"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Sovranisti, che fare? Per vincere (e governare) non bastano gli slogan e la collera

di  Marco Valle

Spente le luci, dispersi i tifosi, raffreddati i sentimenti cerchiamo di ragionare sui risultati (e i significati) delle elezioni francesi. Tutto è andato come previsto. Macron ha vinto con largo margine e si è presentato davanti al Louvre, una location toponomastica inedita per gli schemi politici transalpini (Bastiglia per la sinistra, place de la Concorde per la destra).

Presto il vincente entrerà in carica, cercherà di formare un governo e una maggioranza, poi incontrerà Angela Merkel riaprendo — per necessità, real politik e un tributo al gollismo — il dialogo franco-tedesco. Marine Le Pen, con oltre undici milioni di voti, è battuta ma non doma. La signora ha spaccato la Francia e, intanto, si prepara a ribaltare il partito (ormai decotto) mentre la nipotina Marion (l’idolo dei “puri e duri”) si sfila proprio alla vigilia delle legislative, il vero traguardo dell’ipotesi “mariniste”.

Intanto, fuori dal cortile dell’Eliseo, si contano i cocci. I partiti storici (repubblicani e socialisti) sono crollati, frantumati; la sinistra ultrà di Mechelon è, per il momento, fuori gioco; gli altri (centristi e frattaglie varie) poco contano. La partita, ora, è tutta tra il neo-presidente e Marine. Una questione di numeri. Per governare, veramente, servono deputati, maggioranze solide. Per opporsi, seriamente, servono deputati e alleanze altrettanto solide. Appuntamento a giugno. Allora, vedremo quanto pesano En Marche — un “non partito”, creato in laboratorio in tempi rapidissimi dai circoli tecnocratici e lib-gauche — e i frontisti e dintorni. Due idee apparentemente “forti” di sviluppo, di futuro per un’elezione ancora tutta da giocare. Con realismo e freddezza. La strada è lunga. Molto lunga. E terribilmente complessa. Ecco perchè non ci interessano i lamenti dei destristi transalpini e nostrani sul solito “destino cinico e baro” (più cazzate assortite, vedi i commenti sui social…) e ci annoiano i salmi dei sinistrosi sul “trionfo” del “Bene totale” sul “Male assoluto” e altre sciocchezze.

La sconfitta del FN

Su Macron torneremo presto, ma, intanto, riflettiamo sulla sconfitta del Front. Andiamo per ordine. In pochi anni Marine è riuscita a risollevare e rilanciare un partito vecchio, isolato, sputtanato e forgiare uno strumento abbastanza efficace. Dal congresso di Tours 2011, con sana cattiveria la signora ha saputo archiviare ricordi sterili e logore (e talvolta gloriose) bandiere, pensionare personaggi datati (compreso l’ormai imbarazzante Jean Marie) e chiudere (piccolo avviso per i lepenisti nostrani) ogni conto con il “romanticismo fascista”, con l’OAS, Ordre Nouveau e altre nostalgie militanti. Nel 2017 alla presidentessa i “centurioni” d’Algeria e gli attivisti del GUD d’Asssas non servono più. Punto. Del resto, Marine, come il babbo, proviene da un filone storico tutto transalpino che affonda le sue radici nell’Ottocento. Il risultato è un cocktail multicolore: un goccio di bonapartismo sociale (quello di Napoleone III, le “Saint Simon a cheval”), un bel terzo di Boulanger, due terzi di Poujade, una lacrima di Maurras e una di Proudhon. Poi qualche aggiunta (quando serve) di De Gaulle. Niente Petain, Doriot e tanto meno di Cèline o Drieu. Su queste coordinate la Le Pen junior è riuscita aggregare attorno a se intelligenze “non conformiste” (Phillippot in primis) per, poi, sfondare con forza nei territori storici della sinistra tradizionale con un messaggio post-ideologico.

