AGGIORNATO: Al-Sisi afferma che qualsiasi intervento egiziano in Libia ora ha legittimità internazionale

Il presidente egiziano Abdel-Fattah El-Sisi ha dichiarato sabato che qualsiasi intervento diretto egiziano in Libia avrebbe legittimità internazionale a questo punto.
Il presidente ha reso la dichiarazione in un discorso televisivo mentre ispezionava la zona militare occidentale dell’Egitto accompagnata dai capi e dagli anziani delle tribù libiche, dal ministro della difesa egiziano e dal comandante generale delle forze armate Mohamed Zaki, dal capo di stato maggiore Mohamed Farid, nonché leader dei principali rami delle forze armate egiziane.

El-Sisi ha spiegato che qualsiasi intervento in Libia da parte delle forze egiziane “sarebbe guidato dalle tribù libiche” e ha sottolineato che “aspiriamo solo alla stabilità in Libia”.
Ha sottolineato che l’Egitto non ha ambizioni in Libia e desidera solo ripristinare la sicurezza e la stabilità nel paese.
“Non saremo invasori … vogliamo solo una Libia stabile, sicura e sviluppata.”
“Chiediamo alle parti libiche di rispettare le linee attuali e di avviare i negoziati”, ha detto El-Sisi, aggiungendo che “Siria e Al-Jufra della Libia sono considerate la linea rossa per la sicurezza nazionale egiziana”.

Il presidente ha affermato che l’Egitto ha chiesto una soluzione globale in Libia che prevede l’eliminazione delle milizie terroristiche (quelle trasferite dalla Siria) e ha partecipato a conferenze internazionali relative alla Libia e ha sostenuto gli sforzi di risoluzione delle crisi.
El-Sisi ha sottolineato che l’iniziativa della Dichiarazione del Cairo egiziano-libica si è allineata con gli accordi e gli sforzi internazionali per risolvere la crisi libica.

Forze egiziane

La Dichiarazione del Cairo è una nuova iniziativa politica congiunta annunciata all’inizio di questo mese da El-Sisi, al comandante dell’esercito nazionale libico (LNA) Khalifa Haftar, e dal parlamentare libico Aguila Saleh per risolvere la crisi libica e porre fine al conflitto armato nel paese arabo .

L’iniziativa, che è stata accolta con favore da vari paesi stranieri e arabi, impone una risoluzione intra-libica come base per risolvere il conflitto del Paese in base alle risoluzioni delle Nazioni Unite e degli sforzi passati a Parigi, Roma, Abu Dhabi e, più recentemente, a Berlino.

Durante il suo discorso di sabato, El-Sisi ha messo in guardia contro le interferenze straniere illegali in Libia, che secondo lui non solo peggiorano la situazione della sicurezza in Libia, ma incidono anche sulla sicurezza regionale e internazionale.
“Questi partiti esterni stanno lavorando per violare la sovranità dei paesi arabi, non vogliono stabilità nella regione e contribuire al movimento dei terroristi”, ha detto il presidente.
Un rappresentante delle tribù libiche ha invitato il presidente El-Sisi a proteggere la Libia, dicendo: “A nome delle tribù libiche, chiediamo fortemente che tu protegga la Libia e preservi la sua sovranità e ricchezza a beneficio del popolo libico”.
El-Sisi ha risposto alla chiamata e ha affermato che l’Egitto “è pronto a sostenere i fratelli libici su richiesta”, ed ha espresso la prontezza dell’Egitto a formare e armare i giovani tribali libici sotto la supervisione dei leader delle tribù libiche.
All’inizio del suo discorso, il presidente ha sottolineato che è diventato indispensabile per le forze armate egiziane essere pronti alla luce dell’instabilità che prevale nella regione.

“Apprezzo e apprezzo gli sforzi delle forze armate nel proteggere la frontiera occidentale”, ha detto.

