Pechino, 31 dicembre. Allacciate le cinture: il 2015 sarà un tornado che opporrà Cina, Russia e Iran a quello che ho descritto come l’Impero del Caos. Quindi sì – ruoterà tutto attorno alle prossime mosse verso l’integrazione dell’Eurasia, mentre gli USA ne saranno sempre più spinti fuori. Vedremo una complessa interazione geostrategica che minerà progressivamente l’egemonia del dollaro come valuta di riserva e, soprattutto, del petrodollaro. Con le enormi sfide che i Cinesi hanno davanti, per tutta Pechino è facile vedere indiscutibili segni di una consapevole, autorevole, pienamente esplosa superpotenza economica. Il Presidente Xi Jinping e l’attuale leadership continueranno ad investire massicciamente nell’urbanizzazione e nella lotta alla corruzione, inclusi i più alti livelli del Partito Comunista Cinese (CCP). A livello internazionale, i Cinesi velocizzeranno la possente spinta per nuove “Vie della Seta” – sia terrestri che marittime – che sosterranno la strategia di dominio a lungo termine per l’unificazione dell’Eurasia attraverso affari e commercio.

di Antonio Maria Rinaldi Mentre i mercati s’interrogano quali strategie, aldilà degli slogan elettorali, saranno poi effettivamente perseguite nel caso di successo delle forze politiche d’opposizione in Grecia, traspare sempre più la volontà del leader di Syriza, Alexis Tsipras, di procedere con un programma “accomodante” per la permanenza del paese nell’area euro. La stessa auspicata rimodulazione concordata del debito pubblico in una nuova versione rivista e corretta dei precedenti haircut, non produrrebbe infatti gli effetti sperati così come puntualmente evidenziato dall’economista tedesco Hans-Werner Sinn, presidente dell’Ifo (Istituto per la ricerca economica, maggiore think-tank tedesco sulle tematiche di politica economica) il quale ha fatto giustamente presente che “solo uscendo dall’euro la Grecia può evitare il fallimento”. Qualsiasi intervento sul debito significherebbe solamente procrastinare i problemi dell’economia greca e non risolverli, aggravando il già disastrato paese ellenico da ulteriori vincoli determinati da prestiti internazionali e da tutele sempre più pressanti nella gestione economica domestica.

La lista, oltre a McCain, include l'ex ministro degli esteri francese Bernard Kouchner e l'ex diplomatico americano Peter Galbraith Molti ufficiali americani e francesi, incluso il senatore Usa John McCain, sono accusati di essere entrati illegalmente in Siria, violando la sovranità del paese. Lo ha denunciato Damasco in una protesta ufficiale presentata alle Nazioni Unite.

di Thierry Meyssan Mentre Washington non ha più una politica estera, ma diverse politiche contraddittorie e simultanee, i «falchi liberali» si sono radunati attorno al generale David Petraeus e al Center for a New American Security. Thierry Meyssan presenta questo think tank, che ora gioca il ruolo precedentemente assegnato al Project for a New American Century nell’era Bush: promuovere l’imperialismo espansionista e dominare il mondo. La crisi siriana, che ha già trovato una soluzione con la prima conferenza di Ginevra nel giugno 2012, continua nonostante tutti gli accordi negoziati con gli Stati Uniti. Chiaramente, l’amministrazione Obama non obbedisce al suo capo, ma è divisa tra due linee politiche: una favorevole alla spartizione imperialista del mondo con la Cina e, eventualmente, con la Russia (è la posizione del presidente Obama), l’altra, gli espansionisti imperialisti (riuniti intorno a Hillary Clinton e al generale David Petraeus).

di Luciano Lago Bisogna chiarire che la maggior parte di quella che viene denominata come "attività terroristica" è un prodotto derivato dalla espansione attuale del neoliberismo e dalla imposizione della dominazione statunitense sulle nazioni che erano al di fuori della sfera d'influenza occidentale. Se analizziamo gli avvenimenti ed i conflitti che si sono succeduti nell'ultimo quindicennio nell'area medio orientale ed africana, possiamo constatare che traggono tutti origine da un piano che fu definito nel 1997 da una ristretto gruppo di esperti statunitensi neo conservatori ("neocons"), i quali avevano costituito un centro di studi (think-tank) conosciuto come "Project for the New American Century" (o PNCAC). Il loro obiettivo era la realizzazione di un Nuovo Ordine Unipolare dominato dagli Stati Uniti. Questo gruppo arrivò al potere a Washington con la Presidenza di George Bush, quando molti di loro furono collocati in posizioni chiave nell'ambito di quella Amministrazione. Del gruppo facevano parte Dick Cheney, divenuto prima vice presidente e poi segretario alla difesa, Lewis Libby, consulente alla sicurezza, Donald Rumsfeld, segretario alla Difesa, Paul Wolfowitz, segretario alla Difesa aggiunto, Eliot Abrams, membro del Consiglio di Sicurezza, John Bolton, sottosegretario al controllo armi, Richard Perle, ex funzionario del governo Reagan, Bruce Jackson, che assunse il'incarico di presidente del PNCAC dopo essere stato per due anni vice presidente della Locked- Martin (una delle più importanti fabbriche d'armi USA).

