"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Uno spettro si aggira in Europa Il suo nome è “Sostituzionismo”

Parla lo scrittore Renaud Camus

Renaud Camus è uno scrittore e poeta francese. Autore prolifico e di grande cultura fu una delle voci più ascoltate negli anni ’89/’90. Politicamente avvicinatosi alle tesi del Front National, da anni conduce una battaglia contro il vento e la marea costituita dall’immigrazione di massa, fenomeno qualificato come invasione e colonizzazione. E’ autore di una espressione già consacrata in Francia come “Le Grand Remplacement” (la grande sostituzione), titolo di una delle sue opere di maggiore successo. L’espressione vuole rappresentare il processo di sostituzione della popolazione francese e dell’insieme della popolazione europea da parte di popolazioni straniere ed il cambiamento di civilizzazione che deriverà da questo processo. Lo scrittore è stato trascianto varie volte davanti ai Tribunali della Repubblica in quanto accusato di “incitazione all’odio razziale” ed alla “discriminazione” contro diversi collettivi etnici e razziali.

Nonostante questo, Renaud Camus continua a mettere allerta i suoi compatrioti circa la continua immigrazione di massa ed i pericoli che questa comporta. L’11 Settembnre del 2013 lanciò un appello con il “No al Cambio di Popolo di  Civiltà” (BCPC), definito come un fronte del rifiuto, il movimento di tutti quelli che dicono No alla Grande Sostituzione. Questa grande sostituzione è presentata come ” la più grave crisi della nostra Storia ed il problema più grave che oggi dobbiamo affrontare”.

Intervista a Renaud Camus

-Cosa la porta a dedicare tanto tempo e sforzi al compito a cui si sta impegnando?

Noi ci disperiamo nel constatare come il fenomeno che ci sembra la lontano il più importante nella nostra epoca e che continuerà come il più decisivo, il cambiamento di popolo e necessariamente di civiltà, la trasformazione radicale del paesaggio demografico, culturale e fisico del nostro paese e di tutto il continente europeo, si sta realizzando nel più completo silenzio politico senza che i popoli autoctoni siano stati mai consultati, e senza che questa questione maggiore, di capitale importanza, al confronto della quale le altre, per quanto importanti e dolorose, appaiono come secondarie, sia mai stata impostata.

R.Camus, scritttore francese

Potrebbe spiegare ai nostri lettori in cosa consiste quella che lei chiama la Grande Sostituzione?

E’ molto semplice: c’era un paese e c’era un popolo, nello spazio di una generazione, in questo stesso territorio, già si sono impiantati altre popolazioni con la loro propria cultura, le loro religioni, le loro lingue ed i loro concetti circa il lavoro, la vita civica, la vita sociale, le leggi, la vita privata, le relazioni di vicinanza, il territorio…. E’ un concetto molto basso e molto umiliante di quello che è l’uomo e di quello che sono i popoli, il fatto di pensare che con con altri uomini, con altre donne, con altri popoli, con altre religioni, con altree culture si possa continiuare ad avere la stessa Storia, la stessa Nazione, la stessa Europa.

Combattiamo contro questo concetto dell'”uomo intercambiabile”, dell'”uomo sostituibile”, instupidito dall’insegnamento della dimenticanza e per la cretinizzazione di massa, che si può trasferire da un posto ad un altro come un mobile, che si possano promuovere gli interessi della finanza internazionale e le esigenze del villaggio universale.

Come attuare una “rimmigrazione” (inversione dei flussi migratori) in modo umano?

Senza dubbio non imitando la brutalità dell’Algeria quando questa ha stimato che con un 10% di popolazione straniera, estranea alle proprie tradizioni (i denominati Pieds- Noirs, i francesi d’Algeria) non sarebbe stata davvero unpaese indipendente. E queste minoranze europee, francesi o spagnole, cristiani o ebrei, furono cacciati al mare con la violenza che sappiamo, la “valigia o la bara” (formula con cui gli indipendentisti algerini terrorizzavano gli europei). E non parliamo degli harkis massacrati (mussulmani che avevano scelto il campo francese). No, nulla di questo, ben al contrario.

