"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

9 menzogne sulla guerra allo Yemen

di Randi Nord

Circa due anni e mezzo fa, l’Arabia Saudita iniziava a bombardare e occupare lo Yemen per sostenere il governo fantoccio di Abdrabuh Mansur Hadi. Gli attacchi aerei sauditi colpiscono deliberatamente case. Decine di migliaia sono i morti. Milioni a rischio di carestia.

L’assedio ha scatenato un’epidemia di colera senza precedenti. E il popolo non può nemmeno fuggire perché l’aeroporto è chiuso per volere dell’Arabia Saudita. I media aziendali non seguono lo Yemen. Non solo evitano informazioni cruciali, ma mentono apertamente per rafforzare la narrazione imperialista. Geopolitics Alert tenterà di sfatare molti miti e spiegare la verità.

1. La guerra nello Yemen non è una guerra civile
La guerra civile indicherebbe che gli yemeniti combattono altri yemeniti, ma ciò è di per sé sbagliato. La resistenza dello Yemen (che include Ansarullah, Guardia Repubblicana e altri) attualmente combatte mercenari sostenuti dai sauditi, tra cui molti soldati sudanesi e degli Emirati Arabi Uniti, nonché della compagnia privata Blackwater. Non può esserci una guerra civile perché Arabia Saudita ed alleati sono una forza d’invasione che occupa lo Yemen inviandovi combattenti stranieri.

2. …o una guerra per procura.
Bene, da un lato è una guerra per procura, ma gli unici fantocci sono quelli di Arabia Saudita ed alleati. La resistenza dello Yemen non riceve aiuto estero e non combatte per alcuna potenza straniera: semplicemente vuole guidare lo Yemen senza interferenze straniere. Perché il conflitto nello Yemen sia una guerra per procura, un’altra potenza straniera dovrebbe manipolare la resistenza dello Yemen, ma non è per nulla così. (Ne riparleremo più avanti).

3. …un conflitto sunnita-sciita.
Se qualche notiziario fa passare la guerra nello Yemen (o qualsiasi guerra) per un semplice conflitto tra sunniti e sciiti, dovreste immediatamente smettere di seguirlo. Tale argomento prima di tutto ignora fattori e poteri, riducendo il conflitto a semplice differenza religiosa. È da ignoranti. Sì, il movimento Ansarullah dello Yemen è stato fondato da zayditi sciiti. Ma vi sono combattenti e politici di diverse sette e religioni che semplicemente non vogliono che potenze straniere controllino il loro Paese. Inoltre, chiamare l’Arabia Saudita sunnita ignorandone l’intollerante e violenta ideologia wahabita è un insulto a tutti i sunniti.

4. L’Arabia Saudita ha sempre desiderato il controllo politico ed economico dello Yemen.
Uno sguardo al secolo scorso dice tutto ciò che si deve sapere delle intenzioni saudite nello Yemen. Durante la rivoluzione dello Yemen del 1962, l’Arabia Saudita sostenne i realisti che combattevano per mantenere l’imamato. Sapevano che uno Yemen indipendente sarebbe divenuto un Paese forte, al confine sud, e che sarebbe diventato un concorrente. Anche a quei tempi, l’imamato sciita era preferibile a una repubblica dal punto di vista saudita. Lo Yemen è ancora l’unica repubblica della penisola arabica e lo è ancora: l’Arabia Saudita non può sopportare una repubblica pluralista, economicamente vitale e indipendente nella penisola arabica.

5. Gli “Huthi” (Ansarullah) non sono una milizia iraniana.
Il comportamento saudita nello Yemen è genuinamente macabro e ripugnante. In che modo Stati Uniti ed Europa possono giustificare militarmente il sostegno a tale guerra terroristica? Ah sì, l’Iran, ovviamente. Sfortunatamente per gli imperialisti, non ci sono prove a sostegno di tale accusa. In realtà, tutte le affermazioni sull’”influenza iraniana” portano a vicoli ciechi come barche oscure nel Golfo o le rotte del contrabbando che passano dal Quwayt. Ansarullah, la resistenza dello Yemen e l’Iran non solo negano tale relazione, ma non ci sono prove che lo suggeriscano. Il Comitato rivoluzionario supremo dello Yemen nella capitale Sana ha i mezzi per fabbricare e sviluppare proprie armi. L’ex-presidente Salah era un alleato degli Stati Uniti che ricevette importanti aiuti militari nei primi anni della “Guerra al terrore”. Quindi non c’è carenza di armi nello Yemen. E i media hanno dimenticato blocco a terra, in mare e aereo imposto dai sauditi?

