ALDO MORO: UN OMICIDIO CENTRAL INTELLIGENCE AGENCY

di Gianni Lannes

Cinque processi e due commissioni parlamentari. Risultato? Ufficialmente, il nulla, nonostante i numerosi riscontri probanti. Nessun colpevole, ovvero: ancora ignoti i mandanti altolocati italiani e d’oltre Atlantico. In compenso è stato propinato il solito copione di Stato, pilotato con sottofondo P2 (società eversiva finanziata e protetta dalla CIA): depistaggi, omissioni, insabbiamenti e strani decessi come per Ustica. Eppure, i fatti sono di per sé eloquenti e sotto i nostri occhi distratti.

Il Governo dell’epoca – Andreotti & Cossiga che ricevette un plauso ufficiale dall’amministrazione presidenziale del democratico Carter per la “buona riuscita dell’operazione” – era perfino a conoscenza del luogo di prigionia di Moro, riferito anzitempo dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Strage, sequestro e omicidio in appalto ai servizi segreti del Governo nord-americano infiltrati nelle brigate rosse. I morti sono sottoterra, dimenticati dai più. Gli assassini invece sono liberi ed impuniti. Mentre l’Italia è sempre sotto il padrone USA.

Sulla lapide dell’agguato di via Fani a Roma non si legge chi ha ucciso lo statista Aldo e Moro e i cinque uomini della scorta, barbaramente trucidati da professionisti militari, non certo brigatisti alle prime armi (Morucci compreso) sotto la supervisione dell’ufficiale dei servizi segreti Guglielmi, presente in loco la mattina del 16 marzo 1978 (come accertato inequivocabilmente dalla Commissione parlamentare di inchiesta). Anche se poi nel 2003, l’allora ministro Martino (aspirante piduista) in risposta all’interrogazione del deputato Walter Bielli, negò la presenza di Gugliemi, mentendo spudoratamente e senza alcuna conseguenza penale. Nulla è scritto su quella targa commemorativa della minaccia di morte rivolta dal criminale Henry Kissinger (esponente di spicco del Bilderberg Group e del Comitato mondiale dei 300) al presidente Aldo Moro.

Sul muro di quella tragica via di Roma all’incrocio con via Stresa, c’è una lapide, protetta da un vetro, che ricorda gli angeli custodi di Moro (a tre dei quali è stato inflitto il colpo di grazia da un killer della Nato). «In questo luogo cinque uomini, fedeli allo Stato e alla democrazia, sono stati uccisi con fredda ferocia mentre adempivano al loro dovere». Non si legge di Aldo Moro, come se quegli uomini non fossero morti per il presidente della Dc. Non si legge dei terroristi telecomandati delle Brigate rosse. Chi ha ucciso quegli uomini e perché? Non c’è scritto nulla degli insospettabili membri a Firenze della direzione strategica delle Br. E niente c’è scritto di Igor Markevitch, marito in secondo nozze di una Caetani della nobiltà nera capitolina. E neppure vi è scritto della prigionia di Moro nella stessa via Caetani, nei presso di un palazzo del Sisde (il servizio segreto civile).

Quel giorno il traffico non era intenso. Le due auto – una 130, un’Alfetta – scendevano veloci dalla collina Trionfale quando la Fiat 128 di Mario Moretti con una targa rubata del Corpo diplomatico frenò di botto all’incrocio. Fu allora che gli altri, con gli impermeabili blu, i berretti da piloti dell’Alitalia, uscirono da dietro la siepe con pistole e mitragliatori. Spararono 91 proiettili contro i cinque uomini della scorta di Moro, il maresciallo Oreste Leonardi, i brigadieri Domenico Ricci e Francesco Zizzi, gli agenti di polizia Giulio Rivera e Raffaele Iozzino – il solo che riuscì a replicare con due colpi. Furono sterminati in una manciata di secondi.

Ero un ragazzino e quel giorno appresi la notizia a scuola, ma il ricordo si è cristallizzato in me, ed è come se fosse ora. Non c’è chi non ricordi dov’era e con chi in quel momento, che cosa disse e fece in quel momento preciso quando seppe che cosa era accaduto a Roma. Per chi ha l’età del ricordo, non c’è chi non abbia ancora negli occhi – al punto da poterne avvertire ancora l’ansia del filmato televisivo della Rai – i parabrezza frantumati, i fori neri nell’auto bianca, il corpo di Iozzino a braccia larghe coperto da un lenzuolo bianco e la macchia di sangue sull’asfalto – densa, scura – un caricatore vuoto accanto al marciapiede nel piano sequenza di 3 minuti e 12 secondi dell’operatore del telegiornale che accompagna la voce ansimante di Paolo Frajese.

Non bisogna chiedersi per quale ragione i dilettanti allo sbaraglio delle br hanno rapito il presidente Moro e si accingevano a liberarlo avendo richiesto in cambio un riconoscimento politico, ma perché buona parte delle forze politiche, in primis la ditta Andreotti & Cossiga, compreso il corrotto Craxi (che voleva approfittare della situazione per emergere), nonché la CIA, il Mossad e i servizi segreti italiani (Sismi e Sisde), ne hanno decretato la morte.

E’ sufficiente leggere attentamente il memoriale di Moro (perfino la versione apocrifa) – o comunque mettere a confronto le due versioni: quella rinvenuta a Milano in via Montenevoso nel 1978 e quella del 1990 – per comprendere la logica perversa del doppio ostaggio. Vale a dire: i segreti rivelati da Aldo Moro sul conto della NATO.
Per sciogliere il cosiddetto mistero, bastava torchiare a dovere Moretti affiliato all’Hyperion di Parigi (quello che ha materialmente assassinato il 9 maggio 1978 il presidente Aldo Moro, sparandogli a bruciapelo) e Morucci, come gli specialisti delle forze dell’ordine (polizia e carabinieri) sanno fare quando vogliono.

Ci sono tanti di quegli elementi probanti per procedere speditamente alla revisione processuale ed aprire un nuovo e decisivo processo ai responsabili nazionali ed internazionali. Cosa si aspetta? Ecco alcune evidenze: la stampatrice in possesso delle br proveniente dai servizi di sicurezza italiani (Rus), la scomparsa di alcune foto scattate da un testimone oculare in via Fani e consegnata al sostituto procuratore Luciano Infelisi, la sparizione addirittura di alcuni verbali di interrogatorio, il mancato ritrovamento nell’auto del presidente Moro di due (contenenti documenti estremamente riservati) delle cinque borse dalle quali lo statista non si separava mai, la composizione quasi totalmente piduista del comitato costituito presso il ministero dell’Interno da Cossiga con il compito di seguire la vicenda del sequestro.