Un’operazione riuscita. Ma per vincere e governare la seconda potenza economica europea non basta rappresentare la collera — vera, autentica, giustificata, onesta — dei ceti perdenti, degli esclusi, dei poveri traditi dai socialisti e dai comunisti, umilati dalle élites. Certo, è bello sventolare le bandiere davanti alle miniere chiuse, è bellissimo farsi applaudire dagli operai in sciopero, è meraviglioso diventare l’eroina degli “orfani della globalizzazione”. E poi? Le gauche lepenisme (lo “sfondare a sinistra”, l’antica illusione tardo-missina), è un dato importante ma, come confermano i numeri, insufficiente, limitato.

Per quanto in declino la Francia è una Storia, una Nazione, uno Stato, una potenza nucleare. Al tempo stesso la Francia è un sistema malato controllato da un’oligarchia cresciuta nelle “Grandi Scuole” — un circuito finanziario, politico, culturale, mediatico chiuso quanto trasversale —, difesa dalle banche, dal complesso industriale-militare, dal mondo intellettuale e universitario, dalla burocrazia. Il suo cuore è nelle città, nelle metropoli. Nella capitale. Come nel 1789, come nel 1848, nel 1851, il 1944 le periferie, la provincia, il contado nulla o poco contano (l’unica eccezione fu il 1871, con l’annientamento della Commune parigina).

Su questo terreno Marine Le Pen ha perso la sua sfida per le presidenziali. Perchè? Qualche domanda e qualche (provvisoria) risposta.

La proposta socio-economica del FN era debole e non ha convinto i ceti medi, le categorie produttive. L’uscita dall’euro per tornare al franco rappresenta una forzatura agli occhi dei risparmiatori, degli imprenditori, di chi crea ricchezza sociale. Di chi rischia e lavora. Di chi viaggia e investe. L’euro va assolutamente ridiscusso, rivisto, ma è ormai la moneta di tutti. Indietro non si torna.
L’Europa a trazione germanica non piace a nessuno, forse nemmeno ai tedeschi. Ma la libera circolazione di merci e persone all’interno del continente è un dato consolidato. Certo, la UE va rivoluzionata, cambiata, resa finalmente democratica e rappresentativa (magari su una formula confederativa), ma immaginare di tornare alle vecchie, care frontiere non ha senso. Mezzo secolo fa, un visionario lucido e geniale come Jean Thiriart annunciava come l’avvento degli imperi continentali e tecnologici avrebbe ridotto le “piccole patrie” a semplici francobolli. Per quanto strutturata la Francia (lasciamo stare l’Italia e il resto d’Europa) non può più bastare a stessa. Luigi XIV, i due Bonaparte, persino lo stesso De Gaulle sono il passato.

Il Front è una sigla vecchia, usurata. La Fiamma convince (forse) solo i militanti. Giustamente Madame Le Pen vuole oggi cambiare veste e indirizzo e, sfruttando la frana dei Repubblicani, aprire una politica delle alleanze e aggregazioni. Bene. Sarebbe stato meglio se lo avesse deciso lo scorso autunno, quando è nata l’ipotesi Macron (una risposta tempestiva ed efficace dell’oligarchia). La signora, purtroppo, ha tardato e ha condotto una campagna elettorale su Fillon, “il vecchio”, sottovalutando il “nuovismo” di Macron, un prodotto fumoso ma sospinto furiosamente dai media e dall’establishment. Nella seconda fase (vedi il dibattito televisivo) non è riuscita a cambiare senso di marcia, usare nuovi linguaggi, dimostrare autorevolezza. Peccato. Ma la colpa non è solo di Marine. Anzi. La candidata ha fatto un vero miracolo avendo alle spalle (salvo il suo laboratorio privato) un personale politico inadeguato e senza esperienza di governo, una struttura territoriale striminzita, pochi soldi e tanti rancori familiari.

