"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Trump ce la può fare?

Trump Pence

di Thierry Meyssan

Mentre la stampa atlantista continua a proiettare su Donald Trump i dibattiti artificiali che Hillary Clinton ha imposto durante la campagna elettorale e che si moltiplicano negli appelli ad assassinare il presidente eletto, costui si prepara a cambiare il paradigma, per rovesciare l’ideologia puritana che domina il suo paese da due secoli. Ma ce la può fare?

La stampa internazionale sta cercando di convincerci che gli elettori di Donald Trump abbiano espresso una rivolta di Piccoli Bianchi di fronte alle élites. In realtà sta solo prolungando il discorso di Hillary Clinton che proprio questi elettori hanno respinto. Si rifiuta di prendere in considerazione il fatto che l’attuale divisione non abbia alcuna relazione con i temi che ha trattato durante questa campagna.

Eppure abbiamo visto tutti una nuova linea di faglia apparire non tanto tra i due maggiori partiti, quanto al loro interno. Molti leader repubblicani hanno sostenuto Clinton e alcuni leader democratici Trump. Bernie Sanders gli ha appena proposto lui stesso i suoi servigi. Allo stesso modo, l’analisi dei voti in funzione delle appartenenze comunitarie (donne, ispanici, neri, musulmani, gay, ecc.) non ha più significato. Benché ci venisse ribadito che votare per Trump equivaleva a votare per l’odio delle minoranze, almeno un terzo degli appartenenti alle minoranze ha votato per lui.

Alcuni giornalisti cercano di appoggiarsi sul precedente del Brexit, anche se ne erano stati identicamente sorpresi e incapaci di spiegarlo. Se lo si dovesse analizzare in funzione dei precedenti stranieri, dovremmo almeno considerare l’elezione a sorpresa di Narendra Modi in India e di Rodrigo Duterte nelle Filippine (un’ex colonia statunitense).

Nonostante la propaganda, i britannici non hanno votato contro gli europei, né gli indiani contro i musulmani né i filippini contro i cinesi. Piuttosto, ciascuno di questi tre popoli cerca di salvare la propria cultura e di vivere in pace. Benché responsabile delle rivolte anti-musulmane in Gujarat nel 2002, Narendra Modi ha teso la mano al Pakistan, convinto che i problemi tra i due paesi siano stati organizzati e perpetuati dalle potenze coloniali. Allo stesso modo, Rodrigo Duterte ha suscitato stupore nel riavvicinarsi al “nemico” cinese.

Ho spiegato qualche settimana fa, in queste colonne [1], che la linea di faglia che divide gli Stati Uniti non è determinata né dalle appartenenze etniche né dalle classi sociali, ma dall’ideologia puritana. Se questa spiegazione è giusta, dovremmo assistere una lotta esistenziale dei sostenitori di questa ideologia contro l’amministrazione Trump. Tutto quel che intraprenderà il nuovo presidente sarà sistematicamente sabotato. Già ora, le manifestazioni sporadiche contro il risultato elettorale mostrano che i perdenti non rispetteranno le regole della democrazia.

Vedi: Youtube.com/Watch

Invece di riflettere sul modo in cui potremmo trarre vantaggio dall’amministrazione Trump, dovremmo chiederci come possiamo aiutarla a riuscire a liberare il suo paese dal proprio imperialismo, per porre fine al mondo unipolare e alla «dottrina Wolfowitz»; come possiamo sostituire la cooperazione allo scontro.

Mentre la stampa americana fa congetture sulla possibile nomina di personalità dell’amministrazione Bush in seno all’amministrazione Trump, dobbiamo anticipare il ruolo politico che giocheranno i quadri commerciali della Trump Organization, gli unici verso cui possa riporre fiducia.

