"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Ultimi articoli sulla vicenda di Udo Ulfkotte e la “libertà di Stampa” in Europa

Lo scorso 10 agosto è apparso sul sito di Russia Insider un articolo a firma di Charles Bausman, l’editore del blog, che ricorda la vicenda del giornalista tedesco Udo Ulfkotte prematuramente scomparso nel gennaio scorso ( Russia-insider.com).

Ricordiamo che Udo Ulfkotte era un brillante giornalista ed inviato speciale sui fronti di guerra che aveva lavorato per molti anni per il Frankfurter Allgemeine Zeitung, una delle principali testate tedesche. Nel 2014 aveva pubblicato il suo libro Gekaufte Journalisten (Giornalisti comprati) sul controllo esercitato dai servizi di informazione americani e tedeschi sulla stampa per condizionare l’opinione pubblica sugli affari internazionali.

Il libro fu immediatamente boicottato dai media tedeschi anche perché rivelava nomi e circostanze sui giornalisti tedeschi “comprati” dalla CIA e dai servizi tedeschi, compreso lo stesso autore che confessava di aver fatto per questo carriera rapidamente nel mondo giornalistico.

Nonostante l’assoluto silenzio della grande stampa, il libro di Ulfkotte divenne rapidamente un best seller che influenzò l’opinione pubblica tedesca contro la guerra in Ucraina.

Charles Bausman nel ricordare la vicenda riprende un articolo apparso il 31 luglio scorso su Global Research a firma di James F. Tracy (Globalresearch.ca/english ) che spiega come la traduzione in inglese del libro di Ulfkotte ( Journalists for Hire: How the CIA Buys the News ) – pubblicata dopo molti ritardi nel maggio 2017 da ” Next Revelation Press” della casa editrice americana-canadese Tayen Lane – sia stata fatta sparire misteriosamente in tutto il Nord America e in Europa senza che l’editore abbia fornito alcuna spiegazione.

Udo Ulfkotte,

In commercio su Amazon sembra che si trovi solo qualche copia di seconda mano al prezzo stratosferico di $ 1300, il che ben illustra l’interesse per questo libro che, boicottato in patria, è stato poi censurato nell’edizione in inglese per il grande pubblico.

Sembra una storia dell’epoca dell’ Inquisizione spagnola ed invece è una vicenda di oggi. Come conclude Charles Bausman, Ulfkotte è un eroe dei nostri tempi che ha avuto il coraggio di denunciare lo scandalo dei giornalisti del sistema al soldo di interessi incoffessabili e potentissimi.

Nota: Tutto questo avviene mentre i media europei esaltano la “libertà di stampa” che viene garantita nelle società democratiche occidentali, in contrapposizione alla Federazione Russa ed altri paesi dove questa libertà non sarebbe “garantita”, secondo gli opinionisti occidentali. La vicenda esemplare di Udo Ulfkotte dimostra come tale libertà sia in effetti “garantita”.

Traduzione e nota: L. Lago

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  1. Emilio Bertetto 1 mese fa

    Quando scompare un giornalista scomodo in Russia, è stato Putin. Quando scompare un giornalista scomodo in occidente, nessuno si indigna.

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  2. nessuno 1 mese fa

    Sarei interessato ad entrare in possesso di questo libro, lingua di impressione
    senza importanza……
    Cordiali saluti.

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    1. Aldus 1 mese fa

      complimenti a lei che conosce più lingue tanto da poter leggere testi anche impegnativi. La invidio sul serio.

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  3. Giovanni 1 mese fa

    ho controllato su Amazon, il libro é in vendita a 22.31€. In tedesco peró.

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  4. Giorgio 1 mese fa

    Non per fare di ogni erba un fascio ma ritengo che non ci siano giornalisti liberi, o per un verso o per un altro sono TUTTI e sottolineo tutti condizionati compreso il Nostro dell’articolo.
    Le tifoserie pro Putin o pro yankee o pro qualcosa d’altro sono per l’appunto delle tifoserie.
    Chi crede o fa fede a ciò che riportano i giornalisti o qualsiasi altro scrittore vive in un mondo onirico che come tale lo sperimenta solo il soggetto, non conosco persona che sia stata in grado di dimostrare i suoi sogni.

