Adattamento e trasformazioni


di Pierluigi Fagan

Giusto ieri si davano molteplici riferimenti di idee e riflessioni di pensatori riguardo l’adattamento ai tempi che ci sono toccati in sorte di vivere, tempi ovviamente segnati dalla crisi sanitaria in atto. Crisi che attraversa un quadro generale della vita nelle nostre forme di vita associata che di crisi già ne contava parecchie. Tra queste la crisi del capitalismo occidentale che da qualche decennio ha abbandonato la sua versione economica per volgersi ad una finanziaria che di sua natura non può che beneficiare pochi.

Tale movimento ha generato quella che ormai vien detta “rottura del contratto sociale”, dove il sistema tende a divaricare ricchezza, possibilità e potere dei Pochi, rispetto ai Molti. Se nel sistema precedente si giocava sul lavoro ed i Molti avevano tempo di lavoro da offrire per avere qualche fiches per sedersi al tavolo di gioco, ora si gioca alla speculazione e quel gioco presuppone un capitale per potersi sedere al tavolo di gioco, niente capitale (proprio o in prestito), niente gioco.
La “mancanza relativa di lavoro” degli ultimi decenni ha portato ad una perdita di potere contrattuale di chi ha solo da offrire il proprio tempo di lavoro. Questo ha generato: 1) salari e quindi potere d’acquisto statico ovvero impoverimento relativo; 2) precarietà per la frangia mediana che un po’ lavora ed un po’ no; 3) sottoccupazione o aperta disoccupazione.
Tale movimento ha varie cause, ma una è la principale. La causa principale è di solito trovata nel movimento che ha accompagnato la svolta finanziaria ovvero la globalizzazione ovvero cedere le produzioni a lavoro intenso ai Paesi in cui le condizioni di produzione (salari, diritti, condizione di produzione) erano migliori per il capitale. Ma c’è una altro aspetto di questa causa principale che di solito non viene notato.

Il volume complessivo delle cose di cui è richiesta produzione in Occidente, si è ristretto nel tempo. Dopo due secoli in cui abbiamo prodotto di tutto e di più, la domanda di cose è inferiore alla capacità di produrle, condizione che non vale ovviamente per Paesi come la Cina o l’India che sono all’inizio del ciclo storico della società ordinata dall’economia. Non solo si è ormai sbilanciata da tempo la bilancia tra domanda di cose ed offerta per contrazione oggettiva della prima, ma il costante aumento della produttività, come aveva notato giustamente Keynes poco meno di un secolo fa, aumentando l’offerta ha sbilanciato ancora più il rapporto. La perdita dei poteri d’acquisto ha poi fatto il resto. Infine, una notazione non economica ovvero il problema delle compatibilità ecologiche-ambientali, suggerirebbe comunque un rallentamento delle produzioni.
Questo quadro di forze è disordinato e squilibrante. Dovremmo produrre di meno per due ragioni (ecologiche e di maggior produttività rispetto le capacità di consumo), in più alcune produzioni vanno all’estero per convenienza del capitale, il tutto preme sul lavoro sempre più scarso, precario e malpagato. I Molti perdono i propri diritti di gioco societario, i Pochi ne hanno sempre di maggiori stante che in questo tipo di società la ricchezza è potere sociale (politico, geopolitico, culturale).
La crisi sanitaria piomba in questo quadro già scombinato. La doppia crisi dell’offerta è peggiorata da quella della domanda. La gente tratterrà gli acquisti per lungo tempo, sia perché impedita nella normale dinamica sociale, sia perché avrà meno potere d’acquisto, sia perché la macchina della spesa per consumo è tarata su aspettative e qui le aspettative sono problematiche a medio-lungo, quindi l’acquisto verrà trattenuto.