Qualche giorno fa su Destra.it, Augusto Grandi (un grande analista….) sottolineava il silenzio se non l’ostilità degli “intellettuali anti sistema” francesi e dei media filo destristi (Le Figarò, Valeurs Actuelles etc.). Tutti venduti? Tutti comprati? Tutti complici? Oppure il risultato di una quarantennale indifferenza frontista verso chi scrive, elabora, pensa? Nella sua lunga campagna Marine ha incontrato pescatori, immigrati, contadini, operai, pensionati, massaie, ma mai ha cercato un confronto con uno scrittore, un giornalista, un pensatore. Eppure, da Zemmour a Onfray, da Houllebecq a de Benoist e Raspail nel “mondo delle lettere” vi sono dei non allineati, degli anticonformisti con cui discutere e ragionare sul “suicidio francese”, su “le gran retournement”. Un’occasione perduta.

Sulla base di queste riflessioni veloci una, altrettanto rapida, conclusione. Ovviamente provvisoria. Per vincere e governare (in Francia come in Italia) non basta una presenza forte e una brillante capacità dialettica. Non bastano nemmeno il coraggio e l’impegno personale o sventolare — nel terzo millennio… — le bandiere di una perduta “sovranità”. Per essere potente e convincente la critica al sistema non può limitarsi nell’agitare paure, timori, rabbie.

È necessario, invece, inquadrare la deriva della democrazia liberale occidentale — riprendendo, magari, il buon Toqueville che, due secoli fa, tutto aveva previsto… — e costruire un progetto alternativo e credibile al totalitarismo “soft” delle élites globaliste. Servono allora analisi serie (leggere il mondo per quello che è e non per quello che vorremmo fosse), elaborazioni veramente innovative in campo economico, sociale e culturale. E ancora, alla luce opaca della rivoluzione tecnologica in atto, trovare la capacità di rapportarsi con le forze centrali (non solo centriste, anzi) della società reale e individuare un percorso aperto. Il resto, nell’Esagono come a casa nostra, è sogno, fantasia, forse poesia. Alla fine, solo tempo perso.

Fonte: Barbadillo

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  1. bertolini 3 settimane fa

    E allora che parliamo più a fare…W l’Europa!!!!!! Stringiamoci in un fraterno abbraccio avvolti nella bandiera
    stellata e intoniamo il nostro Inno alla Gioia…. Adesso si aggiustano un pò le cose e tutti vivremo felici e contenti
    in questo grande sogno….. Arrivederci…. e grazie.

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  2. Vittoriano 3 settimane fa

    Sovranisti, che fare ?

    . . .

    Servirebbe
    – anche in Francia –
    una idea politica di sovranismo
    come quella espressa dal Movimento Zero
    per
    un’Europa unita,
    un’Europa dei popoli,
    non l’attuale Europa finanziaria,
    un’Europa composta di piccole patrie autonome federate tra loro
    un’Europa indipendente dalla NATO e fuori dal giogo USA
    che possa così recuperare la sua sovranità non solo politica
    ma anche militare e quindi armata non in funzione aggressiva ma difensiva,
    un’Europa capace di aprirsi anche verso il Mediterraneo,
    senza paure xenofobe verso i paesi musulmani …

    però,

    ( diversamente da come pensa Massimo Fini )

    Una Europa diretta non verso una decrescita ‘felice’

    ma verso una c r e s c i t a autenticamente c r i s t i a n a

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    1. Silvia 3 settimane fa

      L’Europa e’ gia’ talmente APERTA verso il Mediterraneo che accogliera’ tutti i milioni di persone che lo attraversano e lo attraverseranno.

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      1. mimmo 3 settimane fa

        L’Europa che istiga(è il termine adatto) e subisce l’invasione incontrollata del proprio territorio,
        obbedendo alle direttive di una cricca di criminali,
        non è
        “l’Europa capace di aprirsi anche verso il Mediterraneo,
        senza paure xenofobe verso i paesi musulmani …”
        tra l’altro dimentichiamo che esiste anche una immigrazione, non più legale e chiara di quella musulmana, che arriva
        dall’est, dall’estremo oriente e dal sud america.
        E’ evidente che il “pericolo islamico” è funzionale proprio a quella Europa che ci vuole ingabbiare.
        Una paura irrazionale costruita a tavolino per noi comuni mortali.
        I punti esposti da Vittoriano sono da considerare .

