di Davood Abbasi. In occasione della morte di Fidel Castro, leader storico di Cuba, chi non lo ha sconfitto in vita ha creduto di poterlo colpire dopo la morte; ma non solo, ha usato i propri tentacoli mediatici per accusare l’Iran. Sulla pagina di Yahoo Italia, lunedì 28, e’ apparso un articolo nella quale Castro viene indicato come un dittatore e la sua Cuba uno dei “regimi dittatoriali” del globo.

L'Esercito siriano ha ripreso il controllo di quasi la metà dei quartieri est di Aleppo, quelli che erano ancora occupati dai terroristi appoggiati dagli USA (Amministrazione Obama) ed Arabia Saudita e che tenevano in ostaggio la popolazione civile. Sono stati riconquistati e liberati dai terroristi ben 12 quartieri di Aleppo est, si tratta in particolare dei quartieri de Bayadin, Sheij Fares, Qadisiya, Haydariya, Sheij Qasr, Sheij Hodr, Yabal al-Badru, Sheij Nayyar, Bustan al-Basha e Al-Sajur. Dette aree, secondo la nota, rappresentano oltre un 40 % dell' est di Aleppo.

di Luciano Lago La grancassa mediatica in Europa costituita dai grandi giornali e dalle reti Tv, da tempo registra commenti e analisi di paludati opinionisti  che si dimostrano preoccupati e lanciano appelli  alla difesa dei "valori democratici" che ritengono essere in pericolo   a causa  della dirompente crescita dei movimenti identitari e nazionalisti nei vari paesi  dove i partiti "anti global" stanno  largamente aumentando la loro base di consenso. Questo consenso e questa crescita avviene in particolare fra le classi popolari che hanno maggiormente subito le conseguenze negative della globalizzazione, dell'apertura dei mercati e delle politiche neoliberiste dettate da Bruxelles e dai governi filo europeisti. Conseguenze che il piu' delle volte si sono concretizzate nella perdita dei posti di lavoro per l'avvenuta delocalizzazione delle aziende e nel crollo dei salari, oltre  all'abolizione dei diritti che le precedenti generazioni avevano conquistato al prezzo di molte lotte operaie.

di Finiam Cunningham Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha appena dato ordine al Pentagono di assassinare i capi della rete terroristica al-Nusra in Siria. I media degli USA riferivano che la nuova urgenza nasce dal timore dell’intelligence degli Stati Uniti che i gruppi affiliati ad al-Qaida preparino attacchi terroristici contro obiettivi occidentali dalle roccaforti in Siria. La pretesa degli Stati Uniti è di eliminarli con attacchi di droni e “risorse d’intelligence”, cioè presumibilmente forze speciali già attive nel nord della Siria al fianco dei turchi. La scorsa settimana, un annuncio simile fu fatto dalla stampa inglese, riferendo che truppe d’elite SAS avevano l’ordine di uccidere 200 volontari jihadisti inglesi sospettati di essere attivi in Siria (e Iraq). Anche in questo caso, la stessa logica fu invocata come nel caso statunitense.

di Funny King Se la guerra non fosse una tragedia di morte e sofferenza, le ultime notizie dal fronte siriano potrebbero fare sorridere. Se vi ricordate fu motivo di imbarazzo e forte danno economico per la Francia la questione delle Navi Mistral vendute ai Russi e in allestimento quando veniva posto l’intelligentissimo embargo. Alla fine le “Mistral” armate a puntino (secondo specifiche Russe) furono girate all’esercito egiziano a prezzi di saldo. Dopodiché la Francia sotto la disastrosa guida Hollande ha appoggiato e tutt’ora appoggia “ribelli moderati” e si fa Paladina della dottrina “Assad se ne deve andare”.

di Luciano Lago Sembra che i monarchi sauditi stiano attraversando un momento di forte ansia e frustrazione, una forma di nevrosi dovuta al verificarsi di una serie di eventi contrari alle loro aspettative che hanno prodotto in loro questo cupo stato d'animo e li spinge a possibili azioni inconsulte. I sauditi non si aspettavano una sconfitta nelle presidenziali USA della loro candidata preferita, la Hillary Clinton, che garantiva loro l'appoggio diretto di Washington nelle operazioni per rovesciare il governo di Bashar al-Assad in Siria e nella guerra di aggressione condotta da Rijad contro lo Yemen. Nonostante tutti i milioni di dollari spesi per finanziare la sua campagna elettorale e quelli inviati alla fondazione Clinton (un centinaio di milioni sembra) i monarchi sauditi hanno fatto un grosso buco nell'acqua, con la sconfitta avvenuta della Clinton e la nomina di un personaggio imprevedibile e poco incline alle simpatie, come Donald Trump.

