Secondo la "RAND Corporatión"  (Research And Development), - un Think tank statunitense di strategia e politica internazionale che opera come consulente delle US Force-, gli USA sono in ritardo nella modernizzazione militare e non sono in grado di affrontare in modo adeguato le sfide in Europa e nell'est dell'Asia, e potrebbe perdere una potenziale guerre contro la Cina o la Russia. In accordo con la recente informativa del 'think-tank' statunitense, la Russia e la Cina rappresentano adesso le sfide principali per gli interessi nazionali degli USA. Secondo gli autori, la capacità di questi paesi, qualificati come "forti rivali", si è accresciuta significativamente e in determinate circostanze, gli USA potrebbero perdere una guerra contro di loro.

di Roberto Vivaldelli Le recenti dichiarazioni dell’ex vicepresidente USA Joe Biden sulla presunta interferenza russa in occasione del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, non devono sorprendere. Tra Renzi, Biden (e Obama) i rapporti sono più che ottimi e gli incontri tra l’ex presidente del Consiglio e i democratici americani – che dell’interferenza russa ne hanno fatto un vero e proprio mantra per inchiodare Trump – sono stati molteplici negli ultimi tempi. Appuntamenti che rientrano nella normale sfera della diplomazia, qualcuno obietterà, ma c’è molto di più: parliamo di un vero e proprio atteggiamento di subordinazione nei confronti della superpotenza americana e in particolare dell’universo liberal. Una caratteristica che purtroppo ha spesso caratterizzato la storia del nostro Paese dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e che porta i democratici a tollerare ingerenze e prese di posizione tipiche del neo-colonialismo a stelle e strisce.

Fortissima tensione tra il Governo di Ankara e quello di Tel Aviv dopo che i presidente turco Recepit Erdogan ha accusato Israele di essere "uno stato terrorista assassino di bambini a cui non deve essere mano libera su Al Quds" (Gerusalemme). In un discorso tenuto all'interno del Congresso del Partito di governo turco AKP, nel mezzo delle forti proteste manifestatesi in Turchia come in tutto il mondo, circa la decisione del presidente Trump di spostare l'amabasciata USA a Gerusalemme e riconoscere questa come capitale dello Stato di israele, Erdogan si è impegnato pubblicamente a compiere il massimo degli sforzi per contrastare questa decisione.

i  Peter Lvov (*) Il gruppo analitico SouthFront ha recentemente pubblicato un video eccezionale sulla possibilità di una guerra che coinvolga Libano, Arabia Saudita, Siria, Iran e Israele. Certamente, questo significa inevitabilmente che la guerra coinvolgerebbe anche la Russia e gli Stati Uniti. Per capire il contesto di questo scenario, bisogna prima capire cosa è successo in Siria e in altri paesi del Medio Oriente negli ultimi anni. Il piano originale degli Stati Uniti e dell'Arabia Saudita (dietro cui si era situata una Israele invisibile) fu il rovesciamento di Bashar al-Assad e la sua sostituzione con fondamentalisti islamici o takfiri (Daesh, al-Qaeda, Jabhat al-Nusra). Il piano prevedeva i seguenti passaggi:

Dalla lontana Malesia, il primo ministro del Governo di Kuala Lumpur, Datuk Seri Hishammuddin Husein,  ha dichiarato che le Forze armate  del paese sono pronte a dirigersi verso il Medio Oriente per intervenire nella crisi per Al Quds (Gerusalemme). Husein  si è dichairato sorpreso per la decisione del presidente USA Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, decisione che rischia di minare la stabilità regionale. Lo stessa posizione ha manifestato Sabato scorso il comandante in capo delle Forze Armate malesi, Yang Di-Pertuan Agong, secondo il quale le forze malesi sono pronte ad intervenire se sarà necessario.

di  Ilan Pappé La Guerra dei Sei Giorni del 1967 tra Israele e gli eserciti arabi, ha dato origine all’occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Israele si è rivenduto la notizia della guerra come se fosse stata casuale, ma nuovi documenti storici e verbali trovati negli archivi dimostrano che Israele era ben preparata a questa. Nel 1963, dei personaggi delle amministrazioni israeliane militari, legali e civili si sono iscritti a un corso all’Università Ebraica di Gerusalemme, per programmare un piano completo per occuparsi dei territori che Israele avrebbe occupato 4 anni dopo e per gestire un milione e mezzo di palestinesi che ci vivevano.

di Tatiana santi La Libia, un Paese nel caos più totale dal futuro tuttora ignoto, si ritrova al centro degli interessi geopolitici delle grandi potenze. L’attuale labirinto libico, dossier strategico per Roma, va letto nella prospettiva della guerra del 2011. L’Italia e il nodo libico. Per comprendere a fondo il complesso scacchiere libico è fondamentale sapere le ragioni dell'attacco contro la Libia del 2011, accompagnato da un coro mediatico secondo cui Muammar Gheddafi da un giorno all'altro diventò un dittatore pazzo da distruggere. "Libia. Da colonia italiana a colonia globale" è un libro di Paolo Sensini (edito da Jaca Book) che ripercorre la travagliata storia della Libia gettando luce sulle fatidiche "primavere arabe" e sulle vicende che i media mainstream hanno taciuto.

È da poco terminata la grande e significativa manifestazione antifascista di Como a cui hanno aderito molti big della politica e delle Istituzioni inclusi la presidente della Camera Laura Boldrini, che ha onorato con la sua presenza, lo stesso segretario del Pd Matteo Renzi, anche lui non è voluto mancare e la segretaria del sindacato Cgil Susanna Camusso, oltre a diversi ministri del Governo in carica. Nessuno di loro è pero è voluto intervenire dal palco, se non il vicesegretario del Pd, Maurizio Martina, che era fra gli organizzatori. Martina si è limitato a un breve saluto finale. Dal palco il segretario regionale del Pd Alessandro Alfieri ha dichiarato con grande decisione che l'evento «è aperto a tutte le realtà antifasciste che non ci stanno». Non ci stanno chiaramente a subire l'attacco dei fascisti che, secondo gli organizzatori, sono in forte risorgenza in tutto il paese.

Il presidente degli Stati Uniti donald Trump ha riconosciuto Gerusalemme (Al-Quds per gli arabi) come capitale del regime israeliano in cambio di una donazione di 20 milioni di dollari. Questa rivelazione è stata fatta dal giornale turco Yeni Safak in un articolo dove si precisa che Trump ha ricevuto questo importo di denaro dal miliardario statunitense ultra sionista, Sheldon Adelson, per la sua campagna elettorale in cambio di decretare il trasferimento dell'Ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme.

Il politologo ha affermato che i conflitti personali e l'instabilità  di Trump  possono portare ad una guerra mondiale. Il politologo statunitense Noam Chomsky, ha considerato questo venerdì, in una intervista rilasciata ad un giornale privato, che il Governo di Donald Trump e quello di Kim Jong-un, in Corea del nord, sono entrambi un pericolo per l'umanità per le diverse minacce che profericono entrambi i mandatari. Riguardo al maneggio delle armi nucleari, ha affermato che i coreani non desistiranno dall'utilizzo delle stesse, per quanto nel 2005 questa nazione e gli Stati Uniti avrebbero concordato che il paese penisulare avrebbe desitito di lanciare in missili "in un accordo abbastanza ragionevole".