6. al-Qaida è un alleato degli USA nello Yemen.
Perché l’Arabia Saudita bombarda i civili nel territorio della Resistenza mentre al-Qaida continua a prosperare in altre aree? Al-Qaida è un alleato e pedina di Arabia Saudita e Stati Uniti. Questo fino a quando non diventa troppo forte, quando gli Stati Uniti entrano in azione compiendo certe operazioni speciali confuse e di alto profilo. In alcune parti del sud dello Yemen, membri di al-Qaida combattono al fianco delle truppe filo-saudite. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti impiegano mercenari locali. Chi ha detto che non ci sono membri di al-Qaida tra costoro? Nessuno, perché questo non se ne è mai discusso. Indipendentemente da ciò, al-Qaida e la coalizione saudita combattono lo stesso nemico: Ansarullah. L’obiettivo principale saudita in questa guerra è distruggere il movimento di resistenza dello Yemen, non al-Qaida. Qualsiasi attacco ad al-Qaida dagli Stati Uniti avviene per fare pressione su Ansarullah, non per spazzare via il gruppo, proprio come usano lo SIIL in Siria e Iraq.

7. Ansarullah ed alleati combattono contro SIIL e al-Qaida.
L’unica forza che combatte al-Qaida e SIIL nello Yemen è Ansarullah insieme agli alleati. Sono l’unico vero nemico di tali gruppi terroristici nel Paese. Come movimento rivoluzionario, ha un ruolo importante nel mantenere le comunità al riparo da violenze e forze reazionarie intolleranti come al-Qaida. Ansarullah ed alleati sono le uniche entità nello Yemen che prendono provvedimenti sostanziali per sradicare i gruppi terroristici dal territorio. Le forze di sicurezza creano checkpoint e sopprimono potenziali attacchi terroristici. Questo fatto, ovviamente, viene convenientemente ignorato dai media. D’altra parte, gli attacchi suicidi di gruppi come SIIL o al-Qaida sono relativamente frequenti nel territorio occupato da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

8. Il blocco uccide più velocemente delle bombe.
Stime ufficiali registrano il bilancio delle vittime della guerra in Yemen a circa 12000. Le fonti locali riportano un numero molto più alto. Eppure, questo dato riflette solo i morti negli attacchi aerei e nelle operazioni militari. Sì, la campagna aerea saudita uccide civili quasi quotidianamente. Ma solo da aprile, oltre 2000 persone sono morte per un’epidemia di colera senza precedenti. E ancora una volta, è solo un dato ufficiale. Il blocco via terra, aria e mare imposto dai sauditi è direttamente responsabile dell’innesco di tale focolaio. Ciò è chiaramente intenzionale e strategico. Non solo i sauditi negano l’ingresso agli aiuti per lo Yemen, ma non consentono ai civili di partire per cure mediche, ed hanno distrutto le infrastrutture portuali yemeniti. Per non parlare, a causa del blocco, dei milioni di yemeniti sull’orlo della carestia.

9. ONU e comunità internazionale non hanno fatto letteralmente nulla.
Dato che le potenze mondiali si alleano con l’Arabia Saudita e i loro amici nel Consiglio di cooperazione del Golfo, le grida di aiuto yemenite cadono nel vuoto. A parte qualche rimprovero, le Nazioni Unite non hanno fatto assolutamente nulla per fermare la guerra. Non hanno fatto pressioni sull’Arabia Saudita per aprire l’aeroporto di Sana. Raramente incoraggiano i colloqui di pace. E non hanno esortato Stati Uniti e Regno Unito smettere di armare l’Arabia Saudita. Di fatto, su pressione dell’Arabia Saudita, il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha effettivamente rimosso vari Paesi che violano i diritti umani dei bambini. Che altro aspettarsi da un’organizzazione che ha eletto il peggiore violatore dei diritti umani del mondo (Arabia Saudita) al Consiglio per i diritti umani e al Comitato per i diritti delle donne?

