Ancora da chiarire gli accordi e le conseguenze del vertice di Helsinki

di  Luciano Lago

Passato il clamore e diradatesi le cortine fumogene sul vertice di Helsinki fra i presidenti Putin e Donald Trump, mentre i maggiori esperti mondiali continuano a parlare dell’argomento, si iniziano a valutare il nuovo scenario internazionale successivo a tale summit.

Non sarà necessario soppesare più di tanto le dichiarazioni di Trump sulla priorità della sicurezza di Israele, a danno degli altri popoli del Levante in continuità con il passato, costellato di aggressioni ed espansione dello Stato di Israele.

Trump pretenderebbe con la sua retorica di atteggiarsi a difensore dal terrorismo che risulta in realtà creato, sostenuto e mantenuto proprio dagli Stati Uniti e dalla loro sciagurata coalizione, senza curarsi del tragico bilancio di vittime e d distruzione che questa ha creato.

Naturalmente non avrebbe potuto mancare un accenno alla “difesa della sicurezza” di Israele:

” Per molti anni, decenni, abbiamo lavorato duramente con Israele. Penso che nessun altro paese sia mai stato più vicino a noi. Anche il presidente Putin ha aiutato Israele. E entrambi abbiamo lavorato con Bibi Netanyahu per fare qualcosa in Siria che avrebbe a che fare con la sicurezza di Israele. E a questo proposito, vogliamo assolutamente lavorare per aiutare Israele. E Israele lavorerà con noi. E così, i due paesi lavoreranno insieme … (Dichiarazione di Trump.).

Come se non fosse noto che Israele e gli Stati Uniti hanno operato insieme per anni nell’obiettivo di distruzione della Siria. Come se non fossero gli USA e Israele i sostenitori dei peggiori crimini commessi contro il popolo siriano, divenuti chiaramente gli amari esecutori sul terreno.

Ma la cosa importante in questa occasione sono state piuttosto le parole di Putin che “presumibilmente” incantano Bibi, come ci riferisce Sputnik e una buona parte della stampa israeliana:

” Netanyahu apprezza molto il coordinamento con la Russia in materia di sicurezza, così come la chiara posizione del Presidente Putin sulla necessità di osservare l’accordo del 1974 sul disimpegno tra Israele e Siria”, ha affermato. Lo dice in una dichiarazione del gabinetto del capo del governo ”

Precisando che questa non è esattamente la posizione espressa chiaramente dal presidente Putin. Infatti, se Sputnik e altri media si accontentano di citare il seguente paragrafo:

” Dopo la completa sconfitta dei terroristi nella Siria sudorientale, la situazione sulle alture del Golan deve essere resa conforme all’accordo del 1974 [3] sul disimpegno delle forze israeliane e siriane […] Il presidente [Trump] ha prestato particolare attenzione oggi. Desidero ribadire l’impegno della Russia per tale sviluppo “.

I media hanno trascurato il seguito della sua dichiarazione:

” Questo ci consentirà di costruire una pace solida sulla base della risoluzione 338 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ” [1].

Una risoluzione che chiede alle parti interessate di avviare immediatamente dopo il cessate il fuoco l’attuazione della risoluzione 242 (1967), che richiede il “ritiro delle forze armate israeliane dai territori occupati” pur affermando il diritto di ogni Stato “per vivere entro confini sicuri e riconosciuti”  e, quindi, implica il ritorno di Israele a confini internazionalmente riconosciuti.

Il riferimento a questa risoluzione è particolarmente importante perchè questa era stata l’adottata all’unanimità del Consiglio di sicurezza, come poi la risoluzione 497 (1981) con cui si era stabilito che “la decisione di Israele di imporre le sue leggi, la sua giurisdizione e amministrazione nel territorio siriano occupato delle alture del Golan è nulla e priva di effetti giuridici a livello internazionale.

