di Francesca Morandi Molti italiani ancora non lo capiscono: l’euro è il problema, non la soluzione. Lo afferma un’analisi del settimanale britannico The Spectator che, in un articolo intitolato “Il declino terminale dell’Italia e nessuno ha lo stomaco di fermarlo”, dipinge un quadro desolante sulla decadenza economica e politica dell’Italia, definita prigioniera dell’unione monetaria senza un’unione politica e privata dei mezzi per risollevarsi, come la tradizionale medicina valutaria della svalutazione. L’economia italiana è in stagnazione dal 2000 – scrive The Spectator. Inoltre, negli ultimi cinque anni ha subito una contrazione del 9.1%. Peggio ancora, il mese scorso è entrata in deflazione - quello che tutti temevano - che in Giappone ha causato una stagnazione dell’economia per 20 anni. L’esperienza dell’Italia all’interno dell’unione monetaria europea è stata particolarmente dolorosa – continua. Gli italiani sono entrati nell’euro seguendo il gregge (europeista, ndr), senza un serio dibattito, ma con una tale euforia di firmare che hanno accettato un tasso di cambio con la lira troppo alto. I prezzi dei beni essenziali, come sigarette, caffè e vino, sono raddoppiati nel giro di una notte, mentre i salari sono rimasti fermi.

Nelle elezioni della scorsa Domenica, in Brasile Dilma Rousseff ha vinto al secondo turno le elezioni per la presidenza con il 51,45% dei voti, sorpassando nettamente il candidato socialdemocratico Aecio Neves, che ha ottenuto il 48,55% dei suffragi. Poco tempo prima , in Bolivia, il presidente Evo Morales aveva trionfato in Bolivia lo scorso 12 Ottobre ottenendo il 61 % dei voti e riconfermandosi alla presidenza del paese. Per parte sua, il candidato bolivariano in Uraguay, del "Frente Amplio", Tabarè Vasquez, ha ottenuto il 46 % dei suffragi sconfiggendo il suo rivale Luis Lacalle Pou, del partito Nazionale, l'altro partecipante al ballottaggio elettorale. Il presidente dell'Ecuador, Rafael Corea, ha manifestato la sua allegria (mediante la rete Twitter) per il risultato elettorale che conferma quanto sia cambiato in questi anni il panorama dell'America Latina, visto che il fronte bolivariano continua a vincere nei paesi come Brasile, Uruguay, Bolivia e risulta il movimento politico al potere anche in paesi come Venezuela, Ecuador, Nicaragua, con forti vincoli di collaborazione anche con l'Argentina della Cristina Kirchner.

di Enrico Galoppini Ormai non esistono più limiti alla manipolazione e alla destabilizzazione mentale. Suor Cristina, pardon, “Sister Cristina”, lanciatissima grazie alla vittoria in un famoso concorso canoro televisivo (“The voice”) replicato pedissequamente in ogni paese occidentale, si è cimentata con un rifacimento di Like a Virgin (“Come una vergine”), della celebre cantante pop “Madonna” (al secolo Louise Veronica Ciccone). Per prima cosa, si legga il testo della canzone (che a suo tempo, per la sua ambiguità, non trovò immediatamente un’interprete disponibile) e s’immagini chi potrebbe essere questo “ragazzo” al quale dare “tutto il mio amore” e che ha fatto “sciogliere” ciò che era “bloccato e freddo” (solve et coagula?): Testo canzone  like a virgin .

di Tyler Durden Oggi la Polonia ha annunciato che sposterà migliaia di soldati verso i confini orientali, ovvero l'Ucraina, in quello che Associated Press ha definito "un ri-allineamento storico della struttura militare costruita durante la guerra fredda". Perché la Polonia, membro della NATO, sta facendo qualcosa che chiaramente manderà solo segnali di antagonismo a Putin, il quale in passato ha affermato che ogni espansione della NATO attraverso il corridoio polacco sarà affrontata con una risposta appropriata? Prevedibilmente, il ministro della difesa Tomasz Siemoniak ha affermato che le truppe servono all'est a causa del conflitto nella confinante Ucraina. "La situazione geopolitica è cambiata, abbiamo la più grande crisi di sicurezza dai tempi della guerra fredda e dobbiamo trarne delle conclusioni", ha dichiarato Siemoniak.

di Alex Anfruns Philippe Menut è un ex giornalista della catena televisiva pubblica francese, che ha deciso di realizzare un documentario come giornalista indipendente....Basandosi in una impostazione in primo piano ad una volta umana ed economica sulle conseguenze della crisi greca. La tormenta greca da voce agli impiegati, attivisti, economisti, medici, ministri, disoccupati e filosofi.....che dimostrano la forza e la solidarietà del popolo greco. Si tratta di un punto di vista sulla crisi vissuta dal di dentro, di una Grecia come laboratorio....Il documentario inoltre, apre al dibattito sul futuro di una zona euro in crisi, consegnata dal capitalismo finanziario. Un documento che serve alla volta come denuncia ed allerta. Nel suo documentario "La tormenta greca", si espongono ad una serie di manipolazioni mediatiche. Questi cercano di giustificare una vera guerra economica e sociale contro la Grecia. Come giornalista critico, come spiegarla a voi questo capovolgimento di ruoli, ossia che le vittime, i cittadini greci, sono presentati come i responsabili della crisi?

