"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Zero Anthropology: l’Impero sta cominciando a perdere

Quello che si è appena concluso è stato probabilmente «l’anno più memorabile degli ultimi decenni, un accumulo incessante di punti di svolta e di eventi significativi». La morte di Fidel Castro, la riconquista di Aleppo in Siria, la Brexit che certifica il “coma profondo” dell’Ue, la sconfitta di Hillary Clinton, la non-colonizzazione definitiva della Libia. Per il blog internazionale “Zero Anthropology”, «abbiamo cominciato ad assistere alla fine del globalismo, all’ascesa della de-globalizzazione e al tramonto dell’imperialismo neoliberale».

Ovvero: «Non solo le nazioni tornano ad avere importanza, ma si riaffermano anche le storie locali e le stesse forze regionali». Qualcuno ha scritto che, con la dipartita di Fidel, è finito davvero il ‘900. Per “Zero Anthropology” se n’è andata «una figura monumentale nella storia del mondo, un gigante dei Caraibi che ha segnato gli eventi in tutto il mondo per decenni». Sopravvissuto a 638 tentativi di assassinio da parte degli Stati Uniti, nel corso di 11 diverse amministrazioni presidenziali, il combattente Castro «è morto per cause naturali, non imperiali».

Un uomo «di enorme intelligenza, in confronto al quale la maggior parte dei nostri leader sembrano dei bambini sciocchi». Si è distinto come «il padre della decolonizzazione e dell’anti-imperialismo». Resta «un’eredità vivente, un punto di riferimento La liberazione di Aleppo, folla esultanteineludibile», scrive “Zero Anthropology” in un post tradotto da “Voci dall’Estero”.

Quindi la vittoria contro l’Isis ad Aleppo: «Finalmente la Siria ha fatto un progresso enorme nella bonifica del suo territorio, in un importante punto di svolta della lunga guerra per procura finalizzata al cambio di regime combattuta dagli Stati Uniti e dai loro alleati del Golfo. Liberati dalla barbarie assoluta delle forze terroristiche che li hanno tenuti in ostaggio nella loro città per anni, gli abitanti di Aleppo sono usciti in massa per festeggiare la vittoria del loro governo nazionale, e anche per festeggiare il Natale. La Siria così ha testimoniato coi fatti che non avrebbe accettato di essere ridotta alla terra di nessuno di un piccolo club di stati imperiali che si autodefinisce “comunità internazionale”».

I funzionari degli Stati Uniti, che avevano affermato che “Assad se ne deve andare” e che “i giorni di Assad sono contati” ora stanno facendo le valigie e preparandosi a partire, nei loro ultimi giorni al potere, «cacciati da milioni di persone che hanno preso parte ad uno sconvolgimento politico epocale negli stessi Stati Uniti», continua “Zero Anthropology”.

Parla da sola, infatti, «l’eccezionale sconfitta di Hillary Clinton, e con lei della politica dell’imperialismo liberale, del potere dell’industria della pubblicità, delle pubbliche relazioni, della propaganda, della classe istituzionalizzata degli esperti e, soprattutto, dei mezzi di comunicazione di massa». I perdenti, continua il blog, stanno ancora cercando disperatamente di gestire questa sconfitta, cercando di trasformarla in qualcos’altro. «Il loro metodo è il solito, quello che li ha portati a una tale meritata sconfitta: la negazione di ogni responsabilità per le conseguenze delle loro politiche, e una negazione della realtà».

Per “Zero Anthropology” il neoliberalismo utopistico, con le sue illusioni sostenute dalle lobby e dai think tank grazie a massicce infusioni di denaro, ha oltrepassato il suo apice e ora è rimasto nudo al freddo, a mormorare confusamente: “La Russia, è stata la Russia…è stato Putin”.

Tutto questo è stato preceduto da un’avvisaglia altrettanto clamorosa, la Brexit: «Uno dei motori della globalizzazione neoliberalista che al suo interno ha determinato delle condizioni di integrazione disuguali, sconfittal’Unione Europea, continua ad arrancare». Il voto pro Brexit nel Brexit nel Regno Unito contribuisce a classificare il 2016 come «un anno cruciale per la storia europea», insieme anche al referendum italiano del 4 dicembre, con la vittoria del No «con margini che nessuno aveva previsto». Gli eventi dall’altra parte dell’Atlantico, poi, «non hanno fatto che rafforzare la causa dell’autodeterminazione nazionale».

Secondo “Zero Anthropology”, inoltre, il 2016 «ha finalmente visto il ritorno della classe operaia, riammessa nel vocabolario politico dallo stesso mainstream che per decenni ha cercato di farla sparire, insieme con il concetto di imperialismo». Una modalità di potere che, in Libia, secondo il blog si è impantanata: il paese di Gheddafi «ha continuato ad essere una zona di devastazione imperialista e di caos», eppure «nel 2016 il piano che prevedeva la trasformazione del paese in un nuovo protettorato delle Nazioni Unite è andato in pezzi».