Soprattutto: il ruolo del consulente personale del ministro Francesco Cossiga (il più autorevole depistatore italiota) Steve Pieczenik (laureato ad Harvard in psichiatria e al Massachussets Intitute of Technology), vice assistente del segretario di Stato, capo del servizio antiterrorismo del dipartimento di Stato degli USA. Il suo ufficio venne creato personalmente da Henry Kissinger. Secondo Sergio Flamigni (il più autorevole studioso del caso Moro) «Pieczenik diede consigli su un certo numero di strategie e tattiche molto sofisticate, che però sono rimaste segrete”. Alla Commissione parlamentare d’inchiesta Cossiga ebbe a dire in proposito soltanto questo: «Il governo degli Stati Uniti ci ha garantito una qualificata collaborazione a livello di gestione della crisi».

Nel settembre 1974, una settimana prima del viaggio ufficiale del presidente della Repubblica Giovanni Leone e dell’allora ministro degli esteri Aldo Moro negli USA, su consiglio di Kissinger, il presidente Gerald Ford ammise che il suo governo era intervenuto tra il 1970 ed il ’73, per rovesciare Salvador Allende in Cile: «Abbiamo fatto ciò che gli Stati Uniti fanno per difendere i loro interessi all’estero» (conferenza stampa di Gerald Ford, Washington, 17 settembre 1974).

Lo stesso Kissinger tornò sopra l’argomento tre giorni dopo l’arrivo della delegazione italiana: «Ci rimproverate per il Cile. Ci rimproverereste ancora più duramente se non facessimo nulla per impedire l’arrivo dei comunisti al potere in Italia o in altri paesi dell’occidente europeo» (New York Times, 27 settembre 1974).

lo statista ALDO MORO. il criminale Henry Kissinger

Al ritorno da quel viaggio, Moro apparve profondamente turbato: infatti comunicò al suo collaboratore Corrado Guerzoni, la volontà di ritirarsi dall’attività politica per due o tre anni, e confidò alla moglie il motivo principale della sua preoccupazione: «E’ una delle pochissime volte in cui mio marito mi ha riferito con precisione che cosa gli avevano detto. Adesso provo a ripeterla come la ricordo: “Onorevole (detto in lingua inglese naturalmente), lei deve smettere di perseguire il suo piano politico per portare tutte le forze del suo paese a collaborare direttamente. Qui, o lei smette di fare questa cosa, o lei pagherà cara. Veda lei come vuole intendere” – La frase era così. E’ una cosa che a me ha fatto molta impressione. Sono rimasta a meditarci a lungo, da allora in poi» (Testimonianza di Eleonora Moro, 19 luglio 1982, in Commissione Moro, vol. LXXVII, Atti giudiziari 1a corte d’Assise di Roma interrogatori di imputati processo Moro e Moro-bis, udienza del 19 luglio 1982, Roma, Tipografia del Senato, 1993, pp. 51-52; il file dell’Archivio storico on-line del Senato risulta essere danneggiato; Commissione parlamentare di inchiesta, vol. V, pagg. 5-6).

Tra i protagonisti politici dell’epoca è stato il socialista Claudio Signorile a sostenere che, nei giorni precedenti l’uccisione di Moro, le Br stessero attuando un cambiamento di strategia, causato da pressioni di servizi segreti stranieri (Audizione dell’onorevole Claudio Signorile, 20 aprile 1999, in Commissione stragi, 13a legislatura, 51a seduta). All’inizio, per le Br, uccidere Moro non sarebbe stato necessario; a loro sarebbe bastato restituirlo in condizioni tali da costringerlo a ritirarsi dalla vita politica (una soluzione che peraltro lo stesso Moro aveva già ipotizzato prima di essere sequestrato): questo risultato avrebbe potuto soddisfare i brigatisti, simbolica contro lo Stato che combattevano, sarebbe stato utile per il mantenimento degli equilibri internazionali (e avrebbe fatto il gioco di Usa e Urss), e avrebbe grandemente avvantaggiato una parte della maggioranza democristiana e gli stessi socialisti.

Questo scenario sarebbe suffragato dalla posizione espressa su OP dal giornalista investigativo Mino Pecorelli (assassinato il 20 marzo 1979, mentre si accingeva a fare rivelazioni bomba sul caso Moro), in una fantomatica lettera al direttore (molto probabilmente prefabbricata dallo stesso per lanciare alcune ipotesi), in cui si affermava che “il ministro di polizia sapeva tutto, sapeva perfino dove era tenuto il prigioniero, dalle parti del ghetto ebraico” e si avanzava l’ipotesi che Moro sarebbe stato liberato il 9 maggio (OP, 17 ottobre 1978).

Non solo dal “carcere brigatista” ma anche in precedenza risulta che Moro apparisse alquanto preoccupato dei rapporti tra i servizi segreti stranieri e quelli italiani. Già nel 1977, come sostengono Galloni e Roberto Gaja, ambasciatore italiano a Washington, secondo Moro i servizi segreti di alcuni paesi alleati, come la Cia e il Mossad, non fornivano informazioni utili al governo italiano riguardo i loro eventuali infiltrati nelle organizzazioni delle Br, o comunque, qualora le fornissero, evidentemente esse non pervenivano alle persone giuste. molti dei membri dei servizi segreti italiani di quegli anni, come è risultato più recentemente, erano controllati dalla loggia P2 (G. Galloni, 30 anni con Moro, cit., p. 220; S. Flamigni, Le idi di marzo, cit., p. 254). Non era la prima volta che Moro incappava in complicazioni di questo genere. Non molti sanno che già in tempi lontani, alla vigilia del tentativo di “golpe bianco” di Edgardo Sogno, Moro, il 4 agosto 1974, secondo la testimonianza della figlia Maria Fida, per raggiungere la famiglia a Bellamonte, avrebbe dovuto viaggiare sul treno Italicus (che poche ore dopo sarebbe stato colpito da un sanguinoso attentato organizzato da gruppi neofascisti toscani e servizi segreti deviati), da cui tuttavia, incredibilmente, poco prima che partisse, venne fatto scendere, grazie all’intervento di alcuni collaboratori (Cfr. Maria Fida Moro, La nebulosa del caso Moro, Milano, Selene Edizioni, 2004; Giovanni Fasanella, Antonella Grippo, I silenzi degli innocenti, Milano, Bur, 2006, p. 114; Giorgio Bocca, Gli anni del terrorismo, Roma, Armando Curcio, 1988, pp. 291-293).