Ne vengono diverse necessità in termini di assistenza, ridistribuzione, protezione, tra cui il salario di sussistenza che andrebbe di molto ampliato, rinforzato e previsto per almeno 12 mesi, per il momento. Ma ne viene anche la necessità di riportare l’Italia in media zona euro per ore di lavoro pro-capite. Così pare che Governo al cui interno ci sono varie forze con varie idee a riguardo, sindacati (poco noto è che la Federazione Sindacale Mondiale (FSM/WFTU), per i suoi 75 anni di vita, aveva indetto per lo scorso 1 maggio, la giornata mondiale per le 35 ore settimanali, nuova bandiera di battaglia politica mondiale) ed associazioni imprenditoriali (Confindustria et affini), stiano fattivamente parlando di una riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali. Naturalmente c’è da baccagliare con Confindustria che non ne vuol sentir parlare ed i sindacati che presidiano il “a parità di salario” con lo Stato in mezzo a mediare e compensare.
I lettori e lettrici di più lunga data di questa pagina, sanno che sull’argomento chi scrive ha una attenzione particolare. Non è solo per giustizia sociale. E’ che le migliaia di problemi che assediano la nostra forma di vita associata chiamano a soluzioni condivise e contrattate, ma i Molti relegati ad un vita di lavoro e consumo totalizzante, quando non in affanno per via della precarietà, quando non esclusi per via della sottoccupazione o disoccupazione, non hanno letteralmente tempo (o se lo hanno come i disoccupati, non hanno certo la possibilità di investirlo politicamente poiché il “tempo” da solo non basta) per farsi una opinione fondata, discuterla, condividerla, promuoverla politicamente. Insomma, la democrazia non può ordinare la società perché il suo pre-requisito è proprio il tempo da investire in politica, ovvero occuparsi degli affari della polis.
In questi giorni molti liberi professionisti, partite IVA, precari, negozianti, impiegati vari, hanno una profonda angoscia legata al presente ed ancorpiù al futuro. Di tutto ciò su i social si vede poco o niente. Si vedono “contraddizioni” ovvero sfoghi deviati: “riapriamo subito!”, “torniamo a produrre”, “è tutta una montatura farmaceutico-digtale”, “ci stanno per sodomizzare biopoliticamente”, “è in arrivo la distopia annunciata!”, “è il momento di uscire dall’UE e dall’euro-dittatura!”, “chiediamo i soldi alla Cina per i danni che ci hanno procurato!”. Mi scuso per questo elenco, non voglio de-legittimare i portatori di legittime istanze politiche, se fossero politiche e qualche volta lo sono.

Mi domando però se molta di questa “protesta critica” non sia deviata da un blocco di iniziativa politica. Perché non emerge la richiesta da massa di soldi, sicurezza e garanzie sociali tra cui la ridistribuzione del sempre meno lavoro rimasto? Perché prima di uscire dal’UE e dall’euro non dovrei andare a prender i soldi a chi ha depositi da -chessò- 500.000 euro in su? Perché ogni lotta concreta ridistributiva deve auto-censurarsi perché il problema è sempre più grosso e complicato ovvero superare il neo-liberismo, riacquisire la sovranità, diventare euroasiatici ed infine uscire dal capitalismo?
Dal suffragio universale alla giornata di lavoro ad 8 ore, al welfare state, è stato tutto ottenuto con lotte concrete e di massa. Ma davvero si pensa di “superare il neo-liberismo, riacquisire la sovranità, diventare euroasiatici ed infine uscire dal capitalismo” senza una massa? Ma quale problema concreto ed immediato ha quella massa? Su cosa davvero si mobiliterebbe una massa critica? Una “massa critica” è qualcosa attorno alla metà di una popolazione, in Italia venticinque milioni di persone ad occhio, un po’ meno, meglio un po’ di più. Chi è ancora in grado di avere una sensibilità politica volta alla giustizia e riequilibrio sociale, è in grado di ascoltare i problemi u-r-g-e-n-t-i della gente concreta o siamo diventati tutti critico-critici?

La riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore a parità di salario lo obbiamo leggere un piano scritto dalla commissione Colao? Perché non torniamo a disputarci la realtà concreta?


