"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Tunisia, Algeria ed Egitto avvisano Washington e la NATO che una guerra in Libia provocherebbe massicce ondate di rifugiati.

di Pedro Canales
I governi dei paesi del Nord Africa, in particolare quelli di Tunisia, Algeria ed Egittto, si trovano in stato di allerta massima di fronte alla posssibilità di un intervento militare che sta preparando il Pentagono in Libia ed hanno inviato messaggi urgenti a Washington ed alla NATO per dissuadereli, con l’argomento che, un eventuale intervento provocherebbe uno scenario come in Siria e destabilizzerebbe il Magreb provocando massicce ondate di rifugiati, secondo le informazioni che provengono dai servizi di intelligence di questi paesi.
Tuttavia esiste il fatto che l’Europa vuole evitare che lo Stato Islamico ed Al Qaeda si prendano il controllo del petrolio libico.
Le giustificazioni con cui si scherniscono i paesi occidentali hanno a che vedere con la sicurezza europea ed il flusso delle forniture del petrolio libico, vitale per le economie  europee che attraversano una crisi strutturale sempre più vicina al collasso finanziario.

La NATO a sua volta (quella che ha provocato il disastro in Libia), afferma  di non poter accettare che i terroristi dello Stato Islamico (Daesh in arabo) o di Al Qaeda del Magreb Islamico (quelli utilizzati a suo tempo per abbattere Gheddafi) prendano il potere in Libia, tanto meno che si impadroniscano dei suoi ricchi giacimenti petroliferi e che esibiscano moderni missili (quelli forniti dall’Occidente) a soli cento kilomentri dalle coste del continente europeo. “La sicurezza del vecchio continente si trova messa in gioco”, afferma perentorio il portavoce della NATO.
Sembra che il rappresentante algerino abbia risposto rinfacciando alla NATO la sua mancanza di previsione nell’operazione messa in atto dalla NATO nel 2011 per rovesciare Gheddafi ed ha chiesto che adesso l’organizzazione si faccia carico dei problemi che ha creato prima che questi problemi investano anche gli altri paesi limitrofi.

Lampi di guerra

Da queste motivazioni, viene fuori il piano di guerra che starebbe  preparando il Pentagono per portare a compimento  un intervento lampo in Libia mediante bombardamenti massicci delle istallazioni del Daesh con aerei e missili da crociera “Tomahawk” che verrebbero  sparati dalle navi USA , così come il blocco delle coste libiche che sarebbe effettuato da una flotta composta dalla US Navy e dalla NATO.

Tuttavia nell’altro lato del Mediterraneo le cose non si vedono nello stesso modo. In primo luogo tutti i paesi della regione sono concordi nell’affermare , e lo confessano in pubblico, che l’origine del probema si trova nell’assurda guerra del 2011 contro il regime di Gheddafi, assassinato nel corsa della stessa.

Mappa Libia Installazioni petrolifere
Mappa Libia Installazioni petrolifere

Una contesa basata sulla risoluzione del 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU,  quella che permetteva un intervento militare occidentale,”come misura preventiva davanti al pericolo che correvano le popolazioni civili”.  Risoluzione totalmente estranea al Diritto internazionmale e che ha fatto cattedra.
La polverizzazione territoriale e tribale della Libia e l’irruzione del jihadismo mediante i movimenti terroristi arrivati da fuori ,come il Daesh (ISIS) e AQMI, sono esattamente  il risultato dell’operazione fatta dalla NATO nel 2011.
Per la Tunisia, Algeria e per Il Cairo, una nuova guerra in Libia sarebbe una catastrofe per il fatto che questa causerebbe ondate massicce di rifugiati che cercherebbero in tutti i modi di fuggire dal paese, secondo i mezzi di intelligence magrebini.

Di tutti quei paesi, quello maggiormaente vulnerabile sarebbe la Tunisia che non potrebbe contenere le centinaia di migliaia di rifugiati libici che si ammasserebbero alla sua frontiera. La Tunisia si trova in prima linea ed avrebbe molto da perdere in caso di qualsiasi intervento in Libia sostenuto dalla Nato, poiché già ospita almeno mezzo milione di rifugiati libici.
Lo “scenario siriano” si ripeterebbe di nuovo nel nord dell’Africa e le capitali coinvolte non sono disponibili a permetterlo. Tanto per lo stesso problema di dover accogliere centinaia di migliaia di rifugiati quanto perchè, fra quelli, si infiltrerebbero gli integralisti islamici con il proposito di destabilizzare le società tunisine ed algerine.

Il dilemma europeo

Dalla caduta del regime di Gheddafi che ha fatto precipitare la Libia nella guerra civile, migliaia di libici sono arrivati all’isola italiana di Lampedusa e sulle coste della Sicilia a bordo  di barconi utilizzati dalle mafie che trafficano con gli esseri umani in transito verso il continente europeo.
L’Europa ha davanti a se un nuovo e grave problema con la Libia, che si cumula con quello della Sria e dell’Iraq: rimenere con le braccia incrociate presuppone che, in pochi anni, l’islamismo integralista possa estendersi per il nord Africa e optare per una azione armata che porterà con se morte, distruzione e arrivi massicci di rifugiati. Alcuni credono che questa sia la maledizione di Gheddafi che arriva dalla sua tomba.

Fonte: Alerta Digital

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

Nota: altri osservatori ritengono che, a parte la “maledizione” di Gheddafi, questo sia il risultato per i paesi europei, in particolare per quelli più esposti come l’Italia, la Grecia, la Spagna, di essersi affidati supinamente alla politica degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, potenze  che perseguono propri interessi e finalità geopolitiche del tutto in contrasto con l’interesse nazionale dei paesi europei.  I risultati adesso si vedono e quello che accade è che, dietro gli avvenimenti e le spiegazioni di comodo fornite dai media, esistono finalità occulte che persegue l’Amministrazione USA nel Medio Oriente ed in Nord Africa che hanno portato il  Dipartimento di Stato, da molti anni a finanziare i gruppi integralisti nei paesi arabi, dai F.lli Mussulmani ai gruppi jihadisti che operano in Siria ed in Iraq ed adesso se ne vedono gli effetti. (vedi: Egitto, i fratelli musulmani e la guerra degli USA alla Siria – di Tony Cartalucci )

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