Tuttavia abbiamo l’intenzione di prendere la parola a coloro che rinnegano continuamente la nazionalità francese, proclamando ben chiaro che questa non significa niente per loro, e che sfilano in ogni minore occasione sotto le bandiere algerine o marocchine, spaccando tutto al loro passaggio, e rimandarli verso la loro patria. Bisogna anche procedere all’espulsione di tutti quelli che commettono delitti nel nostro paese. D’altra parte gli incitamenti fonanziari al ritorno ai loro paei d’origine spono perfettamente concepibili: costeranno sempre meno che la stessa immigrazione.

In cosa differisce il suo discorso da quello che tiene il Front National?

L’Europa si trova ad affrontare una vera conquista, una colonizzazine di cui non può confessare neppure il nome. L’Europa non è il nostro avversario. Dobbiamo difendere una unione con gli altri popoli europei che devono svegliarsi dal loro letargo, dobbiamo tornare alla Storia, ad una idea di Europa come protagonista della sua storia, basata su una delle più alte civiltà che la terra abbia conosciuto. Personalmente mi sento tanto europeo come francese.
Il Front National è obbligato a prendere atto del cambio di popolazione e resistere alla tentazione di considerare la Grande Sostituzione come un fatto concluso,irreversibile. Il tema dell’invasione e della colonizzazione della Francia deve costituire il nucleo del siuo programma politico. Mentre sia così, io stesso appoggerà il Front nellla sua lotta per far rinascere la Francia.

Fonte: El Manifiesto

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

*

code

  1. Giorgio 4 mesi fa

    Leggendo anche i commenti presenti su questo sito non credo ci sia da meravigliarsi se sia programmata la “Grande sostituzione”.
    Lo stesso THE ROMAN afferma che: “… siamo tutti uguali davanti a dio..” ed io aggiungo che lo siamo anche per i comunisti, quindi di cosa ci stupiamo?
    Siamo tutti intercambiabili come i pupazzi del teatrino.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. the Roman 4 mesi fa

      Lei mi chiama in causa, e le rispondo : Tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio. Credo che il nero africano, l’ ‘ asiatico o l’ europeo , abbiano il diritto di vivere in pace nella propria nazione. Rifiuto l’ imperialismo tanto quanto l’ universalismo globalista. Ogni popolo ha diritto all’ autodeterminazione, a riconoscere altre genti come simili e compatibili, ed integrarsi con esse, o respingerle . Ritengo inviolabili il diritto alla liberta’ che consiste per una comunita’ nella scelta di apparentarsi con altre, e per una nazione in difendere la propria etnicita’ ed identita di cui la cultura e’ una conseguenza. A buon intenditor….

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. Giorgio 4 mesi fa

        Mi era balenato in testa che lei non volesse o non sapesse spiegare più superficialmente ad un semplice come il sottoscritto la sua affermazione: “… siamo tutti uguali davanti a dio…” con questo commento me l’ha confermato.

        Rispondi Mi piace Non mi piace
        1. the Roman 4 mesi fa

          Vedo con i miei occhi
          Ascolto con le mie orecchie
          Deduco con il mio intelletto
          Erigo le mie difese

          Rifiuto le lusinghe
          Espungo da me la brama
          Trattengo la giusta ira
          Rido della tua impotenza
          Ordino il tuo allontanamento

          Tu non sei un semplice. Sei un mestatore. Chi servi non mi interessa. Ti ho porto idealmente la mano in piu’ di un occasione , ma non e’ la concordia che cerchi , non e’ la voglia di comprendere che ti anima, ne tu possiedi idee da condividere. Ignorero’ i tuoi inganni e le tue provocazioni.

