"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Turchia. Continua l’attacco ai media dell’opposizione

Ieri sera la polizia ha disperso con la forza centinaia di manifestanti che si erano radunati fuori la sede del quotidiano Zaman a Istanbul per protestare contro la decisione di un tribunale turco di porre sotto amministrazione controllata il gruppo a cui fa capo il giornale.

Da Redazione Nena News – Al Sultano turco i media di opposizione proprio non piacciono. L’ultimo inquietante episodio è accaduto ieri sera quando un ingente schieramento di agenti di polizia ha disperso con lacrimogeni e cannoni ad acqua centinaia di manifestanti fuori la sede del quotidiano d’opposizione Zaman a Istanbul.Vedi video: Youtube.com/Watch

Le forze di sicurezza hanno abbattuto un cancello e sono entrati nell’edificio scortando i manager nominati ieri da una corte. Nel blitz sono stati cacciati anche i dipendenti che lavoravano all’ultimo numero del giornale.

Per cercare di comprendere quanto accaduto ieri sera, però, bisogna fare un passo indietro di qualche ora. In mattinata un tribunale di Istanbul aveva deciso di porre sotto amministrazione controllata il gruppo editoriale che controlla Zaman (il più venduto in Turchia con circa 650.000 copie al giorno). Il motivo? I legami che il quotidiano ha con il magnate e imam Fethullah Gulen, ex alleato del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e oggi suo nemico giurato. Secondo quanto stabilito dalla corte, gli amministratori giudiziari dovranno ora nominare una nuova direzione editoriale. La sentenza di ieri aveva immediatamente suscitato proteste fuori e dentro la Turchia dove, negli ultimi anni, il panorama informativo è sempre più dominato da canali televisivi e giornali pro-governativi. Lo scorso ottobre altri 4 media di proprietà di una compagnia legata a Gulen erano stati messi sotto amministrazione controllata e, nei fatti, trasformati in organi di stampa del governo.

La decisione giudiziaria di ieri giunge a distanza di due giorni dalla sentenza della Corte costituzionale turca che ha scarcerato dopo 92 giorni di prigione Can Ducar e Erdem Gul, rispettivamente direttore e caporedattore del quotidiano Cumhuriyet. Scarcerato, ma non assolto: sui due reporter, infatti, pende tuttora l’accusa di spionaggio e sostegno ad una organizzazione terroristica. Se ritenuti colpevoli, Ducar e Gul rischiano due ergastoli a testa. A monte sta la denuncia presentata dallo stesso Erdogan nel giugno del 2015, un mese dopo la pubblicazione su Cumhuriyet di video e articoli sulla consegna di armi da parte dei servizi segreti turchi a gruppi jihadisti impegnati in Siria.

Prima del blitz della polizia, in un discorso rivolto ai suoi colleghi, il caporedattore di Zaman, Abdulhamit Bilici, aveva definito la decisione della corte un “giorno nero per la democrazia”. Giornalisti e lavoratori del quotidiano avevano protestato con cartelloni su cui era scritto “non toccate il mio giornale” e intonando cori come “la libertà di stampa non può essere silenziata”. Il passaggio del gruppo Zaman ad una amministrazione controllata aveva suscitato subito durissime reazioni internazionali. “La considero una violazione estremamente grave della libertà di stampa. Ciò non dovrebbe avere luogo in una società democratica” ha detto Nils Muiznieks, il Commissario del Consiglio europeo per i diritti umani. “Questa è l’ultimo di una seria inaccettabile e ingiustificata di attacchi alla stampa in Turchia”.

Merkel con Erdogan
Merkel con Erdogan

Sulla stessa lunghezza d’onda Reporter senza Frontiere. L’organizzazione non governativa ha attaccato Erdogan per essersi mosso “dall’autoritarismo ad un vero e proprio dispotismo”. L’osservatorio statunitense Freedom House ha rincarato la dose esortando gli Usa e l’Unione Europea a far sentire la propria voce. Bruxelles, in particolare, è stata accusata dalla ong americana di rimanere in silenzo di fronte alle violazioni dei diritti umani e del peggioramento delle libertà in Turchia per il ruolo cruciale svolto da Ankara nel fermare l’ondata di migranti verso il Vecchio continente. “La nomina di un’amministrazione controllata alla direzione di Zaman è una flagrante violazione sia della legge che della libertà di stampa” ha detto Daniel Calingaert, il vice presidente di Freedom’s House.

Nonostante le critiche che negli ultimi anni le piovono addosso, Ankara continua nel suo duro giro di vite contro le voci contrarie al suo governo. In particolare contro il movimento di Gulen che è accusato dal governo Akp di aver orchestrato nel dicembre 2013 accuse di corruzione contro ministri e persone vicine ad Erdogan nel tentativo di rovesciare il governo. Da allora il gruppo del religioso turco è considerato dalle autorità locali una organizzazione terroristica. Gulen, in esilio negli Stati Uniti dal 1999, è sotto processo per “aver tentato di rovesciare il governo”.

Intanto, con una decisione non meno preoccupante rispetto a quella che ha colpito Zaman, la polizia ha arrestato ieri nella città turca di Kayseri quattro esponenti della compagnia Boydak Holding (anch’essa ha legami con il religioso turco). Secondo l’accusa, la società avrebbe fornito sostegno finanziario al movimento di Gulen. L’agenzia di stato Anadolu riferisce che gli arrestati sono il presidente della Boydak Holding, l’amministratore delegato e due membri del consiglio di amminstrazione.

Fonte:  Nena News

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