di Mateusz Piskorski La NATO è un’alleanza presente da tempo immemorabile che ha liberato l’Europa dal nazismo e ci protegge dall’orso russo, che poi è quello che dovremmo credere. La verità storica è molto diversa, ma la NATO si sforza di revisionarla. Un compito a lungo termine con conseguenze oscure. Nei giorni 8 e 9 luglio, Varsavia ospiterà il prossimo vertice della NATO, la riunione dei capi degli Stati membri dell’Alleanza nel formato del Consiglio Nord Atlantico. L’incontro di Varsavia sarà il 25° vertice nella storia della NATO e vi saranno sviluppati gli accordi raggiunti nel corso della precedente riunione dei capi di Stato dell’Alleanza tenutasi a Newport nel 2014.

di  A. Terrenzio Ha ragione Maurizio Blondet quando sostiene che le elezioni all’interno dei Paesi dell’UE hanno esito scontato. Primo turno, vittoria ‘clamorosa’ delle destre nazionalistiche ed euroscettiche; secondo turno con successo delle ‘forze moderate’, unite a far ‘fronte comune’ per bloccare l’avanzata del pericolo ‘bruno’ e ‘xenofobo’. La seconda fase elettorale, sembra rispondere alla precisa funzione di ‘disinnescare’ qualsiasi possibilità di vittoria di forze antisistemiche che possano seriamente mettere in pericolo l’impianto istituzionale e normativo dell’EU.

L'ex capo dei servizi di intelligence della Bulgaria ha lanciato l'allarme sulla presenza in massa di terroristi salafiti, appartenenti al gruppo dell'ISIS (Daesh in arabo) che si sono infiltrati in Europa attraverso la Turchia. "Tra 4000 e 5000 componenti delle organizzazioni estremiste dell'ISIS circolano nel territorio dell'Europa", ha avvisato il generale Kircho Kirov, nel corso di una intervista rilasciata il Lunedì attraverso il canale radio romeno Radio Focus. Il generale ha spiegato che i terroristi sono riusciti ad infiltrarsi in Europa tanto mescolandosi nei flussi migratori come anche attraverso i canali di spostamento standard, per poi sottolineare che la estensione dei visti d'ingresso per i cittadini turchi comporterebbe serie minacce per i paesi dell'Unione Europea.

Di Jonathan Cook Con una mossa inaspettata, la scorsa settimana il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha costretto alle dimissioni il ministro alla difesa di lunga data, Moshe Yaalon. Non appena si è dimesso, Yaalon ha avvertito che “Elementi pericolosi ed estremisti hanno preso il sopravvento in Israele”. Si riferiva in parte al suo successore: Avigdor Lieberman, leader del partito di estrema destra Yisrael Beiteinu, i cui marchi di fabbrica sono stati, tra gli altri, la richiesta di bombardare l’Egitto e la decapitazione di cittadini palestinesi sleali. Ma Yaalon ha anche condannato estremisti più vicini a casa, del partito Likud di Netanyahu. Yaalon prenderà una pausa dalla politica.

di Alfredo Jalife Rahme Una delle caratteristiche della molteplice personalità del presidente uscente Obama consiste nella sua condotta contraddittoria in generale e che risalta, in particolare, nel delicato tema del nucleare. Obama era arrivato alla Casa Bianca con le ottime aspettative per risolvere la grave crisi finanziaria del 2008 che aveva ereditato dai suoi predecessori, e che aveva finito per trascinarsi fino alle fauci dei lupi di Wall Street, che lui ha riscattato, in pregiudizio dei risparmi della maggioranza danneggiata dei cittadini, cosa che ha fatto scoppiare in forma fragorosa la rivolta nelle atipiche primarie presidenziali. Di tutti i suoi discorsi, presumibilmente amichevoli verso l'Islam, dalla Turchia fino all'Egitto, rimangono soltanto cenere ed un Medio Oriente polverizzato. Il mondo che lascia Obama è quello di un caos globale, con intense provocazioni di fronte ai suoi "competitors", Russia e Cina, visto che è stato sull'orlo di far scoppiare una terza guerra termonucleare, come ha segnalato l'anno passato a Sarajevo il Papa gesuita argentino Francisco, che opera in senso contrario rispetto al papa polacco russofobo, Juan Pablo II, grande alleato dei falchi di Washington.

L'Esercito del regime israeliano sta creando una unità speciale  di collegamento per la gestione dei suoi costanti contatti e collaborazione con i gruppi terroristi siriani che operano sulle alture del Golan. Il canale 2 della Tv israeliana ha informato la scorsa Domenica di questa nuova unità che è parte dello Yakal, una unità di collegamento dell'Esercito israeliano nel sud del Libano, costituita  durante l'occupazione del paese arabo da parte di Israele. Yakal coordinava le operazioni delle forze israeliane con i mercenari libanesi nel sud del Libano. Secondo la fonte, l'obiettivo di questa unità è quello di ampliare i contatti già stabiliti con i denominati ribelli - considerati terroristi dalla gran parte del mondo- e con i siriani che vivono vicino la frontiera con i territori palestinesi occupati.