          Rispondi Mi piace Non mi piace
          1. Citodacal 4 mesi fa

            VADE RETRO. Ci ho messo più di tre minuti per comprenderlo. Ormai sto invecchiando…

            Mi piace Non mi piace
          2. Giorgio 4 mesi fa

            Lei scrive i commenti e poi gli assegna alla bottiglia, infatti non colloquia con gli altri ospiti del blog addirittura gli taccia di mestazione.
            Lei dichiara: “…simo tutti uguali di fronte a dio….” m a se le chiedo delucidazioni in proposito mi taccia di essere un sobillatore, intrigante, maneggione interessato, fomentatore di disordini, bel modo di tendere la mano.
            Personalmente non ho aggiunto una virgola, invece lei malignamente attua l’attacco personale per difendersi.
            Ma non era più semplice ed onesto ammettere di aver rilasciato una cazzata?
            Poi la gente si meraviglia di chi nasce storpio, non pensando che si raccoglie ciò che si semina.

            Mi piace Non mi piace
    2. antonio 4 mesi fa

      Siamo uguali (evoluzione) perchè siamo diversi (condivisione). Prova ad “intercambiare” le cellule del tuo cervello con quelle del tuo deretano, vedrai che casino!

      Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. ramo 4 mesi fa

    Bah! la verità come sempre è più semplice dei ragionamenti lambiccati: il problema invasione fatto passare eufemisticamente per immigrazione è lì, duro e chiaro come un raffreddore. All’inizio, come tutte le cose, si poteva risolvere rispedendo a casa i primi invasori. Ma non era possibile perché chi poteva farlo non se la sentiva, a dimostrazione che l’Arabia l’ha pensata bella per distruggere l’Europa, avendo individuato che proprio il suo ipocrita pacifismo e garantismo erano il suo tallone di Achille. E così, sempre più gli invasori aumentano e sempre più la cura contro di essi richiede trattamenti drastici e veloci. Intanto, anche dall’articolo si capisce che questo Camus non ha le idee chiare, perché ancora parla secondo i tempi delle prime affluenze di invasori e non si accorge che proprio l’Algeria sta divenendo l’unico maestro per simile infezione o virus letale. Purtroppo, più i mesi ( e non gli anni) passano, e più la cura Algeria appare l’unica possibile. Proprio così, ragazzo: chi si fa pecora il lupo se la mangia. I comandamenti di tolleranza e accoglienza sono nati nel seno dell’Europa e per l’Europa, dopo secoli di lotte religiose e fanatismi e infine di scoperta dei Lumi e del laicismo. E’, spiacevole a dirsi, roba per Europei figli della tradizione europea e delle sue guerre intestine e fratricide. Non riguarda i paesi di altra tradizione e cultura, e il comportamento rozzo, pretestuoso e arrogante di questi simpatici invasori, è una delle caratteristiche di chi non fa sconti a nessuno. Ma certo qui in Europa neppure si considera che di nuovo occorrerebbe difendersi e lottare senza sconti nel senso del “mors tua, vita mea”. Quindi i casi sono semplicemente due: o l’Europa è morente e questo lassismo e incapacità di cacciare via gli invasori è solo il sintomo del fatto che è morta e stramorta ed è solo questione di tempo prima che si trasformi nel campo di battaglia degli invasori fra le loro fazioni, oppure che sta per sorgere dal seno europeo qualcuno di duro e intrattabile, lontano anni luce dal garantismo e dal “vogliamoci tutti bene”, che li piglierà a calci nei fondelli e senza neppure spendere soldi per bare o che altro che costerebbero troppo e neppure per spese di aerei o navi da rientro. La realtà è più semplice dei discorsi farciti di dubbi. In un sesto senso vale il detto: “e la verità vi farà liberi”.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Citodacal 4 mesi fa

      In questo caso capovolgerei la locuzione latina citata in “mors mia vita tua” per comunicare che l’estrema remissività conduca proprio a ciò, ovvero che queste migrazioni indotte siano state provocate col preciso scopo di soffocare qualcosa, e conseguentemente qualcuno. Viceversa la stesura originale (mors tua vita mea) è esattamente ciò che perpetrano le potenze globaliste, ovvero una guerra d’aggressione ed annessione: vogliamo combattere anche noi una guerra d’aggressione – finendo nell’orbita della stessa logica -, oppure imparare a combattere una guerra di difesa e preservazione?