Dobbiamo fare affidamento sul generale Michael T. Flynn che – ancorché democratico – era il principale consigliere in materia di politica estera e di difesa durante la sua campagna. Comandante dei servizi segreti militari, dalla Conferenza di Ginevra 1 alla conquista dell’Iraq da parte di Daesh, non ha cessato di combattere il presidente Obama, la segretaria di Stato Clinton, il generale David Petraeus nonché John Allen e Jeffrey Feltman in merito all’uso dei jihadisti e del terrorismo per mantenere l’imperialismo statunitense. Che sia consigliere per la Sicurezza nazionale, direttore della CIA o segretario alla difesa, sarà il miglior alleato della pace nel Levante.

Thierry Meyssan

Traduzione
Matzu Yagi

Fonte
Megachip-Globalist

[1] “Gli Stati Uniti si riformeranno o si lacereranno?”, di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 26 ottobre 2016.
Thierry Meyssan

Thierry Meyssan Intellettuale francese, presidente-fondatore del Rete Voltaire e della conferenza Axis for Peace. Pubblica analisi di politica internazionale nella stampa araba, latino-americana e russa. Ultimo libro pubblicato: L’Effroyable imposture : Tome 2, Manipulations et désinformations (éd. JP Bertand, 2007). Recente libro tradotto in italiano: Il Pentagate. Altri documenti sull’11 settembre (Fandango, 2003).

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  1. the Roman 4 settimane fa

    Ideologia puritana ? Ma cosa scrive ? Messan danza sempre intorno al fuoco, ma non vede mai le fiamme e soprattutto non chiama mai le cose con il loro nome. La fragmentazione della societa’ , la militarizzazione delle minoranze e la settarizzazione della politica non derivano dal puritanesimo, ma dalla sua sovversione ad opera dagli agitatori ebrei formati alla scuola di Francoforte che insediati a New York nel 1935 , hanno avvelenato la cultura americana ormai giunta alla dittatura della correttezza politica, che ricalca gli stessi schemi applicati dai correligionari bolscevichi nei soviet. Si chiama marxismo culturale ed e’ agli antipodi del puritanesimo. Sono in molti a voler appendere il cappello vicino a Trump, ora che e’ chiaro che ha dietro la maggioranza del Pentagono, e ognuno vuole vederci quello che vuole . Tanti lo tirano per la giacca, altri lo minacciano apertamente. La maggioranza degli americani che lo hanno votato e’ bianca, impoverita e vede l’ America diventare inesorabilmente una grande prigione . Uno stato di polizia dove i bianchi sono una minoranza destinata all’ estinzione. Sperano in Trump. Rivogliono l’America dei puritani.

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  2. giannetto 4 settimane fa

    – Ho letto però recentemente (mi spiace non ricordare il nome dell’autore) che tra un puritano e un ebreo la differenza è solo nel nome. – Del resto, come avrebbero fatto, quelli, ad avvelenare tanto, se il brodo di coltura non fosse stato lo stesso? La “Lettera Scarlatta” dovrebbe averci insegnato qualcosa.
    – Nello “stato di polizia” i bianchi – è vero – sono una minoranza destinata all’estinzione (anche per cooptazione, a dir la verità). E mi sembra probabile che l’America diventerà “inesorabilmente una grande prigione” (multietnica e multicolorata, stavolta). Infatti siamo già alla soglia del post-capitalismo, che si chiama Grande Fratello. Il quale è planetario, globalista, e fascista con tale radicalità, che tutti i fascismi sperimentati finora sembreranno acqua di colonia. Non azzardo il nome del Grande Fratello perché sarebbe troppo… teologico.
    – Per restare però in termini biblico-apocalittici, non ho troppa fiducia che Trump sarà Giacobbe che lotta contro l’angelo, e neppure Ercole contro Cerbero. Tifo comunque per lui per quel poco o tanto che ce la farà a lasciarmi una speranza.

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  3. Eugenio Orso 3 settimane fa

    Pienamente in sintonia sul generale Flynn, aggiungo che la carica di Segretario di Stato – importantissima per una potenza come gli Usa, il vero n. 2 (il vice presidente conta poco) – dovrà essere affidata a Giuliani, in quanto fidato e per impedire infiltrazioni neocon, elitiste-lobbiste ai vertici dell’amministrazione.

    Cari saluti

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