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  5. Aldus 1 mese fa

    Quando nacque “The Sun” in America, il primo giornale a larga tiratura con articoli d’ogni tipo e soprattutto informativi, la regola era quella del valore scientifico dello scrivere articoli attinenti ai fatti visti ed osservati senza inquinarli. Come il giuramento di Ippocrate per il medico, così lo è la stampa mondiale. Pardon, così dovrebbe essere. Ma dai tempi di Cesare, che forse fu il primo ad inviare i resoconti della sua campagna al popolo di Roma, nessuno ha mai saputo se ciò che veniva riportato era scientifico oppure una descrizione soggettiva. Qui in Italia, poi, l’ordine dei giornalisti è la più loffia delle istituzioni antiscientifiche che mai possa crearsi, e l’esempio di una dittatura sfacciata.

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  6. Aldus 1 mese fa

    Ancora una volta, siamo ricondotti all’intuito personale, per capire la verità dei fatti descritti sui giornali o in televisione o su internet. Ma occorre tenere conto della contaminazione emotiva delle folle, come la descriveva Le Bon, il quale nella sua semplicità vale ancor più di montagne di sociologi che per dire una cosa identica, scrivono dei saggi noiosissimi e in definitiva inutili. Sono le idee che lavorano sulla folla, e ciò senza che esse siano giuste o errate, benefiche o dannose. Un esempio? La campagna cretina sulla “denuclearizzazione dell’Italia” menata da Craxi ai suoi tempi, con risultati plebiscitari, mentre a due passi dai nostri confini esistono centrali nucleari dalle quali continuiamo a comperare l’energia, perché senza il nucleare non potremmo permetterci ciò che abbiamo, e semmai il lavoro era portare avanti studi postnucleari, capaci di inventare e scoprire una nuova fonte di energia. Invece in Italia non si finanzia che poca ricerca, si hanno le testate nucleari della NATO=USA=GB che sono ben più pericolose delle centrali attuali, e la verità su Chernobyl è stata un’altra montatura perché non si trattò di quel disastro così grande descritto a suo tempo ma lasciamo perdere.E per di più Francia e Svizzera usano il nucleare e ce lo rivendono. Quindi la folla posseduta dall’immagine mentale del terrore nucleare ha chiuso le proprie centrali atomiche spendendo un capitale per smantellarle. ma l’Italia non è affatto denuclearizzata.

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  7. Aldus 1 mese fa

    Voglio ricordare un giornalista che veniva vantato e che ai suoi tempi destava l’ammirazione delle folle che leggevano i suoi articoli: Alfredo Panzini. Costui fece il viaggio, il primo viaggio con l’automobile (mi pare l’avesse battezzata “l’Itala”) da Pechino a Parigi, affrontando strade impervie, rischi di banditi e popolazioni stupite per quel motore che viaggiava da solo. Tanti anni fa, ebbi modo di parlare con dei vecchi che lo avevano conosciuto a suo tempo. ” Sì si,” mi dissero, “Ma era anche un gran contaballe”…

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    1. Giorgio 1 mese fa

      La ringrazio, Aldus, per aver portato acqua al mio mulino circa i giornalisti, attualmente al mio precedente commento sono stati accreditati due “Non mi piace” a questi geni vorrei chiedere se, come il sottoscritto, possono presentare credenziali in proposito.
      Partecipavo in una società editrice a Milano ed uscivamo in edicola con un mensile sulla falsa riga di “FOCUS”, chi può sostenere altrettanto?

      Quanto alle centrali nucleari non mi trova affatto d’accordo con lei. Ha mai letto una fattura del suo fornitore di energia elettrica?
      Il rischio dell’incidente, mi sembra logico, è legato al numero delle centrali termonucleari presenti in territorio europeo, quindi che siano concentrate relativamente in una specifica zona o distribuite in modo rado sul territorio ai fini statistici nulla cambia, fatto sta che come italiano posso (????sic!) incidere sulle scelte governative, ma nulla posso in quelle francesi, svizzere o di qualsiasi altro stato che si trovi in Europa.
      Legga la bolletta e mi dica.
      A rileggerla.