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. ramo 4 mesi fa

        Guarda che intendo la difesa, la guerra di liberazione sia dagli invasori che dai traditori che ci hanno governato sinora.

        Rispondi Mi piace Non mi piace
        1. Citodacal 4 mesi fa

          Questo lo so e di ciò non dubito, pertanto mi sono permesso la specifica. La locuzione latina in questione esprime invece una esclusività tipica del sistema che vorremmo cambiare.
          Non ti sto correggendo (che titolo e diritto avrei per farlo?); vorrei però ricordare come le parole esprimano concetti e come i concetti conducano all’azione (forse anche per questo motivo sta scritto: “In principio era il Verbo”): se la parola, sebbene il proposito sia buono, risulta poi fuorviante nel significato, rischia di esserlo anche l’azione susseguente. In questo senso abbiamo già aperto, e inconsapevolmente, una breccia ben più sottile a chi intenda, con l’esasperazione degli animi, condurci sul suo piano logico di battaglia, che è quello di separare, annientare e distruggere la differenza, secondo appunto il principio che se tu muori, io vivo: e se muore la differenza, vive l’omologazione globale. Così siamo già stati manovrati in altro modo, molto più subdolo e insidioso. Se davvero dovrà giungere il tempo delle mani addosso (per certi versi lo stiamo già costeggiando), non avremo nemmeno il tempo di pensare: saremo costretti a un agire sgradevole. E tuttavia, nell’una e nell’altra circostanza, se davvero vogliamo preservare il pluralismo mondiale per un “dopo”, dovremmo cercare di non dimenticare il modo di mettere in atto il principio mutualistico secondo cui se tu vivi, anche io vivo e viceversa, perché così possiamo scambiare, nel rispetto della propria identità culturale, ciò di cui abbiamo bisogno. E se non abbiamo nulla da scambiare, almeno convivere in pace, ciascuno a casa sua, senza darsi negli occhi l’un l’altro.
          Grazie.

          Rispondi Mi piace Non mi piace
  3. Salvatore Penzone 4 mesi fa

    Sono convinto che le élite globaliste abbiano una visione a lungo termine, una conoscenza della psicologia di massa e una certa consapevolezza dei processi che mettono in essere l’evoluzione di una coscienza collettiva. Non ci sono dubbi sul fatto che la crescita presuppone il superamento dell’immagine che si ha di se stessi e del mondo e il conseguente crollo dei muri che ci hanno fatto da recinto e offerto “protezione” da ciò di cui non abbiamo familiarità. Senza dubbio collettivamente siamo difronte a un passaggio evolutivo. Gli astronauti che osservano la terra dallo spazio ne hanno una visione unitaria, dove l’umanità risulta Una e fusa in un solo organismo con la terra. Ecco, è come se la storia ci avesse condotto a un punto di elevazione che ci permette di avere questa prospettiva. La globalizzazione non ha fatto altro che cavalcare un percorso, inevitabile, di apertura, che presuppone la necessità di guardare all’umanità nella sua interezza.
    Purtroppo la retorica internazionalista e cosmopolita, strumentale agli interessi del capitalismo finanziario, si è sostituita a questo processo intrinseco deviandone la prospettiva a proprio favore per portarla verso un’omologazione globalizzata che cancella le identità.
    La vita circola negli scambi e così accresce la visione che abbiamo di noi stessi. Quando un individuo vive quest’ampiezza di “senso”, si sottrae naturalmente a qualsiasi manipolazione, diventa attore e regista. L’omologazione serve a impedire questo scambio perché distrugge la ricchezza immateriale di cui ogni comunità e ogni cultura sono portatrici e subentra come soluzione finale al caos degli scontri di religione e delle guerre tra diverse etnie e patrimoni di valori e conoscenze. 
L’omologazione permette l’egemonia di una culturale senza storia e senza identità che fa riferimento ai soli “valori” del denaro e della “forma merce” ai quali si accompagna l’esasperato individualismo. La globalizzazione liberista è il veicolo che un Nazismo redivivo ha scelto per sciamare in tutte le direzioni. In questa prospettiva la costruzione di un equilibrio internazionale multipolare acquista un significato pieno di aspettative positive per tutta l’umanità perché è l’unico modo per garantire il diritto all’autodeterminazione dei popoli e la sovranità degli stati.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Citodacal 4 mesi fa

