Sempre più probabile una coalizione saudita-israeliana?


di Arie Egozi

È molto difficile definire esattamente cosa succede, ma Israele e Arabia Saudita chiaramente esplorano relazioni militari più strette mentre affrontano la minaccia comune dell’Iran. Secondo una fonte israeliana parlando a Breaking Defense, gli atteggiamenti in Arabia Saudita cambiano, “non solo nelle questioni interne, ma anche la loro comprensione che Israele non è un nemico, e che sia Riyadh che Gerusalemme sono entrambi obiettivi potenziali dei missili balistici iraniani in fase di sviluppo ad un ritmo accelerato”.
I legami apparentemente più stretti tra i due Paesi, da tempo considerati nemici mortali, sono iniziati con notizie sull’apparente vendita del sistema antimissile Iron Dome d’Israele all’Arabia Saudita.
La fonte, al-Qalij online di Londra, è un sito che riporta notizie dal Golfo. Citava fonti diplomatiche che affermavano che il presunto accordo riflette un riscaldamento dei legami tra Israele e Arabia Saudita. Non c’è stata conferma dai funzionari sauditi. Non venivano forniti dettagli sul numero di batterie presumibilmente acquistate o sul costo, stimato in decine di milioni di dollari. Secondo il rapporto, le batterie saranno schierate sul confine meridionale dell’Arabia Saudita con lo Yemen per difendersi dai missili iraniani usati dai ribelli huthi nello Yemen.
Ufficialmente, Israele ha negato tale accordo. Ma quando parlano con esperti, dicono che mentre non sanno di tale accordo, aggiungono che avrebbe senso militare e diplomatico. Uzi Rabi, direttore del Moshe Dayan Center for Middle Eastern Studies presso l’Università di Tel Aviv, dichiarava a Breaking Defence che la stretta cooperazione tra Arabia Saudita e Israele esiste “poiché i tentativi di usare la leva internazionale contro l’Iran falliscono, questa cooperazione crescerà ulteriormente”, aggiungendo che i rapporti devono essere “sotto il radar” e che i comunicati stampa sui sistemi d’arma difensiva israeliani che arrivano in Arabia Saudita “hanno molto senso”. Mordechai Kedar, esperto di Islam e mondo arabo, ha detto a Breaking Defense che ha saputo dell’affare Iron Dome sulla stampa.
Sebbene non sappia se l’accordo sia reale, può dire che i rapporti tra Arabia Saudita e Israele sono migliorati drammaticamente: “I funzionari sauditi hanno visitato Israele di recente, ed è chiaro che i sauditi vedono Israele ora non come problema, ma come soluzione. Il conflitto tra Arabia Saudita e Iran può trasformarsi molto rapidamente in un grande scontro militare ed è chiaro che i sauditi vogliono essere pronti”.

Alleanza Israele Sauditi


Un altro segnale: recenti resoconti sulle strutture in costruzione in Arabia Saudita per lo sviluppo e la produzione di missili balistici. Nei corridoi dell’istituzione della difesa israeliana si sente una domanda, formulata in diversi stili ma che si riferisce allo stesso problema: “Quando Israele venderà sistemi militari all’Arabia Saudita?” Alla domanda non viene data risposta, ma a differenza del passato, si risponde con un sorriso, piuttosto che indicare chi pone la domanda come ubriacone.
I sauditi investono molto denaro nella capacità di produrre missili balistici a lunga gittata e tattici. Secondo recenti immagini satellitari, i sauditi costruiscono una base segreta che, secondo alcuni esperti, sarà utilizzata per testare e assemblare i missili balistici. Yair Ramati, ex-direttore dell’organizzazione israeliana di difesa missilistica (IMDO) e uno dei principali esperti missilistici israeliani, dichiarava a Breaking Defense che, per più di tre decenni, l’Arabia Saudita ha bilanciato le capacità di proiezione di potenza con una combinazione di aerei moderni e balistici cinesi, a fine anni ’80, CSS-2/DF-3, e dal 2005 CSS-5/DF-21. “Recentemente, abbiamo identificato alcuni segnali che il ministero della Difesa saudita ha tratto alcune lezioni dalla guerra agl huthi, come l’utilizzo di missili tattici a corto raggio e piccoli droni d’attacco. Ecco perché cercano capacità missilistiche dall’Ucraina”, aveva detto Ramati.
La logica è chiara: i sauditi vedono che, nonostante le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, gli iraniani continuano a costruire vari missili balistici e da crociera, basati sia sulla propria R&S che sull’aiuto straniero, principalmente dalla Corea democratica. I missili balistici a lungo raggio non sono nuovi arrivati nel regno. Secondo Yoel Guzansky, ricercatore presso l’Institute for Strategic Studies (INSS) che ha prestato servizio presso il Consiglio di sicurezza nazionale israeliano coordinando il lavoro sull’Iran con tre primi ministri, i sauditi hanno acquistato circa 10 lanciatori e diverse decine di missili cinesi DF-3A (Designazione NATO CSS-2), che a quanto pare furono adattati per trasportare testate convenzionali.
Fonti israeliane riferivano a Breaking Defence che i sauditi comprarono i missili per 3 miliardi di dollari. I missili furono schierati in siti strettamente sorvegliati in Arabia Saudita e mantenuti da tecnici cinesi. L’accordo segreto portò a una crisi nelle relazioni tra Riyadh e Washington, soprattutto perché i missili erano originariamente destinati a portare testate nucleari. La crisi si concluse quando l’Arabia Saudita accettò di aderire al Trattato di non proliferazione. Il DF-3A, missile a un stadio a propellente liquido, è ormai obsoleto. Secondo il ricercatore israeliano, i sauditi vorranno sostituirlo con qualcosa di più avanzato in quanto tali missili sono ingombranti da preparare al lancio e non sono molto precisi.
Esperti israeliani dicono che nel 2005 i sauditi hanno acquistato il CSS-5 cinese, noto anche come DF-21 o East Wind 21. Si tratta di un missile balistico a due stadi che utilizza propellente solido, che accorcia i tempi di preparazione e facilita la manutenzione. Ha una gittata di 1700 chilometri e può trasportare un carico utile di circa 600 chilogrammi. È molto più preciso del vecchio DF-3A, con il suo CEP (Probabile errore circolare, misura di precisione) stimato a 500 metri. I modelli successivi sono dotati di guida terminale, che consente di ottenere un CEP di 10 metri, molto più impressionante, ma gli esperti dicono che è improbabile che questi modelli siano stati esportati. Secondo Guzansky, è possibile che i sauditi abbiano acquistato altri missili cinesi oltre al DF-21, come DF-11 o DF-15, così come i missili pakistani, della serie Shahin. Altri esperti dicono che dubitano che i sauditi li abbiano.