Durante i giorni del sequestro, Raniero La Valle scrisse parole che, lette oggi, risultano profetiche: «Mia convinzione è che queste brigate […] siano solo l’iceberg di un potente avversario che gioca su molti tavoli, non tutti clandestini, che riemerge a sinistra dopo essere stato battuto a destra, che non solo usa carte d’identità false, ma anche falsi nomi, falsi gerghi e dichiara falsi obiettivi […]. Per difendersene, lo Stato deve difendersi anche da se stesso, da ciò che alberga dentro di sé, nelle proprie stesse strutture, dalle sue inadempienze, dalle sue deviazioni […] Dopo Moro gli sconfitti di ieri si muoveranno per la rivincita e quanti sono riusciti a far prevalere finora un progetto politico lungimirante, si troveranno a fronteggiare delle prove assai dure. Allora non ci sarà più il crudele, irriconoscibile volto del terrorismo. I conti ce li presenteranno signori inappuntabili e incensurati […]. E allora sì che dovremo trattare (Raniero La Valle, Moro non è soltanto una vita, “Paese sera”, 24 aprile 1978).

Morte preannunciata – Che Moro dovesse fare una brutta fine era un’idea molto diffusa già negli anni precedenti ai giorni del sequestro. Nel 1976 il regista Elio Petri, nel film Todo modo, tratto dall’omonimo romanzo di Sciascia, con la sua visione surreale, grottesca e apocalittica, descriveva una riunione di notabili democristiani tenutasi in una sorta di convento-albergo, apparentemente per degli esercizi spirituali ma in realtà per una trattativa concernente la spartizione del potere, alla fine della quale il presidente – in cui erano facilmente ravvisabili moltissimi tratti di Moro – interpretato anche in quell’occasione dall’attore Gian Maria Volonté, veniva assassinato. Qualche tempo prima del sequestro, anche il regista Pier Francesco Pingitore allestì uno spettacolo al Teatro del Bagaglino in cui Moro veniva rapito proprio in via Fani. Ma, ancora più delle ‘premonizioni’ dei due registi, colpisce la notizia che Renzo Rossellini, direttore di Radio Città futura, la mattina del 16 marzo comunicò – circa tre quarti dopo prima – durante la consueta rassegna stampa, poco prima della strage di via Fani, la notizia che c’era appena stato un attentato all’onorevole Moro (Claudio Signorile, Anti Craxi, filo Craxi, anti Craxi e adesso ricco pensionato, intervista con Claudio Sabelli Fioretti, “Sette”, 18 ottobre 2001; audizione dell’onorevole Claudio Signorile, 20 aprile 1999, cit. a nota 131; audizione del dottor Franco Piperno, 18 maggio 2000, in Commissione stragi, 13a leg., 68a seduta; audizione del dottor Lanfranco Pace, 3 maggio 2000, in Commissione stragi, 13a leg., 67a seduta).

A parte gli elementi di ambiguità, secondo Giovanni Pellegrino (dal 27 settembre 1996 al 29 maggio 2001 presidente della Commissione parlamentare di inchiesta) sono emersi alcuni ulteriori elementi, cruciali secondo lo stesso Pellegrino: «la sparizione di una documentazione fotografica, scattata dal carrozziere Gherardo Nucci, pochi minuti dopo il rapimento, sul luogo della strage; il blocco delle linee telefoniche della zona al momento del sequestro; la scoperta tardiva del covo di via Gradoli (dal quale si sapeva già che qualcuno trasmetteva in alfabeto Morse); la mancata cattura dei brigatisti la mattina dell’uccisione di Moro; l’impossibilità che fossero i brigatisti ad avere ucciso con precisione millimetrica gli uomini della scorta di Moro. In particolare quest’ultimo aspetto vale la pena di essere sottolineato: infatti, dagli atti del processo risulta che alla strage di via Fani abbia partecipato un tiratore scelto, rimasto ancora senza nome, che sparò più della metà dei circa novanta colpi di pistola esplosi. È stato infatti accertato che a nessuno dei brigatisti arrestati e di quelli indicati nei vari processi poteva essere attribuita una simile caratteristica di tiratore scelto».

A questo proposito è utile osservare che, secondo il perito balistico professor Antonio Ugolini (perizia messa agli atti nel primo processo Moro), i bossoli ritrovati in via Fani risultavano provenire da proiettili in dotazione esclusiva di forze statali non convenzionali (intervento di Luigi Cipriani, in Atti parlamentari. Camera dei deputati, Discussioni, 10a legislatura, seduta dell’11 gennaio 1991, resoconto stenografico, consultabile on-line nel sito della Camera dei deputati, Legislature precedenti, X legislatura pp. 77517-77520).

A parere del fratello di Moro, non fu effettuata per moltissimo tempo alcuna perizia giudiziaria per valutare se i risultati dell’autopsia del cadavere fossero compatibili con le testimonianze fornite dai brigatisti (A.C. Moro, Storia di un delitto, cit., pp. 62-63). In effetti, successivamente, secondo alcune perizie sul parafango esterno della Renault 4, sono stati ritrovati dei filamenti di fibre vegetali, tracce che, secondo gli esperti, sarebbero volate via qualora il percorso dell’automobile fosse stato più lungo anche di pochi metri. Nella sua prima lettera a Cossiga, Moro gli aveva fornito alcune indicazioni criptate circa il luogo dove era stato portato, perché sapeva, per il tempo impiegato nel percorso da via Fani alla “prigione del popolo”, di trovarsi sicuramente nel centro di Roma e probabilmente questa sua certezza era anche confortata da qualche segno acustico (Leonardo Sciascia, L’affaire Moro, Sellerio, 1978).

Questo, alla luce delle ultime perizie, appare un dato incontrovertibile, che contrasta totalmente con le affermazioni dei brigatisti circa l’esistenza di un’unica “prigione”. Inoltre, dai risultati dell’autopsia compiuta sul corpo di Moro il pomeriggio del 9 maggio, disponibili dal 2001, è emerso un altro dato che contrasta con quanto sinora è stato affermato: alle 16.30 il cadavere era ancora caldo (32,5° C), praticamente senza segni di rigor mortis. Il decesso, secondo i periti, è avvenuto, dunque, tra le 9 e le 10 del mattino, e non di primo mattino, intorno alle 6, come hanno finora sostenuto i terroristi (Il Corriere della Sera, 9 maggio 2001).

