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Ankara- Mosca: Il nuovo Fronte Euroasiatico contro l’egemonia di Washington

di  Paolo Marcenaro

La Turchia di Recep Erdogan viene sospinta sempre più verso Mosca dalla guerra doganale e dagli attacchi economici americani

In Turchia si diffondono le manifestazioni di antiamericanismo; sui social network più popolari si moltiplicano i post e le condivisioni di foto e video di cittadini che bruciano biglietti verdi, o, addirittura, danneggiano e mettono fuori uso apparecchi considerati iconici del ‘made in Usa’, a partire dagli Iphone e Ipod della Apple.

L’attacco finanziario e doganale scatenato dagli Usa contro la Turchia ha dato violenti scossoni al paese guidato da Recep Tayyip Erdogan, ma é molto difficile che lo abbatta; anzi, come spesso é accaduto negli ultimi anni, questi ‘colpi di coda egemonici’ della potenza transatlantica (una superpotenza che avrebbe voluto farsi ‘iperpotenza’ intrappolando il mondo nel ‘Nuovo Secolo Americano’) potrebbero avere l’effetto del tutto opposto, convincendo Ankara a proseguire più rapidamente nel dissolvere i rimanenti legami con Washington e a cercare una propria collocazione nell’ordine multipolare eurasiatico.

Sull’ “altra sponda” Erdogan ha una serie di potenziali partner, che magari non diventeranno alleati veri e propri, ma che sono sicuramente interessati a relazioni cordiali e mutualmente benefiche, con poche o punto contropartite “politiche”; giacché la possibilità per il presidente anatolico di continuare a rafforzare e strutturare il proprio cesarismo (più o meno autocratico, a seconda delle opinioni personali di chi lo osserva e/o lo giudica) é un prerequisito fondamentale.

I partner potenziali sono soprattutto tre: Qatar, Cina e Russia.

Il Qatar, più che ‘aspettare’ Erdogan sull’altra sponda, a dire la verità si trova in sua compagnia sulla scialuppa di salvataggio, a propria volta sballottato dai marosi, visto che da quando il nuovo Emiro Tamim al-Thani ha spodestato il padre-predecessore, Hamad, sganciando la piccola penisola petrolifera dalla coalizione a guida saudita (e dando un severo taglio alla politica egemonica perseguita negli anni precedenti) é stato a sua volta aggredito in tutti i modi tranne che in quello militare.

Attualmente se i Qatarioti trovano cibo nei supermercati lo devono all’apertura di canali di importazione dall’Iran…e se possono decollare da Doha verso destinazioni internazionali lo devono contemporaneamente di nuovo all’Iran e alla stessa Turchia, che hanno aperto i loro cieli ai jet della Qatar Airways, dopo che tutti gli altri paesi del GCC glieli avevano chiusi.

La Turchia é arrivata a schierare truppe in Qatar per scongiurare la possibilità di un ‘blitz’ armato di Riyadh, che fonti molteplici hanno rivelato essere stato molto vicino a prendere il via (cortesia della maniera personalistica e irriflessiva con cui il Principe-delfino Mohammed bin Salman concepisce la politica estera).
Quindi il viaggio-lampo dell’Emiro Al-Thani in Turchia, dove ha incontrato Erdogan e promesso 15 miliardi di $ d’investimenti é stato una maniera di ‘sdebitarsi’ dal sostegno ricevuto in questi frangenti.

Ma ancora più importante è stato, nella giornata di ieri, l’annuncio della Banca Industriale e Commerciale di Cina, potentissimo istituto di credito controllato dal Governo di Beijing, di prossimi investimenti in Turchia per 3 miliardi e 800 milioni di dollari Usa. Certo, la cifra é più limitata di quella qatariota, ma le dimensioni dell’economia cinese fanno immaginare (crediamo con enorme sollievo da parte di Erdogan) che essa non sia che un “antipasto”, un assaggio di quello che potrebbe “pompare” nell’economia turca una Cina ansiosa di vedere il paese trasformarsi nel terminale occidentale della “Nuova Via della Seta”.

L’emolumento cinese é stato “condito” con queste incoraggianti parole:
“La Cina crede che la Turchia, con in suoi solidi fondamentali, abbia tutti i mezzi necessari a risollevarsi dal travaglio economico che l’ha temporaneamente colpita”.

Cittadini turchi manifestano contro USA

Poi c’é la Russia.

La positiva sterzata nei rapporti Mosca-Ankara ha quasi del miracoloso, qualora si consideri la storica diffidenza che ha sempre diviso i due paesi, fin dai tempi di Zar e Sultani (12 guerre combattute tra 1568 e 1918, in 350 anni esatti) e soprattutto il livello di ostilità che esisteva poco meno di tre anni fa, quando nel novembre 2015 i Turchi abbatterono un Sukhoi russo che stava bombardando terroristi takfiri nella Siria del Nord.