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  3. Giorgio 3 settimane fa

    Non trovo giustificazione (controsenso!?) scrivere un commento in coda a quest’articolo perché l’autore stesso dovrebbe contro commentare.
    Infatti ha disteso una quantità di idee ma nessun fatto, e chi vive idealmente si trova il capo pieno di bernoccoli perché continua a sbatterlo contro la realtà.
    La Francia ed i francesi non sono come lui gli ha descritti, come pure l’Europa non lo è, quest’ultima è solo un’espressione geografica.
    L’Europa, come è attualmente intesa dal potere, è un’immane cazzata.

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  4. Silvia 3 settimane fa

    Che cosa vuol dire “L’euro va ridiscusso”? Va svalutato, rivalutato, non si capisce. E il problema non e’ che non ci siano barriere doganali all’interno dell’Europa, e’ che non ci sono neppure verso le merci cinesi o I clandestini africani. L’articolo non arriva a nessuna conclusione.

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    1. PieroValleregia 3 settimane fa

      ..l’euro, come la UE, vanno ABOLITI …
      saluti
      Piero e famiglia

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      1. Citodacal 2 settimane fa

        Esatto. È del tutto inutile indugiare su una possibile plastica facciale al sistema EU/moneta unica, a valle di due considerazioni: 1) l’evidenza attuale 2) la letteratura scientifica che dimostra come, in aree economicamente disomogenee come la zona euro, nessuna unione monetaria finora tentata in altre zone mondiali analoghe abbia mai funzionato. I tentativi di “restyling” si stanno inevitabilmente riducendo ad essere, per i motivi precedenti, le porcate sottoscritte da Tsipras per la Grecia. Chiedere più Europa per risolvere il problema significa chiedere al proprio aguzzino di picchiare un po’ meno forte per amalgamare un possibile dialogo.
        È nata male, questa Europa, si è corrotta cammin facendo? Le prove per accertare che la sua creazione sia stata analoga all’ottimo testo formale di un contratto, però corredato di micidiali clausole vessatorie scritte in piccolo e difficilmente comprensibili, ci sono; basti pensare, come dimostrazione spicciola (esistono infatti i più corposi precedenti teorici di Spinelli, Von Hayek etc) alle dichiarazioni di Juncker, secondo cui i testi vengono scritti in maniera volutamente nebulosa e poco chiara, cosicché se la cosa passa inosservata il boccone avvelenato è stato servito e ingerito (se viceversa il trucco appare, si ritenta alla prossima tornata); alle dichiarazioni di Attali, secondo cui l’euro non è stato creato per gli europei in se stessi, ma per favorire la mobilità del capitale; degli stessi Prodi e Amato, allorché il secondo in particolare affermi che sia stata impiegata una luciferina presunzione nel pensare di introdurre una unione monetaria prima dell’unione politica, legislativa, fiscale etc… (sarebbe: eh, beh.. le cavie in sperimentazione stanno morendo: forse dovremmo cambiare qualcosa – ovviamente, non per mutare la condizione di essere cavie).
        Uscire dall’euro sarà come risalire faticosamente una scarpata: restarci invece, come il cadere rovinosamente nella stessa.

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        1. Giorgio 2 settimane fa

          La moneta è un’unità di misura e l’union jack non ha mai adottato l’euro, come non ha adottato nessun altro metodo di misura della UE.
          Addirittura vanno contro-mano girando per le strade rispetto agli altri europei, ma c’è la globalizzazione!!!
          Mi scusi se ho citato quest’ultima realtà, non dovevo farlo, dl momento che il maestro che si firma con A mi ha clamorosamente bocciato, perché lui, a suo dire, ne sa una pagina più di Wikipedia e mi scusi se è poco!!!

