"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

“The quartered man”

rinascita socialismo nazionale

Continua la guerra psicologica e mediatica contro l’Uomo e contro i popoli –

di Fabrizio Fiorini

Il “trucco” è datato, e fu svelato al grande pubblico dell’anticonformismo contemporaneo in un’ottima opera di John Kleeves vecchia – pur se attuale – oramai di un quarto di secolo.
Le centrali di intelligence conducenti la guerra psicologica statunitense nel vecchio continente come nel resto del mondo successivamente al secondo conflitto mondiale, testarono l’espediente in Cile durante i concitati mesi del governo socialista di Salvador Allende.

Sulla stampa legata alla destra filo-Usa cominciarono ad apparire, graficamente associate agli articoli riguardanti il governo socialista, notizie – per lo più inventate o comunque sapientemente amplificate – che raccontavano di raccapriccianti episodi di cronaca nera: squartamenti, torture, barbare uccisioni, decapitazioni, cannibalismo. Insomma, “the quartered man”, l’uomo squartato.

Non era una corretta “intelligenza” giornalistica che spingeva quell’affiancamento, bensì un perverso desiderio di condizionamento psicologico di massa che riuscisse a evocare in tutti i lettori di quei periodici un’immagine di violenza, caos e morte collegata a tutto ciò che riguardasse il nuovo governo anti-americano del Paese andino.

Il “vecchio trucco” non è stato mai messo in pensionamento. E’ sufficiente riprendere l’archivio della stampa degli ultimi lustri per averne dimostrazione lampante: le immagini di violenze e saccheggi o i ritratti dei “lumpenknaben” (“neofascisti” o “scapigliati” che siano) affiancati alle cronache di manifestazioni autenticamente popolari ne sono la più evidente rappresentazione.

Oggi, di pari passo con la degenerazione della nostra “grande informazione”, il trucchetto si è ulteriormente evoluto. Non più meri espedienti grafici, non solo semplici accostamenti tipografici di articoli apparentemente non collegati l’uno con l’altro. Il “quartered man” diventa più elaborato, intacca i contenuti degli articoli, le linee editoriali.
Ad esempio, tramite la criminosamente scientifica connessione tra i tagliagole salafiti al soldo della Cia e i combattenti patriottici della Siria sovrana, laica, nazionale e socialista, o i combattenti di Hizbollah. Non si contano più oramai i casi in cui la grande stampa ci delizia con simili accostamenti: furono d’altronde gli “autorevoli” quotidiani nazionali a titolare, quando il presidente Assad ammonì il vecchio Continente circa i rischi che correva nel foraggiare i terroristi che mettevano a ferro e fuoco il suo Paese, che “Assad minaccia l’Europa”.

Non si fermarono a queste indecenze. Dopo gli attentati di Parigi, i giornali pullulavano di “ponderate critiche” agli orrori dell’islamismo militante. Il “Corriere della Sera” non trovò di meglio, in quell’occasione, che riesumare – guarda caso – l’intervista fallaciana all’imam Khomeini, capo di quella nazione (sì, realmente islamica) che dell’orrore dei salafiti a libro paga del Dipartimento di Stato Usa è uno dei maggiori obiettivi.

O altri grandi quotidiani che si inerpicarono, sfruttando il favorevole clima di terrorismo a targhe alterne, in funambolici paralleli tra il dilagante “pericolo islamista” (in realtà figlio dell’immigrazione incontrollata e della guerra condotta dall’Occidente al mondo arabo laico e nazionalista e all’Iran sciita) e la politica “terzomondista” e “non-allineata” della Repubblica Italiana ai tempi di Craxi e Andreotti.

Insomma, l’inganno è dietro l’angolo. E’ il vecchio stratagemma del “quartered man” che si ripropone per distorcere una realtà dei fatti che nessuno, se non in piena malafede – potrà distorcere. Quella realtà che vede l’ “Occidente democratico”, quello delle agenzie di rating e delle truppe Nato, schierato insieme alle forze violente della dissoluzione e dei nemici dei popoli, schierato con l’anarchia immigratoria e con il più sciatto “multiculturalismo” contro le identità dei popoli europei, arabi, mediterranei, vicino-orientali.

Identità difese oggi, fuori dal nostro continente, solo dall’asse Teheran-Damasco, solo dal socialismo nazionale arabo, dalla equilibrata e saggia politica di Mosca, solo dai combattenti che difendono anche la nostra libertà sulle alture del Golan, per le strade di Beirut, di Aleppo, di Doneck, di Mariupol. E, qui in Europa, da quanti difendono le loro ragioni, la loro lotta, le loro istanze di libertà. Anche con quel che resta dell’informazione libera, così lontana dai trucchi della propaganda e della diffamazione, così vicina a quella verità che oggi, più che mai, è e resta rivoluzionaria.

Fonte: Rinascita.eu

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