"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Visto? L’Isis non aiuta la Le Pen. E ora attenti: Macron può ancora perdere

Macron non rappresenta un nuovo corso ideologico e politico, bensì l’establishment sotto diverse sembianze, una ‘mascarade’ che proietta l’illusione d’un cambiamento
di Marcello Foa

In estrema sintesi: Macron un po’ meglio del previsto, Marine Le Pen un po’ peggio del previsto, Mélenchon bene ma fermato in extremis, Fillon secondo le previsioni.
Dunque gli effetti annunciati dai media all’indomani dell’attentato sui Champs Elysées e secondo cui il leader del Fronte nazionale avrebbe beneficiato del terrorismo dell’Isis, non solo non si sono verificati ma hanno avuto sull’elettorato l’effetto opposto, rafforzando il più istituzionale dei candidati. L’unico vincente è Macron, come previsto nell’articolo che ho pubblicato sabato mattina.

Uno degli insegnamenti di questo voto è che anche in Francia i partiti tradizionali sia di centrodestra sia di centrosinistra hanno perso la loro centralità, non bastano più a convincere un elettorato sempre più arrabbiato, frustrato, disorientato che si sente tradito dalle forze « moderate » per la loro incapacità di mantenere le promesse.

Macron non rappresenta affatto un nuovo corso ideologico e politico, bensì l’establishment sotto diverse sembianze. La sua è un’operazione di cosmesi elettorale o una “mascarade” allo scopo di proiettare, ancora una volta, l’illusione di un cambiamento.

Votando Fillon l’elettorato di centrodestra ha reso un grande omaggio alla persona, alla sua credibilità personale, giudicando esagerate e soprattutto strumentali le inchieste giudiziarie a suo carico. E questa sfiducia nella magistratura e nei media, che hanno fatto da megafono agli scoop disseminati in questi mesi, la dice lunga sul livello di sfiducia di ampi strati del Paese nei confronti delle istituzioni.
Impressionante ed emblematico in tal senso è la somma dei voti antisistema ricevuti dalla Le Pen e da Mélenchon che raccolgono assieme oltre il 40%, a conferma di una rabbia sociale tutt’altro che sotto controllo e sempre più interclassista. Il voto di protesta riguarda le fasce più umili della popolazione ma anche una classe media erosa nel suo benessere e nella sua identità.

Ed è questo il fattore che deciderà il ballottaggio. I media e i sondaggi danno per certa la vittoria di Macron. Io sarei più cauto. Tutto dipenderà dalla capacità di Marine Le Pen di non farsi caratterizzare come rappresentante dell’estrema destra ma quale leader capace di interpretare in modo trasversale questo malessere.
La strategia di Macron è chiara : far scattare «le Rassemblement», giocare la paura contro il pericolo xenofobo, contro l’estremismo. Gli appelli lanciati dal partito socialista e dallo stesso Fillon lo confortano in questa strategia, così come i disordini scoppiati puntualmente ieri sera a Parigi.

Attenzione, però: i partiti hanno perso la capacità di orientare un elettorato sempre più fluido e sempre più arrabbiato. Se Macron non riuscirà a imporre questo frame, Marine Le Pen potrà giocarsela, rivolgendosi sia agli elettori più conservatori del partito gollista sia al pubblico arrabbiato che ha scelto al primo turno Mélenchon, il quale, badate bene, ieri sera non ha invitato a votare al ballottaggio per il candidato di «En marche».

E’ troppo presto per fare previsioni, ma la partita è aperta. Per quanto favorito, Macron può ancora perdere.