Le politiche "buoniste" di accoglienza del Governo Renzi/Alfano e della Commissione Europea hanno determinato i loro effetti prevedibili : un elevatissimo numero di migranti si concentrano ormai in Libia (circa 800.000 negli ultimi giorni) e altri anche in Egitto in attesa di partire per quella "terra dei sogni" chiamata Italia. Un paese che, nell'immaginario delle popolazioni africane, assicura un alloggio (anche in Hotel) e tre pasti al giorno per tutti ed in più garantisce anche extra come spese telefoniche ed attività ricreative varie. Come resistere all'attrattiva di una emigrazione verso tale paese dei sogni quando a casa propria manca tutto, il clima è torrido e per il possesso del cibo e dell'acqua ci si azzuffa e ci si accoltella o, peggio, si rischia di essere arruolati per forza nell'esercito (come avviene in Eritrea). Normale quindi che le grandi masse africane si lascino attrarre dalla prospettiva di un viaggio verso l'Italia con l'aiuto delle ONG che propongono e finanziano i trasferimenti e grazie ai trafficanti che, visto il successo della pubblicità, hanno anche abbassato i prezzi. La voce ormai corre per tutta l'Africa: in Italia si sta bene, ci alloggiano in Hotel e ci danno 3 pasti gratis. Si abbandonano le campagne e le città polverose della Nigeria, dell'Eritrea e della Somalia per accorrere sulle coste libiche e prenotarsi un posto sul barcone.

I terroristi dell' ISIS hanno catturato un certo numero di villaggi che erano sotto controllo dell'opposizione "moderata" nella provincia di Aleppo, mentre una fragile tregua russo-statunitense sta tenendo, nonostante le provocazioni regolari e gli attacchi da parte di gruppi terroristici che non rientrano nell'accordo di cessate il fuoco. Nel comunicato stampa di Sabato, il Centro russo per la riconciliazione in Siria ha riferito che il gruppo terroristico dello Stato Islamico (Daesh in arabo) ha ripreso cinque villaggi nelle vicinanze di Azaz nel nord-ovest della Siria, a circa 20 miglia della città di Aleppo. "I militanti dell'organizzazione terroristica Daesh hanno effettuato l'attacco contro l'esercito libero siriano sulle posizioni vicino alla città di Azaz, nella provincia di Aleppo ed hanno preso il controllo di diversi insediamenti", lo ha riferito il ministero della Difesa russo in un bollettino quotidiano. Il rapporto ha aggiunto che l'avanzata dei terroristi è stata fermata dalla milizia curda in prossimità di Ain Dakna.

di Enrico Galoppini Barack Obama sta concludendo “in bellezza” il suo doppio mandato.   Si fa per dire. Come già argomentato su questo sito, il “presidente abbronzato”, con l’andar del tempo, oltre che incanutirsi, s’è parecchio ‘impallidito’. In senso figurato, s’intende. Dal “fuoco e fiamme” iniziale, quando la fanfara dei media occidentali lo propose alla stregua di un “messia” attribuendogli persino un Nobel per la Pace “preventivo”, l’immagine di questo personaggio dalle mai chiarite origini (con tutta probabilità non ha nemmeno i requisiti per essere presidente) ha subito dei seri contraccolpi, fino al ruzzolone finale in politica estera, dove l’America, deludendo le legioni di fessi che credevano nel “change”, s’è esibita nel consumato campionario di sovversioni e guerre per procura – o sotto copertura – in mezzo mondo.

di  Alessandro Aramu * Per decenni le autorità siriane si sono rifiutate di demarcare il confine internazionale con il vicino Libano. A un certo punto del conflitto, l’esercito di Damasco è stato costretto a minare una parte della frontiera, quella non controllata da Hezbollah che, invece, è riuscito a garantire la sicurezza e la protezione della popolazione sciita nelle aree sotto il suo controllo. La presenza delle sue milizie armate, quelle che l’Europa ha messo al bando e ha definito “terroristiche”, ha impedito che il Libano diventasse teatro di operazioni militari su vasta scala. Il confine tra Siria e Libano esiste solo sulla carta: sono continui i passaggi da parte dei profughi siriani verso il Libano per sfuggire alla guerra, così come giornalieri sono i transiti di combattenti e di convogli di armi provenienti da diverse parti nel mondo. Durante il dominio siriano sul Libano (1975-2000) i due paesi erano uniti sotto l’al-niẓām al-‘amnī al-muštarak (il regime della sicurezza condivisa), che stabiliva in pratica il controllo della Siria sul Libano. Oggi i due paesi sono strettamente collegati e avvinghiati dalle dinamiche del conflitto civile siriano.