Fonte: Pierluigi Fagan

14 Commenti

  • Teoclimeno
    10 Maggio 2020

    Sono fermamente convinto che per risolvere i problemi dell’Italia sia necessario andare alla radice dei nostri mali: NATO, Europa, Euro. Ogni altra soluzione nel migliore dei casi non sarebbe risolutiva, e ci troveremmo ancora daccapo. Il tempo dei compromessi e delle mezze misure è finito.

  • Eugenio Orso
    10 Maggio 2020

    La riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario è stata proposta, in Italia, in occasione della pandemia, ma la camarilla confindustriale, usuraia e sotto-globalista, fatta di puttanieri sfruttatori del lavoro altrui e sciacalli detti “imprenditori”, l’ha subito respinta.
    La proposta è stata fatta più che altro per ragioni elettoralistiche e non avrà alcun seguito, visto che “l’anticipo della cassa integrazione” di marzo per molti lavoratori non c’è ancora, e siamo già in maggio!
    La situazione socioeconomica precipiterà rapidamente, come mai prima, dopo la seconda guerra mondiale, ma anche questo fa parte del piano elitista, finanz-globalista-giudaico, che ha previsto l’uso dell’arma biologica coronavirus ….
    La massa rivoluzionaria, come sappiamo, non esiste e vediamo soltanto una popolazione fra l’idiotizzato, lo smidollato e lo zombi,
    In condizioni sociali ed economiche peggiori, la massa rivoluzionaria (cioè la massa di manovra per i quadri rivoluzionari) c’era eccome ….
    Pensiamo a Lenin e ai molti milioni di mugiki, analfabeti e affamati di terra da coltivare, pensiamo a Mao e ai contadini cinesi, eccetera eccetera.
    Si stava meglio quando si stava peggio?
    Ai posteri l’ardua sentenza … naturalmente se ci saranno dei posteri pensanti!

    Cari saluti

    • Teoclimeno
      11 Maggio 2020

      Egregio Signor EUGENIO ORSO, ovviamente la sua è una domanda retorica, in quanto Lei conosce già la risposta: si stava (molto) meglio quando si stava peggio. Purtroppo a causa del “Programma Vaccini” di posteri pensanti ce ne saranno sempre meno. Pasteur l’Imposteur. Molti cordiali saluti. TEOCLIMENO

  • gabriele
    10 Maggio 2020

    Segnalo appello da sottoscrivere:
    https://veritasliberabitvos.info/appello/

  • Giorgio
    10 Maggio 2020

    Via da Nato Euro e UE . . . . nel mentre i media servi ci bombardano con nuovi “anglesismi ” . . come covidfree, lockdown, termoscanner, smartworking, screning di massa, conference call, task force e persine clearizzato , , , , Come siamo servilmente patetici , , ,

  • Giorgio
    10 Maggio 2020

    Via Nato UE e Euro . . . . si sta intensificando anche il bombardamento dei media a base di “anglesismi” che accompagnano la dittatura sanitaria . . . . Covid free, Lockdown, Termoscanner, Smartworking, Screening di massa, Conference call, Task force , , , , persino clearizzato . . . . . in un orgia di servilismo anglofilo sempre piu patetico . . . . . serve un rigetto di massa e subito !