Roma, 9 maggio 1978, il ritrovamento del cadavere di ALDO MORO in via Caetani

Aldo Moro con tutta probabilità era prigioniero nell’insospettabile palazzo Caetani, nel cuore di Roma, nei pressi di un immobile del Sisde. Ecco quanto ha dichiarato Giovanni Pellegrino sul conto di Markevitch (marito di una Caetani):

«Agli atti della commissione Moro era allegato un rapporto del Sismi in cui si diceva che, secondo alcune fonti, un certo Igor Caetani – che poi abbia scoperto essere invece Igor Markevitch – poteva essere uno dei cervelli del sequestro Moro, addirittura uno di quelli che conducevano l’interrogatorio nella prigione di via Montalcini; ma la pista era stata poi abbandonata perché non portava a niente. Quell’appunto veniva da un ufficiale di grado elevato, l’attuale generale Cogliandro, il quale dichiarava attendibile la fonte dell’informazione. Il Sismi decise però che quella pista non portava da nessuna parte. Le ragioni di questa valutazione sono però rimaste misteriose. Abbiamo chiesto spiegazioni al Servizio militare, ma nessuno ci ha risposto» (Fasanella, Sestieri, Pellegrino, Segreti di Stato, Einaudi, 2000).

Cossiga e Andreotti

Esecuzione ravvicinata – Lo statista Aldo Moro non fu ucciso in via Camillo Montalcini, 8. La mattina del 9 maggio i suoi carcerieri lo fecero vestire con gli stessi abiti di marzo. Fecero sistemare Aldo Moro nel bagagliaio. Il corpo di traverso appoggiato sul fianco sinistro. Gli coprirono il volto con il lembo di una coperta di colore rosso bordò. Mario Moretti e Germano Maccari gli spararono con una Walter Ppk silenziata, che si inceppò subito, e due raffiche definitive di una Skorpion.
La Renault 4 targata N56786 compie un tragitto di pochi metri. L’auto viene parcheggiata in via Michelangelo Caetani tra i civici 8 e 9 accostata allo stretto marciapiede di porfido, il muso rivolto verso via Funari. Via Caetani è una strada breve, austera, umida, buia. Ci si passa in fretta. C’è una sola macchia di colore nel grigio della pietra. È di fronte al palazzo che ospita l’Istituto di storia moderna, la Discoteca di Stato, il Centro studi americani.

L’ombra di fronte a Palazzo Caetani è di un giallo sbiadito lungo poco più di due metri, alto tre. Al centro, la lapide ricorda: “Cinquantaquattro giorni dopo il suo barbaro rapimento, venne ritrovato in questo luogo, la mattina del 9 maggio 1978, il corpo crivellato di proiettili di Aldo Moro. Il suo sacrificio freddamente voluto con disumana ferocia da chi tentava inutilmente d’impedire l’attuazione di un programma coraggioso e lungimirante a beneficio dell’intero popolo italiano resterà quale monito e insegnamento a tutti i cittadini per un rinnovato impegno di unità nazionale nella giustizia, nella pace, nel progresso sociale”.

Dicono che via Caetani sia stata una “scelta simbolica” per le Brigate rosse. Dicono che la strada è giusto nel mezzo tra il palazzo di via Botteghe Oscure, dov’era la direzione del Partito comunista, e palazzo Cenci Bolognetti che ospitava, a piazza del Gesù, la direzione della Democrazia cristiana. Dicono che quell’uomo mostrato agli occhi del Paese come un fagotto abbandonato in tutta fretta in un’auto doveva dire agli italiani quanto fosse impossibile e nefasto il patto politico del “compromesso storico”. Nella costruzione di questa memoria c’è una manipolazione, uno scarto anche toponomastico. Via Caetani non è nel mezzo tra Botteghe Oscure e Piazza del Gesù. È lontano un centinaio di metri dal palazzo rosso. È in un’altra direzione rispetto al palazzo bianco. La nuova collocazione di quella strada buia nel cuore di Roma scolpisce nella memoria collettiva una rappresentazione sapientemente alterata della morte di Aldo Moro. Liquida con una scelta perentoria ogni necessità di storia. Ne confonde le logiche. Ne occulta le responsabilità. Perché rapirlo e non ucciderlo subito, lì a via Fani, con la sua scorta? Quale influenza ebbe – non sul sequestro del presidente della Dc, ma negli ambigui 54 giorni che seguirono – quell’ area occulta del potere che, negli anni settanta, era particolarmente affollata di logge massoniche, servizi segreti “deviati”, affaristi, neofascisti, mafiosi, funzionari, alti prelati, prenditori e politicanti che ancora oggi spadroneggiano nel Belpaese?


Kissinger & Napolitano

Dopo trentacinque anni noi non abbiamo ancora fatto i conti col nostro passato. La verità è ancora tutta da scrivere. Nel frattempo, il miglior ricordo è ancora oggi soltanto nelle parole che, nell’ora dell’addio, Aldo Moro scrisse a Norina:

«Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo».

Fonte: Su La Testa Gianni Lannes

filmato Rai, strage di via Fani del 16 marzo 1978:

Roma, 9 maggio 1978, via Caetani, filmato amatoriale:

36 Commenti

  • atlas
    18 Marzo 2018

    40anni fa la morte di Moro favorì la vita di Berlusconi

  • Horus
    18 Marzo 2018

    Finche si continua a raccontare la storia che hanno raccontata i br come se fosse vera non si va da nessuna parte.

  • The roman
    18 Marzo 2018

    Lo stato democratico, organizzato attraverso istituzioni ossequiose di principi sanciti aprioristicammente da elites detentrici di una supposta superiorità morale, non è in grado ,per incapacità congenita, di fornire risposte ai bisogni reali delle comunità primigenie di un deteminato territorio. La primaria struttura organizzativa, costituita dalla famiglia, si evolve naturalmente nel clan , e come avvenne per le gens romane e per le antiche tribù germaniche, la comunanza di sangue fa si che si cementino le comuni radici etniche in un organizzazione realmente rappresentativa, ovvero la Nazione. Tale entità garantisce al Volk la protezione e la tutela dei suoi interessi , e non è corrutibile da interessi estranei , ne infiltrabile da concetti pseudo-giuridici alieni per genesi e scopii. Abominii come il caso Moro , che ricordo fu un attivo propugnatore dell’interesse nazionale e della sovranità, anche monetaria, avvengono quasi nturalmente in stati , che come l’Italia, sono poco rappresentativi di un effettiva comunità popolare. Moro , patriota senza patria, persegui’ una politica di interesse nazionale un una nazione che aveva da tempo abdicato alla sua sovranità e rinunciato ad ogni velleità. L’Italia , dal 1943 in poi, ha relegato se stessa al ruolo di “paese” , dove furbi e ruffiani sono i notabili e gli onesti sono i martiri. Dove non c’è Patria, non può esistere interesse nazionale e qualsiasi istituzione , anche quella sulla carta più prestigiosa , non è altro che un carrozzone di opportunisti ammantati di retorica.