di Petr Iskenderov La Commissione europea è disposta a concedere all’Ucraina un altro prestito, affinché possa in particolare pagare alla Russia il debito per il gas consumato. Tuttavia si tratta di una cifra molto più piccola di quanto Kiev ha richiesto. Il presidente uscente della Commissione, Jose Manuel Barroso, ha fatto capire che il prestito non potrà superare 1 miliardo di dollari (790 milioni di euro), mentre l’Ucraina in precedenza ha chiesto 2 miliardi di euro. È comunque sicuro che alla fine i soldi si troveranno – nelle tasche dei contribuenti europei. Che l’UE, in un modo o nell’altro, dovrà “mantenere” l’Ucraina, non è un segreto per nessuno. L’insolvenza di Kiev, abbinata alla sua capacità di consumare il gas che dovrebbe solo transitare, fa paura, perché a lungo andare la parte lesa potrebbero essere gli stessi europei che, invece, sperano che le forniture saranno regolari.

La "sceneggiata" alla Leopolda per vendere un Renzi innovatore e contestatore dell'austerità europea. Tranquilli, cambia la confezione ma non il prodotto. di Luciano Lago Con Domenica 26 Ottobre si sono finalmente chiuse le "sceneggiate" della politica italiana ed in particolare a Firenze, nella dismessa stazione della "Leopolda", con la "convention" del PD, quello fedele al segretario Matteo Renzi ed a Roma, nella mitica Piazza San Giovanni, con la manifestazione della CGIL della Camusso a cui ha partecipato l'ala dissidente del PD, quella dei Cuperlo, dei Civati e di Fassina. La manifestazione di San Giovanni non si discostava di molto dalle abituali manifestazioni sindacali della CGL con il loro contorno di convocati mediante pulman, trasporto e pasto gratuito offerto dal sindacato con passeggiata a Roma approfittando della bella giornata di sole della ottobrata romana. Una massa di persone che ha occupato la piazza e bivaccato per Roma offrendo lo spettacolo di un popolo "arrabbiato" che reclama i suoi diritti.

Si avvicina una nuova escalation nella guerra in Ucraina: sono trapelate informazioni di una avvicinamento di una flotta USA verso il porto di Mariupol, una città portuale trasformata in una fortezza dagli ucraini. Gli indipendentisti della Novorussia hanno giurato di conquistare Mariupol se arriva la flotta yankee; cosa che implicherebbe uno scontro diretto tra i miliziani della Novorussia e gli USA. Oleg Tsariov, presidente del Parlamento della novorussia, ha avvisato gli americani circa l'invio delle loro navi da guerra: " se i nordamericani invieranno la loro flotta a Mariupol, poco dopo sarà la nostra flotta", ha scritto Tsariov sulla sua pagina di Facebook. Il leader dei Parlamenti uniti della Novorussia (repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk ) ha commentato così le voci mediatiche che circolano circa un virtuale invio di navi da guerra dell'armata statunitense al porto di Mariupol, città occupata, militarizzata e convertita dalle truppe ucraine in una fortezza difensiva.

di Luciano Lago I sostenitori del libero mercato come "fattore di progresso" ci hanno raccontato che l'Italia, come qualsiasi altro paese, deve rinunciare a molti dei servizi che oggi sono in mano pubblica, dello Stato o degli Enti Locali, per procedere alle privatizzazioni che darebbero luogo a maggiore efficienza e alleggerirebbero i conti del debito pubblico. Sarà come dicono lorsignori, i sostenitori ad oltranza delle teorie neoliberiste e del primato del mercato sulle esigenze della collettività e delle persone. I partiti di governo in Italia, per primo il PD, sono i primi convinti assertori della necessità di liberalizzare e rottamare ogni incrostazione di mano pubblica in conformità alla esigenza di adeguarsi al mercato omologato ed all'Europa.

Per lo meno 450 cittadini tedeschi sono partiti dalla Germania per arruolarsi nei gruppi terroristi in Siria ed in Iraq, lo ha dichiarato questo Sabato il Presidente del Servizio di Protezione della Costituzione del paese tedesco (BfV nella sigla in tedesco), Hans Goeorg Maassen. "Sono persone che possiamo identificare con nome e cognome, Tuttavia il nostro problema è quello che ci sono sempre altri elementi  che appaiono in Siria ed in Iraq e che non conosciamo: Questo significa che sono molti di più", ha segnalato Maassen nelle sue dichiarazioni al canale radio pubblico "RBB  Inforadio". In accordo con il BfV, un organismo di intelligence tedesco interno ha affermato che attualmente è stato stimato in circa 6.300 il numero dei salafiti  tedeschi arruolati nelle file dei gruppi terroristi mentre fino a qualche anno fa si stimava in 2.800 circa.