"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Tutti subiscono i costi della guerra degli USA contro la Russia, anche l’America

Le sanzioni statunitensi, non solo stanno danneggiando tutti, USA compresi, ma non stanno ottenendo nulla. L’organo del Dipartimento di Stato USA Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL) ha comunicato ai lettori la messa in opera di un’azione diplomatica da parte degli Stati Uniti, finalizzata ad “esortare” l’Europa al mantenimento delle sanzioni contro la Russia. Se da un lato gli USA proclamano che la necessità di queste sanzioni sia evidente, e che siano di beneficio sia agli Stati Uniti che all’Europa, è vero che una manovra diplomatica di questo genere non sarebbe necessaria se ciò corrispondesse a verità.

L’articolo, intitolato, “U.S. Sends Envoy To Urge Europe To Maintain Russian Sanctions,” [Gli USA mandano inviati per esortare l’Europa a mantenere le sanzioni contro la Russia], riporta:

Gli Stati Uniti stanno inviando diplomatici a Parigi e Berlino il 7 e l’8 giugno per tentare di convincere gli alleati europei “dell’importanza di mantenere la pressione delle sanzioni contro la Russia” ha affermato il Tesoro statunitense il 3 giugno.

Le sanzioni, afferma RFE/RL, sono il risultato del coinvolgimento russo nella spirale discendente della vicina Ucraina, che piuttosto ironicamente, è iniziato non con il coinvolgimento russo ma con quello americano. Tra il 2013 e il 2014, gli Stati Uniti, con i viaggi dei loro senatori in Ucraina, posti al centro della scena delle proteste sostenute dagli USA a Kiev, hanno quasi letteralmente fornito il propellente per un violento putsch neo-nazista finalizzato alla presa del potere.

Da allora, l’Ucraina è precipitata. Anziché prendersi la responsabilità dell’ennesimo fallimento dovuto ad un intervento americano, i politici statunitensi hanno deciso di affibbiarne la colpa a Mosca. L’abilità di mantenere sanzioni euro-americane contro la Russia come mezzo di legittimazione di questo scarico di responsabilità è la chiave per continuare a fornire supporto occidentale all’attuale regime di Kiev, e per la continua bellicosità di Washington nei confronti di Mosca.

Le Sanzioni Statunitensi sono una Palla da Demolizione Geopolitica
Proprio come una palla da demolizione geopolitica, l’intervento USA in Ucraina ha inizialmente destabilizzato e distrutto l’economia ucraina, prima ancora di sfiorare la Russia, e adesso, con le sanzioni in vigore da allora, i suoi effetti hanno finito per colpire l’Europa e gli stessi Stati Uniti.

L’Ucraina si è giovata di notevoli miglioramenti dai tempi del periodo sovietico nel campo dell’industria pesante. La leggendaria azienda aereonautica Antonov ha sede in Ucraina e produce alcuni dei più grandi velivoli da trasporto pesante del mondo.

Il New York Times in un articolo del 2014, “Aviation Giant Is Nearly Grounded in Ukraine,” [Un Gigante dell’Aviazione Ucraina Prossimo al Fallimento] riferiva che:

La crisi con la Russia esplosa a Febbraio ha messo fine alla più promettente, anche sa problematica joint venture di Antonov: un aeroplano da carichi pesanti a decollo breve, richiesto da anni dalle forze armate russe.

La Antonov non era da sola. Con la rottura, l’Ucraina, tra i primi dieci esportatori mondiali di armi, ha perso il mercato che aveva stimolato lo sviluppo della sua industria militare.

Esperti militari ed economici hanno affermato che i guai della Antonov sono l’epitome dei problemi gemelli che piagano le compagnie statali in Ucraina, in special modo quelle di ambito militare, in una fase in cui tentano di liberarsi dall’attrazione gravitazionale russa e di agganciare le proprie fortune all’Europa.

