Abbas risponde al Piano di Pace di Trump e Netanyahu: “Gerusalemme non è in vendita”

Trump e Netanyahu, riuniti a Washington in pompa magna, hanno celebrato il piano di pace da loro definito “L’accordo del Secolo” che riguarda Israele e i palestinesi. Un piano che , secondo quanto anticipato, contemplava la creazione di due Stati indipendenti con Gerusalemme capitale indivisibile dello Stato ebraico.

Come era facile prevedere, c’è stata una dura presa di posizione, del presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas, il quale, con un linguaggio diretto, ha categoricamente bocciato il piano di Trump per risolvere l’annoso conflitto israelo-palestinese. “Gerusalemme non è in vendita”, ha dichiarato Abbas, il piano di Trump “non passera” e “il nostro popolo lo butterà nel cestino della storia”.

“Noi palestinesi non ci inchineremo e non ci arrenderemo … siamo uniti di fronte a tutti i piani di liquidazione che il nostro popolo respingerà. Diciamo di no, no, no, “all’accordo del secolo”, ha aggiunto Abbas.
“Respingiamo “l’accordo del secolo”… La nostra posizione non è cambiata in due anni e oggi non cambierà: diamo priorità al fronte della resistenza per far saltare i piani israeliani”, ha aggiunto.

Non permetteremo di calpestare i diritti storici del popolo palestinese”, ha sottolineato il presidente Abbas.
Inoltre Abbas ha chiarito che la Palestina è disponibile a condurre negoziati ma non esclusivamente con gli Stati Uniti come mediatori, ma con il “quartetto mediorientale” (Russia, Usa, Ue e Nazioni Unite), negoziati che devono essere costruiti da tutte le parti e non sulla base del piano di Trump, ha proseguito Abbas. Abbas ha anche sottolineato che la Palestina insiste nel riconoscere i confini del 1967.

Trump e Netanyahu

“Verrà un tempo in cui l’America sarà costretta a dire” sì “al Consiglio di sicurezza per l’indipendenza palestinese, entro i limiti fissati il ​​4 giugno 1967”, ha affermato Abbas. Il premier palestinese ha voluto più volte sottolineare che l’autorità palestinese non accetta gli USA come mediatore visto che ha dimostrato di non essere neutrale ma ha reso evidente la sua parzialità a favore di Israele in varie occasioni (annessione di Gerusalemme, annessione della Cisgiordania, legalizzazione delle colonie, annessione delle Alture del Golan, ecc..).

Trump e Netanyahu si sono riuniti fra di loro esaltando la validità del loro piano che, secondo loro, accettando questo piano, “In questo giorno avete determinato il percorso verso un futuro meraviglioso, verso un bellissimo futuro per Israele, la Palestina e l’intera regione. Un vero percorso realistico per la pace”, ha detto Netanyahu nella dichiarazione congiunta con Trump, trasmessa dai canali televisivi israeliani.

Abbas con Putin

Nota: In sostanza, prima ancora di entrare nel dettaglio di questo piano, del tutto sbilanciato sugli interessi di Israele, legittimando l’occupazione della Cisgiordania, le colonie illegali, l’annessione di Gerusalemme e altre delle richieste israeliane, Trump e Netanyahu danno per scontato che i palestinesi debbano accettare questo piano che a loro piaccia o no. In pratica Trump e Netanyahu, in assenza di interlocutori diversi, “se la cantano e se la suonano” ma i palestinesi rigettano il piano.

Il premier Abbas ha anche aggiunto di non voler passare alla Storia come un traditore della causa palestinese, per i pochi anni che gli restano da vivere. Una presa di posizione che (a nostro avviso) dimostra la dignità e l’integrità morale di questo personaggio.

Fonte: Sputnik News

Traduzione e nota: Luciano Lago

1 commento

  • atlas
    29 Gennaio 2020

    vengo, mi prendo casa tua, ti sbatto fuori e mi metto comodo. Poi ti ridò indietro la casa che mi paghi con gl’interessi, ma ti sistemo nel cesso, fermo restando che le puttane che ci ho messo dentro restano. Non è più una casa, è un casino

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