei danni inflitti al sito di Aramco a Gedda ma il generale Yahya Saree aveva avvertito: “Se gli attacchi americani, britannici, sauditi o degli Emirati contro Maarib, Sanaa e Sadaa continueranno,” la deterrenza 5 ” sarà usata contro gli aggressori. Appena pochi minuti prima del doppio attacco missilistico contro Jeddah, i droni della Resistenza yemenita, questi famosi Qassef K2, una specie di missile da crociera stealth, sono caduti sulla base aerea di Khamis Mushait per distruggerla come detto nel suo tweet, poche ore fa, generale Saree, “un obiettivo importante”. Ovviamente sarebbe stato l’hangar dei cacciabombardieri a subire i maggiori danni.
Saree si congratula ancora con se stesso per quest’altra operazione ibrida 15 droni-1 missile, effettuata il 26 febbraio contro Riyadh / Assir, la “precisione” dei colpi e la “furtività” dei dispositivi. Inutile dire che è una mega freccia quella che è stata mandata contro il regno saudita e contro il Pentagono i suoi affiliati sauditi. E il commento?

Non molto tempo fa il comandante in capo del CentCom, Frank Mckenie, è sbarcato sulla costa occidentale saudita per annunciare la “militarizzazione” di Yanbu, Taif e Tabouk. Più di un analista è stato ha visto come un promotore del ritiro delle truppe statunitensi dall’Arabia Saudita meridionale a ovest e dal momento che “se una guerra dovesse scoppiare con l’Iran, il Golfo Persico sarebbe troppo tempestoso” e che “le truppe americane avevano bisogno di una base posteriore per muoversi rapidamente “.
Sembra che questo doppio attacco missilistico sparato da Ansarallah dimostra che lo Yemen resiste ed è è arrabbiato con una “America che mente” e che, “pur continuando a far morire di fame migliaia di donne e bambini yemeniti per mezzo dell’embargo, parla spudoratamente di pace”, anche se Maarib il petrolio è quasi nelle mani di Ansarallah e che la Resistenza sta già pianificando di espandere la sua avanzata.

Mappa Yemen Arabia Saudita

Come? “O” Cosa? Tra Jeddah e Yanbu ci sono solo 300 km da percorrere, il triplo della distanza tra Yanbu e Taëf. Quanto a Tabouk, che alcuni dicono sia stato scelto dal duo Biden-Austin perché si trova proprio di fronte a Port Sudan. Da notare che questo porto sudanese è quello dove la Russia ha appena inviato la sua prima nave da guerra dove ha piantato la sua prima base navale nel Mar Rosso , dista 900 chilometri da Jeddah.
Tutto ciò significa che da Sana’a, il raggio di missili Quds di Ansarallah ha la libertà necessaria per colpire Tabouk, Taëf e ovviamente Yanbu, con dispiacere delle truppe americane che McKenzie crede di aver messo alla prova ad Ain al-Asad. Il colpo a sorpresa della Resistenza Irachena contro la base Usa di Erbil, Il 16 febbraio e quello del 3 marzo contro Aïn al-Assad hanno dimostrato che le forze yemenite avevano un controllo perfetto della situazione.
Nulla ora impedisce ad Ansarallah, che domina perfettamente il campo di battaglia nello Yemen e che si trova in una perfetta posizione di forza, dal “brindare agli yankees”.
La minima risposta degli USA equivarrebbe a smascherare le truppe statunitensi in Iraq, questi circa 7.000 soldati, secondo gli USA, che tremano dal 3 marzo nelle loro trincee di cemento.

E pensare che gli attacchi anti-Usa, un tempo ridotti all’Iraq, tendono improvvisamente a diffondersi a grande velocità in tutti i paesi della regione, dall’Iraq allo Yemen, passando per la Siria. Si chiama “caccia all’occupante” e ovviamente non conosce confini. I protagonisti sono le forze dell’Asse della Resistenza dalla Siria all’Iraq, al Libano ed allo Yemen, l’insegnamento lasciato dal generale Soleimani, assassinato a tradimento dagli USA.

Avanzata forze Houthy nello Yemen

Tutto questo non promette nulla di buono per un’America di Biden che credeva di poter fermare la caduta di Maarib facendo penzolare “un unblacklisting” all’indirizzo di Ansarallah: Maarib e i suoi siti petroliferi si preparano quindi a tornare sotto il controllo yemenita e senza Marrib, che è il continuum geografico tra territorio saudita e Yemen meridionale, gli Stati Uniti e l’Arabia non hanno più nulla da dire in Yemen per quattro motivi: un nord yemenita dominato dalla Resistenza viene ed ” emerge alle porte del regno wahhabita con un potenza balistica comprovata e capace di pesare con tutto il suo peso sullo Stretto di Bab el-Mandeb e questo, sotto gli occhi troppo interessati di Russia e Cina, aventi ciascuna la sua base, quella a Port Sudan, l’altra a Gibuti. Due potenze che vedono Ansarallah come l’unico partito in grado di colpire le basi statunitensi in territorio saudita.

Fonte: https://parstoday.com

3 Commenti
  • mario
    Inserito alle 20:27h, 05 Marzo Rispondi

    forza ragazzi dello yemen…………………… vincerete

  • Giorgio
    Inserito alle 21:41h, 05 Marzo Rispondi

    W l’asse della resistenza ….. fuori gli anglosionisti dal medio oriente ….

  • Fratello Marcus
    Inserito alle 23:48h, 05 Marzo Rispondi

    “Il sangue degli eroi è più vicino a Dio dell’ inchiostro dei filosofi e delle preghiere dei devoti.”

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