"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Abu Kamal un nuovo fallimento dei sauditi

L’annuncio della liberazione di Abu Kalmal (l’ultimo baluardo dell’ISIS in Siria) da parte dell’Esercito siriano e dei suoi alleati che hanno strappato questa città dalle mani del gruppo wahabita takfiri del Daesh (ISIS), è stato un colpo maestro, la cui principale vittima è stata la riunione ministeriale della Lega Araba nel Cairo e, soprattutto, l’Arabia Saudita.

La stessa Arabia Saudita che, assieme agli altri delegati, ha assunto in quella riunione un ruolo vergognoso nei confronti delle principali forze, Hezbollah ed l’Iran, quelle che, in stretto coordinamento con l’Esercito siriano, hanno combattuto e sconfitto i gruppi terroristi nel Medio Oriente. Questi gruppi che, come ben noto e dimostrato, venivano armati e finanziati proprio dall’Arabia Saudita e dai suoi alleati.


In un articolo pubblicato nel giornale Al Binaa dall’analista  Nasser Qandil, questi si riferisce alla dichiarazione anti-iraniana ed anti-Hezbollah approvata da vari ministri degli Esteri dei paesi arabi sunniti nel vertice della Lega Araba, su istigazione dell’Arabia Saudita, segnalando che il fantasma di Abu Kamal e del generale Qassem Soleimani (comandante delle formazioni Hezbollah e iraniane) aleggiava sulla riunione.

Il generale Soleimani (primo da sinistra)

Il nessun riferimento accennato nel corso della riunione alla sconfitta del Daesh ha dimostrato, secondo Qandil, la connivenza di alcuni dei paesi arabi del Golfo con questo gruppo terorrista ed altri similari. In questo modo, la vittoria della Siria e dei suoi alleati su Abu Kamal ( come quelle già avvenute su deir Ezzor ed Aleppo ) ha dimostrato una nuova sconfitta nel campo saudita-nordamericano di fronte all’asse della Resistenza.

“Alcuni hanno preteso di vedere nel testo della dichiarazione le premesse di una prossima guerra, tuttavia questi sono coloro che ignorano le regole più elemtari della politica. La dichiarazione della Lega araba ha lanciato accuse contro Hezbollah e l’Iran, ma non contiene niente di concreto che possa tradursi in azioni”.  Di fatto, alcuni stati hanno fatto eliminare nella dichiarazione congiunta tre frasi che i sauditi pretendevano di approvare e che facevano allusioni alla rottura delle relazioni diplomatiche con l’Iran, il portare questo paese davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per la questione del missile yemenita caduto sull’aeroporto di Rijad ed escludere il Libano dalla Lega Araba.

Forze sciite di Hashid al Shaabi

Tutto questo dimostra che Rijad ha ottenuto soltanto una mera dichiarazione retorica carente di qualsiasi valore. “Le dichiarazioni della Lega Araba valgono meno della carta su cui sono scritte”, aveva detto a suo tempo lo stesso primo ministro israeliano, Ariel Sharon, burlandosi delle condanne dell’organizzazione, conosciuta per la sua inefficacia.
Pertanto mentre la Lega Araba, o meglio detto, l’insieme dei paesi che ricevono finanziamenti dall’Arabia Saudita, approvava la loro inutile dichiarazione, in quello stesso momento l’Esercito siriano, in stretta collaborazione con Hezbollah, con le formazioni Hashid al Shaabi e con l’Esercito iracheno, realizzavano un qualche cosa di molto più pratico liberando Abu Kamal e collegando entrambi i paesi (Iraq e Siria) mediante una autostrada ed un posto di frontiera comune.

In questo modo, una volta di più, il mondo arabo ha dimostrato fino a che punto si trovi scollegato dalla realtà e la bancarotta della sua diplomazia, tutte cose che servono soltanto a dilapidare senza freno il suo già scarso prestigio internazionale.
Questa situazione include anche una lezione per i nord americani: puntare su un regime squalificato, come quello saudita, che perseguita ogni dissidenza interna, che finanzia il peggiore terrorismo salafita e crea crisi continue in Medio Oriente, non è una buona opzione.

Ad Abu Kamal, gli USA hanno visto con i loro occhi come i siriani e gli iracheni si sono trovati fianco a fianco per combattere il comune nemico e hanno ottenuto la liberazione della città, l’ultimo bastione del Daesh, rovinando i piani di chi sosteneva questi gruppi terroristi.
La crisi del Qatar e quella del Libano ha permesso di  intravedere che gli USA iniziano forse a comprendere questo ed ha lasciato i monarchi sauditi soli di fronte alle loro manovre di destabilizzazione ed al loro ridicolo.

Perfino i membri del Congressso USA hanno iniziato a mettere in questione la partecipazione del loro paese alla guerra nello Yemen condotta dalla Monarchia saudita in spregio ad ogni norma internazionale.

Fonti:   Al Binaa    Al Manar

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

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  1. Mardunolbo 3 settimane fa

    Quando i sauditi ed i loro compagni arabi, criminali,saranno costretti a bere piscio di cammello,non avendo più soldi per desalinizzatori, sarà un grande giorno per tutto il mondo !

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