Da un lato, i libici «si sono rifiutati di cedere le redini del proprio futuro», e gli alleati della regione «si affermano come mediatori di potere più significativi rispetto agli Stati Uniti, lontani e ormai indeboliti».

Fonte: Libre Idee

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  1. Idea3online 2 mesi fa

    Prima o poi, gli Stati Uniti dovranno far capire tramite una Guerra se l’Impero sta cominciando a perdere, e non avranno altra scelta dopo la fine della Guerra di imparare a coordinare gli affari globali col benestare di Russia e Cina.
    Solo un Impero come gli Stati Uniti può avere simultaneamente due Presidenti, Obama e Trump, Obama usa il Bastone, ed Trump la Carota. Che privilegio, solo un Impero Globale ed il più potente della storia dell’Umanità, può avere il lusso di coordinare le mosse di due Presidenti, e fare apparire agli occhi dei polli del pollaio che si stiano scontrando, quando è solo un gioco delle parti, Strategia Comune per il Grande Gioco. Per questo l’Elite sarà sempre superiore al Popolo, ed lo stesso ha sempre bisogno di una guida e guidato perchè si fa trasportare dalle emozioni dalle apparenze, perchè senza una guida potrebbe fare più danni del NWO unipolare. Ormai lo scontro tra Occidente ed Oriente è inevitabile, quando non è dato saperlo, ma l’Impero Romano Americano le sta provando tutte per stimolare un risposta russa, e sino ad oggi è andato tutto bene per tutti noi solo perchè la Russia ha evitato, ha subito, e probabilmente subirà ancora, perchè la Russia e la Cina non vogliono la Terza Guerra Mondiale. Ma provoca oggi e provoca domani, l’unica via d’uscita è che finiscano le provocazioni, perchè prima o poi una “goccia” farà traboccare il vaso……..ed il Vaso di Pandora si aprirà…..

    E’ di oggi la notizia che Trump:

    “Putin non avrebbe dovuto hackerare gli Usa, credo che non lo farà più” Vladimir Putin “non avrebbe dovuto” hackerare gli Usa e “credo che non lo farà più”, ha aggiunto Trump. La Russia “rispetterà di più il nostro Paese” quando, tra pochi giorni, sarà lui a guidare l’America. – See more at:

    Al giorno d’oggi l’espressione vaso di Pandora viene usata metaforicamente per alludere all’improvvisa scoperta di un problema o una serie di problemi che per molto tempo erano rimasti nascosti e che una volta manifestatasi non è più possibile tornare a celare.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Vaso_di_Pandora

    USA, Baker: per evitare sopravvento Russia su di noi, servono il bastone e la carota

    Fonte: https://it.sputniknews.com/politica/201701093903023-USA-diplomazia-Trump-Putin-Cremlino/

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  2. Giorgio 2 mesi fa

    Non sono sicuro di condividere l’entusiasmo dell’autore dell’articolo circa la vittoria del “no” al referendum del 4 dicembre u.s.
    Infatti analizzando in profondità il risultato si evince che il super-ebete di Rignano ha aumentato la percentuale di apprezzamento che gode presso l’elettorato.
    Risultato 40% per il “sì” e 60% per il “no”. Alle elezioni del 2013 si è presentato alle urne solamente circa il 50% degli aventi diritto ed a spanne ognuno degli schieramenti presenti nell’agone ha raccolto 1/3 delle preferenze dei votanti, quindi stante quei numeri il “sì” avrebbe dovuto raccogliere il 33% ed il “no” il restante 66%, ma come tutti sanno così non è stato.
    Addirittura al referendum si è presentato un 20% in più dei votanti, rispetto al 2013 che avrebbero dovuto spostare l’ago della bilancia verso una maggioranza bulgara a favore del “no”, ma così non è stato, sebbene si sia sempre dichiarato che coloro che non si recano più a votare siano schifati della politica di governo.
    I fatti hanno dimostrato il contrario: il 66% dei “no” assommati al 20% in più degli elettori avrebbero dovuto produrre un risultato di 90 a 10, ma così non è stato, quindi il risultato finale non si può certo definire una debacle per il segretario del PD, anzi mi permetto di sostenere che lo è stato per quelli del “no”. I numeri non sono contestabili. l’unica scienza perfetta è la matematica e 40 a 60 non è come 90 a 10.
    Ad majora.

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    1. Walter 2 mesi fa

      Il tuo ragionamento ha una sua logica ma devi anche considerare che il quesito del Referendum non era”Renzi Si” o “Renzi No”. A mio avviso, la maggior parte di coloro che hanno votato “Si” era semplicemente allettata dal fatto che le riforme avrebbero eliminato un certo numero di parassiti politici e (teoricamente) diminuito i costi della politica. La matematica non basta, ci vuole anche la psicologia.

