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SUMMIT DEL G20: PALCO PRONTO PER IL CONFRONTO CON LA RUSSIA

AUSTRALIA-G20-SUMMIT

di Peter Symonds

In una dichiarazione congiunta del 14 novembre, il primo ministro australiano Tony Abbott e la sua controparte britannica, David Cameron, hanno stabilito il tono di scontro per i leader del summit del G20, cominciato il 15 novembre nella città australiana di Brisbane. Entrambi i premier hanno attaccato la Russia, accusando apertamente Mosca di espansionismo e, nel caso di Cameron, minacciando di imporre ulteriori sanzioni per gli eventi in Ucraina.

Nell’introduzione al summit, Abbott ha dichiarato che intendeva confrontare fisicamente il presidente russo Putin per l’abbattimento del volo malese MH17. Al summit dell’APEC della settimana scorsa a Pechino, Abbott aveva preteso un incontro con Putin, durante il quale aveva insistito, senza fornire alcuna prova, che la Russia era responsabile della tragedia, e aveva chiesto scuse e risarcimento.

Il primo ministro australiano ha continuato l’attacco il 14 novembre, accusando Putin di “cercare di ricreare le glorie passate dello zarismo o della vecchia Unione Sovietica”. “Che sia la prepotenza contro l’Ucraina, o le crescenti incursioni militari russe nello spazio aereo del Giappione e dei paesi europei, o la task force navale attualmente nel Pacifico meridionale, la Russia si sta comportando in modo molto più determinato”, ha affermato.

Il primo ministro britannico Cameron si è unito all’attacco. In un paragone appena velato tra la Russia e la Germania nazista prima della seconda guerra mondiale, ha dichiarato: “Dobbiamo dire chiaramente con cosa abbiamo a che fare qui: è un grande stato che fa il prepotente con uno stato più piccolo in Europa; abbiamo visto le conseguenze di ciò in passato e dovremmo imparare le lezioni della storia e assicurarci che non succedano di nuovo.”

Cameron ha detto che intendeva far sapere a Putin che le azioni russe sono inaccettabili. Ha avvisato senza giri di parole che “se la Russia continua a far peggiorare la situazione in Ucraina, potremmo vedere quelle sanzioni aumentare. E’ semplicemente così.”
In un discorso del 14 novembre al parlamento australiano, Cameron ha colpito anche la Cina, attaccando l’idea che le cosiddette “democrazie” come la Gran Bretagna e l’Australia sarebbero state battute nella competizione da paesi che credono esista una scorciatoia al successo tramite un nuovo modello di capitalismo autoritario.”

Lasciando da parte le menzogne e le distorsioni, anche il linguaggio usato (o meglio: messo in mostra) dai due leader è altamente provocatorio. Non è il linguaggio misurato, ricco di sfumature della diplomazia, ma quello del militarismo, dell’aggressione, della guerra. Non che tali parole non fossero mai state usate prima ai summit; ciò però avveniva a porte chiuse. In questo caso, invece, le hanno usate apertamente, prima che i leader del G20 avessero perfino cominciato a incontrarsi formalmente.

Il governo australiano ha affidato a questo summit del G20 il compito critico di stabilire una cooperazione internazionale che faccia ripartire l’economia globale e crei posti di lavoro. Il tesoriere Joe Hockey si è vantato di aver posto l’obiettivo di una crescita del PIL di un 2% aggiuntivo. La trattazione incessante del summit di Brisbane da parte dei media è stata accompagnata da ore di commentari e speculazioni concitate sui possibili risultati.

In realtà, tutti i leader che hanno preso il jet per Brisbane capiscono che non si raggiungerà alcun accordo sulla cooperazione economica, tanto meno azioni di rilievo sul cambiamento climatico o su alcuna delle miriadi di questioni internazionali pubblicizzate. Nei cinque anni successivi a quando il G20 si incontrò per la prima volta per fronteggiare la crisi finanziaria globale del 2008, l’economia mondiale è stata impantanata in un declino senza rimedio, oggi segnalato da acuta instabilità finanziaria, rallentamento economico sempre maggiore e timori di ulteriori crisi.

La limitata cooperazione economica del primo incontro del G20 è stata sostituita da un crescente e palese ricorso alle politiche di “rovina il tuo vicino” accompagnate da minacce e provocazioni e dall’uso di forza militare. Gli antagonismi sono così evidenti che l’editoriale del 15 novembre dell’Australian Financial Review ha commentato: “L’Australia sta ospitando il G20 in un anno in cui la geopolitica del passato ha fatto un scioccante ritorno.”

