"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

UCRAINA: LA SCONVOLGENTE IPOCRISIA AMERICANA E IL DOPPIO-PESISMO DEI MEDIA SUL DIRITTO INTERNAZIONALE

Nuland y Ambajador Piat

Di Robert Parry
Traduzione di Anacronista

Foto del Dipartimento di Stato USA: l’assistente segretario di stato per gli affari europei ed eurasiatici Victoria Nuland, figura di primo piano nel supporto al golpe contro il presidente dell’Ucraina Viktor Yanukovych.
La Washington ufficiale è profondamente offesa dall’intervento russo in Ucraina dopo che un colpo di stato appoggiato dagli USA ha rovesciato il presidente democraticamente eletto. Alcuni neo-con di primo piano vogliono una nuova guerra fredda, ma non vogliono che alcuno noti la loro sconcertante ipocrisia.
Dalla seconda guerra mondiale, e fino al 21° secolo, gli Stati Uniti hanno invaso o sono intervenuti in così tante nazioni che sarebbe arduo compilarne la lista completa. Solo nell’ultimo decennio ci sono state invasioni USA vere e proprie in Afghanistan e Iraq, oltre a bombardamenti americani dal Pakistan allo Yemen alla Libia.

Quindi, cosa si deve pensare della dichiarazione del segretario di stato John Kerry, secondo cui l’intervento militare russo nella regione ucraina della Crimea -su richiesta del deposto presidente del paese- è una violazione del diritto internazionale che gli Stati Uniti non possono tollerare?
Kerry ha denunciato l’intervento russo come “un atto del 19° secolo nel 21° secolo”. Tuttavia, se ben si ricorda, il senatore Kerry nel 2002  votò, con la maggioranza dei membri del congresso USA, per autorizzare il presidente George W. Bush ad invadere l’Iraq nel 2003, anch’esso parte del 21° secolo. Inoltre, Kerry fa parte dell’amministrazione Obama, che, come il suo predecessore Bush, ha spedito e spedisce droni nel territorio nazionale di altri paesi per far saltare in aria vari “combattenti nemici”.
Kerry e praticamente tutta la  Washington ufficiale saranno così privi di consapevolezza da non rendersi conto che stanno condannando azioni del presidente russo Vladimir Putin di gran lunga meno vergognose di quanto abbiano fatto essi stessi?
Se Putin sta violando il diritto internazionale mandando truppe russe in Crimea dopo che un golpe violento capeggiato da milizie neo-naziste aveva cacciato il presidente democraticamente eletto dell’Ucraina – e dopo che questo aveva chiesto protezione per i russi etnici che vivono nel sud e nell’est del paese – allora perché il governo USA non ha consegnato George W. Bush, Dick Cheney, e proprio John Kerry, al Tribunale Penale Internazionale per la loro di gran lunga più criminale invasione dell’Iraq?
Nel 2003, quando l’amministrazione Bush-Cheney spedì truppe dall’altra parte del mondo per invadere l’Iraq con il finto pretesto di impossessarsi delle sue inesistenti armi di distruzione di massa, gli USA scatenarono una guerra che uccise centinaia di migliaia di iracheni e che lasciò il loro paese lacerato e nel caos. Ma non è emersa praticamente alcuna responsabilità.
Poi, come mai i molti giornalisti di spicco di Washington che spacciavano il pretesto delle armi di distruzione di massa non hanno almeno perso il loro lavoro prestigioso, o non sono finiti a L’Aia con l’accusa di propaganda a una guerra di aggressione?
Guarda caso, molti di questi “giornalisti” stanno oggi propagandando ulteriori guerre USA, come gli attacchi alla Siria e all’Iran, e pretendono dure sanzioni alla Russia per l’intervento in Crimea, che tralaltro è stata parte storica della Russia per secoli.
Il doppio-pesismo del Washington Post