  • Mardunolbo
    11 Maggio 2020

    beh, se mi trovo un articolo che propone di “redistribuire” i soldi traendoli da “chi ne ha di più ” scrivo subito che è la solita solfa capitalismo/comunismo con altre parole ma la sostanza è la solita con il giochino delle contrapposizioni.
    Se leggo commenti che gli imprenditori sono sciacalli, dopo che sia prima della pandemia, sia dopo, imprenditori si sono uccisi per non poter garantire paghe ai loro operai, allora vi dico che ancora , rimenando la stessa minestra di odio e di contrapposizione “dialettica marxista” cambiando però i nomi, non andrete da nessuna parte !
    E la frittata dell’inoculazione di virus in vaccini modificati si dimostra ormai già efficace nel creare disordine mentale ed allucinazioni basate sui soliti schemi.
    A cosa è servito Giulietto Chiesa che ha parlato a lungo di modificare i parametri di visuale ?
    Cosa me ne frega se esistono conti correnti sopra 500.000e ?
    Non può una famiglia aver accumulato per generazioni di lavoro, cifre che superano anche questa ?
    Ed i beni immobiliari italiani che superano 54 miliardi di Euro, devono essere confiscati dallo stato in virtù di “giustizia sociale” o per garantire gli interessi del Mes ? Ma fatemi il piacere !!!!
    Se non si vuole capire che altri sono i parametri per ottenere giustizia sociale e ridistribuzione delle ricchezze , allora non c’è più nulla da fare per la nazione italiana !
    Andate a cercare quelli , specialmente tra i politici di ogni generazione, che hanno accumulato milioni di euro in beni e conti correnti solo per aver fatto un po’ di politica !
    Andate a controllare quel che percepisce l’ex pres. Napolitano , controllare perchè e per come i figli suoi e di altri politici si sono trovati inseriti in aziende !
    Andate a controllare gli stipendi che prendono gli uscieri di Montecitorio !
    Questi sono i parassiti dello stato che abusano dell’indigenza di classi operaie e di cittadini che lavorano e danno lavoro ad operai !
    Questi sono coloro ai quali togliere per una “Giustizia Sociale” che sia veramente detta.
    Il resto sono solo voler rimestare ancora i vecchi odi di categorie ormai superate dalla Storia.
    La Confindustria con gli industriali collusi con il potere finanziario internazionale, è collusa perchè lo Stato italiano ha sempre fatto da ostacolo contro ogni imprenditoria e l’imprenditore ha cercato fuori l’aiuto…perchè sono state vendute centinaia e migliaia di aziende che ,italiane, hanno sempre funzionato ?
    Perchè le imprese multinazionali hanno conservato marchi che hanno sempre dato fiducia negli acquirenti ? Riflettere un po’ prima di ragionare coi soliti schemi di odio.
    Con l’odio non si costruisce nulla.
    E’ il sangue che fa la storia e la storia italiana ne ha versato già abbastanza e sarebbe ora di capirlo e di ricordarlo per agire contro il manipolo di corrotti e corruttori che siedono tra gli scranni della politica.
    Tanti saluti !

    • Teoclimeno
      11 Maggio 2020

      Egregio Signor MARDUNOLBO, corrotti e corruttori esistono e hanno nomi e cognomi. I primi occupano gli scranni della politica, i secondi quelli della Confindustria, che asseconda la desertificazione dell’apparato industriale italiano, non vede grandi aziende italiane con sedi legati fuori dal Bel Paese, e che portano i profitti rastrellati sul territorio nazionale nei Paradisi Fiscali. Senza versare le doverose tasse allo Stato. Sono due facce della stessa medaglia: manus manum lavat. Una mano lava l’altra e tutte due la mettono in quel posto agli imprenditori, e lavoratori che vivono del loro lavoro. Molti cordiali saluti. TEOCLIMENO

  • Blackcrow
    11 Maggio 2020

    Personalmente, non nutro grande simpatia per certi imprenditori che non pagano il minimo sindacale ai loro lavoratori, pretendono di fare contratti part-time per pagare meno tasse e poi pretendono però un orario di 10-12 ore lavorative al giorno inserendo il resto dello stipendio in busta in nero. A questa gente si che confischerei tutti i beni, perché di fatto appartengono ai loro lavoratori, che alla fine di tanti anni di lavoro e sacrifici si ritroveranno (d’ora in poi non credo) con pensioni da comiche avendo contributi risibili.

