di Enrico Galoppini Il classico dei classici è la “rabbia palestinese”. L’esercito israeliano o qualche “colono” armato ammazzano dei palestinesi e “la notizia” diventa: “I palestinesi giurano vendetta”. Il grave e sanguinoso antefatto, invece, passa allegramente in cavalleria. Quando due razzi artigianali vengono sparati dalla Striscia di Gaza, “la notizia” è quella e stop: “Attacco a Israele!”. La reazione israeliana, regolarmente sproporzionata e ben oltre il “10 per 1” dei nazisti, viene presentata dai “media” come comprensibile e giustificata. D’altronde sono sempre i palestinesi a “cominciare”, no?

L'esecuzione dello sceicco sciita: Riad alimenta un conflitto totale nel mondo islamico contro una pacificazione che nasca dalla sconfitta militare dell'ISIS. di Pino Cabras. La decisione saudita di giustiziare barbaramente una personalità venerata dal mondo sciita, come lo sceicco Al-Nimr, è un atto cinico che vuole bruciarsi tutti i ponti alle spalle, una disperata intenzione di alimentare un conflitto totale in seno al mondo islamico per impedire ogni barlume di pacificazione che dovesse nascere dalla sconfitta militare dell'ISIS e degli altri jihadisti (sponsorizzati dai piranhas delle petromonarchie e dal sultano hitleriano di Ankara con la complicità dell'Occidente).

di Luciano Lago Del presidente turco, Recepit Erdogan, si può dire tutto ma non che manchi di "grandi visioni" e progetti megalomani. Da tempo Erdogan coltiva il sogno di diventare il "neo sultano" del risuscitato Impero Ottomano approfittando della situazione fluida ed instabile in cui si trovano i paesi dell'area limitrofa alla Turchia: la Siria, l'Iraq ed adesso, sembra certo, che miri anche alla Crimea. Delle sue mire sulla Siria si sapeva fin da quando ebbe ad esclamare nel 2011, in presenza dei suoi alleati occidentali (che sostanzialmente assentirono), che aveva fretta di vedere presto Aleppo (la seconda città della Siria) divenire la 82a provincia della Turchia. Fino ad ora non gli è stato possibile attuarlo: ha trovato un osso duro nella resistenza dell'Esercito siriano e delle formazioni curde.

I cristiani in tutto il mondo si rivolgono alla Russia in cerca di protezione In nessun momento della storia la persecuzione dei cristiani è stata così intensa e diffusa come lo è ora. I cristiani in Medio Oriente hanno un disperato bisogno di un campione, che nel mondo di oggi non può che essere una grande potenza, ed è la Russia che si è assunta questa responsabilità.

di  Davide Di Stefano Washington, 2 gen – Non è tutto oro quello che luccica. Ma soprattutto “l’Europa è solo un’idea: la realtà non diversa da Bab al Sharji, un mercato di Baghdad”. Parola di Salvini? No, parola di migranti che tornano a casa, come Faisal Uday Faisal, iracheno di 25 anni, che dopo due mesi passati in Svezia ha chiesto al papà i soldi per tornare indietro, deluso dalla sistemazione trovata e da un posto dove “tutto era molto noioso e il cibo così cattivo che non lo avrebbe mangiato nemmeno un gatto”. Sono almeno 35mila le persone di varie nazionalità che nel 2015 hanno lasciato più o meno volontariamente l’Europa. Dati che non provengono da chissà quale sito racconta bufale, né da qualche segreteria di movimenti xenofobi, ma dall’autorevole “Organizzazione internazionale per le migrazioni” e ripresi in un’inchiesta dell’ancor più autorevole Washington Post.