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    2. maboba 2 settimane fa

      Infatti non serve a nulla ribadire la libertà di circolazione per merci e persone se non la si delimita con precisione. Pelanda ha parlato di una globalizzazione differenziata, senza restrizioni fra paesi aventi regimi simili sul lavoro e sull’ambiente escludendo quei paesi come la Cina il cui sviluppo è basato su sfruttamento di manodopera e ambiente per noi inaccettabile e che ha messo fuori gioco tutta una serie di manifatture nazionali nei nostri paesi. Paesi con i quali instaurare un processo di contenimento-sfida fino a portarli ad vere le nostre stesse guarentigie e solo allora togliere le restrizioni. Così come non si può parale re di libera circolazione degli uomini se non si attuano politiche concrete di forte contenimento di questa che si sta rivelando una vera invasione. Mi paiono posizioni più che razionali e corrette cui però i politici europei e soprattutto nostrani non si rapportano se non in maniera confusa, parziale e in fondo poco seria.

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  5. PieroValleregia 3 settimane fa

    salve
    propongo il sempre ottimo Pecchioli
    http://www.maurizioblondet.it/macron-dintorni-soprattutto-dintorni/
    saluti
    Piero e famiglia

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    1. Giorgio 3 settimane fa

      Si è scordato di scrivere “per me” .
      Io non la penso come lei.

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  6. annibale55 3 settimane fa

    Articolo pieno di balle. La “gara” non è stata alla pari in quanto Macron aveva dalla sua il 90 % dei mass media. Impossibile vincere una partita di calcio se l’ arbitro ti è palesemente CONTRO! In queste condizioni la democrazia NON esiste.

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    1. Giorgio 2 settimane fa

      Lei vive nel sud di Padova e partecipava ai commenti nel vecchio CDC?

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  7. nessuno 2 settimane fa

    Danno la colpa ai media. ai banchieri, a tutto e tutti, i Francesi hanno
    votato, punto e basta, si sono scelto il loro Presidente piaccia o meno,
    Almeno loro il Presidente se lo votano, da noi chi ci governa viene
    imposto…..Farebbero meglio certi analisti a concentrarsi sul problema
    Italico che occuparsi delle votazione in altri Paesi e le loro scelte
    “democratiche”.

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    1. Giorgio 2 settimane fa

      Anche lei cade nel solito errore! Il presidente del consiglio viene nominato da quello della repubblica, ma deve trovarsi l’appoggio in parlamento, quest’ultimo chi l’ha votato?
      Io no di certo.

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  8. Paolo 2 settimane fa

    Adesso tutti critichiamo la Le Pen per la sua sconfitta. E se fosse stata sconfitta solamente dai brogli? Dove c’è dittatura sembra una cosa tanto assurda…questo video può delucidare la mente di qualcuno…

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    1. mimmo 2 settimane fa

      più che ragionevole sospettare di brogli…
      Qualcosa mi dice che gli “intelligentoni” della finanza stanno infilando una kazzata dietro l’altra.

      Qualcuno ha scritto che il potere oligarchico non ha più tanto tempo, che deve vincere a tutti i costi per sopravvivere e
      che ormai le loro azioni sono improntate da
      isteria autodistruttiva.Il rischio peggiore è la guerra.
      Questo perchè nei loro clubs ci sarebbe “maretta”…(litigano come nel più squallido dei condomini)

      Se M.L.P. avesse vinto non le averebbero permesso di lavorare in pace, anzi avrebbero avuto uno sparring-partner
      su cui scaricare le responsabilità di ciò che sta per succedere.
      Cosa succederà…? non è detto che sia guerra totale, ma di certo niente di buono considerando il livello di degrado
      morale, sociale, politico ed in genere di quei valori che fanno dell’umanità un consesso di “uomini”, diversamente dall’inferno
      di demoni che ci domina.
      Tutto sommato, meglio macaron…ne vedremo delle belle appena i francesi proveranno il bastone.
      Ci saranno più “pecore” inferocite, e l’ora x si avvicinerà più velocemente.
      Tenete pronti i forconi 🙂

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