Anche Conte ha paura della Nato: troppi silenzi sulle colpe di chi ci ha messo nei guai

di Alberto Negri –

C’è un doppio standard nell’Alleanza Atlantica e abbiamo paura a dirlo: la cancelliera Merkel può raddoppiare il Nordstream 2, la pipeline del gas con la Russia, mentre il Southstream con Mosca dell’Eni-Saipem fu fatto saltare dalle sanzioni per la crisi Ucraina e l’annessione della Crimea nel 2014.

I senatori italiani come i cani di Pavlov: è scattato immediato l’applauso dell’aula appena il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha pronunciato la formula rituale della consunta repubblica del Belpaese: “La convinta appartenenza all’Alleanza Atlantica, con gli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato”. Da buon cerchiobottista, per tranquillizzare lo scalpitante Salvini, ha strappato un altro applauso quando ha annunciato che l’Italia promuoverà “una revisione del sistema delle sanzioni alla Russia”. Tanto sappiamo perfettamente che mentre il pilastro Nato non si scalfisce, per rimuovere le sanzioni europee a Mosca ci vuole ben altro che l’iniziativa italiana.

A sette anni dalla caduta di Gheddafi non si trova in questo Paese un uomo politico al governo che dica chiaramente chi ci ha messo nei guai: la Francia, gli Usa, la Gran Bretagna e la Nato, che avevano persino minacciato di bombardare i terminali dell’Eni. In poche parole nessuno è in grado di riconoscere che la guerra in Libia del 2011 è stata la peggiore sconfitta italiana dalla seconda guerra mondiale. Con Gheddafi sei mesi prima avevamo firmato contratti miliardari e l’accordo sui migranti, diverso ma non troppo da quello che la Germania ha voluto fare con Erdogan per i profughi siriani.

Mancando un minimo di analisi non si è quindi neppure in grado di trarre delle conclusioni di politica estera che abbiano una qualche rilevanza effettiva.
Si continua a girare intorno al problema: sono i nostri alleati che ci hanno destabilizzati. A questo si aggiunge la grave insipienza di accodarsi nel 2011 ai raid della Nato contro il regime libico: ne fossimo stati fuori oggi avremmo qualche argomento in più da giocarci.

Prof. G. Conte

Ma il premier Conte che pure ha parlato un’ora e mezza questa sintesi di poche righe non può farla: i nostri governi cambiano soltanto per restare ancorati sempre alla Nato, anche quando che ci bastona. Questo non significa uscire dall’Alleanza Atlantica, il passaporto che ci consente di vendere le armi della nostra industria bellica, ma almeno segnalare che non si è troppo contenti di come sono andate le cose.

Quanto agli Stati Uniti, saranno pure un alleato privilegiato ma non hanno detto una parola quando Erdogan ha bloccato la nave Saipem che andava a fare legittime prospezioni offshore a Cipro. E la Turchia, non dimentichiamolo, è un altro alleato della Nato, alla quale però non si possono muovere rimproveri perché ricatta l’Europa con i profughi e gli Usa sulla questione siriana, usando la sponda di Putin e dell’Iran.

C’è un doppio standard nell’Alleanza Atlantica e abbiamo paura a dirlo: la cancelliera Merkel può raddoppiare il Nordstream 2, la pipeline del gas con la Russia, mentre il Southstream con Mosca dell’Eni-Saipem fu fatto saltare dalle sanzioni per la crisi Ucraina e l’annessione della Crimea nel 2014.

Vedremo cosa si diranno Conte e l’ineffabile Macron che la scorsa settimana ha convocato un vertice all’Eliseo sulla Libia con quasi tutti i principali protagonisti segnalando la volontà francese di scalzare l’Italia dalla ex colonia: da difendere c’è per lo meno la presenza delle aziende italiane, dall’Eni alle piccole e medie che tradizionalmente lavorano sulla Sponda Sud.