I media occidentali nascondono i crimini di guerra e condannano “le violenze da tutte le parti”
Fino alla fine della guerra nello Yemen, i media occidentali continueranno ad agire ambiguamente. Secondo le parole immaginifiche di Donald Trump, continueranno a condannare “la violenza da tutte le parti”. (Non ha senso, ma sembra suonare bene). E naturalmente ignoreranno completamente che una parte ha l’aeronautica e il sostegno delle potenze mondiali, mentre l’altra si difende da invasori e terroristi. I media occidentali continueranno a condannare i gruppi sbagliati mentre occultano il comportamento terroristico di Arabia Saudita ed alleati.

Fonte: Geopolitics Alert

Traduzione: Alessandro Lattanzio

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  1. Citodacal 3 settimane fa

    “Inoltre, chiamare l’Arabia Saudita sunnita ignorandone l’intollerante e violenta ideologia wahabita è un insulto a tutti i sunniti.” (cit. dal testo)

    Mi auguro che questa circostanza non indifferente sia sufficientemente chiara. In caso contrario sarebbe analogo a considerare – mutatis mutandis – tutti i cristiani cattolici come passivi sostenitori dell’attuale papato e tutti gli ebrei ortodossi, ovvero le compagini come Neturei Karta, alla stregua dei sionisti (del resto, pure l’induismo e il buddhismo conoscono movimenti e derive che nulla spartiscono, se non nome ed apparenze, con la genuinità autentica del loro senso tradizionale).
    Non è distinguo da poco. Se mi faccio saltare in aria con la Bibbia in mano, piuttosto che il Corano o il Talmud, non significa affatto che l’abbia letto e soprattutto minimamente compreso…
    Però fa molta presa sull’opinione pubblica istintiva la vista di un simbolo specifico – sia esso religioso o di qualunque altra natura – direttamente collegato a gesti violenti e provocatori con cui identificarne l’essenza, legata alla ripetizione del gesto medesimo (motivo per cui la ripetizione può rendere perfetti, ma anche relegare al ruolo di meri ripetenti: nel caso specifico, delle frottole che intendono venire propagate).
    Vediamo quindi di non farci fregare da questi infami sotterfugi, peraltro vecchi almeno quanto il mondo e condanniamo sì il terrorismo in ogni forma e in quanto tale, ma sapendo o provando a distinguere da cosa intenda travestirsi (e dunque cercando di identificare chi realmente si stia travestendo sotto quelle vesti…).

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  2. MauriZIO 3 settimane fa

    Oltre ad un anonimo “mi piace”… voglio congratularmi apertamente con Citodacal : condivido perfettamente 🙂
    (resta il fatto che non credo comunque nella possibilità dell’esistenza di un Islam moderato)

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    1. Citodacal 3 settimane fa

      @MauriZIO

      Rimando la risposta non pubblicata, aggiungendo qualche riga ed omettendo gl’indirizzi web di riferimento (qualora sia comunque giunta la precedente versione, chiedo alla Redazione di non pubblicarla in aggiunta alla presente).

