"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Una nuova entità eurasiatica si sta formando per l’Ucraina, isolando gli USA

Cinesi in parata

di  Lanxin Xiang

Sembra ironico che la Cina, in passato il maggiore oppositore alla dottrina Brezhnev sovietica, supporti la posizione russa sull’Ucraina. L’Unione Sovietica usava la dottrina per lanciare azioni militari in altri paesi socialisti “fratelli”, come la Cecoslovacchia nel 1968, mentre l’occidente non faceva nulla. Mao Zedong era frustrato e cominciò a chiamare la politica sovietica “imperialismo socialista”.
Oggi il mondo è radicalmente cambiato, e i motivi di Pechino per supportare la posizione russa sono ben calcolati. Il ministero degli esteri ha detto che c’erano “ragioni” per l’attuale situazione in Ucraina. Il presidente Xi Jinping, in una conversazione telefonica con il presidente Vladimir Putin, ha detto che lo svolgersi degli eventi “potrebbe essere stato accidentale, ma inevitabile”. Tale aperto supporto diplomatico per la Russia ha un significato profondo, aldilà dell’attuale luna di miele tra i due paesi.


In primo luogo, Cina e Russia condividono l’idea che la cosiddetta “promozione della democrazia” da parte dell’occidente non solo ha fallito -testimone la primavera araba- ma è anche diventata una potente fonte di instabilità politica e sociale negli altri paesi.
Per di più, l’occidente sembra sempre adottare volentieri due pesi e due misure sulla legittimità di un regime. In un’occasione, il golpe dell’esercito egiziano contro un governo eletto è stato perfino salutato come una vittoria per la “democrazia”.
L’occidente, specialmente gli Stati Uniti, sta perdendo credibilità nel mondo. L’attuale regime in Ucraina non è un governo eletto, ed è formato da ultra-nazionalisti, anarchici e perfino alcuni neo-fascisti. L’occidente ha consentito il rovesciamento di un governo eletto ad opera di forze paramilitari ultra-nazionaliste.
Ancora più allarmante è che tra i primi atti del governo provvisorio c’era l’abolizione dello stato ufficiale del russo e di altre lingue di minoranza, così come dei partiti politici che avevano supportato il presidente Viktor Yanukovych.
In secondo luogo, l’occidente, in particolare gli USA, sembra aver perso il contatto con la realtà. Il vero problema dell’Ucraina non è la Crimea, ma le divisioni interne. E’ venuto alla luce l’errore anglo-americano, commesso molto tempo fa, di aver promesso l’ingresso alla NATO all’Ucraina e, cosa ancora più ridicola, alla Georgia.
Non troppo tempo addietro, gli USA parlavano incessantemente del nuovo concetto di moda, il “diritto di proteggere” -in pratica un’altra versione della dottrina Brezhnev di sovranità limitata. Ora con l’Ucraina, dove esiste realmente la possibilità di guerra civile, stanno improvvisamente caldeggiando di nuovo l’argomento westfaliano della sovranità assoluta. Questo approccio è troppo ovvio per essere convincente. I cinesi hanno buone ragioni per affiancare i russi nel denunciare e resistere a questa lampante ipocrisia.
Terzo, la Cina potrebbe alla fine risultare la sola beneficiaria della crisi ucraina. Per diversi anni, gli USA hanno organizzato un ritorno in Asia molto propagandato e foriero di problemi -da un punto di vista cinese- dopo i fallimenti colossali nel medio oriente. Ora l’attenzione americana si sta di nuovo spostando altrove. Inoltre, la crisi in Ucraina aiuterà a rafforzare i legami economici tra Pechino e Mosca.
La conseguenza più importante della crisi ucraina potrebbe essere la riedizione dell’entente eurasiatica che emerse durante il dibattito sull’invasione dell’Iraq nel 2003. Tale entente, guidata dall’allora presidente francese Jacques Chirac e dal cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, ebbe successo nell’unire le maggiori potenze del continente eurasiatico nella nobile causa di prevenire un errore strategico degli USA. Pechino e Mosca erano fermamente contro la guerra insieme a Francia e Germania. Sebbene l’entente non fermò l’invasione in Iraq, il costoso errore dell’America è diventato evidente.
Forse pochi commentatori credono che potrebbe verificarsi di nuovo un momento simile. Ma siamo testimoni di una nuova diplomazia assolutamente promettente, guidata ancora dal motore franco-tedesco, questa volta più dai tedeschi. La premessa di questa “nuova Ostpolitik” è di superare la vecchia divergenza tra Russia e occidente tramite uno sforzo sincero di correggere gli errori passati, specialmente l’idea irresponsabile di far entrare l’Ucraina nella NATO.
La sola soluzione alla crisi, come sembra credere Angela Merkel, è di abbandonare questa ambizione e la politica provocatoria che costringe il popolo ucraino a fare una scelta netta tra l’occidente e la Russia -scelta che non potrebbero mai fare con la prospettiva di un diffuso conflitto civile. La neutralizzazione, o, per dirla chiaramente, la “finlandizzazione” dell’Ucraina è l’unica via.
Dopo decenni spesi a costruire buoni rapporti con la Russia, la Germania è in una posizione unica per lavorare con Putin sulle questioni di interesse comune. Il momento della Merkel è finalmente arrivato, e la leadership tedesca non abbandonerà gli sforzi per promuovere la cooperazione della Russia con l’Unione Europea. La crisi ucraina potrebbe essere un intoppo per la nuova ostpolitik della Merkel, ma nessuno le può impedire di giocare un ruolo di guida nel mantenere la pace nel continente europeo.
Oltretutto, potrebbe essere l’unico leader occidentale a poter guardare Putin negli occhi e dirgli la verità, buona o cattiva, e raggiungere un accordo che richiederà che entrambe le parti, l’occidente e la Russia, facciano un passo indietro. La questione chiave è come moderare insieme i politici ucraini ultra-nazionalisti che spesso si spacciano per leader “filo-occidentali”.
Nonostante le tensioni diplomatiche, si vede la luce in fondo al tunnel. La “de-escalation” è diventata una parola di moda, e dovrebbe voler dire moderazione reciproca. Se la Merkel potrà ottenere la pace, con la cooperazione di Putin, entrambi meriteranno il premio Nobel per la pace.
La Cina ha un enorme interesse in una soluzione pacifica della crisi, non solo per solidarietà alla Russia, ma anche per le prospettive di lungo termine della nuova entente eurasiatica. Il 2003 fu un momento cruciale per la diplomazia cinese e una svolta epocale nell’atteggiamento cinese verso l’UE. L’entente contro la guerra convinse Pechino che l’occidente è guidato da due giocatori, non uno, i cui moventi e stili si conciliano a malapena. Da una parte c’è l’UE, che segue le regole e ama la pace; dall’altra gli USA, altamente militarizzati, che rompono le regole e cercano avventure.
Non c’è da stupirsi che il 2004 in Cina sia stato chiamato “l’anno dell’UE”.
Da allora, l’unione è diventata uno dei principali partner economici della Cina, e si è sviluppato un rapporto straordinariamente speciale tra Pechino e Berlino. Il presidente Xi visiterà la Germania e la Francia tra poche settimane, e sembra certo che la Cina supporterà qualsiasi approccio della Merkel che porti a una genuina de-escalation della crisi in Europa.

Tradotto da Anacronista

Fonte: SCMP

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  1. FABIO EHSANI 3 anni fa

    a me sembra invece che la Cina non si esponga molto. ha detto frasi di circostanza e basta

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