Sebbene il New York Times tenti di attribuire la colpa alla Russia, la verità è che l’Ucraina ha un imprescindibile rapporto storico, culturale, tecnologico e socioeconomico con la vicina Russia, un rapporto che è stato artificiosamente spezzato da un altrettanto artefatto regime a Kiev.

Il problema principale che si trova ad affrontare questo passaggio imposto da Stati Uniti ed Europa è che l’industria della difesa ucraina faceva componenti, rappresentava e traeva beneficio dalle sue imitazioni di quelle statunitense ed europea. Il tentativo di integrarsi con quelle di USA ed Europa è di difficile realizzazione, ed anzi quello che ne conseguirà non sarà altro che la messa in liquidazione della potenza economica ucraina.

Il New York Times riferisce che l’Ucraina era anche un prolifico sviluppatore e produttore di armi, tra i primi dieci del mondo. Le nazioni di tutto il mondo richiedevano sistemi prodotti in Ucraina, tra cui veicoli di trasporto personale corazzati e carrarmati, a causa delle loro caratteristiche paragonabili a quelle dei sistemi russi e cinesi.

Ma ancora, questi sistemi dipendevano dai tanti legami che ancora esistono tra Ucraina e Russia, per non parlare della stabilità socioeconomica e politica all’interno dell’Ucraina che non esiste più. Avendo tagliato questi legami per motivi politici anziché pragmatici, l’Ucraina si è costretta di nuovo alla paralisi. L’esempio più calzante di ciò è la mancata consegna del carrarmato T-84 Oplot alla Thailandia.

L’ordine di acquisto era stato dato prima del putsch del 2013-2014 a Kiev, assieme all’acquisizione del veicolo corazzato ucraino di trasporto persone BTR-3. Però, ritardi nelle consegne, dovuti all’instabilità post 2013-2014 hanno fatto sì che la Thailandia si rivolgesse infine alla Cina per il suo carrarmato VT-4.

Si dovrebbe tenere a mente che l’acquisizione di grossi sistemi d’arma come aerei o veicoli spesso crea un intero ecosistema di pezzi di ricambio, formazione per la riparazione, e perfino cooperazione militare più stretta. L’Ucraina non solo ha perso l’opportunità di accordi potenzialmente lucrosi, ma anche di tutti i benefici aggiuntivi ad essi collegati.

C’era anche l’industria spaziale ucraina, il cui partner più grande era la Russia. Con la fine del partenariato deciso da Kiev e con tutte le altre agenzie spaziali del mondo che non sono state in grado di offrire un rimpiazzo, a causa della natura di lungo temine della maggior parte dei programmi spaziali, la decisione di Kiev è stata quella di mettere fine a quest’industria.

Bloomberg nel suo articolo, “Putin Is Knocking Ukraine’s Space Industry Out of Orbit,” [Putin caccia fuori orbita l’Industria spaziale dell’Ucraina] deduce che la Russia abbia compromesso l’industria spaziale dell’Ucraina. Però, leggendo l’articolo, la stessa Bloomberg ammette che il programma spaziale ucraino fosse di beneficio anche per Kiev, e che Mosca, con la sua “cacciata”, non abbia fatto bene a nessuna delle due nazioni. L’articolo ammette:

L’arresto dell’industria spaziale dell’Ucraina non è stato tanto propizio, la Russia era il suo principale cliente, e le vendite sono precipitate. In parte ciò dipende dall’Ucraina: a giugno, il Presidente Petro Poroshenko ha interrotto tutte le forniture militari alla Russia, tra cui alcuni missili impiegabili in ambiti civili e militari, e tecnologia missilistica prodotta da aziende ucraine.

Bloomberg ammette anche:

Nel 2013, il vice primo ministro dell’Ucraina ha detto al sito web Space News, che il paese guadagnava 600 milioni di dollari l’anno da affari in ambito spaziale. Ma la Russia costituiva l’80% delle vendite di Yuzhmash, ha dichiarato a inizio mese Vladimir Tkachenko, assistant general manager dell’azienda, alla BBC..

