di  GERMÁN GORRAIZ LÓPEZ * L'Europa sta attraversando un periodo molto convulso per causa della crisi finanziaria che sta rendendo ancora più difficile il processo di costruzione europea (imprescindibile perchè possa competere come potenza mondiale) e la fase si ristagno economico che si sta rendendo visibile nei paesi periferici ed emergenti e con essa l'apparizione di bolle deflazionistiche nel seno della UE che peggiorano lo scenario economico complessivo. Tutto questo ha provocato la disaffezione di buona parte dei cittadini europei e da questa l'apparizione di forze centrifughe che potrebbero provocare lo smembramento dell'attuale Unione Europea (Brexit) ed il ritorno a scenari dimenticati di protezionismo economico e di creazione di compartimenti stagni nell'orizzonte del 2019.

di Brutus Cursor Le conseguenze inintenzionali delle proprie azioni. È la morale che gli americani dovrebbero trarre dall'attuale scenario mediorientale. Quando i conflitti si saranno sedati, è molto probabile che ci ritroveremo in un contesto che vedrà rafforzata la presenza russa in tutta l'area. Mentre, sia la guerra in Siria che i cambi di regime in Libia ed Egitto erano originariamente legati anche all'idea americana di ridimensionare la Russia. Mosca, infatti, si è sempre considerata la garante del regime di Assad in Siria, dove esistono le strategiche basi militari russe a Latakia e Tartus. Tradizionalmente positive erano anche le relazioni fra Russia ed Egitto. Infine, proprio grazie al ruolo dell'Italia in Libia, all'epoca dell'ultimo governo Berlusconi, Gazprom aveva spuntato la possibilità di sfruttare i giacimenti libici Eni di Elephant Field, una mossa strategica che ha probabilmente segnato la sorte sia di Berlusconi che di Gheddafi.

Un crescente numero di terroristi si sta ritirando o scappando dalla battaglia di Aleppo, mentre l'Esercito siriano ed i suoi alleati hanno incrementato ed accelerato le operazioni per ripulire dalla presenza delle bande terroriste tutti i distretti dell'est di Aleppo. Queste avanzate dell'Esercito sono costate la vita di centinaia di miliziani rimasti sul terreno ed anche un grosso numero di feriti. Attualmente, la posizione dei terroristi si è fatta ogni volta più insostenibile, per essersi ridotta alla metà la zona che controllavano in precedenza.

di Arturo Garcia Immigrazione, islamismo ed identità nazionale. L'Austria dibatte sulle questioni che segneranno il futuro europeo con una UE allontanatasi dai cittadini per causa delle politiche globaliste attuate da Bruxelles. Mancano cinque giorni all'elezione definitiva, adesso si, per il secondo round delle elezioni presidenziali austriache, l'ultimo dibattito tra i candidati è stato caratterizzato dalla questione immigrazione, islamismo e identità naturale. Il candidato dell'FPO, Norbert Hofer, ha criticato le decisioni della cancelliera tedesca, Angela Merkel, in materia di immigrazione ed ha accusato Bruxelles di voler imporre un sistema di quote "estraneo ai cittadini dell'Unione europea".

di  Marco Mori Sulla riforma costituzionale, o “deforma”, come amo chiamarla, si è detto molto. La battaglia tra “sì” e “no” è serrata, tuttavia in pochi hanno, a mio avviso, centrato il vero obiettivo di quanto il Governo ha portato avanti. I comitati del “no” si sono in gran parte persi in contestazioni sterili dimostrando di non aver capito la complessità dell’attuale contesto Istituzionale nel quale lo scopo vero è solo toglierci ulteriore sovranità in favore dell’Unione Europea e dei mercati che essa tutela. La realtà quindi è che si vuole cambiare la Costituzione per trasferire un vincolo “esterno” alla nostra sovranità ed immetterlo direttamente all’interno del nostro ordinamento costituzionale. Tenterò di spiegare in maniera semplice questo concetto.

Il rabbino razzista israeliano, Shmuel Eliyahu, ha lanciato un appello a bruciare i palestinesi, accusati di essere loro i responsabili dei recenti incendi avvenuti in alcune zone di Israele. "Bruciare i palestinesi non è soltanto permesso ma piuttosto deve essere obbligatorio", ha scritto Eliyahu il Venerdì sulla sua pagina di Facebook, nel riferirsi agli incendi che hanno causato decine di migliaia di evacuati in varie parti del territori occupati.