      “Sono convinto che le élite globaliste abbiano una visione a lungo termine, una conoscenza della psicologia di massa e una certa consapevolezza dei processi che mettono in essere l’evoluzione di una coscienza collettiva.”

      Ciò che l’affermazione postula è un dato di fatto certo.
      A ben vedere, non può esistere nemmeno coscienza collettiva, ma solo coscienza individuale, peraltro assai differente dall’individualistica. L’individualismo infatti, del pari alla coscienza collettiva indotta, è una non-coscienza, poiché si basa spesso esclusivamente sull’immediata sensazione personale, amplificata e resa formale in quella collettiva (la quale, come l’etimo suggerisce, è fondata sul binomio sensi/emozionalità, ovvero quanto di più aleatorio, mutevole e manipolabile possa esistere; alla sensazione seguono, laddove se ne faccia ricerca e allenamento, la percezione, il ragionamento, e l’intelletto d’ordine intuitivo). Laddove la coscienza collettiva si plasma sulla massa, quella individuale richiede l’approfondimento in prima persona, e dunque un’estrema onestà intellettuale anzitutto con se stessi (sappiamo bene come sia più comodo aderire a posizioni predefinite, di qualsiasi ordine e parte, soprattutto se si presentano come “vincenti”, o assecondanti): se la coscienza collettiva dipende dalla massa, quella individuale può comporre una massa dalla quale tuttavia rimane indipendente, e questa capacità di discernimento rappresenta esattamente la coscienza “critica” – nel senso di facoltà indagante – che rappresenta la miglior garanzia di non essere soggetti a un fenomeno di ammaliamento collettivo, fosse anche rivolto a buone ed elevate istanze (senza un profondo radicamento ontologico nella struttura interiore dell’individualità, qualsiasi “bene” può essere scalzato da un qualsiasi “male”: basta che un fattore esterno sappia come indurre il cambiamento per suggestione, basta che sappia far girare la manopola delle “credenze” – ragion per cui, come esempio, la forza della fede è alquanto differente dal semplice credo). Nella concezione classica d’un esercito conta la forza d’urto collettiva quanto la capacità del singolo soldato; il progressivo annientamento soprattutto di quest’ultima si è reso tragicamente palpabile con la Grande Guerra, fino a giungere all’impiego spersonalizzato del drone, forse in un tentativo, ipocrita quanto pericoloso, di rendere l’uccisione un fatto asettico e dipendente da circostanze oggettivabili che non lascino le tracce di sangue sulla mano, per cui poter riflettere su come il dover sopprimere una vita implichi un’enorme responsabilità (ciò che la Bhagavad Gita rende una riflessione sull’intero corso cosmico-esistenziale).
      Se già gli antichi testi vedici richiamavano l’attenzione sull’illusorietà ontologica dell’esistenza condizionata e transeunte, figurarsi cosa possa fare chi ne intuisca le potenzialità – sebbene anch’esse illusorie dal punto di vista dell’essenza – intrinseche alla parte superficiale, propriamente psichica, dell’animo umano. È il gioco del prestigiatore proiettato su scala globale, e le masse, benché non sappiano darsi spiegazione, rimangono egualmente sopraffatte dal trucco strabiliante, credendovi.

      Rispondi Mi piace Non mi piace