LONDRA - La Ford ha emesso un comunicato che equivale a una minaccia di chiudere i battenti nel caso in cui la Gran Bretagna votasse per uscire dall'Unione Europea. Steve Odell, direttore operativo di Ford in Europa, ha detto a Detroit alla nostra Katherine Rushton che il Regno Unito si "taglierebbe il naso per far dispetto al proprio volto" se uscisse dalla UE. "Non voglio minacciare il governo britannico, farlo avrebbe gravi conseguenze' [ma] sconsiglierei vivamente di lasciare l'UE, per ragioni che riguardano le imprese e l’occupazione nel Regno Unito," ha dichiarato. "Bisognerebbe considerare tutto... Chiaramente noi non saremmo i soli a farlo. Vorrebbe dire ritornare alle tariffe doganali? Significherebbe il ritorno dei dazi? Vedremo cosa ciò significhi.

Di Diana Rojas Traduzione di Luciano Lago La principale organizzazione della Lobby pro Israele negli USA (AIPAC) ha minacciato i senatori statunitensi se questi  si negheranno a votare a favore di un progetto di legge per imporre le sanzioni all'Iran, come segnalato dall'analista statunitense William Beeman, in dichiarazione rilasciate alla Press TV. Il progetto di legge era stato introdotto dai senatori Mark Kirk (repubblicano per l'Illinois) e Roert Menendez (democratico per il New Jersey)lo scorso mese ed aveva ottenuto l'appoggio di 59 senatori su di un totale di 100.

L’Unione Europea non è e non sarà mai un Europa dei popoli e della democrazia. Che il progetto europeo fosse  viziato dalle origini, questo lo si sapeva, malgrado tutta la retorica da cui era stato circondato.  L'Unione Europea è stato un processo costruito a tavolino dalle elite finanziarie per privare gli Stati nazionali della loro sovranità e realizzare in Europa un mercato omologato in funzione degli  interessi della elite finanziaria dominante. Lo aveva capito De Gaulle in Francia che si era fermamente opposto ed aveva parlato, in contrapposizione a questo, di " Europa dei Popoli". Siamo arrivati oggi all'Europa delle banche e della finanza dove gli interessi dei popoli europei vengono sacrificati per consentire ai grandi gruppi finanziari ed alle "corporation" internazionali di realizzare profitti ed ottenere un mercato omologato.

di Maurizio Blondet Nota :  Questo post è tratto dalla rivista on-line EffediEffe sito di informazione a cui consigliamo caldamente un abbonamento (50€ spesi benissimo). Il negoziato in corso fra Mosca e Teheran riguarderebbe un baratto. Di misura grandiosa: l’Iran consegnerebbe alla Russia mezzo milione di barili al giorno e in cambio sarebbe pagato con prodotti, merci e forniture che non può comprare sui mercati mondiali a causa delle sanzioni imposte dagli USA e dai suoi satelliti atlantisti per la nota questione del nucleare iraniano: sanzioni ordinate, come tutti sanno, dallo Stato ebraico. Per dare un’idea delle dimensioni di un simile baratto, basti dire che con questo l’Iran aumenterebbe le sue esportazioni di greggio del 50%. Meno evidenti i vantaggi per la Russia, altro grande Paese petrolifero di cui l’Iran, sotto questo aspetto, è un concorrente; anche se, va detto, ai prezzi correnti del greggio, sarebbero 1,5 miliardi di dollari al mese di beni industriali russi che partirebbero per l’Iran, 17 miliardi di dollari annui.

Traduzione di Luciano Lago I Jadisti britannici, reclutati da un gruppo estremista collegato con Al Qaeda, utilizzano i social network e You Tube per agevolare i loro vecchi compagni nel Regno Unito a trovare il percorso verso la guerra santa in Siria. I servizi di intelligence del Regno Unito hanno sotto tiro la crescente attività dei terroristi di origine britannica nei social network ed in You Tube , secondo il Sunday Times. Gli estremisti stanno utilizzando internet in forma abbastanza attiva per rendere popolare il tipo di vita che svolgono combattendo per i gruppo ribelle “Stato Islamico dell'Iraq e del Levante” (ISIS), diffondendo agli aspiranti muyaidin i consigli sul come entrare nel paese, cosa portarsi addosso (per esempio un dispositivo WI FI) ed illustrando i salari che gli vengono pagati (circa 40.000 $ al mese) per far parte dell'organizzazione terroristica che mantiene stretti collegamenti con Al Qaeda.

Servizio di Enrico Nocera Trafferugli al Comune di Giugliano per il caro Tares. Alcune centinaia di cittadini si sono radunati in piazza Municipio per la quarta volta in poche settimane. Chiedono che la tassa sui servizi (che comprende anche la raccolta rifiuti, di certo non il fiore all'occhiello del Comune campano) venga rimodulata in base al reddito, visto che attualmente sfiora cifre altissime, risultando fra le più alte d'Italia. «Stiamo morendo tutti di tumore, affoghiamo nell'immondizia e loro ci chiedono pure soldi», urlano i manifestanti rivolti alle finestre dell'edificio.

di  Maurizio Molinari Corrispondente  da Gerusalemme Il ministro degli Esteri israeliano, Avigrod Lieberman, ha convocato gli ambasciatori di Italia, Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna per esprimere il proprio disappunto nei confronti delle critiche sollevate da questi Paesi nei confronti degli insediamenti ebraici in Cisgiordania. Il  passo di Lieberman avviene a poche ore di distanza dall’accusa di «ipocrisia» lanciata dal premier israeliano Benjamin Nethanyau alla volta dei Paesi europei per «criticare gli insediamenti ebraici ma non l’incitamento all’odio da parte palestinese».

  Laura Boldrini si è recata in questi giorni in Israele, dietro invito del presidente del Parlamento israeliano, per una visita di 4 giorni. Dopo aver effettuato la prima visita d'obbligo al “Memoriale dell'Olocausto”, dove ha firmato il libro d'onore, ha dichiarato: “la propaganda dell'odio è la più efficace arma di distruzione di massa "Ricordare, ricordare, ricordare: questo è il più efficace antidoto a chi ancora oggi mette in discussione l'orrore". La presidente della Camera, riferendosi all'Italia, ha lanciato il suo monito: " Fa paura vedere nel Paese, specialmente sul web, quanto siano diffuse tematiche negazioniste, ispirate a chi vuole negare la realta' dei fatti. In tempo di crisi e' piu' facile il ricorso ad un nemico immaginario", ha ammonito il presidente della Camera Laura Boldrini al termine della visita al Museo della Shoah, Yad va-Shem, sottolineando che 'non si puo' tollerare questo. Va fatta ogni cosa - ha detto - per dare forza alla memoria''.

Il primo ministro giapponese Abe (con un intervento personale su Project Syndicate) propone quello che nell’eurozona è un tabù: sostenere la ripresa attraverso l’aumento del reddito dei salariati. Se in Italia l’impossibilità di svalutare le moneta costringe alla svalutazione dei salari per riguadagnare competitività, in Giappone si svaluta la moneta e si aumentano i salari. Ecco come intendono le "riforme strutturali" in Giappone di Shinzo Abe - Primo Ministro del Giappone L'anno 2013 ha visto l'economia giapponese voltare pagina dopo due decenni di stagnazione. E il futuro diventerà ancora più luminoso con l’arrivo di quella che abbiamo chiamato la "sorpresa dei salari".