"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Allarme in Nord Africa sul ritorno dei foreign fighters

di Cristina Amoroso

Il ritorno in massa in Nord Africa dei foreign fighters inquadrati nelle milizie dello Stato Islamico dopo le sconfitte in Iraq e Siria, rappresenta una minaccia reale, che gli Stati devono prepararsi a fronteggiare. L’allarme è stato lanciato mercoledì scorso dal Ministro degli Esteri algerino, Abdelkader Messahel, nel corso di una conferenza stampa al Cairo, dopo un incontro sulla Libia con le sue controparti egiziana e tunisina, Sameh Shoukry e Khemaies Jhinaoui.

l ritorno in massa in Nord Africa dei foreign fighters inquadrati nelle milizie dello Stato Islamico dopo le sconfitte in Iraq e Siria, rappresenta una minaccia reale, che gli Stati devono prepararsi a fronteggiare. L’allarme è stato lanciato mercoledì scorso dal Ministro degli Esteri algerino, Abdelkader Messahel, nel corso di una conferenza stampa al Cairo, dopo un incontro sulla Libia con le sue controparti egiziana e tunisina, Sameh Shoukry e Khemaies Jhinaoui.

“Le informazioni in nostro possesso dicono che i foreingn fighters, dopo la sconfitta dell’Isis, torneranno nella nostra regione”, ha affermato il ministro algerino, aggiungendo che i mercenari dello Stato Islamico, che controllano ormai solo pochi territori sulla frontiera siriano-irachena, approfitteranno del caos libico per istallarsi nella regione.

Dopo l’esplosivo aumento nel 2014, l’Isis ha conquistato vaste aree di territorio in Siria e in Iraq, attirando migliaia di combattenti stranieri, ma quest’anno una serie di sconfitte ha lasciato i terroristi aggrappati a poche sacche di territorio. Uno degli effetti del declino dell’Isis è lo spostamento in massa di centinaia di foreign fighters, un fenomeno che preoccupa molto anche le intelligence europee: il timore che questi ex combattenti, una volta tornati nei loro Paesi di partenza, mettano in pratica l’addestramento militare ricevuto in Siria per organizzare e compiere attentati.

Non è la prima volta che i tre ministri degli Esteri nordafricani si incontrano per discutere sulla Libia, a febbraio in Tunisia e ancora a giungo in Algeria, con l’obiettivo di spingere per una soluzione in Libia. La priorità è “preservare l’unità, la stabilità e l’integrità territoriale della Libia e mantenere il dialogo e l’accordo politico libico come unica base per risolvere la crisi libica”, ha dichiarato il ministro degli Esteri egiziano.

La Libia è stata scossa dal caos dopo la caduta del 2011 e l’uccisione del dittatore di lunga data Muammar Gheddafi, con amministrazioni e milizie rivali in corsa per il potere. Terroristi, trafficanti d’armi e trafficanti di esseri umani hanno approfittato del caos per ottenere un punto d’appoggio nel Paese nordafricano ricco di petrolio.

Convoglio di miliziani islamici a Tripoli

“Quello che sta accadendo in Libia minaccia la sua sicurezza e stabilità ed è diventato un rifugio per diversi gruppi terroristici”, ha dichiarato il ministro tunisino Jhinaoui. Il gruppo terroristico Isis trae ispirazione dal Wahhabismo, la setta ufficiale dell’Arabia Saudita che abbraccia le idee estremiste responsabili dell’emergere di molti altri gruppi terroristici come al-Qaeda, Boko, Haram, al-Shabab e Talebani.

Anche l’Unione Africana (Ua), essendo la preminente organizzazione regionale a cui è stato affidato il mantenimento della pace e della sicurezza in Africa, è stata impegnata nello sviluppo di strumenti giuridici e normativi e di meccanismi per affrontare le complesse sfide alla sicurezza che affliggono il continente. Sembrerebbe tuttavia che l’Ua sia in ritardo nello sviluppo di strumenti e meccanismi pertinenti per affrontare questa particolare minaccia recentemente emersa, vale a dire il fenomeno delle persone che partecipano a conflitti armati in Paesi di cui non sono cittadini o abitualmente residenti, ossia stranieri combattenti, i foreign fighters, verso i quali non risultano prodotte o esaminate misure che possano essere strumentali per rafforzare la lotta contro il terrorismo e l’estremismo nella regione.

Fonte: Il Faro sul Mondo

 

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  1. Animaligebbia 3 settimane fa

    Che ingrati, questi arabi ;noi gli mandiamo degli eroici difensori della liberta’ e della democrazia e loro li respingono, dov ‘e’ la bonino, che spieghi a questi immaturi cosa devono fare.Ho come l’impressione che dopo l’outing dei giudei e dei wahabiti sul loro essere coppia di fatto, dovranno cuccarseli i nordafricani gli eroi,Che Dio li aiuti,hanno gia’ sofferto troppo.

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  2. roberto 3 settimane fa

    Va be ma se tornano come fanno a portarsi i missili anticarro o le batterie di mortai. Queste notizie farebbero il gioco degli USA che dipingono queste persone come bande di terroristi autonomi e invece non sono altro che parte integrante dell’esercito americano.

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  3. ERNESTO PESCE 3 settimane fa

    L’essere umano ha inventato tante cose, benevoli o nocive
    Mi chiedo chi ha inventato ” foreign fighters”? Di sicuro la CIA,
    che ha investito dei miglioni per coprire i terroristi.
    In passato i combattenti stranieri si chiamavano MERCENARI,
    e combattevano sotto una bandiera nazionale.
    Ma i terroristi sono, peggio dei mercenari, utilizzati dalla
    superpotenza americana e dei suoi scagnossi, come Israele et Arabia Saudita

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  4. ERNESTO PESCE 3 settimane fa

    ACCETATE IL MIO COMMENTO:
    L’essere umano ha inventato tante cose, benevoli o nocive
    Mi chiedo chi ha inventato ” foreign fighters”? Di sicuro la CIA,
    che ha investito dei miglioni per coprire i terroristi.
    In passato i combattenti stranieri si chiamavano MERCENARI,
    e combattevano sotto una bandiera nazionale.
    Ma i terroristi sono, peggio dei mercenari, utilizzati dalla
    superpotenza americana e dei suoi scagnossi, come Israele et Arabia Saudita

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  5. PESCE ERNESTO 3 settimane fa

    INOLTRE, NELLA FOTO IN ALTO SI VEDE DEI TERRORISTI CON IL PUGNO CHIUSO, DI SICURO SONO EUROPEI SCAPPATI DALLA DISOCCUPAZIONE IN CERCA DI FORTUNA, NON HANNO NIENTE A CHE VEDERE CON ARABI

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