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      1. Aldus 1 mese fa

        Io penso che invece occorra accettare il rischio delle centrali nucleari e semmai lavorare e lavorare per renderle sempre più sicure. E soprattutto lavorare e lavorare per trovare una nuova fonte di energia magari anche cercando di capire se Tesla era un illuso o un mito creato dalla new age, oppure un formidabile scopritore messo a tacere da chi detiene il potere anche nella distribuzione della energia civile. Cosa che potrebbe essere possibile, dato che negli ultimi 4 decenni c’è una strana mancanza di grandi invenzioni, cosa assai contraddittoria rispetto allo sviluppo scientifico dall’800 ad oggi, dove le scoperte si sono succedute in continuazione. E certo ai detentori globali della scienza e del suo uso quali macchine e prodotti d’ogni tipo, qualsiasi novità che li scavalchi, può apparire peggio anche di una guerra, a tanto porterebbe lo svincolarsi probabilissimo dal loro controllo.

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        1. Citodacal 1 mese fa

          In merito a Tesla, sosterrei come evidente la terza che ha detto (al più un illuso, ma nel senso in cui lo fu forse anche Majorana, cioè un disilluso; a lasciarlo come mito abusato dalla newage non ci sto).

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      2. Aldus 1 mese fa

        Circa il suo passato con una rivista di scienza divulgata, mi rammarico che oggi lei non se ne interessi più, perché sarebbe bello impostare una nuova rivista sulla base che io reputo più interessante: studi su una scienza alternativa, e tali studi basati sul punto ove apparve la prima divaricazione fra una scienza espressione del Dio nascosto in noi, e quella frutto del meccanicismo completo. Si passò dallo studio della manifestazione come appare all’occhio materiale, cioè scansionata e meccanica apparentemente, con tanto di teorie che sono come tele di ragno da sovrapporre alla realtà percepita sperando che collimino con essa, e l’intuizione pura applicata quando sia stata capace di lucidamente passare oltre le apparenze immediate.

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        1. Giorgio 1 mese fa

          Aldus, si legga il caso Vajont, in rete troverà facilmente riferimenti e tenga presente che prima dell’ENEL c’era già chi generava e distribuiva energia elettrica cioè prima del 1963.
          Può fare un parallelismo con la privatizzazione della Banca d’Italia, sono sempre decisioni che passano sopra le nostre teste.
          Non nutro preconcetti circa l’energia termonucleare ma tra le mie attività c’è stata anche quella di costruttore edile oltre che commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi e per quello che ne so io non è economicamente concorrenziale, almeno per adesso.
          Bisogna svincolarsi da dipendenze estere, tutte le dipendenze ed il genio italiano lo saprebbe fare, ma il trattato di Cassibile non ce lo permette.

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          1. PieroValleregia 1 mese fa

            … Cassibile non è un trattato ma bensì una resa senza condizioni, un totale calo di braghe.
            Cassibile è un’imposizone e una condanna a morte che dura tutt’ora, chiedere a Mussolini, Mattei e, pure a Craxi …
            saluti
            Piero e famiglia

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          2. Giorgio 1 mese fa

            Piero, il suo commento mi perplime, perché un lettore attento come lei senz’altro ha rilevato quante volte io abbia scritto in questa sede che non si tratta di resa semplice bensì incondizionata, quella di Cassibile.
            Ho scritto “trattato” solo per invitare Aldus ad assumere più informazioni in proposito. In quella sede è avvenuta la stura a tutti i mali che affliggono la nostra nazione e ricordarmelo è come rigirare il coltello sulla ferita.
            D’altronde è un fatto inverato da dei traditori, cosa possiamo attenderci? Luraghi che dice?

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  8. brezza CP 1 mese fa

    ottima rimembranza

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  9. Fraru 1 mese fa

    da notare che il libro non è stato ancora tradotto in italiano, francese e spagnolo e verosimilmente non lo sarà mai.
    Solo la versione in inglese pare sia in cantiere.

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