"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Trump si prepara a visitare l’Arabia Saudita. Si avvicina il conflitto con l’Iran?

di  Luciano Lago

ll presidente Usa Donald Trump ha comunicato che iniziera’ a fine mese una serie di viaggi all’estero che lo porteranno in Israele, a Roma ed in Sicilia, a Bruxelles ma la tappa piu’ importante, come ha fatto intendere lo stesso inquilino della Casa Bianca, sara’ quella a Rijad. La sua priorita’ e’ consolidare rapporti con lo storico alleato, incrinati dal suo predecessore, Barack Obama, per essere stato questi il grande sponsor dell’intesa sul programma nucleare iraniano siglata a Ginevra il 14 luglio 2015. Intesa mai digerita da Rijad e che anzi i sauditi subirono come un affronto da Washington che aveva con questo accordo favorito il suo arcirivale nel Golfo Persico, l’Iran, culla dell’Islam sciita.

Trump ha pronunciato una dichiarazione in cui si è premunito di affermare che “L’Arabia Saudita e’ custode dei due luoghi piu’ sacri dell’Islam, riconoscendo il ruolo di Rijad nel mondo Islamico, esaltandone la funzione equilibratice nella regione e nello stesso tempo ha ribadito che “con l’Arabia Saudita vuole iniziare a costruire una nuova collaborazione e sostegno con nostri alleati musulmani per combattere l’estremismo, il terrorismo (sic) e la violenza ed accettare un piu’ giusto e fiducioso futuro per i giovani musulmani nei loro Paesi”.


Con questo viaggio e con le sue dichiarazioni, oggi si ha l’impressione che Donald Trump intenda sostenere – con ancora maggiore convinzione – il regime saudita, per quanto egli l’abbia severamente criticato in passato ed anche durante la sua campagna elettorale.

Da notare che lo stesso Trump, nel 2011 aveva denunciato il regime saudita come il più grande finanziatore del mondo del terrorismo, affermando che il governo saudita usa “i nostri petroldollari, il nostro stesso denaro, per finanziare i terroristi che cercano di distruggere il nostro popolo, mentre i sauditi contano su di noi per proteggere il loro paese.” In un’intervista di Fox News nel 2016, durante la campagna elettorale, Trump disse: “Chi ha fatto saltare in aria il World Trade Center? Non sono stati gli iracheni, è stata l’Arabia [Saudita]. ” Ha anche criticato più volte Hillary Clinton per aver accettato denaro saudita per la Fondazione Clinton e l’ha sfidata a restituire il denaro.

Tutte queste accuse adesso vengono archiviate e superate nella nuova fase in cui gli USA hanno dichiarato apertamente la loro ostilità verso il principale rivale dell’Arabia Saudita: L’Iran. Nel contrasto tra i due paesi per la guida del mondo mussulmano gli USA, come da tradizione, si sono apertamente schierati con l’Arabia Saudita, il loro fedele alleato, e con il gruppo di paesi sunniti capeggiati da Rijad.
Non a caso la visita di Trump a Rijad avviene proprio quando i rapporti fra i due paesi sono al punto massimo di tensione. Le dichiarazioni sull’Iran fatte il Martedì scorso dal principe saudita Mohammed Bin Salman, nel corso di una intervista televisiva, avevano fatto infuriare le autorità iraniane ed anche i rappresentanti iracheni sciiti che si erano sentiti chiamati in causa dal principe saudita. In tale dichiarazione il principe aveva detto che “gli iraniani vogliono imporre la loro supremazia su tutto il mondo islamico per preparare il terreno alla venuta dell’Iman al Mahadiu” ed aveva minacciato di portare la battaglia all’interno dell’Iran, scartando qualsiasi ipotesi di dialogo con l’Iran. In pratica una offesa alla fede sciita ed una sorta di dichiarazione di guerra contro l’Iran.

La risposta di Teheran è stata categorica: Il rappresentante iraniano all’ONU, Gholamali Khoshroo, ha inviato una lettera al Consiglio dei Sicurezza ed al Segretario Genrale dellONU Gutierres, in cui ha espresso la sua protesta contro questa che viene indicata come una “minaccia” diretta contro il suo paese. Una minaccia che inoltre viene da un paese come L’Arabia Saudita che da due anni sta effettuando una aggressione contro lo Yemen, commettendo crimini contro la popolazione di quel paese e la stessa nazione che da molti anni appoggia e finanzia i gruppi terroristi che operano in Siria , in Iraq ed in altri paesi della regione. Forti reazioni sono arrivate anche dall’altro paese a maggioranza sciita, l’Iraq che si è considerato offeso e coinvolto nella provocazione di Rijad.