Durante il suo giro di ispezione nella zona militare occidentale dell’Egitto, El-Sisi ha affermato che l’esercito egiziano è uno dei più forti della regione e che è un esercito saggio che protegge, non minaccia.
L’esercito egiziano è il nono più potente al mondo, secondo la classifica della forza militare del Global Firepower Index del 2020.
“Il nostro esercito è in grado di proteggere la sicurezza nazionale dell’Egitto”, ha detto il presidente, “dentro e fuori i confini della patria”.
Nota: Quello di Al Sisi è di fatto un ultimatum al governo di Al-Serraj ed alle forze che lo proteggono (Turchia di Erdogan) di non varcare la frontiera di Sirte, considerata una linea rossa, in quanto le forze egiziane sono pronte ad intervenire.

Fonte: Al Ahram

Traduzione: Luciano Lago

4 Commenti

  • Farouq
    21 Giugno 2020

    Chiaramente è una trappola per l’Egitto, contano sul suo logoramento con la guerriglia

    Se deve proprio intervenire dovrà avere obiettivi chiari, da raggiungere in breve tempo e con la massima potenza

  • eusebio
    21 Giugno 2020

    Se al Sisi si metterà nelle mani di Russia e Cina, le quali gli potranno offrire copertura con i loro satelliti militari, non dovrebbe avere problemi a far arrivare i suoi carri armati a Tripoli passando sopra i mercenari turchi.
    In Italia ci sono alcuni politici di sinistra legati a Soros, amico di erdocane, che vogliono impedirci di vendere armi all’Egitto, per cui per le armi deve fare affidamento sopratutto su Russia e Siria.
    Non sarebbe male se i cinesi ad esempio inviassero truppe speciali nordcoreane, le quali in Siria pare siano state molto efficaci.
    Sicuramente molti uiguri adesso si trovano in Libia pronti a passare in Europa a fare attentati contro noi razzisti, istigati da Soros.
    E mentre noi razzisti cadiamo come in Inghilterra sotto i coltelli degli islamisti, i sionisti conle sanzioni fanno crepare di fame i siriani, mentre i terroristi dell’ISIS addestrati ad Al Tanf hanno ricominciato ad attaccare le truppe siriane.
    Praticamente noi occidentali addestriamo i terroristi per conto dei sionisti poi finiamo ammazzati dai terroristi stessi, mentre i media controllati dai sionisti tacciono la cosa, e i ricconi tipo Soros godono alla morte di noi goym.
    Speriamo che quando il capo sionista annetterò la Cisgiordania gli stati arabi vicini gli diano addosso, così ridiamo pure noi.

  • Roberto Castaldini
    21 Giugno 2020

    Con l’ultima dichiarazione e minaccia di Al-Sisi tutto cambia . Mossa furba per creare uno stallo ed evitare la sconfitta e uscita di scena di Haftar. Negoziati subito con ONU e UE capitanata dall’Italia, per approfittare subito delle entrambe debolezze per non creare un conflitto più grande allargato all’Egitto e rendere incandescente lo scontro tra i vari attori. SUMMIT delle parti per un REFERENDUM POPOLARE sul destino Libico con 3 opzioni: 1° Repubblica Democratica di Libia con parlamento legislativo a una Camera più Senato delle tribù per le questioni interne. 2° Unione Federale Libica (UFL) dei 3 stati Tripolitania, Cirenaica e Fezzan con governo centrale per difesa, sanità, istruzione, esteri e politiche economiche. 3° 3 stati indipendenti che si gestiscono tutto da soli. La scelta è tra una guerra imminente ed allargata a più soggetti o a una PACE definitiva dopo 9 anni di instabilità con morti, sofferenze e distruzioni che finora non hanno risolto niente. E’ il momento delle scelte o vogliamo peggiorare sempre di più? Se il REFERENDUM POPOLARE alla prima tornata non sancirà la vittoria del 50 %+1 delle 3 scelte, si andrà al ballottaggio delle 2 più votate per la scelta definitiva. Il Referendum sarà anche l’occasione per fare il censimento di tutti gli abitanti Libici e la raccolta dati di tutti gli stranieri su suolo libico, con una organizzazione internazionale a sovraintendere il tutto per un regolare funzionamento. ROCAS dixit.

  • Teoclimeno
    21 Giugno 2020

    L’Egitto è già circondato da problemi, sia con la Siria, che con l’Etiopia, e non poteva sopportarne altri sul confine libico.

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