Un esempio sconcertante del doppio-pesismo dei media americani è il direttore della pagina editoriale del Washington Post, Fred Hiatt, che nel 2003 promuoveva l’invasione USA dell’Iraq trattando l’esistenza delle inesistenti armi di distruzione di massa del paese come un “fatto categoricamente certo”, non come un’accusa da dimostrare. Dopo l’invasione e dopo mesi di ricerca infruttuosa dei nascondigli delle armi, Hiatt alla fine ammise che il Post avrebbe dovuto essere più cauto nelle sue affermazioni.
[…] Ma questo è un principio del giornalismo: se qualcosa non è vero, non dobbiamo dire che lo è. Tuttavia, nonostante l’enorme costo in vite umane e distruzione della guerra in Iraq -e nonostante il fatto innegabile che l’invasione USA era una chiara violazione del diritto internazionale- a Hiatt non successe nulla. Oggi, a più di 10 anni di distanza, conserva ancora il posto.
I suoi editoriali continuano a dichiarare punti dubbiosi come “fatti
categoricamente certi”. Per esempio, il fondo bellicoso del Post di lunedì, dal titolo “La politica estera di Obama è basata sulla fantasia”, rinnova le screditate insinuazioni che il governo siriano fosse responsabile di un attacco con armi chimiche fuori Damasco il 21 agosto 2013.
Il Post ha scritto: “Da quando il dittatore siriano ha attraversato la linea rossa del sig. Obama con un attacco con armi chimiche che ha ucciso 1.400 civili, la posizione militare e diplomatica del dittatore si è continuamente rinforzata.”
Notate come manchi alcuna espressione di dubbio riguardo sia la colpa del governo siriano sia il numero di vittime. Semplicemente un “fatto categoricamente certo”. La realtà, tuttavia, è che le affermazioni del governo USA che incolpavano il regime siriano di Bashar al-Assad per l’attacco con gas velenoso, e la cifra di 1.400, sono entrambe crollate sotto esame.
Il numero di vittime fornito dagli USA, di “1.429”, fu sempre considerato del tutto esagerato, visto che i dottori sulla scena stimarono le vittime a poche centinaia, e il Wall Street Journal riportò che quel numero stranamente preciso era stato stabilito dalla CIA applicando un software di ricognizione facciale alle immagini di cadaveri postate su YouTube e quindi sottraendo i duplicati e quelle in sudari insanguinati.
I problemi di questa “metodologia” erano ovvi, poiché non c’era modo di sapere le date in cui erano stati girati i video di YouTube, e l’assenza di sudari insanguinati non provava che la causa di morte fosse il gas velenoso.
Soprattutto, le affermazioni USA sul luogo da cui i missili erano stati lanciati -più di 9 km dal luogo dell’impatto- si rivelarono false, perché l’analisi esperta del missile che fu trovato trasportare gas Sarin stabilì che aveva una gittata massima di circa 2 km. Ciò significava che il luogo di lancio era dentro il territorio controllato dall’opposizione siriana, non dal governo. (Vedi Consortiumnews.com’s “The Mistaken Guns of Last August.”)
[…] Tuttavia, siccome Hiatt non fu mai punito per la sua violazione giornalistica precedente -nonostante abbia contribuito alla morte di centinaia di migliaia di persone, tra cui circa 4.500 soldati americani- è ancora in giro a commettere le stesse violazioni di nuovo, in un contesto ancora più pericoloso, ovvero il confronto tra gli Stati Uniti e la Russia, due potenze nucleari.
Spingendo per una nuova guerra fredda
E che cosa dicono Hiatt e altri neo-con al Washington Post su come affrontare i russi circa la crisi ucraina, parole alimentate da redivivi neo-con nel Dipartimento di Stato USA quali l’assistente segretario di stato Victoria Nuland, e dal National Endowment for Democracy sovvenzionato dagli USA, fondato nel 1983 per sostituire la CIA nella destabilizzazione di determinati governi? (vedi Consortiumnews.com’s “What Neocons Want from Ukraine Crisis.”)