Per capire meglio la transizione di Donald Trump verso la nuova presidenza americana, bisogna almeno comprendere a grandi linee le attuali controversie nella società americana. In qualità di Repubblicano atipico che durante la campagna elettorale ha lanciato alcuni forti messaggi contro l’establishment, che sono stati la sua principale fonte di energia per arrivare alla sua elezione, Trump ha in qualche modo l’obbligo nei confronti non solo della sua gente, ma anche del mondo intero, di fermare la nuova Guerra Fredda e lo scontro con la Russia. Ma questo è davvero possibile? Sì, lo è, ma prima le cattive notizie: generalmente parlando, a livello geopolitico, l’“ideale” americano di dominio del mondo, e di conseguenza quello della creazione di un Governo Mondiale che condurrebbe al famigerato Nuovo Ordine Mondiale, contiene due concetti. Il primo è il cosiddetto Mondialismo, che viene adottato dai Democratici, e prevede un Governo Mondiale che includa rappresentanti di altre nazioni/regioni (forti), ovviamente sotto la leadership americana.

di Glen Ford "La gente non crede più alle false notizie ed alle informazioni falsificate dalla classe dominante, dalle sue imprese e dagli specialisti della disinformazione militare". Il presidente Obama ha viaggiato a Berlino la scorsa settimana per obbligare gli europei nel seguitare ad essere vassalli di Washington nella ricerca del feticcio della dominazione mondiale , tuttavia ha mantenuto la sua ossessione post elettorale: la minaccia esistenziale impostata attraverso "notizie false" sui social media. Era come se mancasse un qualche cosa alla realizzazione della sua opera di "anatra zoppa", come se i suoi stessi poteri per creare "fatti" e per fabbricare "notizie" dall'aspetto inconsistente, siano presto svanite. Senza i Clinton alla Casa Bianca per seguitare nel progetto neoliberale, la storia potrebbe arrivare alla conclusione che il primo Presidente negro  ha lasciato come unica eredità quella che....."è stato il primo presidente negro".

Il senatore a vita Giorgio Napolitano, ex presidente della Repubblica, è sempre fra noi: parla, pontifica, ammonisce. di Stefania Elena Carnemolla Napolitano, ancora tu? Il senatore a vita Giorgio Napolitano, ex presidente della Repubblica, è sempre fra noi: parla, pontifica, ammonisce. È agitato, Napolitano. Anche quando ha vinto Donald Trump s'è agitato, perché se non vince chi speri possa vincere, allora il suffragio universale fa schifo. Avesse vinto lei, Hillary Clinton, quella che nei Balcani serbi e filoserbi chiamano il "demonio", sarebbe stato il trionfo della democrazia, ma ha vinto il palazzinaro di New York, quello col ciuffo fake, e allora al bando il suffragio universale.

La coalizione internazionale diretta dagli USA ha attaccato proditoriamente il luogo dove il leader iracheno Al Abadi si trovava in riunione con le forze popolari irachene conosciute come Al Hashad al Shabi. Il comando di queste forze ha emesso un comunicato con cui hanno accusato le forze della coalizione USA di aver  cercato di assassinare il primo ministro iracheno Haidar Al Abadi. Nel comunicato delle forze irachene si afferma che, dopo essersi svolta  la riunione di Al Abadi  con i vari comandanti di questi reparti militari, tenutasi nel vicino aereoporto di Tal Afar, un missile lanciato da un aereo da guerra, ha impattato esattamente il luogo dove si era svolta la riunione, a pochi metri dalla tenda dove il leader iracheno  Al Abadi  si trovava in quel momento. Il comando militare iracheno ha rilevato che, l'arma utilizzata, un missile a testata  laser autocercante, e' un tipo di arma in dotazione all'aviazione USA e di conseguenza risulta evidente l'intenzionalita' dell'attacco attuato dalle forze USA  che di colpo avrebbe eliminato il premier iracheno ed i capi militari delle forze sciite che combattono nel paese contro l'ISIS (Daesh in arabo).