di Michele Rallo Quanti sono gli stranieri in Italia? Solo gli islamici – leggo in un interessante articolo di Enzo Palumbo sulla rivista liberale “Non mollare” – oltre due milioni e mezzo, cioè il 4% della popolazione residente. Di questi, quasi la metà – il 43% – ha già la cittadinanza italiana (prima ancora dello “ius soli”) ed è pronta a votare per un partito islamico “italiano” che è già stato costituito. Di ciò, spero che prima o poi i tribunali possano chiedere conto a quanti hanno favorito questo obbrobrio. Che si possa chiedere a costoro perché e percome abbiano consentito che milioni di “migranti” (oggi non si usa più la definizione bugiarda di “rifugfiati”), dopo essere stati “salvati”, non siano stati rispediti ai paesi d’origine, permettendo loro di insediarsi stabilmente in Italia e, addirittura, di assumerne la cittadinanza. Ma – ripeto cose già dette – il problema dei problemi non è certo quello dei due milioni e mezzo di islamici regolarmente censiti; il problema vero è quello dei tanti, tantissimi (islamici e non islamici) di cui nessuno sa nulla, che per le autorità italiane sono degli ectoplasmi, dei fantasmi la cui esistenza, il cui domicilio, le cui attività sfuggono a qualsiasi censimento e, quindi, a qualsiasi controllo.

La Russia ha rinforzato la sua presenza militare alle sue frontiere occidentali, tuttavia non è questa l'unica mossa. Secondo quanto riferito da Boris Rozhin, un esperto del Centro di Ricerca Geopolitica di Mosca, ci sono misure adeguate che sono state prese dalla Russia come risposta logica all'avanzata delle truppe degli USA e della NATO ai confini della Russia e nell'Europa dell'Est. "Stiamo parlando dei paesi baltici, della Polonia, della Romania, della Bulgaria e della Repubblica Ceca. In questi paesi si stanno stabilendo truppe e basi militari, dove si installano sistemi antimissile e centri di guerra informativa e di guerra elettronica e si osserva una intensificazione della tensione militare" spiega Rozhin.

di Roberto Pecchioli Non si sa se ridere o piangere. Purtroppo, è una cosa seria, se il termine si può applicare alle questioni riguardanti il governo italiano. “Stiamo lavorando con uno scienziato di fama internazionale alla creazione di un algoritmo verità che, tramite l’intelligenza artificiale, riesca a capire se una notizia è falsa”. Non si tratta di una battuta o della fanfaronata di qualche dottor Stranamore, bensì delle parole di Marco Carrai, potente esponente del cosiddetto giglio magico, l’accolita degli intimi di Matteo Renzi, considerato tra i massimi esperti italiani di cybersicurezza. Imprenditore del ramo, fu a un passo dalla nomina ai vertici dei servizi di sicurezza informatica del governo del Rottamatore fiorentino.

Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha manifestato la posizione contraria e critica di Mosca riguardo le recenti azioni svolte dagli Stati Uniti nei confronti della Corea del Nord e del suo bizzarro presidente, Kim Jong-un: "I passi recenti di Washington sembrano deliberatamente diretti a provocare Pyongyang e spingerla ad azioni dure. Adesso gli americani hanno dichiarato che in dicembre si terranno esercitazioni militari massicce, straordinarie; l’impressione è che tutto sia stato fatto apposta per far perdere la calma a Kim e spingerlo a una nuova azione spericolata".

di  Paolo Sensini Nei primi mesi del 2011, a cent'anni esatti dall'impresa coloniale italiana in Libia, si è consumato un nuovo intervento militare contro il Paese nordafricano. Artefici di quest'attacco piratesco, come è qui documentato con precisione, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, a cui presto si è dovuta accodare anche l'Italia, il più stretto e importante partner economico-commerciale della Libia. Ne è seguito un disastro immane le cui vere ragioni sono state tenute nascoste al pubblico internazionale. Con molta lentezza, mentre si consumava la tragedia che ha dilaniato l'ex colonia italiana, sono emersi qua e là taluni brandelli di notizie sulle cause che hanno portato all'entrata in guerra della NATO contro Mu'ammar Gheddafi.