    • atlas
      18 Marzo 2018

      condivido in tutto caro ‘the roman’. In particolare la politica di Aldo Moro, formatosi nei Gruppi Universitari Fascisti, quindi del ‘tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato, fu Mediterranea e filoaraba. Egli realizzò col PCI non marxista, ma altro grande partito popolare, una sorta di Socialismo Nazionale fondato su Istituzioni in larga parte ancora Fascistizzate. Questo provocò un insito intimo rigetto intellettuale, sociale e politico soprattutto nelle regioni alpine italiche, quasi per nature proclive invece all’anglosassone. Per me, da Duo Siciliano, continuare a guardare oggi al Mediterraneo non è solo una conferma, ma un obbligo.

      Salutiamo

    • lister
      18 Marzo 2018

      Bah, quel giorno, Moro e la sua DC avrebbero votato, in Parlamento, la realizzazione del “compromesso storico”,
      un’ammucchiata DC/PCI, regalando, di fatto, l’Italia all’URSS così come era nei disegni del PCI.
      Gli USA, che avevano creato GLADIO per impedire la realizzazione di questo disegno, non erano d’accordo…

      Non facciamo, di Moro, un eroe/martire.

      • atlas
        18 Marzo 2018

        eccolo l’altro filoameric ano nascosto, il ‘fascista’ alla gladio. L’anticomunista alla BerLuxCohen, il degno compare di quell’altro, il democratico a corrente P2. Che finge di non sapere che l’urss non avrebbe mai invaso la penisola e che il PCI con quella parte della DC era in realtà la vera ‘terza via’ per cui la gladio, organizzazione nato, era utilizzabile per provocare terrore all’interno, non per combattere fantomatici nemici esterni. Unitaria e popolare, una via di contrasto al potere delle multinazionali, le stesse che 5 anni prima, con gli stessi metodi culminati poi nella presa di potere del ‘fascista Pinochet eliminarono Salvador Allende. Kissinger ammise che quello fu anche un esperimento su come coercizzare politiche popolari latine e cattoliche. Ma tu e quell’altro oggi avete ammesso anche una falsa fede cristiana. Che disgusto.

      • Ale
        18 Marzo 2018

        Spiacente ma Berlinguer era già nel mirino dei sovietici come dimostra l’attentato contro di lui in Bulgaria proprio per l’allontanamento del PCI dal comunismo URSS ecco perché Moro si era avvicinato a Berlinguer ma ciò a molti (italiani sovietici e ebrei/americano ) non piaceva la tua tesi fa acqua

        • Ale
          18 Marzo 2018

          Riferito a lister

        • atlas
          18 Marzo 2018

          acqua caro Ale ? Piscio…
          e ci sono sedicenti ‘fascisti’ che gli scrivono di essere perfetto e di avere il dono della ‘sintesi’ (infatti è il nulla…)

          salutiamo

  • max tuanton
    18 Marzo 2018

    Steve Pieczenik ebreo kissinger ebreo il ritrovamento del corpo di Moro nel quartiere ebraico ,tra l’altro Moro voleva stampare la banconota da 500 lire senza signoraggio libera dal signoraggio ( informarsi )cosa gravissima per i Banchieri giudei xche’ gli Usurai Banchieri Ebrei inculomani vogliono avere il monopolio assoluto sulla stampa della moneta di ogni Paese ,chiedetelo ai vostri santoni del Blog Bagnai Chiesa Borghi Barnard Porto ecc piuttosto di accusare gli Ebrei si martellerebbero sui coglioni non capite niente ,escluso the roman e Claudio ,una selva di commentatori che piu scrivono piu sono bacati vedi il troll giudeo da tirar giu lui e LA sua mitra col bazooka

    • atlas
      18 Marzo 2018

      Aldo Moro impedì anche l’attracco di sommergibili giudei a propulsione nucleare nell’isola della Maddalena.

      Non è il tuo scrivere di giudei che evita di classificarti uno di loro. Un giudeo che le spara grosse proprio come un bazooka. Proprio come stormfront

      provocatore

  • Manente
    18 Marzo 2018

    Barabara Balzerani era tra i capi della colonna romana delle Brigate rosse e componente del commando che partecipò al rapimento del leader democristiano Aldo Moro ed all’eccidio di via Fani del 16 marzo 1978 in cui persero la vita i 5 agenti di scorta. Condannata all’ergastolo (sic…), è stata “ospite” (sic…) del centro sociale Cpa di Firenze Sud per presentare il suo libro. L’incontro, organizzato dalla Libreria Majakovskij e fissato, guarda caso, proprio lo stesso giorno dell’anniversario della strage di via Fani, è la dimostrazione che le forze della sovversione che hanno beneficiato della morte di Moro e della conseguente sottomissione dell’Italia al potere delle lobby anglo-sioniste, sono quelle oggi al potere in Italia ed hanno i loro più immondi rappresentanti nel grande amico di Kissinger, Giorgio Napolitano e nella entità pidiota serva degli Usa. Nei giorni scorsi, sulla sua pagina Facebook, in riferimento all’anniversario della strage di via Fani, la Balzerani aveva scritto: “Chi mi ospita oltre confine per i fasti del quarantennale?”… La sfrontatezza di questa assassina è pari alla inverecondia della Bonino, di Toni Negri, Moretti e degli altri sicari prezzolati al soldo di Kissinger e della cia-mossad che furono i veri artefici, non solo del delitto Moro, quanto anche della strategia della tensione e delle stragi che insanguinò l’Italia in quegli anni, una verità che il generale Carlo Alberto dalla Chiesa e, con tutta probabilità anche Falcone e Borsellino, avevano scoperto e che il grande magistrato Ferdinanado Imposimato scomparso di recente aveva accertato e documentato nel suo libro sul rapimento Moro. Non appena Napolitano, la Bonino ed i loro fiancheggiatori tirereranno le cuoia, sarà forse possibile prendere la Balzerani e risbatterla all’ergastolo fino a quando quando non si deciderà a dire la verità !

    • atlas
      18 Marzo 2018

      non solo la Balzerani caro manente. TUTTI sono liberi ed omaggiati già da almeno 20 anni, solo dissociati (perché finito il loro lavoro) mai pentiti e collaboratori. Solo un po’ hanno sofferto, questi ‘fascisti’ del 2000 della nato, quando all’asinara le guardie facevano LE GUARDIE: ne hanno prese ed hanno mangiato e bevuto piscio, ma tutto durò non più di una decina d’anni, quello che ha sparato senza uccidere nessuno a Macerata si farà di più. Nulla si sono mai fatti nemmeno di camera di sicurezza di qualche Questura invece Corrado Simioni, Duccio Berio e Vanni Mulinaris, i fondatori del gruppo ristretto e clandestino di Parigi. Collegati con Craxi e con Moretti, coi cristiani della chiesa come l’Abbe Pierre…con i giudei del mossad

      e c’è chi da ‘fascista’ è onorato di essere ‘italiano’ …
      pfui

      • Animaligebbia
        19 Marzo 2018

        Sarebbe interessante anche capire per chi lavoro’ cesare battisti,viste le protezioni a livello internazionale.