È evidente il fatto che il regime installato da USA ed Europa a Kiev abbia deliberatamente distrutto svariati centri industriali di grande importanza per l’economia dell’Ucraina, non portando benefici alla Russia con cui manteneva forti legami e che dipendeva dall’industria ucraina. Ciò che è altrettanto evidente è che quella tra Ucraina e Russia non fosse la sola interdipendenza distrutta dalla rovina dell’Ucraina o dalle sanzioni decise dagli USA, sollevate contro la Russia nel suo risveglio.

La Palla da Demolizione torna indietro

Storicamente l’Europa Occidentale e la Russia hanno mantenuto legami economici per vicinanza e per necessità. Le interdipendenze esistono non solo per quanto riguarda la tecnologia aerospaziale, con la Russia che manda in orbita tutti gli astronauti americani ed europei tramite il suo sistema di lancio Soyuz, ma anche negli ambiti del commercio, della difesa e dell’energia.

Le sanzioni decise dagli USA e le manovre geopolitiche di Washington per interrompere la cooperazione EU-Russia hanno avuto un costo. Sono stati ripetutamente rotti, ritardati o cancellati contratti riguardanti oleodotti. Un lucroso affare franco-russo che riguardava la vendita di navi classe Mistral alla Russia è costato centinaia di milioni di dollari al governo francese.

Forse ironicamente, la struttura che è più minacciata dal ritorno indietro verso l’Occidente di questa palla da demolizione, è la dipendenza USA dai motori per missili RD-180 di fabbricazione russa, utilizzati tra l’altro per mettere in orbita i satelliti del Dipartimento della Difesa statunitense.

Perfino negli Stati Uniti, gli interessi particolari non sono uniti nell’idea di una continua pressione economica sulla Russia. Mentre coloro che spingono per il mantenimento delle sanzioni affermano che gli Stati Uniti possono trovare dei rimpiazzi, finora tali rimpiazzi sembrano davvero scarsi, se non comici.

RFE/RL nel suo articolo, “Ukraine Proposes Working With U.S. To Replace Russian Rockets,” [L’Ucraina Propone Di Cooperare con gli USA Per Rimpiazzare I Razzi Russi] riferisce che:

L’Ucraina ha proposto che Kiev e gli Stati Uniti sviluppino e producano assieme un motore per razzi per sostituire i motori russi attualmente utilizzati dagli USA per lanciare i suoi satelliti militari.

Il capo dell’Agenzia Spaziale ucraina, Lyubomyr Sabadosh, nel corso di una visita negli Stati Uniti il mese scorso, ha affermato di aver proposto un piano per sostituire i motori per razzi russi RD-180, il cui utilizzo il Congresso USA ha ordinato venisse terminato dal 2019.

Però, per l’Ucraina che è impegnata nella liquidazione di alcuni dei suoi più importanti asset nell’industria pesante per conto di Washington e Bruxelles, la prospettiva di rimpiazzare i motori per razzi che sarebbero di difficile realizzazione persino per l’industria USA, è davvero ardua.

La cooperazione USA-Russia nello spazio, non solo tra NASA e Roscosmos, ma anche tra le industrie private americana e russa riguardo ai motori RD-180, è stato un duraturo esempio di progresso post Guerra Fredda. È davvero ironico che i proclami degli Stati Uniti, nel compromettere questo risultato, affermino che in qualche modo ciò protegga l’ordine internazionale, la pace e la stabilità.

Alla fine, sembra che le lobby che negli Stati Uniti fanno forti pressioni per mantenere le sanzioni, abbiano da preoccuparsi di ben più che della sola Mosca. Potrebbe esserci una grande schiera di leader industriali che tacitamente cerca di ottenere il dominio sull’industria russa a lungo termine, ma dimentica di aver bisogno della cooperazione con essa nel breve. E’ chiaro che coloro che stanno dietro alle sanzioni, non sono in grado di soddisfare entrambi i termini.

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Articolo di Ulson Gunnar pubblicato su New Eastern Outlook il 6/6/2016

Tradotto in italiano da Mario B. per Sakeritalia.it

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