    Ma a chi non si adegua viene detto che può andarsene e che c’è la fila dietro la porta di chi vuole lavorare a 2€ l’ora (se va bene) in nero.
    Sono stati gli imprenditori italiani a creare il lavoro nero che tanto affligge Conte Laqualunque e DiMao il cinese col culo degli altri, e a portare al reddito di cittadinanza, laddove andavano attuate delle serie riforme delle politiche del lavoro e delle tasse sui lavoratori in generale ma specie su coloro oltre i 40 anni.
    Invece no, chi perde il lavoro a 45-50 anni in Italia deve per forza darsi al lavoro nero o chiedere assistenza allo Stato.
    E tutto perché oltre a quanto ho detto sopra, devono esserci famiglie come i Benetton, Berlusconi d Agnelli che portano le sedi fiscali all’estero ma continuano a poppate soldi dall’Italia.

    Poi certo ci sono i parassiti statali fancazzisti che fanno meno di chi percepisce redditi di inclusione, cittadinanza eccetera, messi lì da parenti, amici e politici a cui danno il voto ma che si nascondono dietro lo scudo del contratto a tempo indeterminato per fare la bella vita.
    E allora chi chiede assistenza allo Stato, e ce ne sono milioni adesso solo in Italia, perché viene additato come se fosse colpa loro questo disastro italiano? Cosa devono fare, le rapine per mangiare loro e i loro figli mentre gente come Napolitano prende tre pensioni laddove nessun cittadino italiano normale può cumulare emolumenti pensionistici?

    Questo paese è da bombardare per tutto il marciume che c’è dentro.
    Cultura dell’odio? No, ripristinare finalmente la giustizia sociale.

    • Teoclimeno
      12 Maggio 2020

      Egregio Signor BLACKROW, neppure io “nutro grande simpatia per certi imprenditori che non pagano il minimo sindacale ai loro lavoratori, pretendono di fare contratti part-time per pagare meno tasse e poi pretendono però un orario di 10-12 ore lavorative al giorno inserendo il resto dello stipendio in busta in nero”. Tutta questa gentaglia, assieme ai
      politici, che permettono certi misfatti, non basterebbe confiscargli tutti i beni. Andrebbero condannati ai lavori forzati in miniera.

  • Monk
    11 Maggio 2020

    Barnard alla fine di ogni suo scritto: non fate figli. Giustissimo, si disintegreranno per l’effetto di una guerra nucleare o saranno dei lobotomizzati robot al servizio dei negrieri. L’Italia merita di essere incenerita.

    • Blackcrow
      11 Maggio 2020

      Assolutamente d’accordo con entrambi.

    • kaius
      11 Maggio 2020

      Questa volta concordo.
      Solo un mostro metterebbei in questa landa depravata un anima innocente.

  • Eugenio Orso
    12 Maggio 2020

    Approvo il commento Blackcrow11 Maggio 2020 senza riserve.
    Il punto è che non si tratta solo di un problema italiano, dovuto alle storture, storiche e incancrenite, tipiche di questo paese.
    E’ il funzionamento del neocapitalismo finanz-globalista-giudaico, che crea il profile del precario/escluso, mentre il capitalismo proddutivo, di matrice keynesiana, creava il profilo produttore/consumatore.
    La trasformazione a cavallo dei millenni del modo storico di produzione capitalista sta azzerando la giustizia sociale, lo stato sociale, le garanzie per i lavoratori, eccetera eccetera.
    Siamo già oltre la folle visione dell’imprenditore dell’economista Schumpeter, che lo vedeva al centro dello “sviluppo eeconomico”, mitizzandolo seppur involontariamente ….
    Oggi l'”imprendirtore”, privato, oltre a mantenere i suoi “vizi” storici (sfruttamento del lavoro, cinismo sociale, visione limitata alle sue tasche, dipendende dal poter supremo global-finanz-giudaico e da questo anche lui può finire stritolato.
    Se nel capitalismo del secondo millennio il lavoro umano era sussunto dal capitale, oggi la “sfera finanziaria”, punto più alto raggiunto dalla crematistica (la cattiva economia dei greci, da cremata) sussume il cosiddetto capitale produttivo, nelle mani dell’imprenditore.

    Cari saluti

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