        • atlas
          20 Marzo 2018

          la pianificazione quinquennale della cia 1975/1980 (documenti desecretati) prevedeva che: ‘qualora…si dovranno creare gruppi di destra e di sinistra…provocare stragi in luoghi pubblici…’. Qui c’era la gladio, ma in altre Nazioni d’Europa e della nato la stessa organizzazione aveva nomi diversi. Poi in Francia c’era action direkt, in Germania la Beider Mainhof e la rote armee fajtion…il sequestro Schneider in Germania fu quasi un ‘allenamento’ per quella che poco dopo fu l’operazione Moro. Un’operazione che a detta di un Ufficiale, uno dei pochi onesti non piduista (e ce ne erano, come il Generale Galvaligi che al comando del Nucleo Informativo dei CC al tempo diede disposizione di ricerche riservatissime su una Renault 4 rossa. Si mise in congedo subito dopo e fu eliminato nel 1979) fu un esempio di efficienza e abilità propria solo di scuole militari di altissimo livello, altro che, come dichiarò Moretti, si allenavano ogni tanto in campagna …

          • atlas
            21 Marzo 2018

            RAF Rote Armee ‘Faktion’, errore di scrittura, ha stato Putin

  • Animaligebbia
    18 Marzo 2018

    Incredibile

  • claudio
    18 Marzo 2018

    acqua caro Ale ? Piscio…
    e ci sono sedicenti ‘fascisti’ che gli scrivono di essere perfetto e di avere il dono della ‘sintesi’ (infatti è il nulla…)
    e c’è chi da ‘fascista’ è onorato di essere ‘italiano’ …
    pfui
    intervengo solo per far notare come sia forte il richiamo di questo omosessuale mussulmano nei miei confronti.
    io non ho commentato nulla in questo post, non ho scritto detto fatto nulla, l’argomento è di quelli veramente importanti e parla di avvenimenti cruciali che hanno determinato lo stato in cui viviamo oggi.. e questo che fa??
    mi provoca.. pensa a me.. gli manco…
    ma parla dell’argomento di discussione, se hai qualcosa da dire che non siano le solite cazzate, beduino, non rompermi i coglioni..
    https://controhistoria.wordpress.com/2017/05/16/aldo-moro-ed-il-suo-giudizio-sullo-stato-fascista-1943/

    • atlas
      19 Marzo 2018

      OTTIMO articolo Claudio, grazie, l’ho condiviso su fb. Come ti ho già scritto, ti ritengo anche istruito in storia e altro, vedi che quando vuoi fai qualcosa di costruttivo per noi tutti e senza offendere o sbraitare ? Ti ho già scritto che probabilmente sei un po’ permaloso e anche un po’ paranoico, ma d’altronde, solo Dio è perfetto. Se non sopporti critiche a ciò che scrivi allora evita. Te lo ripeto. Io sono esposto quanto te su quello che scrivo. Se mi fai notare che ho sbagliato, io a chi m’insegna qualcosa scrivo: che Dio ti benedica, mica sono perfetto o pretendo di esserlo; né come fai tu sostengo il oconmeocontrodime, iosonoioevoinonsieteunbellinodinulla. Io ad es., sono un gran figlio di puttana, ma il mio difetto più grande è ricondurre a sintesi le tue contraddizioni; quella di ora è: si evince che stimi Aldo Moro. Allora perché non accetti il Comunismo Nazional Popolare, con cui lui si alleò, Socialista come il Fascismo e ti fermi a retoriche da centri sociali che fanno solo il gioco della nato ? E scrivendomi di Berlusconi. La politica di Berlusconi e Gelli non avrebbe mai potuto avere il sopravvento con Aldo Moro in vita: il primo è stato lui stesso ad affermarlo, non ricorda l’ultima volta che ha letto un libro, faceva il pagliaccio sulle navi da crociera, si è fatto i soldi con dietro la criminalità e le multinazionali usaegetta, già il padre, giudeo, riciclava soldi in gran quantità da un piccolo sportello della banca Rasini, tessera P2 1816. Il secondo, già triplogiochista per l’OSS era sia fascista che partigiano, ma l’apice lo raggiunse quando aveva prigionieri dell’una e dell’altra parte sotto le sue mani: preferivano morire soffocati dello straccio che avevano intorno alla bocca. Riguardo a cultura era solo un abile intrallazzatore. Il suo ‘piano di rinascita democratica’ non poteva averlo scritto da solo, soprattutto nella parte riguardante la riforma della giustizia

      credo che con il ‘Musulmano’ ti riferivi a me. Ti do ragione. Sull’omosessuale ti scrivo che prima di avere ragione ci devi provare: non tu, o Herzog, o lister, ma tua sorella, se ce l’hai ancora giovane (e pulita). Eh, quando mi tiri le dita me le tiri (sei sempre tu che me le tiri)

      a parte tutto ciao e non te la prendere, piano piano diventeremo amici (non scordarti tua sorella…)

      • claudio
        19 Marzo 2018

        Preferisco farmi la galera per aver ammazzato un giuda rinnegato che diventarne amico..

  • Horus
    19 Marzo 2018

    Intanto Casimirri e’ libero in Nicaragua e nessuno lo riporta in Italia. E’cittadino vaticano fra l altro e puo far quel che vuole.

    • atlas
      20 Marzo 2018

      dillo ai ‘cristiani’ che difendono la chiesa…è figlio di un funzionario vaticano…ogni tanto qualcuno da qui va a trovarlo (a spese tue, non certo mie). Non ebbe la stessa fortuna Alvaro Lojacono. A inizio 2000 quando fu arrestato lo misero nell’albergo Rebibbia che può essere a 5 stelle o a una stella, dipende. Per sua sfortuna però era già stato creato il GOM, Gruppo Operativo Mobile della pipì PP Polizia Penitenziaria; svincolato dal DAP e dipendente dall’UGAP, di fatto da una branchia dei servizi di sicurezza. Morì poco dopo, come tanti altri

  • lister
    19 Marzo 2018

    @Ale
    Mi rivolgo a te che interloquisci in maniera pacata ed educata al contrario del maomettano apostata volgare e scurrile.

    Quando dico “disegni del PCI” non mi riferisco a Berlinguer, ma al monolite PCI, organo dell’URSS che ambiva all’Italia, ma non in accordo con altri.
    L’Italia, per loro, doveva essere acquista con l’imposizione. Un accordo politico avrebbe potuto essere un esempio per la Germania, compromettendo, così, la “necessità” del Muro di Berlino.
    Ecco, dunque, il motivo dell’attentato a Berlinguer.
    Anche gli USA, per motivi opposti, non accettavano un accordo Moro/Berlinguer (Kissinger, Washington 1974). Ecco dunque, in tempi di “Guerra Fredda”, il motivo dell’omicidio di Moro.