A cambiare tutto è stato il fallito colpo di stato del luglio 2016 che se da una parte é servito ad Erdogan per fare “repulisti” di molta opposizione interna, dall’altro lato gli ha fatto capire di dover ripensare profondamente il suo ruolo regionale e internazionale.

Da allora sono cessati i rapporti amichevoli di Ankara con Al Nusra ed ISIS, mentre solo poche milizie filoturche presenti in Siria (come Ahrar Sham) sono state frettolosamente (e malamente) ‘ripulite’ e presentate come ‘ribelli moderati’ che coopererebbero con l’Esercito turco a ‘controllare’ le parti di Siria oltre il confine occupate con le operazioni ‘Scudo dell’Eufrate’ e similari.

Mosca ha avuto il cinismo e il senso di “realpolitik” necessari per capire immediatamente che una Turchia “a metà del guado” era certamente preferibile a una fermamente schierata coi suoi avversari, intavolando relazioni e concedendo al nuovo partner l’acquisto degli avanzati sistemi missilistici S-400 (prima di quel momento venduti solo alla Cina), condizioni molto vantaggiose per il passaggio di oleodotti e gasdotti, nonché una centrale nucleare.

Visto che certi annunci e certe iniziative sono solo apparentemente “casuali” e frutto di “coincidenze”, ci spingiamo a credere che anche l’apertura di nuove tratte di traghetti tra i due paesi attraverso il Mar Nero e anche l’annuncio del Ministero degli Esteri di Mosca che la politica dei visti verso i cittadini turchi potrebbe essere “molto rilassata” o addirittura abolita per certe categorie di viaggiatori possano far parte di un vasto e molto lungimirante disegno per integrare sempre di più la Turchia nell’Eurasia emergente.

Ogni ulteriore ‘scossone’ dato dal dinosauro a stelle e strisce, non farà che accelerare il di lei scivolamento là dove il grande giocatore di scacchi del Cremlino anela e desidera che finisca.

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  1. Mardunolbo 1 mese fa

    Sembra in effetti, che Trump, con le sue azioni sconsiderate, promuova la distruzione del mondo unipolare, così come concepito dalla finanza apolide !
    Anche la sua dichiarazione di Gerusalemme capitale d’Israele sembra talmente cretina da lasciar ipotizzare un losco e sotterraneo piano di destabilizzazione di tutto il mondo fetido creato dalla finanza apolide internazionale che gioca sulla pelle degli abitanti della Terra, spostando quà e là le sue pedine di guerre e devastazioni…
    Chissà che non sia così ! Anche se non c’è questa nascosta volontà, comunque gli effetti sono proprio quello che ci aspettiamo con speranza.
    La Turchia si stacca dalla Nato e la Nato viene privata di un grande alleato nel Mediterraneo e sul Bosforo, permettendo così a navi russe di poter esercitare tutta la loro potenza ed influenza nel Mediterraneo, annichilendo così, di fatto, ogni pretesa espansionistica israeliana.
    L’ulteriore rafforzamento del rapporto Turchia-Iran, creerebbe una catena di eventi incredibilmente favorevoli a Siria, Libano ed altre nazioni che sono tuttora libere o quasi libere dall’influenza Usraeliana.
    Insomma, se son rose fioriranno e le spine saranno per Usa-Israele !

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    1. Silvia 1 mese fa

      D’accordo, pero’ forse tutto questo non e’ un bene per l’Italia, dato che noi stiamo stringendo ancora di piu’ i nostri rapporti con gli USA, che pare siano intenzionati ad aiutarci contro gli altri Paesi europei e nel problema dell’immigrazione

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      1. Ale 4 settimane fa

        Sicura Silvia visto che loro (con Arabia Israele Francia e gran Bretagna) provocano le guerre che vedono i fuggitivi entrare in europa attraverso l’Italia ? E già che ci siamo no ci si può fidare dei turchi sempre con un piede in due scarpe ?

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  2. Idea3online 1 mese fa

    La Storia con le sue azioni considerate, promuove la distruzione del mondo unipolare……il Tempo scrive il Futuro per indebolire l’Occidente e rafforzare l’Oriente.

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  3. amadeus 4 settimane fa

    Finché resta nella nato e come un serpente a sonagli nel letto. Se la Turchia vuole cambiare pagina lo deve fare al 100%, un piede in due staffe non é mai stata un alleanza sincera.

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    1. Anonimo 4 settimane fa

      un Generale come Al Sisi per l’Egitto in Turchia e per i fratelli salafiti di merdocan è la fine. Qatar e Iran appoggiano il salafismo fraterno democratico del pd americ ano. Redazione, non entrate in queste scaramucce tra Clinton e Trump, sono tutti la stessa porcheria

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    2. atlas 4 settimane fa

      un Generale come Al Sisi per l’Egitto in Turchia e per i fratelli salafiti di merdocan è la fine. Qatar e Iran appoggiano il salafismo fraterno democratico del pd americ ano. Redazione, non entrate in queste scaramucce tra Clinton e Trump, sono tutti la stessa porcheria

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