di  Luciano Lago Non sarebbe certo una novità rilevare che il grande apparato dei media in Occidente svolge il ruolo della manipolazione delle opinioni pubbliche e, a tale scopo, utilizza la falsificazione sistematica o l'occultamento di certe notizie per fornire una interpretazione degli avvenimenti conforme agli interessi delle centrali dominanti che sono strettamente collegate con i gruppi finanziari a cui appartengono i grandi media. Non è un caso che tutte le guerre scatenate dagli USA e dalla NATO siano iniziate con una diffusione di menzogne e diffamazione dei governi che dovevano essere oggetto di "regime change" e di conseguenza venivano indicati dai media  occidentali come dittatoriali, violatori dei diritti umani, tirannici ed accusati di compiere atrocità contro il proprio popolo, da Slobodan Milosevic a Saddam Hussein, passando per Gheddafi e al-Assad, abbiamo imparato a conoscere la strategia di falsificazione della propaganda atlantista guidata e diretta dalle grandi centrali di potere dominanti che monopolizzano il flusso delle notizie e indirizzano i commenti degli opinion leaders del sistema.

Il Comandante del Corpo della Guarda Rivoluzionaria Iraniana, Generale Qassem Soleimani, ha respinto la missiva indirizzatagli dal capo della CIA, Mike Pompeo. La lettera era arrivata nel corso delle operazioni per la liberazione della citta' strategica siriana di Albukamaal, dall'occupazione Daesh. Il Capo dell'Ufficio Operazioni del Generale, Mohammed Mohammadi Golpaygani, ha dichiarato: "Il Direttore Generale della CIA ha inviato una missiva esplicitamente indirizzata al Generale Soleimani, essa era accompagnato da un mediatore, che avrebbe dovuto registrare la sua replica e riferirla ai mittenti".

di A. Terrenzio Il Generale Croato-Bosniaco, Slobodan Praljak, si è suicidato davanti alla Corte dell’Aja dopo aver ricevuto una condanna a 20 anni di carcere, per le accuse risalenti ai crimini del conflitto nella ex Juogoslavia. Mentre il Presidente della corte pronunciava la sentenza, I’ex Commissario alla difesa dello Stato croato gridava alla corte: “Non sono un criminale di Guerra”, “mi oppongo a questa condanna con disprezzo”, poi ingeriva cianuro di potassio. Vani i tentativi di soccorso da parte dei presenti, di fronte a un giuria in preda a incredulità e sgomento.

di  Salvo Ardizzone A inizio settimana, il ministro israeliano Gila Gamliel ha proposto l’istituzione di uno Stato palestinese in Sinai, un’iniziativa che la dice lunga sul fatto che il Governo di Tel Aviv non ha alcuna intenzione di accettare uno Stato indipendente in Palestina, e che intende continuare ad occupare le terre dei palestinesi; una posizione che non è una novità perché infinite volte la leadership israeliana ha manifestato il suo diniego a una Palestina indipendente. Solo per citare alcuni casi, a inizio maggio, pochi giorni prima della visita di Trump, il ministro e leader del partito The Jewish Home Naftali Bennett ha affermato che uno Stato palestinese non ci sarebbe mai stato; due anni prima, l’allora capo della Commissioni Esteri e Difesa della Knesset Tzachi Hanegbi ha dichiarato che una dichiarazione unilaterale in merito da parte dell’Autorità Palestinese avrebbe originato una crisi; appena pochi giorni fa, il vice ministro degli Esteri Tzipi Hotovely, commentando le proposte di Trump per una pace fra israeliani e palestinesi, ha affermato che uno Stato palestinese non è l’obiettivo del Governo e che un dibattito sulla Palestina avrebbe messo in pericolo l’esistenza di Israele.

Robert Parry L’isteria del Russia-gate ha scavalcato l’Atlantico, con gli Europei che danno ai Russi la colpa del Brexit e del malcontento catalano. Ma che dire delle operazioni di influenza israeliane e di quelle statunitensi, si chiede Robert Parry Da quando il governo USA ha messo in palio 160 milioni di dollari a dicembre per la lotta contro la propaganda e le disinformazioni russe, oscuri accademici e avidi think tank fanno la fila per spartirsi il bottino e partecipare a questa corsa all’oro, diffondendo l’isterico Russia -gate fino in Europa. Di questi tempi, sembra che qualsiasi evento non gradito all’establishment – dal Brexit al referendum per l’indipendenza della Catalogna – venga imputato alla Russia ! La Russia ! La Russia !