Il Jobs Act? E’ la peggior legge varata nel dopoguerra, tale da provocare un salto indietro di cinquant’anni. Consiste in una sistematica distruzione dei diritti che assicuravano dignità ai lavoratori italiani. Con la pratica abolizione dell’articolo 18 dello Statuto, i lavoratori sono ormai privi di difesa contro ogni tipo di sopraffazione. Si tratta di un’operazione reazionaria molto articolata. Un attacco scientifico della finanza speculativa. Per ottenere quale risultato? E’ evidente: l’abbassamento del costo del lavoro e la spoliazione dei diritti finalizzati all’umiliazione dei lavoratori. Meno diritti, e anche meno lavoro – e di minor qualità. Il risultato è un fallimento.

di Eugenio Orso Se il Remain nella Ue avesse vinto in Gran Bretagna, nonostante Farage, Johnson e l’Inghilterra “profonda”, e Donald Trump non gliel’avesse fatta negli Usa, nonostante il consenso del ceto medio e dei lavoratori, il referendum costituzionale italiano del 4 di dicembre avrebbe avuto minore rilevanza, poiché l’Italia è ormai un paese di serie B nel Risiko mondiale, giocato sulla nostra pelle dagli elitisti finanziari che dominano l’occidente. Sappiamo che Renzi probabilmente non si dimetterà come inizialmente promesso, se prevarrà il No alla riforma costituzionale voluta dalle élite e da lui sottoposta, con un azzardo, al “giudizio popolare”. Sappiamo, altresì, che se i dominanti sopranazionali e i loro collaborazionisti nella penisola perderanno, il piddì resterà comunque al governo – come vogliono Soros & C.! – e ci potrà essere, grazie all’ambiguo e ricattato Berlusconi, sabotatore dell’opposizione, un inciucio con forza Italia per il “bene” del paese …

di Luciano Lago L'autunno è quella stagione che fa cadere tutte le foglie dagli alberi ma, in questo autunno del 2016, oltre alle foglie cadono anche le miserabili maschere utilizzate dai personaggi della scena internazinale. Si era iniziato con la Hillary Clinton, la ex segretaria di Stato USA ed ex candidata alla Casa Bianca, la quale, a seguito delle sue mail desecretate, aveva rivelato il suo vero volto di persona corrotta, finanziata dai monarchi sauditi, oltre che dal trio Wall Street /Goldman Sachs/George Soros, ed era stata chiaramente individuata come responsabile dell'aggressione USA in Libia e della guerra per procura in Siria. Adesso è la volta del "neo sultano" Recepit Erdogan il quale ha inviato le sue truppe in Siria mascherando l'operazione di intervento militare nel paese confinante come "necessità di combattere contro l'ISIS", poi in aggiunta con la decisione di contrastare i "terorristi curdi". Adesso lo stesso Erdogan finalmente afferma, in un discorso pubblico tenuto in data odierna, che le forze del suo paese si trovano in Siria per "mettere fine al Governo del Presidente Bashar al-Assad".

Il generale libico Khalifa Haftar, comandante dell'autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) attivo nelle regioni orientali del paese, si trova oggi a Mosca per la seconda volta in meno di sei mesi. A colpire è soprattutto la tempistica della visita ufficiale: dopo l'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca e il recente allineamento dell'Egitto, grande sponsor di Haftar, lungo l'asse russo-siriano. Al centro dei colloqui in Russia, secondo fonti d'intelligence del sito web informativo israeliano "Debkafile", la possibile apertura di una base militare russa sulle coste di Bengasi, il capoluogo della Cirenaica: una struttura dotata di unità navali ed aree ad appena 700 chilometri dalle coste d'Europa, "gemella" della base di Hmeymim, nella prvincia di Latakia, in Siria. Lo stesso sito web - legato all'intelligence israeliana - ipotizza che il presidente russo Vladimir Putin possa offrire all'esercito di Haftar "aerei da guerra, elicotteri d'attacco, veicoli blindati, missili e supporto aereo nella lotta contro lo Stato islamico".