Mentre ha luogo il summit, una piccola flotta di navi russe sta venendo monitorata da fregate e aerei di ricognizione australiani, e anche da navi da guerra americane, nelle acque internazionali al largo della costa australiana nord-orientale. Quali che siano esattamente i calcoli del governo russo, questa prova di forza non fa che peggiorare la già tesa atmosfera del summit.

Tuttavia, la responsabilità principale per l’aumento delle tensioni geopolitiche nel mondo è l’imperialismo statunitense, che ha provocato un confronto con la Russia architettando il colpo di stato in Ucraina a febbraio e lanciando una nuova guerra in Medio Oriente, mirata in primo luogo ad estromettere l’alleato russo: Bashar al-Assad. Nel tentativo di imporre i suoi diktat a Mosca, Washington ha imposto insieme ai suoi alleati europei delle sanzioni alla Russia, che stanno menomando la sua economia.

Parlando all’agenzia di stampa TASS il 14 novembre, Putin ha espresso il fatto palese che le sanzioni “sono in contrasto con gli stessi principii dell’attività del G20.. e col diritto internazionale”, e che violano i principii dell’OMC e del GATT. “Gli Stati Uniti stessi hanno a un certo punto hanno creato quell’organizzazione. Adesso stanno rozzamente violando i suoi principii”, ha dichiarato.

Putin ha riconosciuto che le sanzioni stanno danneggiando la Russia, che si trova di fronte alla prospettiva di una “caduta catastrofica” dei prezzi energetici dai quali la sua economia dipende. La banca centrale russa prevede crescita zero per l’anno prossimo, tra un rublo e mercato azionario in discesa. Ma Putin ha ammonito che tali misure avranno conseguenze anche per altre economie, comprese quella degli USA e dell’UE. “Tutti devono capire che oggigiorno l’economia e la finanza globale sono straordinariamente dipendenti tra loro”, ha affermato.

Gli appelli di Putin per una maggiore cooperazione economica cadranno sicuramente su orecchie sorde. Come lo stesso presidente russo ha sottolineato, gli USA stanno portando avanti due accordi, uno transatlantico e l’altro transpacifico, che escludono di proposito la Cina, cioè la seconda economia del mondo, e la Russia, ossia la nona.

Al summit APEC della settimana scorsa, Obama ha provocatoriamente tenuto un incontro dei membri del Partenariato Trans-Pacifico (TPP) senza invitare la nazione ospitante. Obama sta anche sferrando quella che l’analista economico statunitense Fred Bergsten descrive all’Australian Financial Review come la “jihad di Washington” per minare i piani cinesi di una banca regionale per le infrastrutture.
Negli ultimi 5 anni Obama è stato impegnato in un provocatorio “spostamento verso l’Asia” mirato contro la Cina, annunciato formalmente al parlamento australiano nel novembre 2011. Il presidente americano oggi 15 novembre terrà un discorso fondamentale sulla leadership americana nell’Asia-Pacifico, discorso che preparerà il terreno per un’ulteriore intensificazione delle tensioni nella regione.

L’ufficiale della sicurezza nazionale statunitense Evan Medeiros ha detto ai media: “Sarà la sua visione su quanto vuole realizzare nell’Asia-Pacifico e i modi in cui lo farà; tratterà questioni diplomatiche, economiche, di sicurezza, di rapporti tra i popoli. Sarà molto orientato al futuro”, ha dichiarato Medeiros.
In altre parole, Obama descriverà in termini inequivocabili una strategia aggressiva e onnicomprensiva per assicurare il predominio dell’imperialismo statunitense in Asia, attraverso le provocazioni diplomatiche, la prepotenza economica e i preparativi di guerra.

Fonte: Global Research

Traduzione: Anacronista

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  1. Idea3online 2 anni fa

    Solo provocazioni per fare commettere qualche errore a Putin, le Olimpiadi, ed adesso il mobbing durante il G20, fa capire che alla fine si comportano in modo infantile, come i bambini che insultano all’amichetto fuori dal gruppo. L’uomo per nascondere la sua idiota mente vestendosi in modo elegante, parlando come un attore, ma alla fine anche il più saggio è un idiota, tra i pagani, diverso è il caso del sapiente in Dio.

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