    Qui il link della “mia tesi”:
    http://www.linkiesta.it/it/blog-post/2016/09/12/aldo-moro-una-verita-scomoda-un-pomeriggio-con-gero-grassi/24625/
    chiarita al capoverso:
    “Perché Moro?”
    Quanto a GLADIO, per quel che mi riguarda, va bene pure Belzebù: purché spariscano i comunisti.

    • Animaligebbia
      19 Marzo 2018

      I comunisti non esistono piu’ ed e’ un bene perche’,approfittando della nobilta’ d’animo e dell’idealismo di tanti giovani,hanno sempre servito il sistema.

      • lister
        19 Marzo 2018

        Alcuni zombie di zecche si aggirano ancora, per l’Italia…

    • Ale
      19 Marzo 2018

      Mah Yalta ha diviso l’Europa in due e l’Italia è finita sotto la sfera occidentale : gladio e’ se vuoi la sezione CIA (che ha fatto porcherie ovunque in nome dell’anticomunismo ) dell’Italia

      • lister
        20 Marzo 2018

        Il PCUS se ne fregava di Yalta, così come se ne fregavano Togliatti, Longo et similia: l’Italia doveva essere comunista e, quindi, asservita al PCUS.

        Insisto, mi farebbe comodo persino Belzebù pur di non sentire parlare più di comunismo.
        100.000.000 ( cento milioni) di morti in suo nome…

      • atlas
        20 Marzo 2018

        Ale, rispondo a te perché con i ‘fascisti’ capitalisti liberisti occidentalisti papisti marxisti atlantisti ci può andare d’accordo e capirsi solo Claudio: che sia stata ‘Yalta’ a decidere l’eliminazione di Aldo Moro è disinformazione pura propagandata dai media, cioè da giornali e opinionisti prezzolati quando ancora non ci si poteva esprimere e confrontarsi liberamente come oggi in rete, non ci cascare; se no dovresti credere anche al fu (per fortuna) Generale Delfino (che da Capitano in Piazza della Loggia a Brescia depistò) da sempre sostenitore dell’addestramento e munizionamento delle brigate nato da parte delle Nazioni del Patto di Varsavia come l’allora Cecoslovacchia. Allora fu ‘Yalta’ ad eliminare pure Salvador Allende … ? E magari pure Enrico Mattei—

  • Horus
    20 Marzo 2018

    Cento milioni di morti per il comunismo?

    E quanti nativi americani detti pellerossa, sono stati sterminati per il capitalismo?

    • atlas
      20 Marzo 2018

      giustissimo caro horus. Rispondendo trasversalmente anche a gebbia: un conto è il marxismo internazionalista, di chiara impronta giudaica, ben altro il Comunismo Nazionale o Socialismo Nazionale di Che Guevara, Simon Bolivar, Mao Tse Dong, Pol Pot e Fidel Castro. Comunisti Nazionali alla Berto Ricci eliminati prontamente da Togliatti nell’immediato dopo guerra persa

      purtroppo di capitalisti liberisti mascherati da ‘fascisti’ ce ne sono tanti, sia su fb che qui, ma si scoprono da soli questi introllazzatori, non hanno reale fede e si spengono come candele

  • Mardunolbo
    21 Marzo 2018

    Personalmente non ho mai gradito ne’ la faccia, ne’ il comportamento di Aldo Moro, per cui non rimasi interdetto ed inorridito del suo sequestro.
    Fu chiaramente un colpo ordito all’estero con manovalanza italica tra i tanti idioti che si facevano manovrare.
    Subito dopo fu la volta di un generale americano, stanziato in Italia.
    Fu la goccia che fece traboccare il vaso poiche’ si mosse subito un imponente pressione di organi di polizia ovunque, finche’ fu trovata la prigione del generale Dozier e fu liberato.
    Di Moro ricordo la melensa capacita’ politica simile ad Andreotti e, quando la vedova di Moro fu chiamata a processo per render conto di milioni di lire stanziati in Svizzera, la stessa giustifico’ dicendo che servivano per un’eventuale insurrezione politica in Italia, a garantire la sopravvivenza della DC.
    Fu creduta poiche’ era la vedova di Moro, quindi intoccabile…
    Che in Italia ci fossero le Brigate rosse che eliminavano quanti erano anticomunisti , era un dato di fatto e forse nessuno sa che appena dopo la guerra si istitui’, da parte del PCI (il partito comunista piu’ forte e potente d’Europa) la “Volante Rossa” che semino’ di morti fascisti le citta’ del Nord Italia.
    Le BR erano degne figlie anche se il Picci’ cerco’ sempre di distanziarsi dai proclami lunghi,noiosi e deliranti (come tutti i proclami comunisti !) di esse.
    Quando venne il momento “giusto” i servizi segreti stranieri le usarono per eliminare gli scomodi che agivano di testa loro. Uno di questi era Aldo Moro che da politico ignorante riteneva di poter agire bene mandando al potere il Picci’, non sapendo che le leve del potere della magistratura, scuola, sindacati, cultura e giornali erano gia’ da tempo in mano comunista.
    Aldo Moro era uno di quelli che erano degni figli di quella DC sorta con spirito anticristiano e “laico” per far digerire ai cattolici della nazione italiana , ancora cattolica, ogni genere di nefandezze !
    Il suo omicidio fu dovuto ad aver calpestato i piedi al potere straniero in Italia, ma farlo diventare eroe e martire per la sua morte, lo ritengo decisamente esagerato !

    • atlas
      21 Marzo 2018

      anche tu, fondamentalista cattolico … se uno legge attentamente il tuo commento evita pure di risponderti a tono. Lo hai già fatto da solo …

  • Skep
    4 Agosto 2018

    Gentile Dottoressa Manfredi ,

    mi chiamo Skep (nome d´arte, ma ci tengo molto a esser chiamato così ), e da qualche tempo ho preso a interessarmi del caso Moro. In breve sono arrivato alle stesse conclusioni cui Lei era già giunta nel 2009, data del video su youtube dove L´ho scoperta : cioè che Moro in via Fani non poteva assolutamente esserci – a meno che lo volessero prendere morto e non vivo.