NATO Operazione Libia

E’ con questo spirito, con la coda tra le gambe della Nato, che il nuovo governo italiano, non diversamente da quelli che lo hanno preceduto, si prepara ad andare al G-7 del Canada che inizia venerdì e si svolgerà a Charlevoix, in Quebec, presieduto dal premier canadese Justin Trudeau.

Sul tavolo c’è la questione dei dazi introdotti in maniera unilaterale dagli Usa su acciaio e alluminio anche contro l’Unione europea ma pure quella delle sanzioni all’Iran che bloccano 27 miliardi di commesse italiane. Siamo sicuri che, come nelle volte precedenti, faremo un figurone per manifestazione di indipendenza e sovranità.

Fonte: Alberto Negri

14 Commenti

  • Eugenio Orso
    7 Giugno 2018

    Se i giallo-verdi sono populisti veri, Conte compreso, dovrebbero avere un coraggio che nessun’altro, prima, ha avuto.
    Dovrebbero dire chiaramente e pubblicamente agli italiani come stanno le cose.
    Grossomodo: “Noi vivamo in un paese occupato e non siamo liberi di decidere del nostro futuro, sia per quanto riguarda gli aspetti economici e sociali, sia per quanto attiene alle alleanze internazionali.
    Non possiamo uscire né dalla nato né dall’euro, perché, in caso facessivo qualche tentativo in tal senso, subiremmo delle rappresaglie terribili e avremmo una sorte peggiore della Gecia.
    Solo eventi geopolitici esterni, di portata mondiale, o almeno europea, potranno cambiare, per noi, il corso della storia, consentendoci, se positivi, di riconquistare la sovranità”.

    Cari saluti

    • Paolo
      7 Giugno 2018

      Quindi, dobbiamo aspettare che si muovano
      “gli altri”.
      Uela’, che poppolo di coraggiosi.
      Va buoh, aspettiamo.

  • Horus
    7 Giugno 2018

    Quando l Italia si mette a fare politica estera e ha dei risultati arrivano sempre stelle e strisce con i soliti alleati a rovinar tutto. Qualsiasi contratto con il nord Africa o medioriente,nostri vicini, ci e’sempre fatale,come la politica estera che ha avuto come risultato 40anni fa via Fani.
    E nessun coraggio esiste tutt ora per allontanarci dai fautori di quella tragedia nemmeno col governo gialloverde che pare piu che altro a stelle5 e strisce leghiste.Non sia mai che si vada contro.

  • Stefano radi
    7 Giugno 2018

    Questo governo impossibile a pensarsi, basta osservare le caratteristiche della legge elettorale e l’elezione di mattarella a capo dello stato, non sarebbe mai sorto se non avesse goduto del decisivo sostegno dell’amministrazione Trump. Tanto e’ stato chiaramente espresso da Steve Bannon nei giorni scorsi presente in Italia, ove si e’ accertato che l’ambasciata usa fosse in sintonia perfetta con il suo governo.L’appoggio usa e’ stato tangibile con l’appoggio fornito da wall street, in contrasto ai maneggi della bce sullo spread. E’ evidente che questo governo, che pone l’Italia al centro dell’attivita’ politica della UE, e’ inteso a condizionarne le iniziative economiche e politiche giudicate non funzionali al governo Trump. Sappiamo anche per bocca del presidente Putin, ieri a Vienna, che tra lui e Trump intercorrono contatti telefonici diretti, il risultato dei quali e’ evidente nella situazione politica del medio oriente. Inoltre aassistiamo alla rancorosa e frenetica azione di diffamazione e dileggio del nuovo governo posta in essere da Soros in persona e dallo stuolo dei nostri politici piddini confluiti all’opposizione. E’ un governo che potra’ muoversi agevolmente e anche con determinazione nelle sue richieste alla ue, tendenti a riequilibrare i rapporti di forza colpevolmente lasciati crescere a favore di germania e francia dai governi precedenti, incluso quello di berlusconi (fatta eccezione per la parentesi del 2010/11, quando si illuse di poter giocare un ruolo diverso grazie al sostegno di Putin e Gheddafi), inducendo la germania ad una scelta: accettare le condizioni proposte dall’italia o uscire dall’euro. In questo i tedeschi dovranno stare attenti a non utilizzare la loro innata testardaggine, perche’ cio’ gli sarebbe letale. L’argomento onlimite tabu’ per l’Italia non sono (dico quindi) le sanzioni alla Rusdsia, ma l’appartenenza alla Nato. Questo si e’ e resta un elemento cardine della sua politica, oggi come e piu’ di ieri per molteplici ulteriori ragioni.,