      Nel Natale 2015, nella cittadina di Lens, regione del Pas-de-Calais, nord della Francia, dodici musulmani hanno presidiato la parrocchia di San Francesco d’Assisi durante la messa di mezzanotte per accogliere gli appelli a una maggior sicurezza contro il terrorismo. Nello stesso anno, nel nord-est del Kenya un gruppo di musulmani si è opposto alle minacce di miliziani del gruppo jihadista Al Shabaab i quali, dopo aver assalito un bus, intendevano separare i cristiani per ucciderli: i musulmani non si sono mossi ed anzi, secondo testimoni, avrebbero risposto: “Uccideteci tutti o lasciateci andare”.
      Il giurista pakistano musulmano Tahir-ul-Qadri , oltre all’impegno diretto a favore della pace e del dialogo, ha emesso una storica “fatwa” contro gli attentati e gli attacchi suicidi compiuti in nome dell’Islam: più di 500 pagine in cui dichiara esplicitamente che il comportamento violento e terroristico compiuto in nome dell’Islam non solo è condannato dall’essenza del medesimo, ma rende gli autori di quegli atti dei non-musulmani di fatto. Di altrettanti analoghi fatti si può ritrovare adeguata testimonianza in rete. Un “hadith” dello stesso Maometto infatti recita: “Chiunque ferisce un membro appartenente alla Gente del Libro, è come se ferisse me in persona”; le Genti del Libro (Ahl al-Kitab) sono storicamente considerati i cristiani e i giudei (a cui in seguito molti giuristi e dotti islamici hanno aggiunto gli induisti e credo anche i buddisti): al loro merito, la Sura Al-‘Imran, versetto 64, del Corano riporta: “Oh Gente del Libro, convenite con una parola comune tra noi e voi: veneriamo unicamente Dio, senza associargli nulla e non prendiamoci l’uno con l’altro come signori al posto di Dio”.
      Siffatti precetti niente affatto secondari, essendo proferiti direttamente dal Profeta Maometto e dal Corano, sono stati passati con tutta evidenza nel dimenticatoio dall’estremismo letteralista soprattutto wahabita, essendo che un atteggiamento più feroce e grossolanamente netto offre sempre un ottimo servizio al potere fine a se stesso, basandosi proprio sull’ignoranza sottomessa, sulla tendenza al fanatismo e sull’assenza di genuina fede di molti uomini (nel “nostro” Occidente il problema è stato “risolto” sostanzialmente con l’asservimento alla mercificazione indiscriminata).
      Più che cercare un Islam moderato quindi, espediente elaborato volutamente con cui si cerca di mettere la mordacchia anche al Cristianesimo (se riesco a far sembrare estrema una realtà, posso più agevolmente invocarne una versione soft, col preciso scopo di ammaestrare la prima fino a snaturarla e renderla sterile, e senza doverla proibire o cancellare con un gesto autoritario) gli sforzi andrebbero rivolti alla comprensione che la radice dell’Islam, seppure tra molte controversie (ma la verità richiede ovunque d’essere indagata con sforzo) non è quella che i terroristi, ma anche i predicatori più accalorati e faziosi indicano; che allo stato attuale coloro che “professano” un Islam estremizzato – il quale non può più essere considerato Islam, secondo il responso di molti suoi esponenti qualificati – siano o appaiano maggioranza non ne inficia minimamente la genuinità originale (semmai riprova la presenza inflattiva d’un modo distorto di concepire il responso “democratico” e la sua presunta validità riportata all’ambito ontologico: se la maggioranza decide che il Sole non esiste, non significa che lo stesso cessi d’esistere, quanto piuttosto che la maggioranza degli uomini non riesca più a vederlo, passando per vera questa convinzione alle successive generazioni).
      A parziale verifica di ciò è di qualche giorno fa l’attentato che ha seminato la morte in un luogo di culto sufi; come potrebbe essere noto, i sufi sono i preminentemente mistici dell’Islam, il che ha sollevato nei secoli le discussioni se abbiano preso ispirazione dal Platonismo, o addirittura dal Cristianesimo stesso; ma le radici del sufismo prendono origine anzitutto dai cosiddetti Compagni della Veranda del Profeta medesimo e concernono gli insegnamenti più profondi, pertanto meno accessibili alle moltitudini, in aggiunta a quelli della Sunna. Pertanto i sufi, che nel corso dei secoli hanno avuto talvolta problemi d’ordine teologico e non solo con le autorità più letteraliste e rigide del mondo islamico, non possono esser considerati “moderati”, nel senso privativo e minimizzante del termine, dal momento che approfondiscono e acutizzano i precetti richiesti da un cammino davvero spirituale (sarebbe sostanzialmente come il considerar moderati gli Ordini contemplativi cristiani, la vita dei cui membri prevede osservanze più approfondite e molteplici rispetto ai laici): e tuttavia il sufismo si fonda sull’amore per Dio e la benevolenza per il prossimo, qualunque prossimo, al punto che certune pratiche supererogatorie seguite suscitano talora l’accusa di eresia da parte delle autorità più legate alla mera lettera.
      E tuttavia non occorre essere sufi per essere “muslim”, ovvero credenti, secondo i precetti della Sunna: e questo senza imbracciare un AK-47, imbottirsi o di C4 o più frequentemente del perossido di acetone (TATP) che pare quello maggiormente impiegato dall’ISIS, o sciorinare violente prediche discriminatorie nei confronti della altre fedi.
      Grazie per la considerazione da Lei riposta nei miei confronti.

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  3. Citodacal 3 settimane fa

    Buonasera alla Redazione.
    Ho da poco inviato una risposta al lettore MauriZIO, ma noto che spesso, quando incorporo altri indirizzi web di riferimento, l’intervento non viene pubblicato. Lungi da me l’idea di una censura volontaria (non sarebbe così sbadata, maldestra e casuale…); tuttavia mi sarebbe utile conoscere il motivo della mancata pubblicazione.
    Grazie e buon lavoro.

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