Il Post sta chiedendo a gran voce una nuova guerra fredda con la Russia, in risposta ai suoi interventi relativamente non violenti per proteggere le province russofile dei due paesi ricavati dalla vecchia Unione Sovietica: la Georgia, dove truppe russe hanno protetto l’Ossezia del Sud e l’Abcazia dal 2008, e l’Ucraina, dove soldati russi hanno preso controllo della Crimea. In entrambi i casi, le aree filorusse si sentivano minacciate dai loro governi centrali, e hanno cercato l’assistenza di Mosca.
Nel caso dell’Ucraina, un golpe neo-nazista -che rappresenta gli interessi della parte occidentale del paese- ha deposto il presidente democraticamente eletto, Viktor Yanukovych, che proveniva dalla regione orientale. Poi, sotto l’occhio attento dei soldati d’assalto neo-nazisti a Kiev, il parlamento ha votato unanimemente o quasi una serie di leggi draconiane che offendevano le aree etnicamente russe a sud e ad est.
Fuggito da Kiev per salvarsi, Yanukovych ha chiesto aiuto alla Russia, il che ha indotto Putin a chiedere al parlamento russo l’autorizzazione per mandare truppe in Ucraina, in sostanza assumendo il controllo della Crimea al sud, un’area che è stata parte della Russia per secoli.
Sebbene le ragioni dell’intervento russo sia in Georgia che in Ucraina siano molto più valide delle scuse usate dagli Stati Uniti per intervenire in altri paesi, il Washington Post è furibondo circa la “violazione” russa del diritto internazionale, improvvisamente sacro.
[…] Il Post si lamenta anche per quella che vede come una democrazia “in ritirata” nel mondo, ma vale la pena notare che il governo USA ha una storia lunga e dolorosa di rovesciamento di governi democratici. Solo una lista parziale dalla seconda guerra mondiale includerebbe: Mossadegh in Iran nel 1953, Arbenz in Guatemala nel 1954, Allende in Cile nel 1973, Aristide ad Haiti due volte, Chavez in Venezuela brevemente nel 2002, Zelaya in Honduras nel 2009, Morsi in Egitto nel 2013, e ora Yanukovych in Ucraina nel 2014. Il prossimo bersaglio di golpe “democratico” abbracciato dagli USA sembra essere Nicolas Maduro del Venezuela.
Forse il parallelo più vicino all’intervento russo in Ucraina fu la decisione del presidente Bill Clinton di invadere Haiti nel 1994 per ripristinare in carica il presidente eletto Jean-Bertrand Aristide, sebbene la Russia non si sia affatto spinta così lontano riguardo a Yanukovych in Ucraina. La Russia è intervenuta solo per evitare che il regime guidato dai fascisti in seguito al colpo di stato a Kiev imponesse la sua volontà sulle province del paese etnicamente russe.
Inoltre, nel caso di Aristide il ruolo degli USA non era così pro-democratico come l’invasione a suo nome potrebbe suggerire. Clinton ordinò quell’azione per ribaltare un colpo militare del 1991 che aveva rovesciato il presidente Aristide con il supporto del presidente George H.W. Bush. Aristide fu deposto una seconda volta nel 2004 in un golpe parzialmente orchestrato dall’amministrazione del presidente George W. Bush.
In altre parole, l’intervento di Clinton a nome di un leader eletto dal popolo ad Haiti fu l’anomalia nel modello tipico degli USA di collaborare con i militari di destra nel rovesciamento di leader eletti che non assecondano i desideri di Washington.
Così, l’ipocrisia prevalente del Washington Post, del segretario Kerry e davvero di quasi tutta la Washington ufficiale, sta nel loro insistere che gli Stati Uniti promuovono davvero il principio della democrazia o, se per questo, le norme del diritto internazionale. Quando va bene, è etica usata solo quando si tratta di avanzare gli interessi degli USA nel mondo.

Nella foto in alto: Victoria Nuland con l’ambasciatore USA G. R. Piatt a Kiev

Fonte: Global Research

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