In una riunione con i suoi colleghi questo Martedì,  Lyndon La Rouche ha sottolineato che la bancarotta derivante dalla bolla speculativa di Londra e di Wall Street è impossibile da fermare. La quantità di obbligazioni in derivati finanziari, che si stima in circa 1.700 bilioni di dollari, è semplicemente impagabile. La instabilità che ha suscitato la manipolazione anglo saudita del prezzo internazionale del petrolio ha creato un altro potenziale detonatore perchè avvenga uno scoppio sistemico della bolla di Wall Street e di Londra. In queste condizioni, l’unica opzione che rimane ai pescecani di Londra e di Wall Street è quella di provocare una guerra mondiale. Il riscatto dei loro debiti con il denaro pubblico, è impensabile perché non basterebbe tutto il denaro del mondo. Si trovano in una situazione impossibile da sostenere ove la bancarotta  provocata dalla loro bolla speculativa è inevitabile.  Come ha ripetuto La Rouche,” la bancarotta generalizzata di Wall Street è inevitabile senza una guerra generale. Si sono esaurite tutte le altre opzioni.

di Matteo Volpe Esiste una morbosa attenzione in Italia nei confronti dell’illecito delle cariche pubbliche, che si estende non solo a ciò che è oggettivamente passibile di reato secondo le leggi, ma a anche tutto quello che può essere sospettabile o “in odore” di colpevolezza o semplicemente “sconveniente”. Il filosofo francese Michel Foucault notava che nelle società pre-moderne che praticavano la tortura il sospetto rappresentava non un indizio che potesse essere sia provato che smentito, ma era di per sé stesso il marchio infamante che avrebbe portato alla futura confessione del delitto e alla pena. Questo meccanismo sembra replicarsi oggi nei discorsi dei media e nelle chiacchiere “da bar” dell’uomo della strada (spesso la distinzione tra i due soggetti non è così netta) dove si indaga sul personaggio pubblico (dello spettacolo, dello sport, della cronaca nera) alla ricerca paranoica di un segno che possa inchiodarlo come colpevole. I media giocano come il gatto col topo, aizzati da folle di spettatori inferocite, anche se la pena, ovviamente, non è più fisica ma è metaforizzata.

di Eugenio Orso Ero certo che l’attacco al lavoro neocapitalista, con il pieno supporto di quella che nell’altro secolo era “la sinistra” e l’acquiescenza sistematica dei sindacati gialli (più o meno tutti), non sarebbe cessato con la diffusione a macchia d’olio dei contratti precari dalla fine degli anni novanta, con la contrattualistica “ad hoc” di Marchionne fuori dalla confindustria, con la “contrattazione separata” per il settore metalmeccanico che divideva la trimurti sindacalese (fim-cisl e uilm-uil firmatarie in proprio, in barba alla fiom-cgil). Alla fine del 2009, in occasione dell’accordo separato per il rinnovo del contratto nazionale metalmeccanico, firmato da fim-cisl e uilm-uil e federmeccanica, escludendo fiom-cgil che starnazzava a vuoto, erano già chiarissimi (per chi li voleva leggere) i segnali di un attacco generale portato contro il lavoro stabile, in termini di redditi e diritti, e l’intento controriformista di più lungo periodo dei governi, di gran parte del sindacato e della confindustria. Dopo la diffusione a macchia d’olio della precarietà, aggirando lo Statuto dei Lavoratori, la parola d’ordine neoliberista era colpire i “vecchi” contratti. Si trattava di politiche contro i lavoratori imposte dall’esterno, nel più generale quadro, in occidente, di affermazione piena del neoliberismo e di un’assolutistica “democrazia di mercato”, fondata sul predominio del grande azionista proprietario (shareholder, in neolingua), sulla prevalenza delle ragioni della finanza internazionalizzata e sulla creazione del valore azionaria, finanziaria e borsistica. Siamo andati negli anni ben oltre Marx e la classica estorsione del plusvalore, a beneficio dei detentori del capitale produttivo.

Per capire quanto sia coinvolta Israele nella crisi siriana e come sia quindi spiegabile l'appoggio che il regime di Tel Aviv fornisce alle forze dei "ribelli siriani", ormai documentato e comprovato in varie occasioni, bisogna  partire da lontano. Per questo pubblichiamo l'articolo scritto più di un anno fa da Craig Murray in riferimento ai diritti di sfruttamento delle risorse petrolifere sulle alture del Golan siriano occupate da Israele. Israele ha concesso diritti di sfruttamento del petrolio siriano a Murdoch e Rothschild