Sia che Trump abbia compreso l’importanza della posizione chiaramente espressa di Putin, o che non lo abbia fatto, lui ha solo annuito alla loro conferenza stampa congiunta. D’altra parte, la lobby sionista non avrà molto tempo per contestarlo.

In effetti, l’agenzia Sputnik ci ha appena detto che il Congresso degli Stati Uniti si sarebbe riunito il 18 luglio per discutere l’importanza del riconoscimento da parte degli Stati Uniti della sovranità di Israele sul Golan occupato. Un’iniziativa condotta per mesi dal senatore del Texas, Ted Cruz, e dal rappresentante repubblicano della Florida nella Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Ron DeSantis; la stessa avrebbe dichiarato che sarebbe stata una follia restaurare le alture del Golan sotto la sovranità del governo di Al-Assad.
L’agenzia Sputnik aggiunge che questo incontro si terrà su richiesta di Dore Gold, ex direttore generale del Ministero degli Affari Esteri israeliano, che avrebbe già discusso dell’importanza di tale riconoscimento “per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti” in lo scorso febbraio a Mosca!

Non è chiaro se l’incontro del Congresso è programmato, in modo casuale o convocato d’urgenza a causa di questa dichiarazione occultata del Presidente Vladimir Putin. Non ci sono risposte per il momento.

In ogni caso, sarà il tempo a dirci se questo vertice di Helsinki appena svoltosi per confermare la volontà di entrambi i presidenti per raffreddare i fronti di guerra ed evitare un confronto diretto, in particolare in Siria, non solo tra i militari russi e americani come Putin ha detto, ma anche tra le forze siriane e israeliane. Confronti che nessun campo sembra desiderare.
Il tentativo della elite di potere sionista è ormai piuttosto evidente: seguire il vecchio piano della “Grande Israele” ed annettersi territori quanto più possibile a danno degli stati confinanti con l’acquiescenza dell’Amministrazione USA e dell’Arabia Saudita.

La Russia fiono ad oggi è interventuta costantemente a difesa dei popoli del Levante, sempre in conformità con il diritto internazionale. Al contrario Washington ed Israele hanno calpestato ogni norma del diritto internazionale e violato i patti che loro stessi avevano sottoscritto. Questo è emerso in forma evidente e il consesso dei paesi che si riuniscono nelle sedi internazionali non può non riconoscerlo.
La posizione degli USA e di Israele, qualora sia proclamata un’altra annessione, come il Golan siriano, dopo quella di Gerusalemme, rappresenterebbe una nuova flagrante violazione del diritto internazionale che qualificherebbe definitivamente Israele e gli Stati Uniti come i due più grandi “stati canaglia” al mondo che operano in spregio ad ogni regola del diritto internazionale.

1 commento

  • songanddanceman
    24 Luglio 2018

    Controllare le alture del Golan si traduce soprattutto
    nel controllare uno dei più grandi serbatoi idrici del Medio Oriente.
    L’acqua è più importante del petrolio
    (chiedere alla Cina e alle gigantesche dighe che sta costruendo).
    Secondo alcune stime, le acque del Golan forniscono a Israele
    un terzo del fabbisogno idrico del Paese.
    Già solo questo motivo rende chiaro perché Israele teme
    qualsiasi tentativo di riconquista da parte della Siria.

    Se è importante per Israele, tanto più lo è per la Siria,
    che di quelle risorse idriche è stata privata manu militari.
    L’acqua è un bene primario (tanto più per un Paese devastato dalla guerra)
    e l’economia siriana necessita di un approvvigionamento idrico costante .
    L’approvvigionamento di acqua è diminuito
    anche per via delle recenti dighe costruite dalla Turchia sull’Eufrate.
    La militarizzazione delle dighe e il controllo su uno dei fiumi
    fondamentali per il Medio Oriente
    ha di fatto consegnato a Recep Tayyp Erdogan
    un interruttore sull’economia della Siria e dell’Iraq.
    E vale lo stesso discorso fatto per il Golan.
    Chi ha in mano l’acqua, controlla la vita dei suoi vicini.

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