Sei decapitati durante la rivolta in carcere che ha fatto 60 morti Rio de Janeiro, 2 gen. (askanews) - E' salito ad almeno 60 morti il bilancio della sommossa scoppiata ieri nel penitenziario Anísio Jobim di Manaus. La rivolta, andata avanti per 17 ore, ha avuto inizio dopo alcuni scontri tra esponenti di bande rivali. Almeno sei persone sono state decapitate e i loro corpi sono stati portati fuori dalla prigione. "Ci sono almeno 60 morti al momento", ha confermato il responsabile dei penitenziari dello stato dell'Amazzonia, Pedro Florencio.

di Carlos Esteban Il crollo del consenso per i socialdemocratici, dall'epoca del dopoguerra, così come per i partiti " progressisti" in Europa, per le forze collegate con l'establishment dominante e per quella che si denomina come la sinistra mondialista, non viene facilmente accettato e tutti questi soggetti e partiti dimostrano di non saper perdere. Se il 2016 ci ha insegnato qualche cosa, questa  è il fatto che il mondo progressista e le forze della sinistra mondialista, quando devono affrontare i loro primi rovesci elettorali, come accaduto nell'anno trascorso, non sanno perdere e non si rassegnano.

di Luciano Lago Dopo l'ultimo sanguinoso attentato terroristico di Instambul, avvenuto nella notte di capodanno, dalla condanna espressa dai governi occidentali e dal commento prevalente che viene fatto dai grandi media, si tende a spiegare come il terrorismo sia finalizzato a creare un clima di paura e di vendetta e come questo  rappresenti una strategia del terrore svolta da alcuni fanatici invasati che colpiscono seguendo una loro ideologia fanatica e distorta. Se qualcuno domanda (ingenuamente) quali possono essere i reali obiettivi dei terroristi, i commentatori cercano di convincere il loro pubblico con argomenti risibili quali, " ci colpiscono perchè odiano le nostra libertà" indicando i terroristi islamici come dei fanatici che commettono azioni di brutalità insensata, finalizzate ad una strategia per creare l'inferno nelle città dove si svolge una vita normale.  Gli atti di terrorismo, secondo alcuni, sarebbero una forma di "punizione" riservata agli "infedeli", che siano occidentali, turchi o arabi di fede diversa rispetto a quella islamica salafita.

Secondo l’ong "Defence for Children International- Palestine", sono 31 i giovanissimi palestinesi che sono morti per mano dell’esercito israeliano (81 i feriti) tra la Cisgiordania e Gerusalemme est. Roma, 31 dicembre 2016, Nena News – Il 2016 sarà ricordato come l’anno in cui Israele ha ucciso più minorenni nell’ultimo decennio in Cisgiordania e Gerusalemme est. A sostenerlo è uno studio dell’organizzazione non governativa “Defence for Children International-Palestine” (DCIP) pubblicato la scorsa settimana. Secondo la ricerca, sono 31 i giovani palestinesi che sono stati uccisi dall’esercito israeliano quest’anno. L’ultimo è stato il 15enne Farid Ziyad Atta al-Bayed morto il 23 dicembre dopo 69 giorni di coma. Faris era rimasto ferito negli scontri con i militari di Tel Aviv divampati lo scorso 15 ottobre nel campo profughi di Jalazoun (vicino a Ramallah).

di Grete Mautner Si è in attesa che la massima rappresentante diplomatica europea, Federica Mogherini, si riunisca con un gruppo di sedici ministri degli Esteri il 29 Gennaio per trattare, tra le altre questioni, il problema delle migrazioni illegali, un tema che si è trasformato in una minaccia per l'esistenza stessa e per la coesione dell'Unione Europea. Risulta abbastanza strano che la Mogherini vada a discutere di tale importante questione con i rappresentanti degli Stati che più drasticamente si oppongono ai flussi migratori. Bisogna dire che l'ondata migratoria epocale che si sta riversando sull'Europa ha determinato la radicalizzazione della società europea ed ha contribuito da lungo tempo nella crescita del crimine organizzato nella UE, tanto che, nel suo tradizionale discorso di Natale alla sua gente, il presidente della Repubblica Ceca, Milos Zeman, ha dichiarato di volersi opporre decisamente all'ammissione incondizionata di quote di migranti provenienti da paesi mussulmani. Come lui anche il primo ministro ungherese, Viktor Orban ed i Governi della Slovacchia e della Polonia, tutti sulle stesse posizioni di rigetto delle politiche migratorie della UE.

di Luciano Lago L'anno 2016 si chiude con tutti gli avvenimenti luttuosi che lo hanno contraddistinto: terremoti, terrorismo, conflitti nel medio Oriente, ondate migratorie sospinte verso l'Europa, criminalità ed insicurezza dilagante, crisi economica e miseria crescente ma, fra tutti questi problemi, quello che più assilla la sensibilità della Presidente della Camera, Laura Boldrini, è quello delle "bufale" e della disinformazione che dilaga sul web. “Ho concentrato il mio impegno nella battaglia contro il discorso di odio, la disinformazione e le bufale. È ormai evidente che si tratta di problemi da affrontare con urgenza, tanto a livello nazionale che mondiale“.