Mi viene spesso chiesto se gli Stati Uniti e la Russia entreranno in guerra tra loro. Io rispondo sempre che sono già in guerra. Non una guerra come la Seconda Guerra Mondiale, ma comunque una guerra. Questa guerra è, almeno per il momento, per circa l’80% informativa, per il 15% economica e per il 5% cinetica. Ma in termini politici l’esito per il perdente di questa guerra non sarà meno drammatico del risultato della Seconda Guerra Mondiale per la Germania: il paese perdente non sopravvivrà, almeno non nella sua forma attuale: o la Russia diventerà di nuovo una colonia statunitense, o l’Impero Anglo-Sionista crollerà.

di Peter Korzun La Cina sta schierando truppe per addestrare, consigliare e fornire assistenza militare  in Siria. La decisione arriva dopo che il consigliere presidenziale siriano Bouthaina Shaaban ha incontrato il ministro degli esteri cinese Wang Yi il 24 novembre. I militanti islamici del Turkestan orientale (la regione autonoma cinese del Xinjiang Uyghur) si sono mostrati presenti in numero crescente nel nord della Siria di recente. Il governo siriano afferma che circa 5.000 combattenti di origine uigura sono arrivati ​​in Siria, passando illegalmente attraverso l'Asia sud-orientale e la Turchia. Il Turkyan Islamic Party (TIP) dei jihadisti uighuri è affiliato ad al-Qaeda. I jihadisti cinesi stanno combattendo a fianco del gruppo terrorista Hay'at Tahrir Al-Sham, legato ad al-Qaeda. Chiedono la separazione dello Xinjiang dalla Cina per creare uno stato indipendente del Turkestan orientale.

La Russia ha reso pubblico un accordo raggiunto con l'Egitto in base al quale sarà consentito all'aviazione militare russa di utilizzare qualsiasi base aerea all'interno del territorio egiziano e di avere libero accesso nello spazio aereo dell'Egitto. Questo accordo si è concretizzato soltanto 24 ore dopo che il ministro della Difesa russo, Serguei Shoigu, aveva fatto una visita ufficiale al Cairo per riunirsi con il presidente egiziano Abdul F. Al-Sisi e con il suo ministro della Difesa.

WASHINGTON - Un nuovo capitolo del Russiagate fa tremare ancora l'amministrazione Trump. Sarebbero stati il genero del presidente americano, Jared Kushner, e l'ex consigliere K.T. McFarland gli influenti membri della squadra di transizione che avrebbero chiesto all'ex consigliere della Sicurezza nazionale americano Michael Flynn di incontrare l'ex ambasciatore russo a Washington, Sergei Kislyak, lo scorso dicembre. Nel primo incontro con il diplomatico russo Flynn, che ha ammesso di aver mentito all'Fbi, avrebbe fatto pressioni perché Mosca aiutasse gli Usa e Israele a 'affossare' una risoluzione di condanna degli insediamenti in territorio palestinese. Lo rivela la CNN citando fonti vicine all'amministrazione Trump. Sarebbe stato il premier israeliano Benyamin Netanyahu a chiedere a Trump di fare un'azione di lobby presso il Cremlino.

L'ex ministro della difesa ucraino: riconquistare il Donbass significherebbe cancellarlo dalla faccia della terra L'ex ministro della Difesa dell'Ucraina Kuzmuk ha detto che l'esercito ucraino ha abbastanza forza per entrare nel confine con la Russia, ma per questo sarà necessario "spazzare via" le città del Donbass. Kuzmuk ha rilaciato queste dichiarazioni in onda sul canale ZIK. Allo stesso tempo, Kuzmut ha confermato che i militari della Repubblica Ucraina hanno notevolmente rafforzato il loro esercito nel corso degli anni. "Quando diciamo che in tre anni abbiamo avuto l'opportunità di ricostruire il nostro esercito, ed abbiamo anche dato loro la possibilità di recuperare, rafforzare e ripristinare l'ordine, tra l'altro loro hanno adesso una buona disciplina, non ci sono tribunali e sentenze, tutto è deciso dalla legge del tempo di guerra".