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      1. Giorgio 2 mesi fa

        Non mi sono misurato in un esame psicologico del voto, anche perché non ne ho i mezzi e la preparazione, ho semplicemente esaminato i numeri che per quanto sterili inducono ad una conclusione.
        Se lei vuole applicare delle distinzioni tra lo schieramento del “sì” e la persona di Renzi chi può vietarglielo?
        Fatto sta che lui stesso, Renzi, ha dichiarato ed attuato la sua identificazione con lo schieramento del “sì” ed in questo senso si sono espresse tutte le persone che ho intervistato, vederci una distinzione tra il “sì” e Renzi lo considero un bizantinismo o come dice Crozza cercare di smacchiare un ghepardo.
        Se Renzi ha proposto la riforma ed io ho espresso il mio disaccordo è logico che era rivolto a quella, ma essendo essa “figlia” di Renzi per il principio transitivo ho bocciato anche lui.

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        1. Walter 2 mesi fa

          Mi sembra molto semplicistico, un sillogismo errato che conduce ad una conclusione errata o, quanto meno, imprecisa. Il fatto che Renzi abbia “personalizzato” il Referendum non significa che chi è andato a votare abbia accettato questa “personalizzazione” e abbia votato pro o contro Renzi.

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          1. Giorgio 2 mesi fa

            In cosa non sono stato sufficientemente chiaro, Walter, dal momento che è semplicistico ed errato sillogisticamente quando sostengo dalla mia personale intervista?
            Non ho scritto dalla sua o quella di qualunque altro, ho dichiarato dalla “MIA”.
            Se avanza obbiezioni devono essere supportate da argomenti non da sensazioni umorali, se a lei il risultato referendario stimola altre conclusioni le esterni, non la metterò certamente al muro per queste ragioni, ma non obietti tout court.
            Capisco che quest’ultima particolarità sia una sua precisa caratteristica ma cerchi di mondarsene, almeno quando si scambia con il sottoscritto.

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        2. Walter 2 mesi fa

          Giorgio, ti rispondo qua per ovvi motivi: questo Referendum non era pro o contro Renzi e neanche pro o contro il PD; c’era un quesito preciso (e neanche tanto facile da capire); quelli che hanno votato SI non erano tutti fans di Renzi o sostenitori del PD. Conosco personalmente persone che nelle precedenti elezioni politiche avevano votato per lo schieramento di centro-destra e che al Referendum hanno votato SI. Conosco anche persone che non andavano a votare da molti anni e che sono andati a votare SI al Referendum. La mia interpretazione (basata anche sul dialogo che ho avuto con queste persone) è che abbiano votato SI senza avere una conoscenza approfondita delle questioni riportate nel quesito, solo per il fatto che SI significava per loro meno politici da mantenere a far niente e minori costi della politica. Quando Renzi dice “ripartiamo dal 40%” mente sapendo di mentire perché quel 40% non ha votato “Renzi” e non ha votato “PD”; hanno semplicemente votato SI a quello che avevano capito del quesito referendario. A mio avviso, non è altrettanto vero il contrario, ovvero quelli che hanno votato NO, per lo più, hanno votato contro Renzi, senza nemmeno leggere il quesito referendario. Se domani gli italiani andassero a votare alle elezioni politiche, Renzi non prenderebbe il 40% dei voti, ne prenderebbe molti meno. Io non ho fatto interviste mirate ma, mio malgrado, conosco e parlo con qualche centinaio di persone (nella mia città mi salutano anche i cani e persone che non ricordo come si chiamino); la mia non è una sensazione umorale, è il risultato di quello che ho sentito dire da più parti. Non so quante persone tu abbia intervistato ma mi sembra strano che, tra questi, tutti quelli per il SI siano sostenitori di Renzi e del PD perché non corrisponde alla mia esperienza personale al riguardo. Con questo non voglio dire che ciò che tu sostieni sia del tutto sbagliato; in linea di massima è vero ma è impreciso e il grado di imprecisione non è trascurabile perché in quel 40% che Renzi “si è messo in tasca”, fiero di una sconfitta “dignitosa”, ci sono anche voti che non erano pro-Renzi e non erano pro-PD; una parte di questi erano solo contro le spese inutili della politica e del Parlamento e non si erano neanche resi conto delle riforme anti-democratiche contenute nel quesito.
          Per cortesia, lascia perdere il Lei, quello si che è un bizantinismo.
          Su una cosa hai ragione: a volte, quando tutti sostengono una tesi mi viene spontaneo provare a sostenere l’antitesi, anche per animare la discussione; dove non c’è critica, non c’è progresso. Se siamo tutti bravi, sappiamo tutto e la pensiamo tutti allo stesso modo, cosa ci stiamo a fare qua? E poi, in genere, ogni tesi ha i suoi limiti e le verità assolute sono davvero poche (giusto il primo e il secondo Principio della Termodinamica – già sul terzo ho qualche dubbio). Trovare il pelo nell’uovo, l’anello che non tiene, il caso che (non) conferma la regola é nella mia natura ed è parte integrante del mio lavoro.
          Riguardo l’altro tuo commento, in effetti mi rendo conto che in questo periodo (oltre che a quest’ora) sono stanco mentalmente, altrimenti non avrei scritto “creditore” anziché “debitore”; io sono un pò maniaco della perfezione e odio sbagliare, ma non ho difficoltà ad ammettere quando sbaglio e a cambiare idea quando è il caso.
          Passo e chiudo. Saluti e buona notte.

