"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

THE TELEGRAPH: IN GRECIA LA REPUTAZIONE DELL’EUROPA HA SUBITO UN COLPO CATASTROFICO

A.E. Pritchard sottolinea un aspetto importante della crisi greca. Qualunque sarà il suo risultato, che si voti o meno, che vinca il sì o il no, l’attuale vicenda ha chiarito una cosa fondamentale. L’eurozona non è un nirvana dove prosperano i popoli e i paesi, ma una tonnara dove i componenti vengono minacciati e falliscono, dove la banca centrale destabilizza il sistema pur di mettere pressione politica su un governo eletto. Il sogno europeo, se mai era cominciato, è finito per sempre.

Di Ambrose Evans-Pritchard

Il “giorno dell’Oxi (ossia No in greco NdVdE) ” ha un significato emblematico in Grecia. Ricorda il giorno del “no” greco di ribellione all’ultimatum di Mussolini nell’ottobre del 1940, e l’eroica accettazione della guerra contro una macchina militare molto superiore.

È la stessa parola che sarà scritta sulla scheda elettorale quando i greci voteranno per questo improvviso referendum questa domenica riguardo alle richieste dei creditori, e il primo ministro Alexis Tsipras non si fa problemi nell’evocare lo stesso spirito di resistenza del tempo di guerra.

Mercoledì sera il suo discorso alla nazione è stato costellato di discorsi da ultimatum. Ha accusato “circoli di estrema destra ” di aver forzato la chiusura delle banche greche e l’imposizione di controlli di capitali attraverso l’interruzione della liquidità.

Si è scagliato contro gli “autoritari” responsabili delle istituzioni del FMI e dell’UE. Ha parlato di tentativi di ricattare il popolo greco. E ha promesso di schierarsi contro il pacchetto dei creditori – il quale, a rigore, non è più nemmeno sul tavolo – ritenendolo la “distruzione dell’Europa”.

Dove questo porterà lui e la Grecia, nessuno lo sa. L’ultimo sondaggio di Efimerida ton Syntakton dimostra che il “No” è in vantaggio con il 54% dei voti contro il 33% del “Sì”. Ma il vantaggio – se esiste davvero – può evaporare nel momento in cui le orribili conseguenze del collasso finanziario diventano più chiare giorno dopo giorno.

Pensionati sconvolti si sono raccolti in piccole, nervose folle fuori dalle banche cercando di ritirare il loro assegno settimanale di 120 €. Molti non sono stati pagati. Una folla di veterani ha protestato fuori del Ministero delle finanze mercoledì mattina, denunciando la “dittatura” UE e il signor Tsipras con uguale furia.

Le ambulanze in alcune zone del nord della Grecia hanno esaurito il carburante. La camera di commercio greco prevede “gravi carenze” di beni di prima necessità e forniture farmaceutiche entro qualche giorno. Il governo di sinistra radicale di Syriza si sta muovendo su un ghiaccio molto sottile.

Le potenze creditrici dell’Europa sono riuscite a mettere la Grecia in ginocchio, ma hanno dovuto pagare un prezzo terribile. Come Pirro disse dopo la battaglia di Ascoli Satriano: “un’altra vittoria come questa e saremo completamente rovinati.”

Possiamo già vedere che la stessa Unione Europea ha subito un catastrofico danno reputazionale su diversi fronti. Questo ha un’importanza ben maggiore rispetto alla girandola di eventi che ogni giorno mette a soqquadro Atene.

Si è arrivati a una situazione in cui un membro della stessa famiglia dell’eurozona è diventato il primo paese sviluppato nella storia a fare default nei confronti del FMI.

Cerchiamo di essere chiari su cosa questo significhi. L’unione monetaria stessa è un sistema delinquente. I paesi ricchi del Nord Europa si rifiutano di pagare gli Stati africani, asiatici e latino-americani. Dare tutta la colpa alla Grecia non lava la loro coscienza.

L’eurozona si è mostrata incapace di gestire le proprie responsabilità morali fondamentali. Il Presidente russo Vladimir Putin non è riuscito a resistere alla propria lingua biforcuta, professando “grande preoccupazione” riguardo la declinante credibilità dell’UE.

Questo default è doppiamente vergognoso dato che il prestito originale Troika-FMI del 2010 non era destinato a salvare la Grecia. Il debito supplementare è stato imposto a uno stato greco già in bancarotta per guadagnare tempo per l’euro, contro gli interessi greci.