    • Citodacal
      7 Giugno 2018

      Diciamo che, sebbene con molte vele e velacci ancora vincolati agli alberi, l’Italia stia manovrando per conseguire la priorità d’emergenza: quella d’evitare di fracassarsi sugli scogli a breve.

  • The roman
    7 Giugno 2018

    Giusta a mio parere l’analisi di Stefano . L’ala MAGA dell’amministrazione Trump ha voluto e favorito l’insediamento del governo Conte , con un occhio di riguardo per il sovranista Salvini . Le possibilita’ per l’Italia di giocare un ruolo forte ci sono , ma solo se il govrrno sapra’ reprimere con forza i tentativi di intimadazione e coercizione ai quali verra’ sottoposto , al pari del governo Trump e dagli stessi poteri. La Germania e la Cina, bastioni del globalismo, sono nel mirino degli Usa e questo e’ per noi positivo , perche’ ogni indebolimento degli affossatori della nostra economia e’ a nostro indiretto vantaggio. La Russia e’ stata spinta dai globalisti nelle braccia della Cina per garantire la protezione delle ricchezze accumulate dal grande capitale transnazionale , che andrebbero in fumo in caso di una saldatura tra le nazioni europee in chiave sovranista. E’ chiaro che la narativa antirussa di matrice giudaica serve ad impedire la naturale convergenza tra le nazioni cristiane etnicamente affini che sarebbe una pidtra tombale per il sogno talmudico di un governo mondiale. Non bisogna sottovalutare la ripresa trumpiana in atto e la piega protezionista che sta imponendo agli Usa , cosi’ come si deve valutare l’ affiorare di timidi segnali di riavvicinamento tra Trump e Putin. I globalisti , la cui ala dura tiene Trump in ostaggio , sono in difficolta’ e in deficit di popolarita’ ovunque in occidente. Quello che proprio non si puo’ fare e’ uscire dalla Nato : voltare le spalle all’ alleato americano , in questo momento critico, sarebbe veramente stupido e pericoloso. i

  • songanddanceman
    7 Giugno 2018

    In pratica :
    Per diverse ragioni/interessi ( spiegate bene nel topic suddetto ) la Grmania , gli USA , la Francia hanno detto chiaramente :
    – Io sono Io e voi ( l’italia ) non siete un c…o !!

    • animaligebbia
      7 Giugno 2018

      Un equilibrio che per essere sviluppato ha richiesto 70 anni non si puo’ certo cambiare in un paio di settimane.Noi (Europa occidentale) dipendiamo dagli usa in quanto paesi sconfitti o legati dal piano Marshall e non e’ di sicuro facile liberarsi dalla gabbia atlantica con piu’ di 100 basi mliitari sul territorio.Ma i primi passi si sono gia’ mossi,e ci vorra’ grande lotta e molto tempo,ma riusciremo.

  • Mardunolbo
    7 Giugno 2018

    Leggo molti giusti commenti sulla difficoltà grande di uscita dalla Nato. Tutto vero, ma dopo aver ribadito (per chetare gli Usa) la fedeltà atlantica il Conte ha ribadito pure la necessità e l’impegno di rivedere le sanzioni alla Russia.
    Allo stesso modo si può,nei consessi internazionali far valere il nostro punto di vista a chiare lettere per non fare la solita figura delle pecorelle da macello.
    Non credo proprio che Conte sia all’altezza dato questo suo temperamento abbastanza “sottomesso” mostrato quando rinunciò all’incarico solo per la mancata accettazione di Savona all’economia da parte della gran finanza , per bocca del Mattarella.
    Vedremo il suo atteggiamento nei consessi internazionali prossimi ! Potrebbe benissimo essere tutto sorrisi, come Berlusconi, ma fare gli interessi italiani (Berlusconi faceva i suoi e quelli italiani in alternanza…).
    Il saper fare italiano , se inserito nelle persone giuste, è esplosivo e trascinante. Vedremo !