Cooperazione militare tra sauditi e Israele


Secondo il ricercatore dell’INSS, i funzionari dell’Arabia Saudita, che si trova nel pieno di un significativo programma militare convenzionale, hanno spesso affermato che il regno si concentra su un programma nucleare per soddisfare il fabbisogno energetico del Paese e ridurre la dipendenza dal petrolio. Tuttavia, l’Arabia Saudita ha precedentemente esaminato la via nucleare militare e, a tal fine aumentava la cooperazione con vari Paesi, in particolare il Pakistan. Aveva una cooperazione militare con il Pakistan per alcuni anni e finanziò parte del suo programma nucleare. Inoltre, diversi commenti insoliti da Riyadh dal 2011 indicano la volontà dell’Arabia Saudita di esaminare la via nucleare se l’Iran dovesse raggiungere la capacità nucleare militare.
Il ricercatore dell’INSS afferma che la motivazione dei sauditi nell’acquisto dei missili è il progresso dell’Iran nel programma missilistico e crescita e miglioramento dell’arsenale missilistico: “È possibile che i progressi nel programma nucleare iraniano condurranno ad aumento della pressione saudita sul Pakistan per fornire al regno un qualche tipo di garanzia nucleare, sia attraverso un’estesa deterrenza, lo stazionamento di forze nucleari in Arabia Saudita o il trasferimento di testate nucleari ai sauditi per l’installazione sui nuovi missili”.
Secondo Guzansky, non solo le preoccupazioni dell’Arabia Saudita non sono state mitigate dall’accordo interinale siglato con la Repubblica Islamica, ma si sono effettivamente intensificate, se non altro per il significato dell’accordo per lo status internazionale e regionale dell’Iran. I sauditi sono preoccupati dal progresso iraniano, e può darsi che le “rivelazioni” sul suo arsenale missilistico facciano parte di un tentativo dell’Arabia Saudita di rendere pubbliche le proprie paure. Guzansky afferma che, negli ultimi anni, le deliberazioni su questioni strategiche all’interno e all’estero del regno sono diventate pubbliche, il che rende probabile che si possano prevedere ulteriori “rivelazioni”. Ciò è dovuto ai negoziati con l’Iran e al significato che Riyadh attribuisce a segnali deterrenti di questo tipo. Anche l’accordo è significativo, a dimostrazione del crescente interesse della Cina alla vendita di armi avanzate nella regione e all’Arabia Saudita, il principale fornitore di petrolio della Cina.
Sottolineava che la debolezza della posizione degli USA nella regione può aumentare la ricerca dell’Arabia Saudita di una maggiore deterrenza. Secondo il ricercatore dell’INSS, ad oggi, non ci sono prove concrete che l’Arabia Saudita intenda perseguire la via nucleare, anche se armi nucleari iraniane sarebbero una grave minaccia per il regno.
Tuttavia, alla luce della ricchezza e della relativa debolezza militare, l’Arabia Saudita probabilmente cercherà accordi di sicurezza che gli conferiranno maggiore indipendenza nel processo decisionale e maggiori possibilità di mantenere un equilibrio stabile di deterrenza nel Golfo nel tempo. Di norma, Israele non è favorevole all’allestimento in uno Stato arabo di armi avanzate in grado di minacciarlo. In passato, Israele si oppose attivamente a questo processo. Tuttavia, negli ultimi anni, data la minaccia iraniana, Israele ha chiuso un occhio sul processo militare dell’Arabia Saudita e di altri Stati del Golfo. Negli ultimi mesi l’Arabia Saudita ha permesso alle compagnie aeree asiatiche di attraversare il suo spazio aereo nei voli per Israele.
Fonte: Breaking Defense

Traduzione: Alessandro Lattanzio

1 commento

  • atlas
    12 Marzo 2019

    ma è normale. I wahhabiti sono fuoriusciti col sionismo e i Saud sono giudei: sono loro che li hanno nessi lì a occupare Mecca e Medina dall’Inghilterra

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