di Luciano Lago Per molto tempo l'apparato dei media occidentali ha cercato di coprire, di minimizzare e di non far trapelare all'esterno le caratteristiche intolleranti. oscurantiste e fanatiche del regime saudita, nascondendo al grande pubblico le atrocità quotidiane commesse da questo regime ed occultandone i legami con la diffusione del terrorismo jihadista. Per un così importante alleato degli USA e della Gran Bretagna, era meglio non interferire nei suoi "affari interni". Era preferibile dirigere le campagne per il rispetto dei "diritti umani " verso gli stati ostili agli interessi degli USA e dell'Occidente: la Siria, la Libia di Gheddafi, l'Iran degli Ayatollah, la Corea del Nord e la Russia di Putin. Soltanto in quei paesi, secondo l'orchestra dei media occidentali, albergavano i "tiranni", i "cattivi dittatori", i regimi intolleranti e violatori dei diritti umani, dei gay e delle coppie omosessuali, irrispettosi anche della libertà di investimento per il cartello delle grandi multinazionali anglo USA che non potevano liberamente installarsi in quei paesi.

Un piano tedesco per riformare l’Eurozona con un meccanismo automatico di ristrutturazione dei debiti sovrani. Obiettivo, impedire qualsiasi forma di condivisione dei rischi tra i paesi dell’Eurozona, confinando i costi dell’instabilità finanziaria e fiscale il più possibile all’interno dei paesi più deboli. Autore del piano, il “venerabile” Wolfgang Schäuble, super-massone e cervello del governo Merkel. Berlino «sembra aver perso fiducia verso qualsiasi forma di governance centralizzata», scrive Carlo Bastasin sul “Sole 24 Ore”, e ora penserebbe solo a tutelare i tedeschi. Il piano è descritto in una lettera inviata a fine novembre dal ministro delle finanze al capo della Commissione Finanza e Bilancio del Parlamento tedesco.

di Soeren Kern La paura per l'escalation di crimini commessi dai migranti in tutto il paese – tra cui stupri ai danni di donne e ragazze tedesche che oramai hanno raggiunto livelli sconcertanti, aggressioni fisiche, accoltellamenti, effrazioni, furti e rapine – sta facendo registrare un boom nella vendita di armi. Le autorità tedesche, tuttavia, si danno molto da fare per argomentare che l'improvviso interesse da parte della cittadinanza per la legittima difesa non ha nulla a che fare con la migrazione di massa nel paese, nonostante esistano ampie prove in senso contrario. L'ondata di crimini violenti commessi dai migranti è stata corroborata da un rapporto confidenziale di polizia trapelato alla stampa, che rivela che nel 2014 ben 38.000 richiedenti asilo furono accusati di aver commesso crimini in tutto il paese. Gli analisti ritengono che questa cifra record – più di 100 al giorno – sia solo la punta di un iceberg, perché molti reati non vengono denunciati.

By Finian Cunningham Come i siriani si riuniscono nella loro capitale, a Damasco, per celebrare la fine dell'anno, c'è una sensazione diffusa che il nuovo anno porterà una misura di pace e questa sarà la prima volta che si avverte tale speranza dopo cinque anni di guerra nel paese. L'intervento militare russo a fine settembre, per aiutare il suo antico alleato arabo, è stato l'avvenimento fondamentale di quest'anno. Dopo tre mesi di operazioni aeree delle forze russe a sostegno dell'Esercito Arabo siriano contro un insieme di gruppi mercenari jihadisti appoggiati dall'estero, si ha una sensazione inequivocabile che si sia "rotta la colonna vertebrale" dei terroristi come ha affermato il presidente Vladimir Putin di recente.

Da un cellulare recuperato dalle tasche di un comandante dell'ISIS, ucciso in Iraq, altre prove del collegamento dei terroristi con la Turchia di Luciano Lago Un telefono cellulare recuperato dopo l'uccisione di uno dei comandanti del gruppo terrorista dell'ISIS (Daesh in arabo) in una zona centrale dell'Iraq, dimostra l'appoggio ricevuto da questo gruppo da parte del servizio di intelligence turco. "Il telefono mobile è stato trovato nelle tasche di uno dei comandanti del Daesh che è stato ucciso dalle forze irachene nelle zone settentrionali della provincia di Salaha al-Din", ha dichiarato di recente un componente delle forze popolari irachene, denominate come "Al-Hashd Al-Shabi", ne hanno informato i media iracheni.