    • animaligebbia
      7 Giugno 2018

      Anche Moro aveva un fare umile e dimesso,secondo me in politica non serve fare “botting”,ma lavorare di fino,e sopratutto silenziosamente,per non svelare alla parte avversa i propri piani,Putin docet.Ci vorra’ molto tempo,ma riusciremo,la ue e’ una baracca fatiscente e con un po’ di calci bene assestati da varie direzioni crollera’ su se stessa.

      • Citodacal
        7 Giugno 2018

        Scriveva Saˁdi di Shirāz nel suo capolavoro “Il Roseto” (Golestân):
        “Non rivelare ogni tuo segreto ad un amico, perché non puoi mai sapere se questi potrà in futuro diventare un nemico. E non portare tutto il rancore di cui sei capace verso un nemico, perché egli potrà un giorno diventarti amico.”

      • Luca
        7 Giugno 2018

        Ottimo

  • Mario Rossi
    9 Giugno 2018

    Facciamo tante analisi e dietrologia ma la palla sta nelle nostre mani. Per affrancarci dal dominio estero dobbiamo fare quello che nessuno dei nostri vecchi politici ha mai fatto! Dobbiamo demolire passo passo un sistema di potere che è stato creato e messo in atto da inghilterra usa e francia per foraggiare la politica amica e rendere schiavi gli italiani. Il debito pubblico è il risultato di politiche volte a ingabbiare una grossa fetta di cittadini dentro un sistema assistenziale/clientelare che produce debito e questo debito è usato poi come clava per demolire qualsiasi iniziativa democratica. La prima cosa è liberarsi dalla catena del debito ma per farlo bisogna smontare il sistema. Se cominciassimo a tagliare 100 mld di spesa pubblica razionalizzando la spesa pubblica e mandando a lavorare chi ora prende lo stipendio e non lavora saremmo subito in grado di contare qualcosa perchè saremmo nelle condizioni di mandare avanti lo stato senza fare aste di obbligazioni. Vedreste che la prima volta che il tesoro saltasse una asta dei titoli sarebbe subito un fiorire di azioni di destabilizzazione per paura di perdere le redini della nostra repubblica. Siamo come una azienda che ha un numero di dipendenti molto maggiore del fatturato stimato, continua a indebitarsi per spesa corrente e brucia risorse in continuazione. Questa azienda sarebbe di continuo dipendente delle banche che gli farebbero vendere ogni patrimonio che ha un valore reale prima di lasciarla fallire oramai svuotata di ogni valore. Certo che fare una finanziaria di 100mld all’anno per 2 anni sarebbe un grosso colpo per uno stato abituato a pensare solo al divertimento e alla festa (italiano spaghetti e mandolino) ma secondo me la cosa va pensata e messa in atto e sarebbe questa si la liberazione dell’italia! altro che il 25 aprile 1945!!!!!!

    • Mardunolbo
      9 Giugno 2018

      Anche questa è cosa da fare, ma sono talmente tante le cose da fare per ricostruire la nazione, che non bastano 20 anni !
      SE ce li lasciano…LA DISTRUZIONE SISTEMATICA DI INDUSTRIE e stato sociale, operata dai traditori della nazione, descritti altre volte con nomi e cognomi, risultò facile come tutte le distruzioni. Le ricostruzioni sono sempre più lunghe e più difficili.
      Spero che il nuovo governo lo sappia, comunque hanno goiàmesso mano ad analizzare cosa e dove ricostruire; è già un passo avanti nella direzione giusta !

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