Documenti trapelati non lasciano alcun dubbio sul fatto che il vero scopo era di salvare l’unione monetaria e il sistema bancario europeo – e scongiurare un “Euro-Lehman”, usando le stesse parole del FMI – in un momento in cui l’eurozona non aveva difese contro il contagio.

Peggio ancora, l’amaro scontro ha reso brutalmente esplicito ciò che molti a lungo hanno sospettato, cioè che in eurolandia le democrazie sovrane non contano nulla quando si fa sul serio.

La BCE è non il principale colpevole, forse, nell’ultima fase. Si trova in una posizione impossibile. Ma i cittadini in tutta Europa possono vedere con i propri occhi che la BCE ha razionato liquidità d’emergenza (ELA) ad un paese prostrato come strumento di pressione politica, e che ha costretto Syriza a prendere la decisione drastica di chiudere le banche a causa del congelamento ELA a 89 miliardi di euro.

È uno strano spettacolo a vedere una banca centrale – che come da trattati ha il dovere di sostenere la stabilità finanziaria – prendere la scelta deliberata di innescare il crollo delle banche che coordina. Ma il punto più importante è che la folle costruzione dell’euro – un’Unione monetaria nuda senza basi fiscali e politiche – deve inevitabilmente tendere ad una distopia autoritaria monetaria, alla fine.

È, tuttavia, troppo presto per concludere che Syriza cederà alle richieste dei creditori. È certamente difficile capire le reali intenzioni del signor Tsipras. La sua orgogliosa presa d posizione di mercoledì sera è crudamente in contrasto con la lettera da lui inviata ai funzionari dell’ EMU in precedenza nella stessa giornata e al FMI il martedì, lettera che sembrava, di primo acchito, fare grandi concessioni. Ma nulla è mai come sembra in questo strano dramma.

“Coloro che dicono che abbiamo un piano segreto per la Grecia per uscire dall’euro, stanno mentendo,” ha giurato, rimanendo straordinariamente serio. Ha negato che una vittoria del “No” implicherebbe il Grexit – anche se i leader di Francia, Germania e Italia dicono che vuol dire esattamente questo – sapendo che ancora pochi Greci sono disposti a prendere una decisione così drastica.

Si potrebbe anche sospettare – e io non so ancora se crederci – che lui e i principali esponenti di Syriza abbiano concluso in aprile che non era possibile trattare con un regime UME (Unione Monetaria Europea NdVdE) che agisce unicamente come il braccio armato dei creditori.

Possono aver concluso che le richieste di ulteriore contrazione fiscale fossero una follia economica – una visione condivisa da una lista di premi Nobel e dal Tesoro USA – e che nessuno sconto sul debito sarebbe stato concesso, e quindi sarebbe stato preferibile fare default e ripristinare una moneta sovrana greca.

Se le cose stanno così, non possono ammetterlo. Devono far sembrare che la decisione sia loro imposta, così come il francese Leon Blum dovette raccontare “bugie bianche” per liberare il suo paese dal Gold Standard nel 1936.

I funzionari di Syriza sono pienamente consapevoli che la probabile conseguenza di un “No” sarebbe una valuta parallela – o l’uso di “pagherò” – insieme alla nazionalizzazione delle banche sulla falsariga del “Modello islandese”. La piattaforma di sinistra di Syriza ha già elaborato piani del genere. Esistono quasi certamente varianti del genere presso il Ministero delle Finanze Greco.

Una simile mossa implica un ritorno alla dracma in breve tempo. I Greci continuerebbero a sostenere che il paese rimane un membro dell’euro, con pieni diritti – incolpando i creditori e gli organismi dell’UE di aver agito illegalmente. Solo in questo modo si potrebbero garantire che tutte le perdite causate dal Grexit ricadano sulla BCE e i fondi di salvataggio dell’UME, mentre i beni dei cittadini greci rimangono giuridicamente protetti nei conti all’estero, liberi di tornare più tardi per ricostruire un nuovo sistema bancario.

Se tu fossimo sospettosi, potremmo chiederci se il signor Tsipras non abbia in realtà attirato i leader e i funzionari europei in una trappola legale, e che essi abbiano abboccato.

La sua tattica negoziale bizantina potrebbe avere perfettamente senso, dopo tutto. Ma è solo un pensiero.

Tratto da   Voci dall’Estero

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