Il giornale saudita Okaz la scorsa Domenica ha sostenuto che l'Hezbollah libanese avrebbe finanziato il movimento palestinese Hamas attraverso alcune banche algerine Il Ministro algerino degli Affari religiosi e Dotazioni, Mohamed Aissa, ha respinto ufficialmente le insinuazioni di notizie da parte del quotidiano saudita Okaz che vorrebebro collegare il finanziamento di Hamas con Hezbollah. Infatti, Aissa ha reagito con forza qualificando questa come una intromissione saudita negli affari algerini sottolineando che l'Algeria non accetterà mai di diventare il campo di battaglia di un conflitto settario o etnico fagocitato da centrali esterne e ha affermato che coloro che vogliono creare tale conflitto dovrebbero farlo nel loro territorio.

di  Luciano Lago Contrariamante a quanto possa sembrare, il duro scontro, al momento soltanto verbale, tra Donald Trump e Kim-Jong è una cortina fumogena di propaganda che nasconde i veri obiettivi della strategia degli USA. Trump, con il suo temperamento imprevedibile ed arrogante, in realtà recita una parte in commedia che non è poi difficile da individuare. Nel corso del suo tour in Asia, Trump ha messo l'accento sul pericolo rappresentato dalla Corea del Nord per gli Stati della regione, in particolare Corea del Sud e Giappone, e non ha esitato ad affermare che, per fronteggiare il pericolo, la sua ricetta era quella di far comprare a questi paesi i missili dagli USA e procedere ad un generale riarmo (leggi campagna acquisti di armi made in USA) del Giappone e della Corea del Sud in modo da "ristabilire la sicurezza".

di Diego Fusaro «​Il populismo non è necessariamente anti democratico, può essere orientato ed educato in forme democratiche. Quel che è certo è che l’opposto del populismo oggi è antidemocratico perché la lotta contro il populismo viene cavalcata dall’élite finanziaria e dal suo ceto intellettuale per tutelare il proprio dominio non democratico» Continua il dialogo sul populismo e dopo De Benoist, Tarchi e Veneziani interviene sul tema Diego Fusaro che offre una prospettiva basata sui rapporti di forza tra “dominanti” e “dominati”. Una visione che affonda le sue radici nel pensiero di Marx e di Hegel e che si pone in rapporto dialettico con l’illuminismo, ritenuto da Fusaro indispensabile, per aver spazzato via il vecchio ordine della società di ceto e di “ancien regime” ma, al contempo insufficiente per aver lasciato l’umanità in balia del sistema dell’atomistica, incapace di costruire una comunità all’altezza dei tempi.

L'Iran respinge le accuse degli USA che vorrebbero collegare l'Iran al terrorismo e indica che queste accuse dimostrano lo stato di panico di Washington per il fallimento dell'ISIS (Daesh in arabo). "Le autorità statunitensi ripetono le loro accuse infondate contro l'Iran per evadere la realtà attuale nella regione che dimostra il completo collasso del Daesh fra Iraq e Siria o si tratta di accuse lanciate per nascondere la loro grande inquietudine dovuta alla perdita delle zone controllate da questa organizzazione terroristica (armata da USA ed Arabia Saudita) in entrambi i paesi", ha dichiarato oggi il portavoce della Cancelleria iraniana, Bahram Qasemi, utilizzando la denominazione in arabi del gruppo terrorista del Daesh.

di Tony Cartalucci, I think tank occidentali sono sempre più impegnati a coltivare una narrazione per spiegare la presenza improvvisa e diffusa dei terroristi collegati allo “Stato Islamico” (SIIL) nel Sud-Est Asiatico. Tale narrativa, che questi think tank vorrebbero spacciare al pubblico, implica militanti in fuga da Siria e Iraq che si trinceranno nei presunti conflitti settari nel sud-est asiatico. I think tank non menzionano convenientemente mai come decine di migliaia di terroristi finanzino l’impresa logistica necessaria a trasferirli nel Sud-Est asiatico o a sostenerne le operazioni nella regione una volta arrivati. Tra questi think tank c’è il cosiddetto International Crisis Group (ICG). Nel suo rapporto “Jihadismo nel sud della Thailandia – un minaccia fantasma“, afferma: “Il declino dello Stato islamico (SIIL) e l’avvento delle violenze legate allo SIIL nel Sud-Est asiatico, mostrano la possibilità di una nuova era di terrorismo jihadista transnazionale nella regione.