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          1. Giorgio 2 mesi fa

            Questa è già un’analisi più condivisibile.
            Lei deve considerare che io vivo nel Veneto, regione che mediamente si pone contro corrente al politicamente corretto, infatti il movimento stallatico non ha sfondato a differenza di tutte le altre regioni italiane, come pure insignificante è la presenza dei piidioti, tutto ciò vorrà pur dire qualcosa o no?
            Quindi quando noi ci cimentiamo in interviste sulla cerchia dei nostri conoscenti certamente arriveremo a delle conclusioni diverse, l’unica realtà che ci accomuna è la totale ignoranza che alea comunque in entrambe le nostre realtà.
            Lei propone due differenti letture per il sì ed il no invece ritengo che tutte e due siano vissute sostanzialmente da una non conoscenza diffusa e perciò realizzate sugli umori intestinali.
            Per me quel che conta è il risultato e quest’ultimo ha prodotto una legnata tale che credo che il super ebete di Rignano sia rimasto tramortito e da cui difficilmente si riavrà. Poi ci sono tutti i suoi sodali che hanno fatto finta di credere che nulla sia successo.
            Quando i miei conoscenti mi chiedevano per cosa avrei votato al referendum immancabilmente rispondevo che non avrei sverginato la mia intonsa scheda elettorale, in primis perché non riconoscevo alcuna autorità alla repubblica italiana e per secondo perché tutte le attuali istituzioni sono illegittime, da se stesse dichiarate tali, quindi non avevo nessuna intenzione di rendermi complice di tale abominio, aldilà della bontà o meno dei quesiti.
            D’altronde la costituzione la considero come una pagina strappata dal “Manuale delle giovani marmotte” e così la tratto bene, perché coloro che la dovrebbero applicare e rispettare la usano per altre funzioni espletate per la maggiore nelle “ritirate”.
            Deve perdonarmi per il “lei” ma la prima persona la uso solo con gli individui con i quali ho consumato pasta e fagioli allo stesso desco.

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  3. Eugenio Orso 2 mesi fa

    Il presunto ritorno della classe operaia – che è stata distrutta dall’azione delle forze neocapitaliste – è niente altro che l’insorgenza, sempre più incontenibile, delle emergenze sociali e del lavoro.
    La classe operaia, quale comunità deterritorializzata, animata da solidarietà, con propri identità culturale e orientamenti politici antagonisti, non esiste più.
    Al suo posto esiste una ancor magmatica classe povera, che non ha ancora raggiunto la coscienza di sé …

    L’imperialismo “classico” otto-novecentesco, indagato e avversato da Lenin quale fase suprema del capitalismo, ugualmente lo possiamo consegnare alla storia.
    Oggi l’imperialismo non è legato a potenze statali nazionali, ma è “imperialismo finanziario privato” con respiro planetario (è questo un esito della globalizzazione, che si riflette sulla geopolitica, come sull’economia).

    Gli agenti strategici neocapitalisti stanno cominciando a perdere, ma non è detto che stiano andando verso sicura sconfitta, date le grandi risorse, in armamenti, finanziarie, addirittura mediatiche delle quali dispongono nella guerra in corso.
    Infatti, Trump lo attendiamo alla prova dei fatti, la guerra in Siria non è conclusa, l’Iraq non è ancora “isis free”, la Libia è divisa e ancora nel caos (“caos controllato”, per meglio dire), lo stato-canaglia provocatore ucraino non è ancora collassato (liberando la strada a Putin verso l’Europa centrale e occidentale), eccetera eccetera.

    Dobbiamo essere cauti e non trionfalistici, anche se alcuni buoni segnali li abbiamo notati, durante il 2016.

    Cari saluti

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    1. Giorgio 2 mesi fa

      Condivido l’analisi, siamo in itinere non siamo giunti al traguardo, quindi mi sembra prematuro cantar vittoria.
      Ricambio i saluti.

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