Salman- Trump, asse anti Iran

Secondo tutti gli osservatori, questo incidente può esasperare la tensione fra i due paesi che si trovano ormai sull’orlo di un confronto militare. Guarda caso l’Amministrazione Trump sta prendendo la palla al balzo e, in una serie di dichiarazioni dei giorni precedenti, sia del segretario alla Difesa James Mattis che del Segretario di Stato Rex Tillerson, questi hanno dichiarato più volte di considerare l’Iran un paese che fomenta il terrorismo (?) e che rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale degli USA e dei suoi alleati. Una forma di accuse che ormai rasentano la paranoia dei dirigenti nordamericani e che gli analisti indicano come l”ossessione antiraniana”, sobillata anche dai “suggerimenti” del governo del premier israeliano Netanyahu che mal sopporta di avere in Siria una presenza di forze iraniane e di Hezbollah, considerate una emanazione dell’Iran.

Il vero motivo dell’ostilità di Washington verso l’Iran è da ricercare nella azione di sostanziale appoggio che l’Iran fornisce da anni alla resistenza siriana contro i gruppi mercenari jihadisti, terroristi armati ed appoggiati da Stati Uniti ed Arabia Saudita, fatto questo che procura molta irritazione negli ambienti della dirigenza USA che hanno visto bloccato il loro piano di rovesciamento del governo di Damasco e smembramento del paese. Inoltre l’Iran sostiene con armamento ed addestramento le milizie sciite in Iraq che combattono contro l’ISIS ed anche questo procura fastidio alla dirigenza di Washington che mal tollera la presenza sciita in un paese (che fra l’altro è a maggiornaza sciita), dove il piano USA prevedeva una divisione in più aree per sottrarre il paese all’influenza iraniana. Altro fronte di battaglia si trova nello Yemen dove i sauditi accusano l’Iran di fornire aiuti ed armi ai gruppi di resistenza houthi che combattono contro l’aggressione saudita e che stanno infliggendo gravi perdite all’armata della coalizione saudita.
Da tempo sull’Amministrazione USA stanno facendo pressione i circoli dei neocons per incitare ad un intervento militare diretto contro l’Iran, nonostante il fatto che l’Iran non è la Siria e non è la Libia, ma un paese di circa 80 milioni di abitanti, in posizione strategica sul Golfo Persico,  che dispone di un proprio efficiente sistema di difesa e che, da ultimo, si è saldato in una alleanza e cooperazione con la Russia che ha provveduto ad ammodernare una buona parte del suo arsenale militare. La Russia e la Cina, altro alleato dell’Iran, non permetterebbero una azione unilaterale degli USA anche se questi dovessero “inventarsi” un qualche pretesto di “armi di distruzione di massa” , espediente a cui Washington abitualmente ricorre per scatenare le sue guerre.

L’arrivo di Trump a Rijad si prevede che avrà, come oggetto dei colloqui, il quando e come colpire l’Iran e bloccare l’espansione della sua influenza nella regione. La scelta del Pentagono e della CIA potrebbe essere quella di lanciare un programma di sobillazione interna con invio di mercenari jihadisti, come già attuato in Siria o potrebbe trattarsi di un intervento militare diretto USA-Saudita che coinvolgerebbe la Siria e l’Iraq. Uno scenario alquanto complicato e denso di incognite ma che non è da escludere vista l’attitudine bellicista manifestata dai circoli di potere di Washington.

Fonti: Die Welt

Huffington Post

Al Manar

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  1. lister 7 mesi fa

    Trump1 e Trump2 ovvero Dr. Jekyll and Mr. Hyde…

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    1. Marco 7 mesi fa

      La loro parola vale zero..
      Oggi dice una cosa e domani il suo opposto, sembra Renzi, che schifo di essere ….. fa ribrezzo.
      Al posto della colonna vertebrale hanno la cacca della gallina..

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  2. Giorgio 7 mesi fa

    Trump, l’uomo per tutte le stagioni e d’altronde tiene più di una famiglia.

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