"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Verità shock: Tsipras in realtà “voleva perdere” ed è ora “intrappolato dal proprio successo”

di Tyler Durden

Era cominciato con Ambrose Evans-Pritchard del Telegraph, la cui pubblicazione dei commenti di Yanis Varoufakis, secondo il quale la Grecia stava prendendo in considerazione una moneta parallela e la nazionalizzazione delle banche, era stata forse il catalizzatore che aveva fatto licenziare il ministro delle finanze greco.

Varoufakis aveva espresso tali commenti domenica sera, e lunedì mattina il Wall Street Journal riportava:
“Tsipras ha deciso di agire dopo che Varoufakis aveva dichiarato ad un giornale britannico che la Grecia potrebbe introdurre una moneta parallela e note di debito elettroniche simili a quelle già emesse dalla California. Varoufakis ha subito ritrattato i commenti espressi al Daily Telegraph, ma le persone che hanno familiarità con la questione affermano che il primo ministro ne aveva abbastanza.”

Quello era il primo indizio. Poco fa ne abbiamo avuto conferma dallo stesso Ambrose Evans-Pritchard del Telegraph, il quale ha riportato che Tsipras “non si sarebbe mai aspettato di vincere il referendum, tantomeno di presiedere una cocente rivolta nazionale contro il controllo straniero.”

Secondo il Telegraph, “il piano era di organizzare un confronto, accettare un’onorevole sconfitta e cedere le chiavi di Palazzo Maximos, lasciando altri ad implementare l”ultimatum’ del 25 giugno e a soffrire l’infamia.”
E ce n’era un’ottima ragione: secondo un altra citazione di Varoufakis, fornita da AEP:
La troika non voleva che firmassimo. Avevano già deciso di espellerci.”

In altre parole, come avevamo speculato a metà giugno, era solo questione di chi se ne sarebbe addossato la colpa, e quando Tsipras ha indetto il referendum ha reso le cose più facili all’Europa; il no collettivo dei greci le ha rese ancora più facili.
Ancora dal Telegraph: “L’ultimatum era stato uno shock per il governo greco. Avevano creduto di aver quasi raggiunto un accordo, per quanto scadente. Tsipras aveva già deciso di acconsentire alle richieste di austerità, riconoscendo che Syryza non era riuscito a costituire un cartello di debitori degli stati meridionali, avendo mal interpretato gli umori dell’eurozona. … Syriza ha indetto il referendum e, con grande costernazione, l’ha vinto, scatenando la grande rivolta popolare greca del 2015.”

All’improvviso la posta in gioco per Tsipras è ancora più alta, ora che è “intrappolato dal proprio successo.” Secondo Costas Lapavitsas, parlamentare di Syriza, “il referendum ha le sue dinamiche. La gente si rivolterà se il governo tornerà da Bruxelles con un compromesso scadente.”
Il che, ironicamente, è proprio il motivo per cui i mercati oggi sono al rialzo, perché pare che il ministro delle finanze greco stia facendo proprio questo: accettare un compromesso scadente. Ovviamente non sarebbe la prima volta: i greci erano tornati a casa svariate volte con accordi di “compromesso”, poi stracciati da Syriza. E questa volta la posta in gioco è più alta non solo per Tsipras ma per tutto il partito, consapevole che in caso di resa dovrebbe fronteggiare l’ammutinamento della gente, soprattutto dei giovani che hanno poco da perdere e hanno votato contro l’ipotesi di accordo “a qualsiasi costo”.

Tsipras in piazza

Ha ragione Lapavitsas quando afferma che “Tsipras non vuole prendere la strada del Grexit, ma credo si renda conto che davanti a sè c’è proprio questo.”
In qualche modo Tsipras ha cercato di fare marcia indietro: “Pare che al primo ministro sia stato detto che è ora di scegliere: o cogliere l’occasione del 61% e prendere il volo dall’eurozona, o cedere alle pretese dei creditori e liquidare Varoufakis come segno di buona fede.”
Cosa succerebbe se Tsipras decidesse davvero di lanciare una moneta parallela, licenziare i banchieri centrali e nazionalizzare le banche insolventi?

