"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Viva il Front National (nonostante tutto). Ma ora bisogna vincere

di Adriano Scianca

Per prima cosa godiamoci le “analisi ” di Repubblica, de l’Internazionale, di Gad Lerner e, per chi è’ poliglotta, i loro omologhi internazionali.   Nel loro rancore, nel loro “rosicare”, nel loro arrampicarsi sugli specchi per cercare di capire qualcosa che non capiscono (il popolo che volta loro le spalle), nei loro appelli all’antifascismo, all’antirazzismo, nella loro paura c’è qualcosa di straordinariamente piacevole.

Siamo coscienti dei limiti e delle contraddizioni del Front national, che abbiamo spesso denunciato su queste colonne, ma fare gli ipercritici in questo momento e privarsi di questa gioia confinerebbe pericolosamente con lo snobismo. Che è un difetto non solo fastidioso umanamente, ma anche in qualche misura incapacitante: la politica è anche carnalità, passione, sentimento di popolo, non solo astratta speculazione geo-economico-politica. La vittoria del Front national è un bene a prescindere, non perché tale partito sia l’adamantina macchina rivoluzionaria che alcuni credono, ma per le speranze e le paure che riesce a catalizzare.

Per le élite, di destra e di sinistra, dietro la Le Pen c’è il fascismo. Per il popolo francese, il Front national è l’unica possibilità di riscatto etno-sociale. Così facendo, entrambi sovrastimano il partito di Marine Le Pen, ma in politica le illusioni diventano fatti, se si radicano nelle masse. La vittoria lepenista è quindi innanzitutto un simbolo, una rivoluzione culturale. Se riuscirà a essere anche una rivoluzione politica effettiva lo scopriremo nei prossimi mesi. Qui, del resto, cominciano le complicazioni.

France's far-right National Front political party supporters wave French flags during a political rally with leader Marine Le Pen in Six-Fours, near Toulon, March 16, 2015. REUTERS/Jean-Paul Pelissier (FRANCE - Tags: POLITICS)
France’s far-right National Front political party supporters wave French flags during a political rally with leader Marine Le Pen in Six-Fours, near Toulon, March 16, 2015. REUTERS/Jean-Paul Pelissier (FRANCE – Tags: POLITICS)

Il sistema elettorale francese – probabilmente studiato proprio per colpire il Fn – prevede il doppio turno. Il Partito socialista ha già annunciato che al ballottaggio si ritirerà dalla corsa per favorire i candidati di destra contro quelli del Front national. È la vecchia truffa della desistenza e del “fronte repubblicano” – per quanto rifiutato da Sarkozy, che ha escluso accordi con i socialisti al secondo turno. La vittoria finale frontista non è quindi scontata, comunque non nelle proporzioni viste al primo turno. E questa è una questione cruciale.

Già in passato, a costo di scontentare qualche entusiasta lepenista di questo lato delle Alpi, avevamo fatto notare come il Fn sia arrivato a un punto in cui non si può più accontentare delle vittorie “morali”. Ormai il Front national vince solo se vince davvero. La medaglia di pongo del “primo partito di Francia” è solo un monumento al decoubertinismo, che in politica non ha cittadinanza. Bisogna vincere, quindi, ovvero governare, oggi le regioni, domani la Francia. Non c’è secondo posto, non c’è premio di consolazione. Per centrare il suo unico obbiettivo possibile, Marine farà bene a tirar fuori dal cilindro qualche coniglio. E al più presto.

Fonte: Il Primato Nazionale