Fonte: Blog Il Giornale

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  1. PieroValleregia 3 mesi fa

    … e, tutto sommato, speriamo che perda il “giovane nulla” … il sottovuoto che avanza
    saluti e buona notte, mi attende un buon libro
    Piero e famiglia

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  2. the Roman 3 mesi fa

    La Francia, come l’ Italia , ha una pseudocultura gauchiste ben radicata. Questi compagni, che a volte in buona fede credono di appartenere agli ” intelligenti “, raramente si documentano, e quando lo fanno cercano di far collimare le informazioni che ricevono, con i clichets della loro formazione. Ai loro occhi il male e’ fascismo, e di conseguenza ogni parvenza di autoritarismo o nazionalismo e’ male. Da qui non li schiodi. Alcuni di loro sono cosi’ ottusi da ripetere con convinzione, ogni precetto che i loro maitre a penser abbiano la spudoratezza di concepire. Questi squallidi contenitori di ideologia non voteranno mai un ” fascista “, ma voterebbero qualsiasi cosa sia ” antifa”, il nuovo termine alla moda. La generazione dei 68, dei cultori della resitenza, dei veneratori dei tanti Levi, e’ stata la rovina di Francia e Italia. Hanno imventato la ” gauche” , ad uso e consumo degli allocchi e a beneficio dei loro apparatchiks. E’ una armata che non deve pensare molto, e comprendere poco. A decidere quello che e’ giusto ci pensano i sacri vertici, che sono per definizione a antifascisti. Ci mancherebbe altro.

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    1. Citodacal 3 mesi fa

      Al punto da tacciare di fascismo quegli stessi intellettuali e studiosi d’area di sinistra (vedi Bagnai, Fusaro, Preve, Micheà etc) che sappiano rilevarne le incongruenze e le idiosincrasie; paradigmatico fu il caso in cui proprio il pensiero di Preve (perciò accusato di “rossobrunismo”) ricevette l’apprezzamento di De Benoist: apriti cielo, non sia mai che un autodefinitosi marxista possa ricevere il consenso di un filosofo di destra (per certa gente il pensiero è come un barattolo di conserve: vi apponi una specifica etichetta sopra e hai definito incontrovertibilmente padrone e contenuto); Preve risolse la cosa col dire che il pensiero genuinamente filosofico può dunque convergere al di là delle colorazioni complessive (quanto sostengono, nel campo della mistica, coloro che giungono alla stessa esperienza trascendente per vie differenti, confermando la realtà ontologica – sebbene difficile a realizzarsi – d’una “coincidentia oppositorum” che non è affatto accordo opportunistico e utilitaristico tra due parti divergenti): i suoi critici invece non hanno che progressivamente confermato (essendo progressisti…) quanto già aveva sostenuto Spengler: “La sinistra fa sempre il gioco del grande capitale. A volte perfino senza saperlo.”

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      1. Citodacal 3 mesi fa

        Refuso: Michéa (Jean-Claude), invece di Micheà come erroneamente scritto.

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  3. Giorgio 3 mesi fa

    Le analisi di Foa nulla c’entrano con la realtà, come ho scritto in altri commenti il voto è controllato dai prefetti che sono alle dipendenze della stegocrazia, quindi come continuarlo ancora a chiamarlo voto? Io lo definirei farsa, perché è alla stregua di quel 40,8% delle europee del 2014 sbandierato dal super ebete di Rignano ed accettato passivamente da tutte le altre forze politiche.
    Gl’italiani non detengono memoria e si sono dimenticati che quando Maroni (Lega nord) era ministro dell’interno si sono trovate schede di voto in ogni cassonetto dell’immondizia presente nel suolo della penisola. Ridicolo.

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  4. annibale55 3 mesi fa

    Lo slogan En Marche ricorda ironicamente-sinistramente l’ ordine militare Avanti Marche per gli spostamenti della fanteria…

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  5. Giovanni 3 mesi fa

    puó ancora perdere? sarebbe fantastico…

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  6. Eugenio Orso 3 mesi fa

    Molto improbabile che il burattino elitista Macron perda …
    Inoltre, non metterei insieme i sostenitori della Le Pen e quelli del sinistroide camuffato da anti-sistema Mélenchon.
    Quella di Mélenchon è una falsa opposizione, come il cinque stelle, sinistra italiana e articolo 1 da noi.
    Dopo la vittoria del droide Rothschild & Co, spero che almeno una minoranza fra i francesi capisca ciò che in Italia una popolazione idiota non comprende: il cambiamento vero non può passare attraverso il cosiddetto voto democratico.

    Cari saluti

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