“Requisirebbero la Banca di Grecia e licenzierebbero il governatore sotto leggi di emergenza nazionale. Verrebbero sequestrati gli stimati 17 miliardi di euro di riserve ancora conservate in varie filiali della banca centrale. Emetterebbero una liquidità parallela e note di debito in stile californiano, denominate in euro, per tenere a galla il sistema bancario, sostenendole con una causa presso la Corte Europea di Giustizia per sbilanciare l’altra parte, al contempo affermando i pieni diritti legali della Grecia quale membro dell’eurozona.

Se i creditori costringessero al Grexit, sarebbero quindi loro e non la Grecia ad agire illegalmente, e ciò avrebbe implicazioni su contratti illeciti a Londra, New York e perfino Francoforte. Poi imporrebbero un taglio ai 27 miliardi di euro in titoli detenuti dalla BCE e considerati da alcuni come un ‘debito detestabile’, in quanto contratti in origine dalla BCE per salvare le banche francesi e tedesche e impedire la ristrutturazione del debito”.

Non è avvenuto niente di tutto questo; invece la Grecia è ora nel caos:
“La situazione sta andando fuori controllo. Le banche restano chiuse. La BCE ha mantenuto il congelamento della liquidità e con la sua inazione sta asfissiando il sistema bancario. In tutto il paese le industrie stanno chiudendo mentre le riserve di materie prime si esauriscono e i container pieni di importazioni di importanza vitale intasano i porti greci.
Le aziende non possono pagare i fornitori perché sono bloccati i bonifici per l’estero. Stanno cominciando ad apparire valute provvisorie private, mentre le aziende tornano a un semi-baratto al di fuori del sistema bancario.” (Finalmente! -ndt)

“Tutti la leadership dell’eurozona aveva avvertito che la vittoria del ‘no’ avrebbe provocato l’espulsione dall’euro, ma non credeva che avrebbe dovuto fronteggiare proprio questo. Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, è arrivato a dire: ‘Dobbiamo mettere da parte i nostri piccoli ego, nel mio caso un ego molto grande, e affrontare la situazione che abbiamo davanti.’

Il primo ministro francese Manuel Valls ha dichiarato che l’imperativo strategico più alto è prevenire il Grexit e la rottura dell’unione monetaria. I leader francesi stanno lavorando di concerto con la Casa Bianca. Washington sta usando la sua immensa influenza diplomatica per esortare l’UE a ‘mettere la Grecia sul sentiero della sostenibilità del debito’ e risolvere i problemi una volta per tutte. La spinta franco-americana è appoggiata dall’italiano Matteo Renzi, che pure sostiene un ammorbidimento del debito greco.”

Tuttavia, come se non vedesse gli sviluppi all’interno dell’Unione, la Merkel sta già discutendo di aiuti umanitari e di supporto alla bilancia dei pagamenti per la dracma. E il primo ministro greco che ha bluffato e inaspettatamente vinto il referendum sembra ora disponibile a concedere tutto alla Merkel. Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, ha reso noto che Tsipras si è impegnato a presentare una nuova richiesta per un programma che rispetta il quadro stabilito dal trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità, comprese le severe condizioni sulla linea politica.

Ciò che conta sarà la reazione di quei milioni di greci che domenica hanno mostrato all’Europa il dito medio, quando scopriranno di essere stati venduti ancora una volta. Alla fine però la frase più importante potrebbe essere quella di Varoufakis: “Avevano già deciso di espellerci.” Se è vero, lunedì sarà l’ultimo giorno non solo del governo greco, ma della Grecia nell’eurozona.

Ndt: L’Europa parrebbe quindi essere divisa su due fronti: da una parte la Germania, che sostiene la massima austerità per costringere la Grecia ad abbandonare l’eurozona, dall’altra la Francia e l’Italia e le altre forze atlantiste, che spingono per rendere il debito greco sostenibile e impedire così l’innesco di un processo di rottura dell’eurozona, che potrebbe portare a forme di sovranità nazionali decisamente sgradite agli USA. Grande è la responsabilità ora nelle mani del popolo greco, per impedire che l’esito del referendum venga vanificato dai doppiogiochisti al governo e dare così qualche speranza agli altri popoli d’Europa.

Fonte : Zerohedge.com

Traduzione e sintesi: Anacronista

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  1. Ares 2 anni fa

    Porca miseria se non è così, la sinistra li sta barattando per 33 denari, Varoufakis fatto fuori dai zerbini della troika, ma auguro i Greci facciano una rivolta e prendere a calci in culo per primo tsipras, che schifo.

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