    Se dunque, come Lei conclude logicamente, Moro fu rapito prima, tra casa sua e via Fani, forse in chiesa, allora era stato separato dalla scorta con una scusa che gli deve essere apparsa plausibile, perché comunicata da qualcuno che conosceva e di cui si fidava : un improvviso cambio nell´ordine di servizio della scorta non sarebbe stato altrimenti accettabile. Forse tale cambio, consistente nel mandar via la scorta da sola lungo via Fani , con Moro affidato a un´altra ( falsa e traditrice) scorta, era stato addirittura comunicato segretamente a Moro la sera prima o ancor prima. Altrimenti non si spiegherebbe come tutto fosse pronto per l´agguato in via Fani , i cui esecutori erano certi che la scorta sarebbe passata di là.

    La falsa scorta poi probabilmente, consegnò Moro rapito direttamente agli americani, che se lo portarono in qualche base extraterritoriale dove nemmeno un Varisco o un Dalla Chiesa sarebbero potuti entrare.

    Ma vorrei proporre alla Sua attenzione critica altri elementi : i fori dei proiettili nei parabrezza che si vedono nelle foto, sono 1 nel parabrezza anteriore della 130, e 3 in quello posteriore dell´alfetta di scorta : tutti e 4 appaiono frutto di colpi sparati dall´alto – e comunque, di certo non da destra né da sinistra. Ma c´è un altro foro di proiettile che sicuramente proviene dall´alto : sta nel cofano dell´alfetta della scorta : è impossibile per chi spari dal piano strada, forare con tanta efficacia un cofano : a meno che non ci abbiano appoggiato il mitra da sopra, perpendicolarmente, il che è assurdo.

    Non è necessaria perizia balistica per rendersi immediatamente conto che cecchini professionisti hanno sparato dall´alto, o da qualche tetto, o finestra/balcone, o da un velivolo. Ve ne dovettero essere almeno 2 : uno da davanti al convoglio, quello che fece il buco nel parabrezza anteriore della 130, sparo che dovette centrare il Ricci alla guida. E un altro, da dietro al convoglio, quello che fece i 3 buchi nel parabrezza posteriore dell´alfetta di scorta, che dovettero ferire o uccidere Iozzino e Rivera, e che mancò il bersaglio col colpo nel cofano ( in realtà vi è anche un secondo foro nell´angolo di piegatura del cofano, che non può che provenire dall´alto ).

    Forse vi erano altri 2 cecchini appostati in alto, ai lati del convoglio. Questi 2 o 4 cecchini militari superprofessionali fecero il grosso della mattanza dall´alto. Poi, a un segnale convenuto, entrarono in azione i finti brigatisti, le cui divise da aviere, se è vera almeno questa parte della vulgata, servivano loro a rendersi ben riconoscibili ai cecchini per evitare friendly fire. A questo punto, a un segnale convenuto, magari tramite walkie-talkie coordinati da camillo guglielmi, i cecchini si eclissano, e i finti brigatisti ( li chiamo finti perché moretti, morucci, lojacono e casimirri almeno, sono tutti agenti di gladio/cia ) si avvicinano alle auto per dare il colpo di grazia ai 5 agenti.

    Mi fermo qui, sarei onorato di una Sua opinione critica, e vorrei chiederLe gentilmente se Lei è certa al 100% che la chiesa dove si fermò Moro quella mattina era San Francesco d’Assisi a Monte Mario, in piazza di Monte Gaudio.

    Ovvio che anche l´ultima commissione Moro non ha fatto che depistare, e la ricostruzione dell´agguato in 3D è una farsa, dato che omette di indicare le traiettorie dei proiettili dei parabrezza e finge di ignorare completamente il foro del cofano. Tuttavia, anche nella 3D vi sono traiettorie dall´alto verso il basso non spiegate, impossibili da attribuire agli ” avieri “.

    La teoria pseudoalternativa che si sia sparato anche da destra è priva di senso, perché gli sparatori da destra e da sinistra si sarebbero ammazzati tra loro.

    Soltanto 4 cecchini sparanti dall´alto in basso potevano sparare da 4 direzioni diverse senza correre questo rischio.

    La ringrazio dell´attenzione, dell´aiuto e della critica che riterrà di darmi,

    cordiali saluti e complimenti per il suo lavoro e le sue brillanti idee,

    Skep

    PS Se la mia linea di ricerca , che poi in parte coincide con la Sua, Le dovesse interessare, sarei felice , dato che io non ho queste conoscenze, se Lei, che è una giurista e quindi conoscerà periti balistici, potesse chiedere Loro da dove esattamente provennero i colpi sparati dall´alto e che forarono i parabrezza e il cofano. Infatti è estremamente probabile che i cecchini, muniti di fucili di grosso calibro con cannocchiale, siano entrati in azione dopo che la 130 e l´alfetta erano state bloccate allo stop, perché è più facile sparare a un bersaglio immobile che a uno mobile : dunque un balistico può in teoria calcolare il punto esatto dove si trovava il cecchino.

    • Skep
      19 Agosto 2018

      test test test

      • Skep
        19 Agosto 2018

        Il foro sul parabrezza della 130 di Moro è ben visibile qui ( sempre se le foto son genuine, ricordate sempre che de omnibus dubitandum ) :

        https://drive.google.com/file/d/0ByocqqHXudT-VnJKQTFkNjNTZlE/view

        Ora gli autori del sedicente collettivo 16 marzo del link, sostengono trattarsi di foro di uscita e non di entrata perché la pellicola di plastica che fa da intercapedine tra i 2 strati vitrei componenti il parabrezza, sarebbe estroflessa verso l´esterno : ma se osservate bene le foto del link, noterete subito che quella del foro ripreso dall´esterno, ha i margini della pellicola introflessi e non estroflessi.

        Inoltre gli autori del 16 marzo asseriscono che il foro sul parabrezza è di uscita perché ha sfaldamento del vetro superficiale attorno al buco o parte del buco. Ma anche i fori di entrata possono presentar tale sfaldamento, come potete vedere in questi altri fori su parabrezza, che sicuramente son di entrata :

        https://www.telegraph.co.uk/news/2017/01/03/man-shot-dead-police-m62-motorway-near-huddersfield-pre-planned/

        È la quarta immagine a partire dal fondo dell´articolo.

        inoltre se il foro della 130 è ovaleggiante e non tondo e non nitido, ciò potrebbe dipendere dal fatto, attestato anche dalla larghezza stessa del buco, che i proiettili che lo produssero furono più d´uno – un cecchino non spara mai un colpo solo al bersaglio.

        Tenete anche conto che oggi la 130 di Moro si trova al museo della motorizzazione civile in via di settebagni a roma, dove fu esposta dopo aver subito un restauro nel corso del quale qualche gelida manina potrebbe aver cambiato un po´di carte in tavola… :

        http://www.cronaca-nera.it/4964/auto-delitto-moro

        Ma ora vi proverò per analogia, senza ombra di dubbio, che quel foro è di entrata e non di uscita, e che fu prodotto da tiri di cecchino dall´alto e non dal piano strada…

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